Il mondo del tennis ha detto addio a una delle sue figure più importanti. Sabato, 27 settembre ad Abbazia (Opatija), si sono tenuti i funerali di Nikola Pilić, leggenda del tennis croato e internazionale, scomparso all’età di 87 anni. L’ultimo saluto si è svolto in un clima di grande commozione, con la presenza della famiglia, degli amici più stretti e di alcuni campioni che hanno avuto l’onore di crescere sotto la sua guida.
Tra i presenti c’era anche Novak Đoković, che ha voluto rendere omaggio al suo maestro con un discorso particolarmente toccante. “Noi siamo in realtà i suoi allievi, i suoi seguaci, il suo lascito. Finché saremo vivi, continueremo a celebrare il suo nome e tutto ciò che ha fatto per il tennis, in Croazia, in Serbia, in Europa e nel mondo intero. Grazie, Niko”, ha dichiarato il campione serbo.
Insieme a Đoković hanno partecipato anche Mario Ančić e Ivan Ljubičić, entrambi legati a Pilić da un profondo rapporto umano e professionale. Ančić, prendendo la parola, ha ricordato l’eredità lasciata dal suo mentore con una frase dal forte valore simbolico: “Esiste un detto che si addice alle vere leggende, e Nikola lo era: non piangere perché è finita, sorridi perché è accaduto. Siamo felici che abbia toccato le nostre vite e ci abbia aiutato a diventare ciò che siamo oggi”.
Nikola Pilić ha segnato la storia del tennis non solo come giocatore, ma soprattutto come allenatore e fondatore di una delle accademie più rinomate: ha formato generazioni di tennisti, lasciando un’impronta indelebile nello sport mondiale.
Il suo lascito continuerà a vivere nei successi e nei ricordi dei suoi allievi, che lo considerano più di un maestro: una guida, un amico e un simbolo di passione per il tennis.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.










































