Andrea Abbiati, sulle orme di «coach» Abdon Pamich

Classe 1935, si è avvicinato da poco alla marcia grazie all’amico di una vita. «Spesso mi ripete che ho dei margini di miglioramento. Detto da un campione come lui...»

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Andrea Abbiati, sulle orme di «coach» Abdon Pamich
Andrea Abbiati e Abdon Pamich. Foto Roni Brmalj

Di Abdon Pamich ormai non può più stupirci nulla. Non ci sorprendiamo perciò a scoprire che alla soglia delle 93 candeline (che spegnerà il prossimo 3 ottobre) faccia ancora l’allenatore. OK, ma chi è che segue il buon Abdon? Un forte, talentuoso e giovane marciatore italiano? Beh, che sia forte è un dato di fatto avendo conquistato medaglie anche a livello internazionale. Talentuoso pure perché si è avvicinato alla marcia da poco arrivando subito ai vertici. Giovane? Nello spirito sicuramente, anche se la carta d’identità dice che le primavere sono… 91! Un’amicizia lunga oltre 50 anni che lega Abdon Pamich e Andrea Abbiati, intrecciatasi ora anche con la marcia.

“Ci siamo conosciuti quando io, per motivi di lavoro, mi sono trasferito a Roma nel 1974 – inizia così il suo racconto Andrea Abbiati, classe 1935 originario di Alessandria, con Abdon seduto di fianco che sorride –. Al mattino c’era un gruppetto che si allenava con Abdon. E io grazie ad alcuni amici in comune mi sono unito a questo gruppetto. Ci si vedeva alle 7 del mattino e correvamo per circa un’oretta o poco più prima di andare in ufficio. Eravamo tutti degli sportivi, io facevo sci di fondo. E così ci si vedeva il martedì e il giovedì: Abdon marciava e noi gli correvamo dietro. Io non avevo mai marciato prima. Ho sempre corso e fatto jogging per tenermi allenato. Essendo entrambi degli sportivi abbiamo fatto gite in montagna, sci di fondo, bicicletta… Insomma, in 50 anni di chilometri ne abbiamo macinati tanti insieme”.

«Una bella dose di incoscienza»

Andrea ha iniziato con la marcia soltanto quattro anni fa. “Parte tutto da Abdon. Io gli sono debitore di tantissimo perché è grazie a lui se ho avuto una seconda giovinezza. Con la marcia è iniziato tutto nel 2022. Una mattina – era un sabato perché il sabato mattina è un appuntamento fisso per camminare – lui mi fa: ‘Perché non andiamo a fare i Campionati del mondo dei Master?’. Gli ho risposto che avevo male alle ginocchia e che non ce la facevo a correre. ‘E allora ti insegno a marciare’, ribatté lui. Cosa che io non avevo mai fatto. Mancavano solo tre mesi ai Campionati del mondo. C’era quindi anche una bella dose di incoscienza. Inizialmente Abdon voleva che li facessimo assieme i Mondiali, ma poi ha cominciato ad accusare problemi a una gamba e così io mi sono iscritto e lui no. Mi ha fatto quindi da accompagnatore. Abbiamo iniziato gli allenamenti in aprile, mentre i Mondiali erano in programma a luglio a Tampere, in Finlandia”.

E alla rassegna iridata nella terra dei mille laghi, alla prima gara ufficiale della sua carriera da marciatore, Andrea firma subito un clamoroso colpaccio portando a casa la medaglia d’argento sui 5 km. “Al di là di ogni speranza perché il mio obiettivo era semplicemente non arrivare ultimo. Mai avrei immaginato un risultato di questo genere. E lì Abdon ha visto in me del potenziale. Un potenziale giovane perché io sono la sua giovane leva (ride, nda). E così, anno dopo anno, ma senza esagerare, ponendoci qualche obiettivo e ovviamente migliorando lo stile, siamo andati avanti. Ho fatto gli Europei arrivando quarto e ho vinto i Campionati italiani. E poi ci sono gli obiettivi di Abdon, detti e non detti, di battere qualcuno delle categorie più giovani per dargli sta soddisfazione”.

