Giovanni Superina: un pezzo di fiumanità che se ne va

È stato il primo fischietto di Fiume ad aver arbitrato nel massimo campionato jugoslavo. Celebri i tre rigori fischiati contro la Crvena zvezda al Marakana di Belgrado. Il ricordo di colleghi e amici

Giovanni Superina, all’entrata in campo a Cantrida prima di Rijeka-Hajduk, controlla il pallone: OK, tutto a posto, si può giocare

Se n’è andato in silenzio, quasi senza voler disturbare. Non nel suo stile, lui che la vita la prendeva sempre di petto. Con il sorriso e la battuta sempre pronta. Ma era anche schietto, diretto, uno che le cose le diceva in faccia. Apprezzato da tanti, temuto da altri, ma sempre stimato e rispettato. Di recente, a 89 anni, ci ha lasciati Giovanni (Gianni) Superina. Un’immensa perdita anche per la nostra comunità, dov’era sempre ben visto. E una chiacchierata sul calcio non la rifiutava mai. Già, il calcio, la sua grande passione. Iniziò a giocare nel Torpedo. Ala destra. Piedi buoni e velocità. Figlio di quel calcio romantico che era soprattutto passione, mica business (altro che Superlega…). Abbandonò però la carriera da calciatore nel momento in cui iniziò a lavorare. Come ingegnere, guarda caso, alla fabbrica Torpedo. Era destino… Tuttavia, non riuscì a stare lontano dai campi di calcio. Così decise di diventare arbitro, iniziando una carriera parallela accanto a quella alla Torpedo. In pochi anni arrivò fino alla Prima Lega jugoslava, diventando il primo fischietto fiumano a dirigere le partite del massimo campionato. Ne diresse un’infinità. In campionato e Coppa. Da Maribor a Skopje, da Pola a Niš.

Giovanni (Gianni) Superina

Era integerrimo. Onestà e imparzialità erano per lui due concetti sacri. I favoritismi erano il cancro del calcio, diceva. Non era facile fare l’arbitro in quell’epoca. Erano gli anni ‘70, quelli delle “quattro grandi sorelle”, Partizan, Crvena zvezda, Dinamo e Hajduk, a fare il bello e il cattivo tempo. Comandavano loro. Gli arbitri erano meta di forti pressioni e talvolta di minacce. La cosa però non sfiorava minimamente Giovanni Superina. Mai e poi mai avrebbe favorito di proposito una squadra a discapito dell’altra. Non avrebbe potuto in nessun modo tradire i suoi principi. Avere la coscienza sporca sarebbe stato un sacrilegio. Non se lo sarebbe mai perdonato. C’è quindi poco da sorprendersi se una volta fischiò tre rigori contro la Crvena zvezda al Marakana di Belgrado. Certo che ce ne voleva di coraggio… Era quasi come firmare la propria condanna a morte. Ma è proprio per questa sua risolutezza che era particolarmente apprezzato e rispettato dai giocatori. Un po’ meno dai dirigenti…

Onestà e imparzialità: concetti sacri per Superina, qui a Cantrida nel 1968

Un esempio da seguire
Chi ha avuto il piacere di conoscerlo bene è l’ex designatore Ivan Peraić. “Lo conobbi nel ‘74 quando iniziai la mia carriera arbitrale. Ricordo che tutti ne parlavano un gran bene. Era un esempio da seguire. All’epoca era uno dei migliori direttori di gara dell’allora Jugoslavia. Certamente il più preparato. Dispiace solo che non sia riuscito ad avere anche una carriera internazionale. In campo era severo, intransigente, ma sempre corretto e imparziale. E poi amava scherzare coi calciatori. Era così anche fuori dal campo. Una volta terminata la nostra carriera di arbitri, ogni anno organizzavamo una specie di rimpatriata tra i fischietti della Regione. Lui non mancava mai. Erano serate che ricordo sempre con piacere. Si cantava, si scherzava, si raccontavano un sacco di aneddoti e amavamo punzecchiarci tra di noi, in particolare tra la vecchia e la nuova guardia. Spesso era proprio lui a dare il via alla festa. Finché la salute glielo permise, capitava di incontrarci in centro e di scambiare qualche battuta. Sul calcio, naturalmente”.
Anche Damir Matovinović aveva fatto un pezzo di percorso insieme a Giovanni Superina. “Quando iniziai la mia carriera, alla fine degli anni ‘60, lui era già un arbitro affermato. È stato bello poter condividere con lui una parte di questo cammino. Poi non siamo più rimasti in contatto, ma spesso ci si incrociava per strada ed era sempre un’occasione per far riaffiorare vecchi ricordi”.

Ne custodisce un caro ricordo pure Boris Nemec, che prima di dedicarsi alla carriera di medico, aveva fatto l’arbitro per 11 anni.

“Quando iniziai ad arbitrare lui dirigeva già in Prima Lega. Avevamo anche arbitrato alcune partite insieme, ovvero un paio di amichevoli in cui io gli feci da assistente. Lo ricordo come una persona brillante, sempre disponibile, molto alla mano. Oltre che un grande arbitro. Poi non ci siamo più frequentanti. Ognuno era andato per la propria strada. Capitava però di incrociarci ed era sempre un piacere fermarsi a parlare con lui”.

Sarajevo-Crvena zvezda sta per iniziare: dirige il fiumano Superina

Una persona squisita
La vita e la carriera di Giovanni Superina si intrecciarono inevitabilmente con quelle di diversi ex giocatori del Rijeka. Uno di questi è Sergio Makin. “Di lui conservo un bellissimo ricordo. Alle elementari andavo in classe con suo figlio Errol e la prima volta l’ho conosciuto a casa loro. Avrò avuto forse 10-12 anni. Poi ci siamo anche incrociati in campo. Chiaramente non in campionato perché essendo fiumano non poteva dirigere le partite del Rijeka, ma le amichevoli invece sì. Ha avuto davvero una gran bella carriera arbitrale. Sapeva come farsi rispettare dai calciatori. Inflessibile, sicuro di sé, tagliava corto evitando discussioni. Però scherzava anche volentieri con i giocatori. Ci siamo persi un po’ di vista nel momento in cui mi sono trasferito a Cittanova. La sua scomparsa lascia sicuramente un grande vuoto”.
Un’altra bandiera del Rijeka che lo ricorda con piacere è l’ex portierone Marijan Jantoljak. “E chi non lo conosceva? È stato un arbitro eccezionale. Non ricordo nessuno contestare le sue decisioni. E questa la dice lunga. Ogni tanto capitava di incontrarci in giro per la città. Era sempre un piacere scambiare due chiacchiere”.

Il fischietto fiumano porta in campo i giocatori di Partizan e Čelik

Ma Giovanni Superina non era stimato solamente nei circoli sportivi, bensì anche all’interno della nostra comunità nazionale. “Un pezzo di fiumanità che se ne va – racconta Andrea Marsanich –. Ci siamo conosciuti per caso qualche anno fa. Una persona davvero squisita. Prima lo conoscevo soltanto di fama, da quello che leggevo sulla Voce del popolo, dalle cronache delle partite. Era un arbitro che sapeva farsi rispettare. E non era facile arbitrare nel campionato jugoslavo. Non riuscivo a crederci quando lessi che aveva fischiato tre rigori contro la Crvena zvezda al Marakana. Una cosa impensabile. Quello era il tipico coraggio dei fiumani onesti”.

La terna arbitrale, guidata da Giovanni Superina, in occasione dell’amichevole Hajduk-Malaga del 1973

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