«Europei? Il vero obiettivo sono le Olimpiadi»

Pallanuoto. Maro Joković traccia un bilancio del Mondiale della Croazia, ma guarda già al futuro. «Spalato sarà una tappa intermedia verso Parigi 2024», dice l’ex bomber della nazionale

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«Europei?  Il vero obiettivo sono le Olimpiadi»
La Croazia ha chiuso il Mondiale ai piedi del podio. Foto: EPA/SZILARD KOSZTICSAK

Prima o poi l’incredibile striscia di medaglie consecutive conquistate dalla Croazia ai Mondiali di pallanuoto si sarebbe dovuta interrompere. Tutto è iniziato con l’oro a Melbourne 2007, per fermarsi a Budapest 2022. In mezzo è arrivato un altro oro, un argento e quattro bronzi, per un totale di sette medaglie iridate un dietro l’altra. La finale per il terzo posto persa con la Grecia inevitabilmente brucia, ma d’altro canto in pochi alla vigilia della rassegna ungherese pensavano che la Croazia si sarebbe potuta inserire tra le quattro migliori formazioni del torneo, a maggior ragione dopo lo spauracchio Serbia nei quarti di finale. La medaglia sfuggita contro gli ellenici brucerà anche, però con una squadra profondamente rinnovata e con tanti esordienti, si tratta comunque di un risultato di tutto rispetto. Aspetto peraltro ribadito più volte dallo stesso selezionatore Ivica Tucak. Ed è da qui che bisognerà ripartire in vista degli Europei di Spalato che scatteranno a fine agosto. “C’era uno scetticismo generale prima di questo Mondiale. Si pensava che la Croazia non si sarebbe spinta tanto avanti – racconta l’ex bomber della nazionale Maro Joković, il quale si è messo al collo tutte e sette le medaglie succitate, senza tralasciare l’oro a Londra 2012 e quello continentale a Zagabria 2010 –. Poi però nei quarti con la Serbia la squadra ha messo in mostra una solidità pazzesca disputando una partita praticamente perfetta. È chiaro che una volta entrato in semifinale vuoi prenderti la medaglia ed è quindi normale che la delusione sia tanta dopo la sconfitta con la Grecia. Che poi, a dirla tutta, la Grecia non è che abbia giocato una grande partita. Alla fine a fare la differenza è stato il loro portiere. Non essendo il titolare, sulla carta sarebbe dovuto essere proprio lui il loro punto debole, e invece è risultato il migliore in vasca raccogliendo qualcosa come 16 parate. Una prestazione mostruosa. Quando il tuo portiere è in stato di grazia, nella maggior parte dei casi le partite le vinci. Anche Kakaris è stato determinante perché ha trascinato praticamente da solo tutto il loro attacco, mentre dall’altra parte è venuta meno l’efficacia in superiorità numerica, che invece con la Serbia aveva girato a meraviglia”.

Kharkov e Žuvela
Dopo l’addio alla nazionale del raguseo Joković, a raccogliere la sua eredità sulla destra è stato il russo Kharkov, risultando subito il miglior marcatore della squadra alla prima partecipazione a un grande appuntamento internazionale. “Il fatto che si sia inserito benissimo negli schemi non deve sorprende perché bisogna tenere presente che sono tre anni che gioca nel campionato croato, perciò conosce molto bene i compagni e viceversa. Tecnicamente è migliorato tantissimo nei due anni trascorsi alla Mladost e nella scorsa stagione alla Jadran Spalato. È un attaccante completo, ha un tiro devastante e una varietà di colpi davvero eccezionale. Žuvela? Anche in questo caso non si tratta di una sorpresa. Essendo mio compagno di squadra allo Jug conosco bene le sue qualità. È forte fisicamente, rapido nei movimenti, possiede ottimi colpi ed è un giocatore polivalente in grado di ricoprire più ruoli. Tutto questo a soli 20 anni, il che la dice lunga sulle potenzialità di questo ragazzo”.
Il prossimo obiettivo sono gli Europei di Spalato. Dopo il positivo Mondiale ungherese, le aspettative sono ora ancora più alte, come pure la pressione. “Giocare un torneo in casa ti mette addosso tantissima pressione. Molti vedono la Croazia già in finale… L’Europeo è a mio avviso ancora più difficile di un Mondiale. Del resto anche a Budapest abbiamo visto che ci sono diverse nazionali europee più o meno sullo stesso livello. Le premesse per fare bene ci sono tutte, ma non sarà facile perché la concorrenza è bella tosta. Questa squadra è però soltanto all’inizio di un nuovo ciclo perciò penso che il principale obiettivo siano in realtà le Olimpiadi di Parigi 2024”.

Maro Joković ha vinto tutto con la nazionale.
Foto: GRGO JELAVIC/PIXSELL

La Spagna gioca a memoria
A salire sul tetto del mondo è stata la Spagna, che in una finale tiratissima ha piegato ai rigori l’Italia prendendosi la rivincita proprio sul Settebello che aveva trionfato a Gwangju 2019. “Ha vinto la squadra più forte. La Spagna gioca a memoria dato che la maggior parte dei loro giocatori milita nel Barceloneta ed è proprio questo il loro grande vantaggio, al di là della qualità individuale che chiaramente non manca. Dal canto suo l’Italia si è dimostrata una squadra solida e imprevedibile. Hanno disputato una bellissima finale, ma per quanto visto nell’arco di tutto il torneo, la Spagna ha fatto vedere qualcosa in più rispetto a tutte le altre nazionali”, conclude Maro Joković, uno dei pallanotisti più forti e vincenti degli ultimi 15 anni.

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