Istra 1961, dopo il pari a Varaždin arriva l’esordio in Coppa

Due legni dei locali e l'ottima prestazione del portiere fanno sì che i polesi superino indenne la trasferta di Varaždin

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Istra 1961, dopo il pari a Varaždin arriva l’esordio in Coppa
Il maliano Daouda Doumbia impegnato nella sfida esterna con il Varaždin. Foto: Vjeran Zganec Rogulja/PIXSELL

Un punto che vale quasi quanto una vittoria: per il morale, per la classifica e per il modo in cui è stato cercato, voluto e difeso fino all’ultimo respiro. Nel cortile del Varaždin, l’Istra 1961 è uscito invitto strappando un preziosissimo 0-0 contro una formazione che finora in casa aveva sempre vinto, anche contro Hajduk e Rijeka. I gialloverdi hanno messo in campo una prestazione difensiva magistrale, fatta di sofferenza, organizzazione tattica e un pizzico di fortuna, fondamentale nei momenti di massimo forcing dei padroni di casa. Mamić infatti in avvio aveva colpito il palo e Uchagbu allo scadere la traversa.

Il tecnico dei polesi Javier Cabello aveva preparato la partita bloccando le linee di passaggio centrali. La squadra ha risposto con una prova di sacrificio, reggendo l’urto contro un avversario apparso più lucido sotto porta ma murato dai legni e dalla parate di Kolić. Sebbene la compagine dello Zagorje abbia dominato nel possesso, gli ospiti hanno dimostrato grande maturità, sapendo quando stringere i denti e graffiando in contropiede quando concesso. Unico neo il fatto che non sono riusciti a creare occasioni a causa di alcuni passaggi sbagliati in situazioni promettenti.

La sfida a Krapina

“Sapevamo che venire a Varaždin in questo momento della stagione sarebbe stato molto difficile. Loro sono una squadra in salute, rapida e con meccanismi collaudati. Devo fare i complimenti ai ragazzi per lo spirito con cui hanno giocato. Abbiamo sofferto? Sì, ma fa parte del gioco quando affronti certe trasferte, ma non abbiamo mai perso la testa. Questo punto vale tantissimo per la nostra crescita, ci dà la consapevolezza che con questa compattezza possiamo giocarcela su ogni campo. Questa è la strada giusta”, le parole di Javier Cabello.

Il portiere Franko Kolić è stato insuperabile tra i pali: “È stata una serata intensa, una di quelle partite in cui un portiere deve rimanere concentrato dal primo all’ultimo minuto. Le parate nel primo tempo hanno aiutato la squadra a non perdere fiducia, ma il merito di questo ‘clean sheet’ va diviso equamente con tutto il reparto arretrato. Hanno respinto ogni cross e raddoppiato su ogni uomo. Sì, la traversa ci ha dato una mano, ma la fortuna aiuta gli audaci. Portiamo a casa un punto d’oro”.

Un pareggio importante che consente all’Istra di guardare al prosieguo del campionato con rinnovato ottimismo. Ora i polesi sono attesi dalle sfide casalinghe contro Rudeš e Gorica, che sulla carta sono più abbordabili. Prima però c’è l’esordio in Coppa Croazia, martedì 8 settembre, a Krapina contro i dilettanti dello Zagorec nei sedicesimi.

Šaranić, toccata e… fuga

Negli ultimi scampoli di mercato ci sono state due cessioni in casa polese. La prima è clamorosa e riguarda Ivan Šaranić. Arrivato a giugno a parametro zero dal Sesvete dopo una stagione da miglior marcatore del campionato cadetto (15 gol), l’esterno offensivo ha disputato solamente cinque partite e fornito due assist (entrambi nel 3-0 rifilato allo Slaven Belupo). E ora, nemmeno tre mesi dopo il suo arrivo all’ombra dell’Arena, il giocatore è stato già ceduto al Bursaspor, club che milita nella seconda divisione turca, per una cifra di circa 700mila euro, che con i relativi bonus potrebbe portare il totale vicino al milione. L’Istra si è inoltre riservato il 15% sulla futura rivendita. Un affare da manuale: investimento zero, ritorno elevato in soli due mesi!

Ha salutato il Drosina anche il terzino bosniaco Filip Taraba, passato alla matricola Rudeš per 200mila euro, esattamente la stessa somma pagata la scorsa estate per acquistarlo dallo Široki Brijeg. Di contro, Antonio Maurić resterà a Pola dopo che il Burgos (seconda divisione spagnola) non ha raggiunto le richieste economiche richieste dalla proprietà basca. Così come Emil Frederiksen, che aveva mercato in Danimarca. Il messaggio è chiaro: non si vende a ogni costo, ma si vende non appena arriva un’offerta considerata congrua. La politica commerciale dei baschi privilegia il cash flow e la valorizzazione rapida rispetto alla costruzione di un progetto tecnico di medio periodo. Questo approccio ha i suoi pro e i suoi contro. Da un lato permette di generare plusvalenze e di mantenere un bilancio sano in un campionato in cui i ricavi dai diritti televisivi e dal botteghino restano limitati; dall’altro rende difficile costruire continuità e identità. Cabello si ritrova quindi a lavorare con una rosa che può cambiare in qualsiasi momento. Il rischio è quello di una squadra sempre “in transito”, capace di qualche exploit isolato ma incapace di sviluppare un gioco riconoscibile.

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