Il Rijeka torna ad allenarsi. Ecco come…

La Protezione civile ha dato semaforo verde. Si lavorerà singolarmente o in gruppi di due giocatori. Assenti gli stranieri

I giocatori del Rijeka durante un allenamento a Rujevica. Foto Nel Pavletic/PIXSELL

La notizia è di quelle che fanno ben sperare: dopo oltre un mese di attività completamente bloccata il Rijeka, o forse meglio dire una parte della rosa della squadra, riprende oggi con gli allenamenti. La società fiumana ha infatti ottenuto il permesso di rimettersi al lavoro da parte dell’Unità della Protezione civile regionale dopo aver assicurato tutte le condizioni necessarie, a cominciare ovviamente da quelle sanitario-igieniche. A dire il vero, non è stato più di tanto un problema visto che quello di Rujevica è un impianto moderno, con diversi campi d’allenamento che consentono di mantenere la distanza sociale tra gli stessi giocatori e gli allenatori.
Verifica della condizione fisica
Ovviamente, per ora non ci saranno le classiche sedute di lavoro collettive, bensì allenamenti individuali o riguardanti al massimo due giocatori. L’imperativo è infatti evitare i contatti diretti e mantenere la distanza di sicurezza tra i singoli. Con il passare del tempo, e se la situazione non dovesse precipitare, il gruppo dei giocatori potrebbe via via infoltirsi. La prima fase di lavoro prevede naturalmente il miglioramento della condizione fisico-atletica dopo praticamente un mese di stop forzato e allenamenti individuali in autoisolamento.
A seguito dello stop del campionato e di ogni forma di attività dei club, non soltanto del Rijeka, c’è stata una specie di fuggi fuggi generale. Una parte dei giocatori quarnerini, specialmente i più giovani, vivono a Fiume, mentre altri come Gorgon, Čolak o Lončar risiedono al momento in Comuni del circondario (Kostrena su tutti). Altri ancora sono tornati invece nelle rispettive città natali, prime fra tutte Spalato (Andrijašević, Galović) e Zagabria (Pavičić). Per alcuni di loro la società ha dovuto richiedere i lasciapassare elettronici.
Come reso noto dall’ufficio stampa del Rijeka, a presentarsi oggi a Rujevica saranno circa quindici giocatori, ovvero quelli che risiedono a Fiume e nel circondario. Tra di loro anche Luka Capan e Tibor Halilović, che hanno preferito rimanere sin dall’inizio nel Quarnero invece di recarsi a Zagabria. Al lavoro anche Sterling Yateké, Darko Velkovski e Momčilo Raspopović, alcuni degli stranieri che non hanno lasciato la Croazia. Andrijašević, Galović e Pavičić si uniranno invece al resto della comitiva quando ci sarà la possibilità di lavorare in gruppo. Al Rijeka sono infatti giunti alla conclusione che non avrebbe troppo senso farli rientrare a Fiume per una semplice corsa sul campo di Rujevica. A guidare le sedute di lavoro saranno il viceallenatore Danko Matrljan e il preparatore atletico Aris Naglić.
Il problema Escoval e Pires
Il “vero” problema riguarda gli stranieri che hanno fatto ritorno nei propri Paesi d’origine o nei quali vivevano prima di arrivare in Croazia. Tra questi troviamo il portoghese Joao Escoval e il brasiliano Felipe Pires. Il Rijeka è in contatto con i diretti interessati e i loro agenti con l’obiettivo di trovare il modo migliore per farli rientrare a Fiume quando sarà il momento opportuno. Le linee aeree sono infatti sospese e non è certo semplice spostarsi da un continente all’altro. Inoltre, in base alle misure anti-contagio vigenti in Croazia, ogni straniero che arriva dall’estero deve obbligatoriamente affrontare un periodo di quarantena della durata di 15 giorni. Insomma, nella migliore delle ipotesi per vederli al lavoro serviranno una ventina di giorni.
Da Rujevica fanno sapere che, viste le regole antivirus vigenti, gli allenamenti saranno ovviamente chiusi alla stampa. Fino a contrordine, la società informerà i mass media principalmente attraverso comunicati stampa. Ma anche questo è già un primo passo verso la normalità, per quanto la strada sia ancora lunga…

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