Oltre la vista, oltre il limite: in vetta con Feručo Lazarić

La straordinaria storia dell’alpinista istriano che ha trasformato la cecità in forza, scalando montagne che molti sognano

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Oltre la vista, oltre il limite:  in vetta con Feručo Lazarić
Foto Fredy Poropat

Conquistare le vette più note al mondo è una missione ardua per chiunque; farlo da non vedente sembra quasi un’impresa impossibile. Lo è per molti, ma non per Feručo Lazarić, 71 anni, originario di Sanvincenti: classe 1955 e alpinista cieco, ancora in splendida forma fisica e dotato di uno spirito e una vitalità che sorprendono nonostante la grave disabilità. Una disabilità con cui non è nati: ha infatti perso completamente la vista a quarant’anni, dopo essere venuto al mondo con una lieve diottria che nel tempo è peggiorata fino a raggiungere -10 a entrambi gli occhi durante le scuole medie. In seguito, a causa di un’ablazione oculare, è diventato totalmente cieco.

Lazarić, che abbiamo incontrato per conoscere meglio le sue esperienze uniche e straordinarie, è di professione tecnico meccanico e ha lavorato per vent’anni – fino alla perdita della vista – nel cantiere navale “Scoglio Olivi”. Oggi è attivissimo: lavora quotidianamente attorno alla sua casa di Sanvincenti, produce vino, cammina molto, corre, va in tandem e continua a porsi nuove sfide. Da non vedente ha completato la scuola di equitazione a Čabrunići (Zabroni), un corso di arti marziali per autodifesa e persino un corso di ballo. Inoltre è musicista e suona la chitarra.

Come è nato il desiderio di dedicarsi all’alpinismo, un’attività già di per sé rischiosa, e ancor più complessa per una persona non vedente?

Vorrei innanzitutto precisare che la cecità non mi ha mai reso disperato o sconfortato. Tutt’altro. A parte la vista, ho tutto ciò che serve per vivere bene e godermi la vita con la mia famiglia e gli amici. Sono convinto di avere ottenuto più dalla vita da cieco che da vedente. é meglio sentirsi pieni e sereni pur senza vedere, che avere la vista ma un vuoto interiore.

Il passo di montagna himalayano Thorong La a 5.416 metri s.l.m.. Foto album privato

Ho iniziato a praticare l’alpinismo proprio dopo aver perso la vista. Prima ho sempre amato la neve e lo sci. Così, una trentina d’anni fa, ho iniziato a camminare con mia moglie Ivanka che mi faceva da accompagnatrice: insieme abbiamo percorso numerose piste da sci a piedi in Slovenia, a Krvavec, Kranjska Gora, Kope e altrove. È durato sette anni, finché lei non è stata colpita dalla sciatica. Rimasto senza accompagnatore, mi sono rivolto ai club alpinistici, ma nessuno aveva esperienza con alpinisti ciechi. Eppure ero determinato: volevo scalare le vette più impegnative, naturalmente con un accompagnatore, difficile però da trovare. Grazie a Internet sono entrato in contatto con il club alpinistico “Železničar” di Belgrado, che stava organizzando un’ascensione sull’Olimpo e ha accettato la mia partecipazione come alpinista croato, senza sapere che fossi cieco. Alla fine ho trovato l’accompagnatrice ideale, Kristina Marjanović del club alpinistico “Prijatelj planina”, attivo nell’Associazione dei ciechi di Zagabria. Con lei, nel 2019 ho raggiunto la cima del Mytikas, la vetta più alta dell’Olimpo (2.917 metri). Probabilmente è stato il percorso più estremo e pericoloso che abbia mai affrontato. Ho scalato anche il Monte Musala in Bulgaria (2.925 m.), la vetta più alta dei Balcani, il Retezat nei Carpazi in Romania (2.482 m.) e il Monte Triglav o Tricorno in Slovenia, sempre con Marjanović. Quest’ultima è stata un’esperienza particolarmente impegnativa per la natura impervia della montagna, ma allo stesso tempo meravigliosa e indimenticabile. Oltre a queste vetta ci sono moltissimi percorsi minori: solo in Croazia gli itinerari escursionistici sotto l’egida dell’Associazione alpinistica croata sono 150, di cui 7 in Istria. tra questi figurano la Dinara con il Monte Sinjal (1.821 m) il Biokovo, il Mosor, il Papuk, i monti dello Zagorje…

