La sua carriera si era interrotta a soli 25 anni a causa dell’epatite B. Con il club di Spalato aveva collezionato 362 presenze e 93 gol. Fu anche protagonista con la nazionale jugoslava al Mondiale del 1982 e all’Europeo del 1984.
Ivan Gudelj, uno dei grandi protagonisti della storia dell’Hajduk Spalato, è morto all’età di 66 anni dopo una lunga e grave malattia.
Nato il 21 aprile 1960 a Imotski e cresciuto a Zmijavci, Gudelj aveva iniziato a giocare a calcio nel Mračaj di Runovići. Nel 1975, ancora giovanissimo, era arrivato all’Hajduk, il club con cui avrebbe legato indissolubilmente il proprio nome.
Negli anni Ottanta Gudelj era diventato uno dei giocatori più importanti della squadra di Spalato. Centrocampista arretrato, aveva disputato 362 partite con la maglia dell’Hajduk, segnando 93 gol, un bottino particolarmente significativo considerando il ruolo ricoperto.
Con il club conquistò il campionato jugoslavo nel 1979 e due Coppe di Jugoslavia, nel 1977 e nel 1984. Una carriera che sembrava destinata a proseguire ancora a lungo, ma che venne bruscamente spezzata quando Gudelj aveva appena 25 anni.
La malattia e la fine della carriera
A fermarlo fu l’epatite B, che lo costrinse ad abbandonare prematuramente il calcio giocato. La sua storia, tuttavia, non si fermò con il ritiro. Gudelj rimase nel mondo del calcio e negli anni successivi mise la propria esperienza al servizio delle nuove generazioni.
Con la nazionale jugoslava aveva collezionato 33 presenze e tre reti. Era stato convocato per il Mondiale del 1982 in Spagna, dove aveva anche segnato contro i padroni di casa, e aveva fatto parte della selezione jugoslava agli Europei del 1984 in Francia.
Dalla nazionale giovanile alla panchina
Dopo la fine della carriera da giocatore, Gudelj si dedicò soprattutto alla formazione dei giovani. Dal 2005 al 2013 fu commissario tecnico della nazionale croata Under 17, mentre dal 2013 al 2014 guidò la selezione Under 19.
La sua figura è rimasta legata soprattutto all’Hajduk e a una generazione di calciatori che ha segnato una delle epoche più importanti nella storia del club di Spalato. Una carriera straordinaria, segnata da trofei, presenze in nazionale e gol, ma anche dal drammatico anticipo con cui la malattia gli impose di lasciare il campo.
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