Jumić: «Fiero della squadra»

L’allenatore dell’Istra 1961 non recrimina dopo la finale di Coppa Croazia persa con la Dinamo

Bruno Petković è stato un rebus irrisolvibile per i calciatori dell’Istra 1961

Per la seconda volta la finale di Coppa Croazia è stata amara per i calciatori dell’Istra. Nel 2003 la squadra allenata da Elvis Scoria, che all’epoca si chiamava Uljanik, fu battuta dall’Hajduk; mercoledì sera a giustiziare i polesi è stata l’altra grande storica del calcio croato, la Dinamo. Tutto secondo pronostico dunque, anche se tra i gialloverdi deve esserci almeno un po’ di rammarico per quello che poteva essere e non è stato. Dispiacere per come hanno giocato il primo tempo, o per essere sinceri come non hanno giocato. Concedere tre gol in 45 minuti a qualsiasi squadra è un qualcosa di irrecuperabile per i calciatori dell’Istra 1961, figuriamoci se dall’altra parte del campo c’è la Dinamo.

 

 

È vero che con i “se” e con i “ma” non si va da nessuna parte, ma in molti nel dopopartita si sono chiesti “se Zagorac non avesse tirato fuori dal sette la conclusione di Gržan al 74’, forse saremmo qui a commentare un altro risultato”. A quel punto eravamo sul 4-3 per la Dinamo e un eventuale pareggio avrebbe davvero potuto cambiare le sorti della gara. Ma inutile piangere sul singolo episodio, bisogna piangere sul latte versato nel primo tempo durante il quale gli zagabresi sembravano a loro agio sul campo inzuppato dalla pioggia, disponendo a piacimento degli avversari. Avversari che però non si sono dati per vinti nonostante il pesante passivo (3-0 all’intervallo). Nei primi venti minuti della ripresa i polesi hanno lasciato di stucco tutti: gli avversari, i tifosi, la tribuna stampa e molto probabilmente anche sé stessi: dal 53’ al 63’ i gialloverdi hanno rifilato tre gol alla Dinamo. Alla stessa squadra che in 210 minuti ne aveva subiti soltanto due dal Tottenham. Giusto per fare un paragone.

Josip Tomašević in un duello con Mislav Oršić

”Complimenti alla Dinamo per una vittoria meritata, ma complimenti anche ai miei ragazzi. Sono fiero di loro, di come hanno reagito al pesante passivo e di come hanno giocato nella ripresa. Chissà come sarebbe finita se Zagorac non avesse parato il pallone dell’eventuale 4-4” – ha commentato in conferenza stampa l’allenatore Danijel Jumić –. Che cosa ho detto ai calciatori nell’intervallo? Di non perdere la testa, di cercare di rientrare in partita se possibile. Purtroppo abbiamo concesso molto, troppo, in fin dei conti la Dinamo ha segnato sei gol. Ma nonostante ciò, lo ripeto, sono orgoglioso della squadra”.

 

La partenza però è stata a dir poco catastrofica. “Non lo so, forse i calciatori erano impressionati dall’importanza della gara, ma la reazione è stata da grande squadra. Mi dispiace soltanto che questa partita sia giunta a cavallo tra gli ultimi due turni di campionato e che non siamo riusciti a prepararci a dovere. Era meglio se si fosse giocato dopo l’ultimo turno. L’esclusione di Blagojević dall’undici iniziale? Il nostro capitano ha giocato molte partite e Halilović, che lo ha sostituito, ha fatto bene nelle ultime gare”, ha aggiunto Jumić. Interpellato sugli strascichi di questa partita giocata su un campo al limite dell’impraticabilità in vista dell’incontro di sabato a Osijek, il tecnico ha tagliato corto. “Per adesso stanno tutti bene, nessuno lamenta problemi fisici. Ora testa alla lotta per la salvezza. Non sarà facile conquistare punti a Osijek ma credo nei miei ragazzi che, purtroppo, sono ormai abituati a giocarsi la permanenza nella massima divisione nell’ultima partita della stagione”, ha concluso Danijel Jumić, che dopo tre successi ha assoporato anche l’amarezza della sconfitta in Coppa.

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