«L’AEK è la versione cipriota del Rijeka»

Ivan Mance, ex diesse dei biancocrociati con un passato al Pafos, inquadra il prossimo avversario di Fruk e soci in Conference League

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«L’AEK è la versione cipriota del Rijeka»

Attenzione a dire che la storica “manita” contro l’Hajduk possa essere il punto della tanto agognata svolta. Anche i due successi in sequenza contro Sparta Praga e Osijek suggerivano la stessa cosa, ma subito dopo il Rijeka è tornato al punto di partenza. Una rondine, insomma, non fa primavera… Certo, battere l’Hajduk – e farlo demolendolo per 5-0 – ha un peso specifico diverso, ma bisogna anche tenere presente che il derby non è una partita come le altre. È una partita imprevedibile, aperta a qualsiasi scenario, a prescindere dallo stato di forma e dalla posizione in classifica. E ne abbiamo avuto l’ennesima riprova: da una parte l’Hajduk capolista e con la miglior difesa del campionato, dall’altra il Rijeka ottavo in classifica e reduce dal doppio stop con Dinamo e Varaždin, intervallato dalla figuraccia europea contro il Lincoln Red Imps. In campo però il Rijeka sembrava una squadra di fenomeni e l’Hajduk una combriccola di simpatici dopolavoristi…

Ma non c’è tempo per godersi le cinque sberle rifilate ai rivali spalatini perché questo rush finale prima della pausa invernale sarà un tour de force con tante partite ravvicinate. Giovedì si torna nuovamente in campo e ci si rituffa in Europa, con l’AEK Larnaca in arrivo a Rujevica. Per i biancocrociati è un passaggio chiave perché con un successo spalancherebbero le porte degli spareggi di Conference League. Ma chi è l’avversario che la squadra di Sanchez si troverà di fronte tra due giorni? Per scoprirlo non potevamo non scomodare uno che ha avuto modo di conoscere da vicino il calcio cipriota. Stiamo parlando di Ivan Mance, ex portiere e diesse del Rijeka, il quale qualche anno fa aveva rivestito l’incarico di direttore sportivo del Pafos.

Che cosa dobbiamo sapere sull’AEK?

“Che è un club molto ben strutturato e organizzato. Il proprietario è un magnate cipriota. È una società a trazione spagnola, nel senso che l’allenatore è spagnolo, il direttore sportivo è spagnolo e in rosa ci sono diversi giocatori spagnoli. Ma più in generale ci sono tantissimi stranieri e parliamo quindi di una multinazionale. L’AEK per certi versi ricorda il Rijeka perché ha un budget inferiore rispetto alle principali rivali – Pafos, Omonia, Aris e APOEL – eppure ogni anno riesce a giocarsela con loro. Diciamo che l’AEK è un po’ la versione cipriota del Rijeka. È comunque una società molto giovane, fondata nel 1994, hanno un bellissimo stadio, un centro di allenamento moderno… Insomma, una realtà solida e in salute”.

Quale sarà la chiave giovedì sera?

“Sarà una sfida interessante tra due allenatori spagnoli che prediligono lo stesso tipo di gioco. I giocatori dell’AEK hanno più esperienza in campo europeo rispetto a quelli del Rijeka. È una squadra che fa del gruppo la propria forza. Non hanno infatti un giocatore in grado di spostare gli equilibri da solo. Manca un Fruk, per intenderci. Però si gioca a Rujevica e quindi il Rijeka parte favorito. Ma ci sarà da soffrire. Se non entri in campo con il giusto atteggiamento o se commetti l’errore di sottovalutarli, finisci per prenderle da loro. Penso comunque che ci aspetta una partita molto divertente”.

In tre partite di Conference l’AEK ha raccolto 7 punti, non ha ancora subito gol e ha battuto in trasferta il Crystal Palace…

“Battere il Crystal Palace fuori casa è tanta roba… Ma i loro risultati in Europa non mi sorprendono più di tanto perché, ripeto, è una squadra molto solida, abituata a questi palcoscenici e che milita in un campionato competitivo come quello cipriota”.

Il loro campionato è più competitivo rispetto alla SHNL?

“Sì. Si investe molto di più che in Croazia e come budget i club ciprioti sono più ricchi di quelli croati, esclusa la Dinamo. In ogni sessione di mercato i club croati sono costretti a vendere i giocatori più forti, mentre i club ciprioti non solo li trattengono ma ne acquistano altri ancora più forti. Loro non hanno bisogno di vendere per sopravvivere perché ci sono imprenditori e sponsor importanti pronti a investire. Non è un caso quindi che l’AEK stia facendo bene in Conference e il Pafos in Champions”.

Il Rijeka lotterebbe per il titolo nel campionato cipriota?

