Dopo Zagabria (con annessa un’infinita scia di polemiche…), oggi è toccato alle altre città croate accogliere i rispettivi pallamanisti, reduci dalla medaglia di bronzo conquistata agli Europei ospitati da Danimarca, Norvegia e Svezia. Ieri sera è stata la volta di Fiume. E la colonia fiumana alla rassegna scandinava era piuttosto nutrita: in campo c’erano infatti Filip Glavaš, Tin Lučin, Veron Načinović e Dino Slavić, con Valter Matošević nello staff tecnico di Dagur Sigurdsson in qualità di preparatore dei portieri, nonché Boris Konjuh, membro dell’Esecutivo in seno alla Federazione croata e presidente della Federpallamano della Regione Litoraneo-montana. Tutti e sei sono stati accolti a Palazzo municipale dalla sindaca Iva Rinčić e dai suoi collaboratori. La prima cittadina, oltre a complimentarsi per il risultato raggiunto, ha sottolineato come i successi della nazionale rappresentino un potente strumento di promozione del Paese a livello internazionale.

Ripetersi è la cosa più difficile
Al termine dell’incontro con i vertici cittadini, Glavaš, Lučin, Načinović, Slavić, Matošević e Konjuh si sono recati negli spazi dell’Exportdrvo in Delta per l’abbraccio della città. L’anno scorso, dopo l’argento conquistato ai Mondiali, la festa era stata organizzata nel piazzale del palazzetto di Zamet, stavolta invece, complice la pioggia, si è giustamente scelto di allestire tutto al chiuso. E la risposta del pubblico è stata eccezionale, con il capannone gremito in attesa che i protagonisti salissero sul palchetto, accolti poi da un boato. Nel prendere la parola tutti loro si sono detti emozionati e grati per l’affetto ricevuto, oltre che fieri del percorso fatto perché nello sport ripetersi è la cosa più difficile e conquistare una medaglia d’argento mondiale e una di bronzo europea nell’arco di 12 mesi non è da tutti. E dopo i discorsi di rito, è stata la volta dell’abbraccio vero e proprio, tra selfie, autografi e quattro chiacchiere in allegria.
Glavaš, Lučin e Načinović sono ormai da anni i leader della Croazia e anche in Scandinavia sono stati determinanti, in particolare nella finale per il terzo posto contro l’Islanda, con Lučin e Načinović risultati i migliori marcatori della squadra e Glavaš a siglare il gol del 34-32 a pochi secondi dalla fine che di fatto ha suggellato il bronzo. Anche il portiere Slavić ha saputo ritagliarsi i suoi spazi, facendo rifiatare un po’ Kuzmanović e un po’ Mandić. Se tra i pali la Croazia vanta un’alta concentrazione di qualità, il merito è anche di Matošević (nel cui palmarès, lo ricordiamo, brillano gli ori centrati da giocatore ad Atlanta 1996 e Atene 2004), il quale da tre anni lavora con i portieri in nazionale.
Non c’è due senza tre?

Avrebbero dovuto prendere parte alla serata anche altri due pallamanisti fiumani, Leon Ljevar e Patrik Martinović, ma assenti perché impegnati con i rispettivi club, Grosist Slovan e Kadetten Schaffhausen. Entrambi però hanno anche saltato l’Europeo: Ljevar per l’infortunio rimediato durante la fase di preparazione, mentre Martinović (che non ha nessun grado di parentela con il capitano della nazionale Ivan Martinović) è stato tra gli ultimi a essere stato escluso da Sigurdsson.

Siccome non c’è due senza tre, dopo l’argento iridato e il bronzo continentale, l’auspicio è di darsi nuovamente appuntamento tra un anno per celebrare una terza medaglia consecutiva, di ritorno dal Mondiale in Germania. E chissà che in terra teutonica la colonia fiumana non sia ancora più folta perché oltre a Ljevar e Martinović, che sono il futuro della nazionale, c’è anche quel gran bel talento che risponde al nome di Halil Jaganjac, finito però fuori dal giro in quanto spesso martoriato da guai fisici che ne hanno frenato la carriera. Ma chissà, da qui a un anno tante cose possono cambiare…
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