«La ripresa dei campionati? Mission impossible»

Il problema dei contratti in scadenza. Di questo e altro abbiamo parlato con il procuratore fiumano Predrag Pedo Rački, che s’interroga: «Come giocare a calcio?»

Il procuratore fiumano Predrag Rački con Giovanni Trapattoni

La parola d’ordine è una sola: tutti a casa, conta esclusivamente la salute, il resto… sono solo canzonette, come cantava Edoardo Bennato. Chiusi fino a nuova disposizione tutti gli esercizi commerciali, con l’eccezione di quelli di prima necessità (negozi di generi alimentari, farmacie, distributori di benzina, edicole, uffici postali…), che operano a orario ridotto adottando le massime misure di sicurezza, ma anche divieto di raduni ed eventi, compresi ovviamente quelli sportivi.
Ma già si pensa con ottimismo, forse anche troppo – è il minimo che si possa fare in questo momento – a quello che verrà dopo. I Giochi olimpici di Tokyo sono stati rinviati all’anno prossimo, stesso discorso per gli Europei di calcio, ovvero i due eventi principali che avrebbero dovuto caratterizzare questo infausto 2020. La priorità – anche in questo caso si fa leva sull’ottimismo – è stata data ai campionati nazionali, che dovrebbero riprendere appena l’emergenza coronavirus sarà terminata. Quando ciò accadrà, nessuno lo può prevedere…
Questo potrebbe implicare che i campionati si disputino oltre il 30 giugno, con molti calciatori che andranno in scadenza di contratto, che non hanno rinnovato con il club d’appartenenza, né hanno intenzione farlo e hanno già trovato un accordo a partire dal 1º luglio con altre società. Un problema, magari in questo momento marginale, ma pur sempre un problema per chi si trova a gestire gli interessi di società e giocatori, che potrebbe provocare una rivoluzione nelle rose delle squadre. In questo contesto, che probabilmente avrà anche risvolti giuridici una volta arrivati alla fatidica data della scadenza dei contratti di tesseramento, entreranno in scena anche altri personaggi, come ad esempio gli agenti dei calciatori.
Ieri l’agenzia Reuters ha piazzato la notizia che “gli attuali contratti di calciatori e allenatori dovrebbero essere estesi fino alla fine della stagione di campionato, che è stata posticipata”, come si legge in un documento interno della FIFA presentato al Coronavirus Working Group della Federazione. Il documento confidenziale, visto dall’agenzia di stampa, raccomanda anche di “consentire la modifica delle finestre del calciomercato adattandole alle nuove date della stagione, ed esorta i club e i giocatori a lavorare insieme per trovare soluzioni al pagamento degli stipendi durante le interruzioni”.
Situazione surreale
Abbiamo cercato di approfondire la questione, per quanto ciò sia possibile, con il noto procuratore fiumano Predrag Rački, anche lui rigorosamente a casa. “Al giorno d’oggi è surreale parlare di calcio, credo non sia proprio il caso. Abbiamo ben altro a cui pensare – ha esordito Pedo Rački con una nota di tristezza nella voce –. Una precisazione va comunque fatta subito: fino a contrordine della FIFA il giocatore è da considerarsi libero sei mesi prima della scadenza naturale del contratto e quindi può firmare per un altro club. L’eccezionalità di questa situazione era difficilmente prevedibile”.
Rendersi conto della realtà
Con ogni probabilità, per concludere campionati e Coppe europee, si dovrebbe giocare anche nei mesi di luglio e agosto. “A mio avviso i campionati non riprenderanno. La considero una missione impossibile – prosegue Rački –. La FIFA e l’UEFA al momento non hanno e non possono individuare delle soluzioni e fissare delle scadenze su come e quando si potrebbe scendere in campo. L’Europeo e le Olimpiadi sono stati rinviati all’anno prossimo, quindi c’è ben poco da discutere. Noi stiamo ancora qui a parlare di calcio, ma bisogna avere i piedi ben piantati a terra e rendersi conto della realtà: quest’emergenza non passerà in due-tre ore”.
“Come giocare a calcio? – si chiede Rački –. L’attività è completamente ferma, i giocatori non si allenano, tranne che singolarmente a casa svolgendo esercizi che nulla hanno a che fare con il lavoro di gruppo. E poi come si farebbe a giocare ad esempio in Italia, il Paese più colpito dalla pandemia? Senza pubblico? E se l’emergenza da coronavirus dovesse durare ancora al minimo un mese? Siamo seri… Capisco benissimo che tutto il movimento sta subendo danni economici non indifferenti, che ci sono in ballo sponsorizzazioni miliardarie, soprattutto nei campionati europei più importanti. È logico che un po’ tutte le Federazioni e le Leghe siano pronte ad aggrapparsi al più sottile filo di speranza per concludere i tornei nazionali. Posso capire il loro stato d’animo, ma la realtà del momento non induce all’ottimismo”.

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