Il mestiere più bello del mondo

Orlando Rivetti allo stadio di Cantrida. Foto Roni Brmalj

Il nostro è il mestiere più bello del mondo. Giorno per giorno abbiamo la possibilità di scegliere di che cosa occuparci; gli spunti non mancano mai, basta guardarsi attorno. Scrivere è bellissimo… Orlando Rivetti lo ripeteva spesso, con convinzione. Il giornalismo era la sua vita. Il suo ultimo editoriale scritto per la Voce è arrivato sul mio tavolo martedì scorso. Un testo dedicato al Rijeka, il suo Rijeka che conosceva nell’anima, scritto per il suo giornale, quello in cui tutto ebbe inizio. Mi resi conto che da sportivo non sarei mai andato alle Olimpiadi e allora decisi di andarci da giornalista. Fu così che entrai nella Redazione della Voce dove ad accogliermi furono dei grandi del giornalismo sportivo, basti dire Tich e Mazzieri… Il mio tavolo era poco più grande di uno sgabello, era verde e a me sembrava di essere in cima al mondo, mi raccontò quando gli chiesi un contributo per le pagine speciali dedicate al doppio anniversario della Voce. Ho lavorato con persone che non erano semplicemente giornalisti sportivi, in quegli anni in quella Redazione veniva dettato il ritmo dello sport fiumano. Ho tanti bellissimi ricordi, scriverò di questo, mi rispose.
Oggi a viaggiare tra i ricordi siamo noi, increduli all’idea che Orlando non ci sia più, che non lo incontreremo né in Braida, né da un’altra parte di questa città che amava profondamente, quanto il calcio. È passione, è vita, vedere un artista in campo è straordinario e noi abbiamo la possibilità di raccontarlo, svelando al lettore anche momenti e situazioni che lui non ha potuto vedere, spiegava con estrema naturalità senza voler salire in cattedra, ma riuscendo comunque anche nella situazione più informale a regalare una lezione di Giornalismo, quello con la G maiuscola al quale ci aveva abituati da quasi cinquant’anni, una vita, con i suoi articoli, interviste, commenti… che hanno riscritto gli standard del giornalismo, non soltanto sportivo.

Facebook Commenti