Dodici anni sono volati. Prima cinque stagioni in Bundesliga con l’Union Berlino, poi altre cinque nella MLS americana con la maglia del Real Salt Lake City e infine altre due, sempre oltreoceano, con i Vancouver Whitecaps. Damir Kreilach è tornato all’ovile firmando un contratto annuale che gli permetterà di chiudere la carriera nel “suo” Rijeka, per poi rimanere all’interno del club con un altro ruolo. “Fiume è casa – sorride il centrocampista classe 1989 nativo di Vukovar ma cresciuto tra Fiume e Abbazia –. Un onore e un privilegio poter tornare nella squadra del cuore. L’ho sempre detto che un giorno sarei tornato, ma non è mai scontato. In questo caso lo è stato perché entrambe le parti volevano la stessa cosa e quindi è stato facile trovare un accordo. Avevo parlato una prima volta con il presidente Mišković tre anni fa ma ero ancora sotto contratto col Salt Lake, poi ci siamo sentiti un anno e mezzo fa ma proprio dopo la firma con Vancouver e quindi niente. Sei mesi fa ci siamo risentiti e stavolta non ci sono stati ostacoli”.
L’ottava meraviglia del mondo
“Krajla” sottolinea poi un concetto molto importante. “Sono qui per mettere a disposizione dei giocatori più giovani tutta la mia esperienza e, se coach Đalović lo riterrà opportuno, lo farò anche in campo. Che sia per cinque minuti, un secondo, oppure stando in panchina o in tribuna per me non fa alcuna differenza. Non sono qui per rubare il posto in squadra a qualcuno. Avendo 36 anni l’apice della mia carriera è alle spalle perciò sono qui per aiutare i giovani. Preferisco che sia un ragazzo di 18 anni a entrare in campo per 20 o 10 minuti piuttosto che uno di 36. Ci sono passato e so bene quanto ogni minuto trascorso in campo per un giocatore giovane sia preziosissimo nel suo percorso di crescita. Poi è chiaro che sono ancora un calciatore e spero di ritagliarmi un po’ di spazio ma, ripeto, deciderà l’allenatore. Fisicamente sto bene. Due settimane fa ero ancora in campo perciò come condizione atletica sono a posto. Obiettivi? Ci sono due trofei da difendere. E possiamo farlo perché questa squadra possiede le necessarie qualità tecniche e caratteriali. Ci aspetta una stagione esaltante. Il doblete? Quell’impresa la reputo l’ottava meraviglia del mondo”, ha concluso Damir Kreilach, il quale ha scelto di indossare la maglia con il numero 87 in onore dell’Armada, costituitasi nel 1987.
Al suo fianco in sede di presentazione c’era anche il direttore sportivo Darko Raić Sudar, che ha parlato di mercato. “Rispetto alla scorsa stagione abbiamo una rosa ancora più ampia e competitiva della squadra che ha conquistato il doblete. Ma ogni stagione fa storia a sé e dipende tutto dai vari incastri. Anche due anni fa avevamo avuto un roster molto ampio e di grande qualità, però alla fine non abbiamo portato a casa nulla. La scorsa stagione, almeno sulla carta, non eravamo così competitivi e invece sono arrivati due trofei… Ci saranno altri movimenti, però quelli in entrata non dipendono necessariamente da quelli in uscita. Dovremo anche sfoltire perché non va bene avere troppi giocatori in rosa. Non c’è spazio per tutti e quindi si creano malumori”, ha aggiunto il responsabile dell’area sportiva dei campioni di Croazia.
«Manita» del Ludogorets
Oggi intanto è giornata di vigilia in casa Rijeka, che domani sera a Rujevica (si va verso il tutto esaurito) farà il suo esordio stagionale ospitando il Ludogorets nella sfida d’andata del secondo turno preliminare di Champions League. I bulgari hanno debuttato in campionato con un roboante 5-0 rifilato al Septemvri Sofia, lanciando un chiaro messaggio alla truppa di Radomir Đalović. Dopo il primo tempo chiuso sull’1-0 grazie al penalty trasformato in apertura dall’ex palermitano Chochev, nella ripresa i campioni in carica hanno dilagato con i centri di Bile, Ivanov, Duarte e Verdon (rigore). Il tecnico portoghese Rui Mota ha operato un parziale turnover lasciando a riposo un paio di titolari, tra cui il polacco Piotrowski, il ceco Kaloč e il brasiliano Caio Vidal. Il Rijeka, insomma, è avvisato…
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