Crollo, crisi, collasso, cedimento strutturale. Tanti modi per ribadire lo stesso concetto: il Rijeka è imploso. La squadra si è eclissata, ha perso forza, energia, brillantezza, serenità, leggerezza. I numeri fotografano in maniera impietosa questa situazione negativa: quella contro la Dinamo è stata la terza sconfitta consecutiva, tra l’altro senza segnare nemmeno la miseria di un gol. Il Rijeka in questo momento è una squadra in grande difficoltà, una squadra alla ricerca sé stessa nella speranza di riaccendere quella scintilla che ha perduto strada facendo. Il sogno doblete è ancora vivo, ma sarà un rush finale da giocare con l’ansia da prestazione, con la paura del fallimento e col rischio dell’abisso a un passo. Da tutto a niente il passo potrebbe essere dannatamente breve.
Non è ancora troppo tardi
Il titolo in campionato sta lentamente scivolando di mano esattamente come accaduto un anno fa. Contro Istra, Osijek e Dinamo le occasioni create si contano sulle dita di una mano. Il Rijeka si è smarrito: tecnicamente, tatticamente, mentalmente. Al Maksimir ha vinto la Dinamo. Se per merito proprio o per demerito degli avversari in questo momento non ha alcuna rilevanza. È anche vero che Kolarić avrebbe dovuto mandare Theophile anticipatamente sotto la doccia dopo l’atterramento di Fruk, ma è altrettanto vero che la sconfitta non è colpa dell’arbitro. Semplicemente il Rijeka non ha giocato. Manev non è all’altezza di Radeljić, Djouahra pecca di egoismo, Janković è tanto fumo e poco arrosto, Fruk se non gira, non gira nemmeno la squadra. Di questo passo in estate Mišković sarà costretto a vendere a prezzi stracciati i giocatori migliori… Il Rijeka non è obbligato a vincere a differenza di Dinamo e Hajduk? Certamente non è stato costruito per vincere, ma nel momento in cui le due rivali ti offrono il titolo su un piatto d’argento, non puoi tirarti indietro. È lì che devi tirare fuori tutta la tua cattiveria agonistica per affondare il colpo e prenderti ciò che ti viene offerto. Đalović ha perfettamente ragione quando dice che l’occasione di giocarsi il doblete è più unica che rara e quindi perché tutta questa paura di compiere un’impresa che sarebbe ben più clamorosa di quella storica prima volta di otto anni fa? Continuare a ripetere che il Rijeka non è obbligato a vincere significa avere una mentalità da perdenti. Quindi sì, quando a quattro giornate dalla fine sei in testa al campionato (nonostante tre sconfitte in serie!?) sei eccome obbligato a vincere. E no, non è ancora troppo tardi per capirlo…
Nervi a fior di pelle in casa Hajduk
Mal comune mezzo gaudio. È un po’ il sentimento prevalente in casa Hajduk, in crisi di gioco e risultati. E con i nervi a fior di pelle. Dopo la sconfitta con l’Osijek, Gattuso in maniera più o meno ironica ha detto che da qui alla fine l’unico obiettivo sarà finire le partite in undici. Ebbene sì perché è inammissibile che tre delle ultime quattro partite gli spalatini le abbiano chiuse in inferiorità numerica. Che cosa è passato per la testa a Lučić, Diallo e Brajković per lasciare la squadra in dieci nel momento più importante della stagione? Eppure malgrado tutto l’Hajduk è ancora lì, appaiato col Rijeka. I tifosi continuano a cullare il sogno di riportare il titolo a Spalato a 20 anni esatti dall’ultima volta. E probabilmente ci credono più dello stesso Gattuso, che senza troppi giri di parole ha ammesso che conquistare il titolo equivarrebbe a un miracolo. Nel girone primaverile, in 14 giornate, i dalmati hanno raccolto 19 punti sui 42 a disposizione e il bilancio è ancora più impietoso nelle ultime quattro giornate: 2 punti su 12. Non bastasse, nelle ultime sette partite è arrivato soltanto un gol su azione, quello di Trajkovski fuori tempo massimo contro la Lokomotiva. Delle tre contendenti al titolo l’Hajduk è quello messo peggio e Ringhio ha ragione quando parla di miracolo. Sabato al Poljud arriva la Dinamo e un’eventuale sconfitta molto probabilmente sarebbe mortale per i sogni di gloria di Livaja e compagni. Curriculum alla mano, Gattuso è il miglior allenatore della SHNL e ora sta a lui dare una scossa alla sua squadra in questo rush finale.
Resurrezione «maksimiriana»
La Dinamo è risorta? Diciamo che è rientrata in corsa più per demeriti altrui che per meriti propri. Lo stesso traghettatore Perković dopo il KO col Gorica aveva ammesso che ormai le speranze erano ridotte al lumicino. Ma improvvisamente quella luce fioca è diventata abbagliante ed ecco gli zagabresi a -1 dalla coppia di testa dopo il piattone di Pjaca a infilare Zlomislić e quella impercettibile deviazione di Nevistić a indirizzare sul palo la conclusione di Čop. L’1-0 sul Rijeka è il primo big match vinto in stagione dalla Dinamo. Alla 32ª giornata! E questo la dice lunga sulla disastrosa stagione dei campioni in carica. La maggior parte degli addetti ai lavori concorda sul fatto che la favorita numero uno al titolo sia ora Dinamo. Ma veramente la chiesa sta tornando al centro del villaggio? Non è affatto scontato perché sul piano del gioco ci sono ancora parecchie cose da sistemare, e lo si è visto bene nel secondo tempo col Rijeka. Molto dipenderà dalla sfida del Poljud. Se dovessero arrivare i tre punti, la Dinamo si ritroverebbe con un vantaggio psicologico enorme sulle due rivali. La Dinamo è abituata a vincere e inoltre l’esperienza della scorsa stagione, quando hanno superato in volata il Rijeka, potrebbe tornare utile anche quest’anno. E poi c’è il discorso legato alla rosa, la più ampia e competitiva di tutto il lotto. Gente come Baturina, Sučić, Petković e Pjaca, Rijeka e Hajduk se la sognano. Ma in una stagione così imprevedibile nemmeno questo è una garanzia. L’unica certezza è che non vi è certezza.
È un campionato decisamente anomalo e chi lo porterà a casa lo farà raccogliendo meno di 70 punti. E sarà la prima volta dall’introduzione del format a dieci squadre che la squadra campione andrà sotto questa soglia. Praticamente quello che in una stagione “nella norma” vale il terzo posto adesso varrà il titolo… Stranezze del calcio. Ma è bello proprio così. Tre squadre racchiuse in un punto a quattro giornate dalla fine: cosa chiedere di più?
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