Il Rijeka è in caduta libera Decisive le prossime due gare

Quarta partita senza vittoria ed Europa sempre più lontana. Sabato arriva l’Hajduk, poi l’Osijek in Coppa

L’espressione di Simon Rožman la dice lunga

Sgonfio, senza energie fisiche e mentali, ma anche in preda a una confusione tattica che dura da troppo tempo. L’attuale Rijeka è questo, una squadra che non assapora la vittoria ormai da quattro partite e che è sempre più lontana dal piazzamento sulla scena europea, uno degli obiettivi primari di inizio stagione. Perché, non dimentichiamolo, è da lì che arrivano i maggiori introiti per le casse societarie, come successo mesi fa grazie alla qualificazione alla fase a gironi di Europa League. Vista la parziale riforma delle coppe europee, per ben che vada all’orizzonte c’è la neonata Conference League, in due parole l’“Europa League dei poveri”. Da questa stagione, infatti, la seconda e la terza classificata in campionato, nonché la vincitrice della Coppa Croazia, non andranno più in Europa League bensì in Conference League. In poche parole dimentichiamoci squadre blasonate (prevista comunque la partecipazione ai play off della sesta classificata di Serie A, Liga, Premier e Bundesliga), con trasferte per lo più in Paesi del circondario, in quelli lontani (Russia, Ucraina e altri stati “europei” dell’ex URSS) oppure con avversarie provenienti da campionati di minor conto. Naturalmente, anche i premi UEFA saranno ben inferiori a quelli incassati ad esempio per la partecipazione in Europa League. Per società come il Rijeka, costrette a “vivacchiare”, anche questa è però un’importante fonte di guadagno. Se dovesse riuscire a ottenere il visto per la scena europea il Rijeka partirà dal secondo turno preliminare, indipendentemente dal fatto se vincerà la Coppa oppure finirà in campionato seconda o terza.

 

 

Conference League: tre le ipotesi
Già, ma anche questo al momento sembra un discorso alquanto utopistico. Il terzo posto, attualmente di proprietà del Gorica, è lontano infatti undici punti, potenzialmente otto se dovesse arrivare il successo nel recupero con lo Slaven Belupo. L’altra strada passa attraverso la Coppa Croazia: vincerla significherebbe ottenere il pass diretto. C’è poi anche una terza ipotesi: chiudere quarti in campionato e sperare che una delle prime tre alzi al cielo il “Sole di Rabuzin”. In tale contesto determinanti saranno le prossime due sfide, quella di sabato in campionato con l’Hajduk e il quarto di finale di Coppa del 3 marzo in casa dell’Osijek. Perdere il derby dell’Adriatico, come successo già qualche settimana fa, significherebbe mettere in predicato anche la quarta posizione, senza contare il fatto che scatenerebbe ulteriori critiche e il malcontento dei tifosi, quest’ultimi molto suscettibili quando si tratta di spalatini. Simon Rožman ha un paio di giorni per trovare le soluzioni ai mali del Rijeka e battere un Hajduk che si presenterà all’appuntamento dopo due settimane di quarantena e con una formazione tutta da scoprire (dipenderà dall’esito del tampone).

Stanchezza, ma non soltanto
“Dieci partite in trenta giorni sono davvero troppe e la stanchezza di fa sentire. Purtroppo, i cosiddetti panchinari non sono al livello dei titolari, come forse tutti quanti ci auguravamo. Adesso riposiamoci un po’ e cerchiamo di recuperare le energie fisiche e mentali – ripete la stessa musica il tecnico sloveno –. Dopo un mese nel quale abbiamo giocato ogni 3-4 giorni, senza la possibilità di allenarci seriamente, adesso abbiamo quasi una settimana per lavorare in pace, analizzando gli errori e cercando di trovare i rimedi. Direi che ripartiamo dall’inizio”.

Il discorso della stanchezza regge, ma sino a un certo punto. I due gol presi al Gradski vrt non sono certo frutto di uno svuotamento energetico, bensì evidenti errori tattici (l’1-0) e individuali (il raddoppio). La difesa, inutile negarlo, è un colabrodo e alcune scelte tattiche di Rožman non convincono del tutto. Forse sarebbe il caso di non insistere con i tre stopper e proteggere meglio le fasce. “Non c’è una responsabilità individuale o di reparto, si vince e si perde in undici. In pratica è tutta la squadra che non gira – tuona il tecnico di Celje –. Per questo motivo lamento la mancanza di allenamenti seri, nei quali risolvere la questione. Non vogliamo cercare scusanti, ma fisicamente non ci siamo proprio. E da qui derivano anche tutti gli altri problemi“.

Sabato arriva l’Hajduk
Sabato, come già detto, a Rujevica arriva l’Hajduk. “Bisogna tornare a far punti, magari giocando male. Sappiamo quali sono i nostri obiettivi stagionali e vogliamo provare a raggiungerli in qualsiasi modo. Il derby dell’Adriatico è sempre una partita particolare e non è detto che vinca la squadra migliore. Giorni fa abbiamo dominato, ma alla fine siamo usciti comunque sconfitti. I ragazzi devono ritrovarsi in fretta dal lato mentale, perché non hanno certo dimenticato giocare a calcio”, osserva Rožman.

Štefulj e Nevistić… corpi estranei
Emblematica quest’ultima frase, soprattutto se la colleghiamo a Daniel Štefulj e Ivan Nevistić. Da quando hanno firmato per la Dinamo sono irriconoscibili, e forse non è un caso. Il laterale ha perso il posto di titolare, sembra del tutto svogliato e disinteressato, mentre il portiere incassa alcuni gol che mesi fa avrebbe evitato con una certa facilità. La papera al Gradski vrt è l’emblema di una crisi personale, che non può essere riconducibile soltanto all’insicurezza derivante da una difesa che non lo aiuta per nulla. A questo punto ci si chiede se la “mossa” di tenerli sino all’estate sia stata del tutto legittima oppure se era il caso di lasciarli partire subito in direzione del Maksimir. A sentire i tifosi non ci sono dubbi…

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