Per questi risultati ha ricevuto numerosi premi e medaglie, come unico alpinista cieco…

Vengono assegnate medaglie d’oro, d’argento e di bronzo per 20, 25, 50, 75 e 100 scalate. Poi ci sono i riconoscimenti superiori: con 125 scalate e con 150 si ottiene la massima onorificenza “per l’eccezionale contributo all’alpinismo”. Posso vantarmi di essere l’unica persona cieca in Croazia ad averla ricevuta.

Tra le sue imprese figura anche l’attraversamento della Via Adriatica, un percorso unico che collega il nord e il sud del litorale croato…

L’ho percorsa cinque anni fa con l’amico alpinista polese Sergio Ostović, che mi ha accompagnato. Durante il viaggio sono stato aiutato da decine di accompagnatori provenienti da tutto Paese. Si tratta di 1.100 chilometri a piedi da Prevlaka a Promontore, seguendo il tracciato montuoso lungo la costa. Per completarla sono serviti due mesi: 54 giorni di cammino e 5/6 giorni di sosta a causa del maltempo.

Ogni anno estende i suoi confini viaggiando in altri continenti, acquisendo nuove esperienze e incontrando persone da tutto il mondo.

Grazie all’associazione alpinistica di Pančevo, nel 2023 sono andato in Africa per scalare il Kilimangiaro in Tanzania, la vetta più alta del continente (5.895 m). Poi ho fatto visitato il Perù: le Ande, Machu Picchu, il Lago Titicaca (3.812 m) la Vinicunca – “la montagna arcobaleno” – a 5mila metri, un luogo spettacolare. Sono stato anche sull’Annapurma, nell’Hymalaja nepalese, la decima montagna più alta del mondo con i suoi 8.091 metri, dove ho fatto trekking fino a 5.500 metri. Ci sono voluti sei giorni per arrivare a quota 4.800 e tredici per completare l’avventura. Il mese scorso ho visitato Messico e Giamaica. Amo viaggiare e conoscere le persone: spesso, nonostante la povertà, sono felici, cantano e ballano. A volte basta poco per essere felici, e questa gioia si trasmette anche a chi le visita.

Ha già scritto due libri sui suoi viaggi e ne sta preparando un terzo. Inoltre tiene numerosi incontro per illustrare i suoi viaggi e le sue esperienze…

I primi due si intitolano “Planinarenje u svijetu” (L’escursionismo nel mondo) e “Na drugi način lijepo” (Diversamente bello). Ora sto lavorando al terzo volume, “Lijepo i na slijepo” (Bello anche alla cieca), che concluderà la trilogia dedicata alla mia esperienza con la cecità. Molti mi chiedono perché salgo sulle vette se non posso vedere nulla. Rispondo che non vado per guardare, ma per percepire: sentire il terreno sotto i piedi, gli odori, i suoni, i rumori, i fruscii degli animali e della natura. Queste sensazioni superano di gran lunga il mio handicap, che pure comporta molti ostacoli. Non esiste premio più grande della sensazione che provo quando raggiungo una cima. è una felicità senza limiti. Tengo spesso conferenze nelle biblioteche di tutto il Paese per raccontare queste esperienze.

Lazarić (a sinistra) sul Triglav a 1.895 m d’altezza. Foto album privato

I suoi progetti futuri?

Ora ho in mente di visitare Australia, Nuova Zelanda, Cina, Indonesia, Filippine e Vietnam. Inoltre, dopo aver visitato alcune delle sette meraviglie del mondo (Machu Picchu, il Taj Mahal, il Chichén Itzá e il Colosseo) desidero visitare la Grande Muraglia cinese, le piramidi di Giza e il Cristo Redentore sul monte Corcovado a Rio de Janeiro.

La vita è bella: la cecità è un handicap, certo, ma non rappresenta un ostacolo all’alpinismo. Anzi, permette di sviluppare qualità che rendono la vita più felice, più ricca, più interessante e anche più sana.

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