Arena e calcio matrimonio riuscito

L'evento in anfiteatro ha regalato una cartolina turistica di prim'ordine

Dusko Marusic/PIXSELL

POLA | Sono passati duemila anni, ma alla fine anche il calcio ce l’ha fatta a entrare tra le mura dell’Arena. Il torneo dell’altra sera è stato un successo in primo luogo quale veicolo di promozione turistica, ma anche per la massiccia adesione di pubblico. Sono accorsi in quattromila per vedere all’opera alcune vecchie glorie della nazionale croata e del Bayern di Monaco nell’ambito di un progetto di promozione turistica di Pola, dell’Istria e della Croazia in Germania. L’iniziativa è andata a segno in quanto il torneo di calcetto dell’altra sera è stato trasmesso in diretta pure sul canale YouTube ufficiale del club tedesco, che conta decine di milioni di tifosi nel mondo.
Soddisfatti, e non poteva essere diversamente, il ministro del Turismo Gari Cappelli (il quale ha dato anche il calcio d’inizio del torneo), il direttore dell’Ente turistico istriano Denis Ivošević, il capufficio del sindaco di Pola, Aleksandar Matić e il direttore esecutivo della Federcalcio croata, Marijan Kustić, i quali si sono rivolti ai presenti prima della gara. Poi il via alle partite, inframezzate dalle lotte tra gladiatori e precedute da una partitella che ha visto protagonisti i bambini della scuola calcio Dupla Kruna.
Il torneo vero e proprio ha visto protagoniste due squadre della nazionale croata guidate in panchina dall’ex selezionatore Zlatko Kranjčar e dall’eterno segretario della Federcalcio Zorislav Srebrić, nonché due squadre del Bayern, una targata anni Novanta, l’altra anni Duemila, affrontatesi tra di loro in semifinale. Dato l’esiguo numero di ex calciatori del Bayern giunti a Pola, il club bavarese ha ingaggiato seduta stante quattro calciatori che in passato avevano difeso i colori dell’Istra e dell’Uljanik. Così, anch’essi potranno raccontare ai nipoti di avere indossato la maglia del club bavarese.

Dusko Marusic/PIXSELL

Alla fine ha trionfato la squadra del Bayern anni Novanta, che in finale ha superato per 3-2 la squadra guidata da Zorislav Srebrić. Né vincitori né vinti, invece, nella finalina per il terzo posto conclusasi con il risultato di 5-5. Stavolta niente rigori, anche perché c’era il rischio pioggia, diventato realtà subito dopo il triplice fischio finale del match decisivo.
Ovviamente, in questo tipo di partite il risultato passa sempre in secondo piano. Ecco, se abbiamo da muovere qualche critica, questa va ai calciatori che hanno interpretato le partite un po’ troppo seriamente. Eccezion fatta per il brasiliano Paulo Sergio, l’unico che ha cercato di dare un tono spassoso all’evento tanto che alla fine ha pure esibito il cartellino rosso nei confronti dell’arbitro Zoran Vasiljević. Gli altri? Pletikosa ha fatto vedere che qualche buona parata la sa fare ancora, Nereteljak ha dimostrato che il suo sinistro non ha perso in potenza, Ladić sa fare anche il terzino oltre che il portiere, Mikić può ancora fare degli sprint sulla fascia anche su un campo di 40×20 metri, mentre Cvitanović, andato più di una volta in gol, ha avuto più gioie personali in due ore in Arena che nei tre mesi durante i quali era al timone dell’Istra 1961.
E poi ancora… Augenthaler ha interpretato al meglio il detto che la classe non è acqua, mentre Giovane Elber dà ancor sempre del tu al pallone, mentre per quel che concerne Olić, sembrava che si sia portato appresso anche alcuni gemelli. A un certo punto lo si vedeva in campo e poi ti giravi e lo vedevi lasciare una dichiarazione, firmare un autografo o prestarsi per un selfie. E, ciliegina sulla torta, fa sempre piacere vedere in campo Ivan Klasnić dopo tutti i problemi di salute che ha avuto.
Alla prossima, o per dirla alla Ognjen Vukojević, “tra due giorni cominciamo a prepararci per la rivincita”.

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