Il sabato del collaudo

Quella medaglia di legno messa al collo alla rassegna continentale gli sta però un po’ stretta e allora ecco che lo scorso ottobre, a Madeira, si rifà con gli interessi laureandosi campione d’Europa. “Quel titolo è stato il momento più intenso. Salire sul gradino più alto del podio e ascoltare l’Inno di Mameli, a 90 anni, non capita a tutti. Un’emozione fortissima che mi ha dato ancora più voglia di continuare”. E ad Abdon di seguirlo… “Abbiamo un appuntamento fisso il sabato mattina, dove ci vediamo con altri anziani e ci alleniamo per un’oretta, un’oretta e mezza. Mi ha dato due tipi di regole: quanto mi devo allenare e quanto devo mangiare. O meglio, quanto non devo mangiare (“Meno mangia e più va forte!”, puntualizza Abdon, nda). La dieta è sempre stato il mio punto debole. Durante la settimana non ci vediamo quasi mai. So quello che devo fare perché comunque ho sempre fatto tanto sport perciò non è che mi manchi la voglia, le capacità o le gambe. Ci vediamo solamente il sabato, a parte altre occasioni più ‘amichevoli’. Dal punto di vista sportivo il sabato è la giornata del collaudo, come la chiama Abdon. A settembre ci saranno i Campionati italiani e quello non può che essere il prossimo obiettivo”.

A questo punto una domanda ci sorge spontanea: ma non sarà pericoloso praticare la marcia a quest’età? “Finché sto bene… È il tuo corpo che te lo dice. Io non esagero mai. In gara sono competitivo e do il massimo, ma è un massimo ragionato, non folle. Intanto faccio i controlli ogni anno perché per avere la tessera sportiva devi fare la prova dell’idoneità sportiva. Sono fortunato a essere ancora in salute e quindi vado avanti, ma senza sforzo. Anzi, con piacere. E questo lo devo ad Abdon. In Italia gli over 90 che praticano la marcia sono pochissimi, mentre invece nella fascia 85-89 ce ne sono”.

«Un allenatore severo»

Abdon è “fondamentalmente un allenatore severo, però ci prendiamo anche piacevolmente in giro. Spesso mi ripete che ho dei margini di miglioramento. Ecco, una roba così detta da un campione come lui ti dà una carica pazzesca. Altro che doping (ride, nda)”. Per Andrea si tratta della prima volta a Fiume. “Abdon me lo proponeva da tempo e finalmente mi sono deciso. E sono contento perché è una città bellissima. Non è però la mia prima volta in Croazia perché 20 anni fa eravamo venuti in bicicletta in occasione del Giro dell’Istria”. Progetti per il futuro? “A 91 anni come fai a farne? Vado avanti finché posso. Devo dire che da quando ho iniziato a fare le cose seriamente in questo sport, mi sento davvero bene”, conclude con un sorriso sornione Andrea Abbiati.

Un nonno d’arte

Leggendo un po’ la biografia di Andrea Abbiati, per prepararci per l’intervista, scopriamo con grande sorpresa che la celebre attrice Pilar Fogliati è sua nipote. “Come attrice Pilar ha una grande qualità, e cioè è bravissima nell’imitare tutti i dialetti e tutte le persone. Nonostante la popolarità è rimasta naturale, non se la tira. Al di fuori del suo lavoro è com’è sempre stata”.

Di recente lo stesso Andrea si è improvvisato attore. “Si tratta di un documentario di mezz’ora che verrà presentato a settembre al Caorle Film Festival. Il figlio del mio miglior amico è un appassionato di montagna, ma anche di fotografia e di cinema. Realizza soprattutto documentari di montagna. Siccome gli raccontavo delle mie imprese sportive, sei o sette mesi fa ha proposto di girare un documentario su di me. Ci siamo incontrati la prima volta ad Ancona ai Campionati italiani indoor, poi è venuto a Roma e ha girato delle scene e ora sono curioso di vedere che cosa è venuto fuori. Lo andrò a vedere probabilmente assieme a Pilar”.

«Berruti era leggiadro. Oggi sono tutti degli armadi…»

Pochi giorni fa è venuto a mancare Livio Berruti, campione olimpico nei 200 metri alle Olimpiadi di Roma del 1960, l’edizione che aveva visto Pamich conquistare la medaglia di bronzo nella 50 km di marcia. “Berruti era un fenomeno – ricorda Abdon –. Era uno spettacolo vederlo correre perché era leggiadro, non come gli atleti di oggi che sono delle montagne di muscoli. Correva per passione. Ma erano altri tempi. Adesso invece sono tutti presi dal risultato e condizionati dai guadagni. Quando gareggiavamo ci vedevamo spesso, poi anche dopo capitava di incrociarci in varie occasioni. L’ultima volta è stato qualche anno fa al CONI durante una premiazione”.
Agli Europei di Birmingham, che si sono conclusi ieri, l’Italia è stata grande protagonista. Il movimento dell’atletica azzurra, insomma, continua a godere di ottima salute. “È un momento fortunato. C’è stata questa iniezione di talenti di colore che ha dato un po’ di ossigeno. Ma quello che è successo ai Giochi di Tokyo credo sia irripetibile”, ammette il campione fiumano.

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