L’analisi di Boban: «Modrić, Milan e un calcio italiano sempre più fisico e meno propositivo»

L'ex rossonero critica il club e la Serie A, ma esalta il connazionale: «La genialità non scompare con gli anni»

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L’analisi di Boban: «Modrić, Milan e un calcio italiano sempre più fisico e meno propositivo»
Foto: Igor Soban/PIXSELL

Zvonimir Boban torna a parlare del Milan, di Luka Modrić e del calcio italiano. Il presidente della Dinamo Zagabria, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha affrontato diversi temi legati al suo passato e al presente del calcio, senza risparmiare critiche alla società rossonera e al movimento italiano.

Il doppio ruolo tra club e televisione

Boban continua anche la sua attività di opinionista per Sky Sport, un impegno che, spiega, gli permette di mantenere un legame con l’Italia e con il giornalismo senza confonderlo con il ruolo dirigenziale alla Dinamo.

“Il ruolo di commentatore mi permette di allontanarmi dalla funzione di presidente della Dinamo e di mantenere vivo il mio amore per l’Italia e per il giornalismo”, ha spiegato.

Poi il riferimento alla sua esperienza alla guida del club di Zagabria. “Sono orgoglioso del mio lavoro alla Dinamo. Sono il primo presidente eletto democraticamente, ma dentro di me resto un calciatore. L’incarico che ricopro non cambierà certamente la mia vera passione per il calcio”.

Le partite, però, continuano a essere una sofferenza. “Sedermi in tribuna durante le gare mi agita troppo. Le partite per me sono una vera tortura e normalmente non le guardo”. La scorsa stagione, però, ha rappresentato un’eccezione: la Dinamo ha conquistato campionato e Coppa, regalando a Boban “il momento più bello della mia vita calcistica”.

Quella ferita del 1998

Nel corso dell’intervista, Boban è tornato anche sul momento più doloroso della sua carriera: la semifinale del Mondiale del 1998 contro la Francia. La Croazia, dopo essere passata in vantaggio, fu rimontata dai padroni di casa e sconfitta 2-1.

“Ho perso il pallone davanti all’area di rigore che permise alla Francia di pareggiare in semifinale del Mondiale 1998. Ero il capitano e non avevo mai perso prima un pallone davanti alla mia area. Non me lo perdonerò mai”.

Un episodio rimasto dunque inciso nella memoria dell’ex centrocampista, nonostante una carriera ricchissima di successi.

Il rapporto con Čeferin

Prima di tornare alla Dinamo, Boban aveva lavorato in UEFA al fianco di Aleksander Čeferin, ma il rapporto tra i due si era deteriorato a causa di divergenze su alcune questioni importanti. Oggi i contatti sembrano definitivamente interrotti.

“Non parliamo più. Tutti viviamo con le nostre azioni e con le loro conseguenze”, ha detto Boban.

«Dinamo prima del Milan»

La Gazzetta gli ha poi chiesto se il lavoro alla Dinamo sia per lui più importante della vittoria della Champions League conquistata con il Milan. La risposta non ha lasciato spazio a dubbi. “Sì. La Dinamo è sempre stata nel mio cuore. Mio padre era rappresentante della Dinamo, con mio fratello guardavo le partite allo stadio e a 18 anni sono diventato capitano della squadra. La Dinamo viene prima di tutto, subito dopo la famiglia”.

Modrić e il dubbio sul sistema di gioco

Inevitabile il passaggio su Luka Modrić e sulla sua permanenza al Milan. Per Boban il talento del croato non è in discussione, ma il nuovo sistema di gioco potrebbe metterlo davanti a una sfida particolarmente impegnativa.

“Luka è un genio e il genio non scompare con gli anni. Grazie al modo in cui ragiona, riesce ad anticipare le situazioni”. Poi l’analisi tattica: “Naturalmente sono decisioni di vita. Penso che farà fatica nel sistema di Amorim. Con Allegri era protetto da due centrocampisti e giocava più arretrato. Ora dovrà coprire 60 metri di campo con un solo altro giocatore. Sarà difficile”.

La bocciatura dei rossoneri

Boban non è stato tenero nemmeno nel giudizio complessivo sul club rossonero. “Il Milan da anni non fa le cose che un club come il Milan dovrebbe fare, sotto ogni punto di vista. Non vedo alcun progresso, se non il coraggio e la voglia di giocare un calcio offensivo”.

L’ex rossonero ha ricordato anche la sconfitta contro il Cagliari nella passata stagione che [ costata al Milan l’esclusione della Champions League, considerandola emblematica di un problema più generale: “L’anno scorso hanno perso contro il Cagliari perché per tutta la stagione hanno giocato un calcio difensivo. Quando era più importante, non sono riusciti a dominare la partita”.

Critiche anche al mercato e agli investimenti. Boban considera eccessivo il prezzo pagato per Ramos, pur riconoscendogli alcune qualità sotto porta. “È stato pagato in modo sproporzionato. D’altra parte si muove bene verso la porta e sa trovare la via del gol, ma siamo ancora lontani dalla qualità che può portare una squadra a un livello superiore”.

Diverso, invece, il giudizio sulla storia di Cissé: “Mi ha colpito di più la storia di Cissé, un ragazzo che grazie al suo talento è arrivato dal nulla”.

Le critiche al calcio italiano

Il quadro tracciato da Boban si allarga infine all’intero calcio italiano. Secondo l’ex centrocampista, il problema non riguarda soltanto i singoli club, ma anche il modo in cui viene interpretato il gioco.

“Quando parliamo di idee, siamo lontani dall’Europa e dal suo modo di intendere il ritmo della partita. Il calcio italiano non è particolarmente offensivo, sta diventando sempre più fisico e sempre meno propositivo”.

Per Boban, il cambiamento dovrebbe partire dai club. “Dopo Sacchi, il 90 per cento delle squadre vincenti ha giocato con quattro difensori e due ali, mentre in Italia si gioca un catenaccio modernizzato con tre difensori”.

E la responsabilità, conclude, è soprattutto delle società: “Spetta ai club cambiare direzione. La Federazione non può imporlo”.

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