“Bella domanda… Lì ci sono sei squadre che si giocano il titolo e il Rijeka sarebbe tra queste. Il che significa che potrebbe vincere il campionato come pure finire sesto. E lo stesso discorso vale per l’Hajduk. La Dinamo avrebbe maggiori chance, mentre tutti gli altri club croati non si avvicinerebbero nemmeno alle prime sei”.

Che cosa ricorda della sua esperienza al Pafos?

“Soprattutto le spiagge… Battute a parte, è stata un’esperienza meravigliosa. Ho trascorso lì soltanto un anno, ma è stato un anno molto intenso. Ero arrivato che la società era allo sbando, ma in una sola stagione siamo riusciti a ricostruire e a gettare delle basi solide per il futuro e infatti da quel momento il Pafos è diventato un punto di riferimento per il calcio cipriota. Ho avuto modo di conoscere un calcio diverso da quello croato. Inoltre, ho stretto delle belle amicizie e un paio di volte all’anno torno a Cipro”.

Parliamo un po’ del Rijeka: l’ha sorpresa il 5-0 sull’Hajduk?

“Sinceramente pensavo che l’Hajduk avrebbe cambiato un po’ l’approccio considerando che il Rijeka fa un ottimo pressing e invece hanno continuato a insistere sulla costruzione dal basso, perdendo molti palloni nella propria metà campo, cosa che il Rijeka ha saputo sfruttare al meglio. Sanchez è stato bravissimo nella lettura della partita. E poi quando hai in rosa un fenomeno come Fruk diventa tutto più facile”.

Può essere questo il punto di svolta della stagione del Rijeka?

“È quello che mi auguro. Sanchez ha le idee molto chiare, però ha anche bisogno di tempo per implementare la sua filosofia di gioco. Se un 5-0 sull’Hajduk non ti gasa, allora non so veramente cos’altro potrebbe farlo… Comunque vedo la squadra in crescita e a fine stagione il Rijeka sarà nelle prime tre, su questo non ci sono dubbi”.

Può il Rijeka rientrare nella lotta per il titolo?

“Il Rijeka non deve pensare al titolo, bensì deve ragionare una partita alla volta. La situazione in classifica non è incoraggiante e il ritardo nei confronti di Hajduk e Dinamo è veramente molto ampio. Il Rijeka deve quindi pensare principalmente al terzo posto. Poi è chiaro che se Hajduk e Dinamo dovessero concedere qualcosa e se dovesse ripetersi lo scenario della scorsa stagione quando per conquistare il titolo erano stati sufficienti meno di 70 punti, allora anche il Rijeka potrebbe avere qualche chance”.

Sanchez?

“È un allenatore molto preparato e secondo me il Rijeka ha fatto bene a prenderlo. A gennaio la società dovrà però prendere qualche giocatore adatto al suo stile di gioco”.

Đalović meritava maggiore considerazione?

“Dovrebbero fargli un monumento per tutto ciò che ha fatto. Đale è un mio caro amico e chiaramente mi dispiace non vederlo più sulla panchina del Rijeka, però la società ha fatto le sue scelte e io mi auguro che queste scelte si rivelino quanto più azzeccate”.

Fruk andrà via a gennaio?

“Fruk rimarrà solamente nel caso in cui non dovesse arrivare nessuna offerta. Tutti noi vorremmo che restasse ancora a lungo, ma di fronte a un’offerta economicamente 2-3 volte più vantaggiosa e con la prospettiva di giocare in un campionato più competitivo di quello croato, è giusto lasciarlo andare. Anche per la sua crescita tecnica e personale. E poi non dimentichiamoci che per tirare avanti il Rijeka è costretto a vendere”.

Da quasi quattro anni ricopre l’incarico di direttore sportivo del Göztepe, che sta facendo molto bene nel campionato turco.

“Già la scorsa stagione l’avevamo conclusa nella parte sinistra della classifica e ora ci stiamo riconfermando nonostante un budget tra i più bassi della Super Lig. Però lavoriamo molto bene e la scorsa estate abbiamo ceduto due giocatori per oltre 25 milioni. Smirne è una città stupenda, lo stadio è bellissimo, abbiamo una tifoseria caldissima… Mi piace un sacco questo progetto. Quando mi è stata proposta questa possibilità non ho avuto dubbi. Volevo anch’io cimentarmi in un campionato più grande e competitivo come quello turco”.

Qui ha ritrovato il suo amico Đalović, ora alla guida del Kayserispor.

“Purtroppo è arrivato in un club un po’ malmesso e in una situazione di classifica molto delicata. Dovrà cercare di limitare i danni da qui alla sosta invernale e poi sperare che la società gli regali qualche rinforzo a gennaio”.

Un’ultima cosa: da ex portiere, chi è il miglior numero uno della SHNL?

“In questo momento direi proprio nessuno. Nella scorsa stagione senza dubbio Zlomislić e in quella precedente Nevistić, ma attualmente non c’è un portiere che sta facendo meglio degli altri. Vedremo se cambierà qualcosa nel girone primaverile”.

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