Istra 1961, una «manita» che fa male

L'occasione capitata a Gedeon Guzina. Foto: Luka Stanzl/PIXSELL

Pronostico rispettato. Nell’undicesimo turno di Prima Lega la Dinamo travolge per 5-0 l’Istra 1961 e mantiene sei punti di vantaggio sull’Osijek, in un torneo nel quale soltanto lo Šibenik ha disputato tutti gli incontri. I polesi ne hanno giocati invece dieci, con il misero bottino di 8 punti. La trasferta in casa dei campioni in carica non era certo quella nella quale poter sperare di incrementare il bottino e pertanto non ci sono troppi rimpianti. Le gare da vincere sono altre, anche se il passivo è comunque pesante.
Rispetto alle giornate quasi primaverili a Pola, al Maksimir il quadro è deprimente: nebbia e riflettori accesi, appena sei gradi e un silenzio da tomba. Ciò non sembra disturbare la Dinamo, che nonostante un undici largamente rimaneggiato (tanti i positivi al Covid-19, mentre Ademi si fa male in fase di riscaldamento) fa subito la partita e impiega pochi minuti per minare la strategia di Fausto Budicin. Rafa Paez sbaglia incredibilmente il retropassaggio e per Gavranović è un gioco da ragazzi infilare Juric dal limite dei sedici metri. I padroni di casa giocano al piccolo trotto, senza mai dare l’impressione di voler premere più di tanto sull’acceleratore. Gavranović e Oršić impegnano Juric dalla distanza, mentre Guzina si divora il pareggio calciando altro di testa su invito di Gržan. Poi, allo scadere di tempo, la Dinamo trova il raddoppio con una bellissima conclusione di Jakić, mal contrastato dai difensori gialloverdi.
La ripresa si apre con il tentativo di testa di Gržan, finito di poco a lato. Qualche minuto dopo Vuk costringe Zagorac al primo intervento della partita. L’Istra 1961 sembra prendere confidenza, mentre la Dinamo pare volersi accontentare. Tuttavia, al 61’ Tolić colpisce il palo. Poi emerge tutta la quantità di autolesionismo dei polesi. Al 75’ un altro errore collettivo della difesa favorisce la doppietta personale di Gavranović, mentre appena un minuto dopo Oršić finalizza nel migliore dei modi un’azione di contropiede. La ciliegina sulla torta la mette Tolić con una prodezza balistica “oscurata” in parte dalla fitta nebbia. Quella che poteva essere una sconfitta onorevole si trasforma nel giro di pochi minuti in una batosta…

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