«All’Europeo per salvare la faccia»

Basket. Aramis Naglić torna sul difficile momento della Croazia e rivela i motivi che lo hanno convinto ad accettare la panchina della Slovacchia. «Difficile rifiutare una nazionale»

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«All’Europeo per salvare la faccia»
Aramis Naglić. Foto: GORAN ŽIKOVIĆ

La sua seconda parentesi sulla panchina della nazionale croata in qualità di viceallenatore è durata appena quattro mesi e mezzo (la prima fu nel 2015 come assistente di Velimir Perasović). Il capolinea è arrivato, quasi per un beffardo scherzo del destino, nella sua Fiume in seguito alla rocambolesca sconfitta rimediata a Zamet contro la Finlandia che ha definitivamente sbarrato la strada alla Croazia nella corsa verso i Mondiali 2023. Dopo la tempesta di critiche abbattutasi su giocatori, staff tecnico e soprattutto sui vertici federali, Aramis Naglić ha voltato pagina molto in fretta. Pochi giorni dopo quella clamorosa debacle, arriva la chiamata della Federazione slovacca, alla ricerca di un nuovo selezionatore. Una realtà che l’argento di Barcellona ‘92 conosce molto bene avendo conquistato cinque titoli nazionali, tre da giocatore (Slovakofarma Pezinok) e due da allenatore (Inter Bratislava). E così, dopo qualche giorno di riflessione, accetta la sfida, pronto a vivere la sua prima avventura da head coach alla guida di una nazionale.

La Croazia è incappata in una profonda crisi di risultati.
Foto: RONI BRMALJ

Quando c’è stato il primo contatto con la Federazione slovacca?
“Circa due settimane fa. I vertici federali non erano soddisfatti dei risultati ottenuti optando così per il cambio in panchina. In virtù della mia esperienza in Slovacchia, mi hanno contattato proponendomi il ruolo di selezionatore. Mi sono preso due giorni per riflettere e ho accettato”.

Perché ha accettato?
“Perché è difficile rifiutare la panchina di una nazionale. È un’esperienza che arricchisce tantissimo il curriculum di un allenatore. Inoltre è una sfida molto stimolante e affascinante, ben diversa che guidare un club”.

Fino a quando ha firmato?
“Fino al termine delle qualificazioni agli Europei 2025”.

Che cosa le ha chiesto la Federazione?
“Di provare a superare la fase di prequalificazione. Sarebbe un traguardo importante per l’intero movimento. Misurarsi successivamente con nazionali molto forti permetterebbe ai nostri giocatori di crescere e al tempo stesso porterebbe anche tanti benefici in termini di promozione del basket in un Paese che ha poca tradizione sotto canestro”.

Le avversarie di turno sono Danimarca, Norvegia e Macedonia del Nord: un girone bello tosto, insomma.
“È vero, sono tutte buonissime squadre, ma sono convinto che la qualificazione sia comunque alla portata”.

Continuerà a ricoprire il doppio incarico?
“Sì, allenerò il GGMT Vienna anche nella prossima stagione”.

Qualora la Croazia non fosse stata eliminata nelle qualificazioni mondiali, avrebbe accettato lo stesso la panchina della Slovacchia?
“Assolutamente. Ripeto, il ruolo di selezionatore è un grande onore. Sicuramente più rilevante che fare l’assistente. Oltretutto se fossi rimasto a fare il vice di Mulaomerović non avrei potuto iniziare la preparazione con il Vienna perché sarei stato impegnato ai Campionati europei. Anche questo è stato un motivo che mi ha spinto ad accettare quest’offerta”.

Tornando a quella fatidica partita con la Finlandia, cos’è successo in quei convulsi ultimi due minuti? Com’è possibile che la squadra abbia dilapidato otto punti di vantaggio e sbagliato addirittura sette tiri liberi?
“In tutta onestà ero convinto che ormai fosse fatta e che avremmo chiuso la pratica senza particolari problemi. E invece… Non solo è inconcepibile sbagliare tutti quei tiri liberi, ma abbiamo pure commesso un paio di falli gratuiti e del tutto inutili che hanno permesso ai finlandesi di rientrare in partita. Alla squadra è mancata un po’ di fiducia e serenità, e questo credo sia stata la diretta conseguenza di tutte le critiche, in parte comunque giustificate, rivolte ai giocatori dopo le sconfitte precedenti”.

Per gli addetti ai lavori il basket croato ha toccato il fondo…
“È un momento difficile, inutile negarlo. Però è altrettanto vero che tutta questa negatività verrebbe spazzata via in un batter d’occhio disputando un buon Europeo a settembre. Ecco, quel torneo dovrà essere una sorta di ripartenza per l’intero movimento. E un’occasione per salvare la faccia”.

Qualche rimpianto in questa sua breve avventura da assistente?
“No. Con il ‘Mula’ (Damir Mulaomerović, nda) mi sono trovato molto bene e nel complesso è stata un’esperienza per me positiva, anche se i risultati sul parquet non sono stati all’altezza. Ho dato tutto ciò che potevo, però in qualità di vice non hai un’influenza diretta sulla squadra perché alla fine tutte le decisioni le prende il selezionatore”.

Dopo quanto successo una delle prime mosse della Federazione è stata lo scioglimento del Consiglio tecnico, del quale peraltro lei faceva parte. Era ora, mi permetto di dire, dal momento che si trattava di un organismo fine a sé stesso.
“Sono pienamente d’accordo. In tutti questi anni il Consiglio non ha preso alcuna decisione rilevante, né sono state fatte le analisi che andavano fatte. C’è stata, e bisogna dirlo, anche una certa indifferenza da parte di noi membri che lo costituivamo. Ad ogni modo, nessuno ne sentirà la mancanza”.

Nel frattempo la Federazione ha iniziato l’iter per la naturalizzazione dello statunitense Jaleen Smith, che con ogni probabilità sarà il nuovo playmaker della Croazia all’Europeo. Che cosa sa di lui?
“A dire il vero non lo conosco, ma da quello che sento in giro si tratta di un giocatore che potrebbe tornare molto utile alla causa. Poi però è chiaro che il tempo per il suo inserimento sarà pochissimo”.

Ma secondo lei la nazionale ha davvero bisogno di un play straniero?
“Direi proprio di sì”.

A questo punto ci si chiede come mai in tutti questi anni la Croazia non lo abbia trovato in casa…
“È un discorso molto complesso. Il problema principale in questo momento è che la Croazia non ha un play in una squadra di Eurolega o di Eurocup. Quelli che ci sono militano nel campionato croato il cui livello è molto basso e questo certamente non aiuta nel loro percorso di crescita”.

Come vede la Croazia all’Europeo?
“Se ci saranno Šarić e un play straniero in grado di sgravare Zubac e Bogdanović, allora potrà dare fastidio a tutti perché le differenze tra le varie nazionali non sono poi tanto marcate. Sicuramente può centrare un buon risultato, e per buon risultato intendo un posto nei quarti di finale”.

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