Una macchina del tempo in continuo aggiornamento

Chiusa ormai da 12 anni, la sede del Museo archeologico istriano si sta «muovendo»... dietro le quinte. Le ultime scoperte hanno fatto sì di dover riprogrammare in parte l’allestimento. La riapertura? È annunciata alla fine dell’anno prossimo o all’inizio del 2027

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Una macchina del tempo in continuo aggiornamento
Foto Arletta Fonio Grubiša

Il Museo archeologico istriano di Pola è nei guai grossi. É chiuso dal 2013. Si parla in termini di trapassato remoto, quando dalle vecchie stanze traballanti e dalla pavimentazione a parquet scricchiolante di ultracentenaria fabbricazione e memoria venne avviato lo smantellamento delle vetrine e la rimozione di tonnellate di inventario, migliaia e migliaia di oggetti salvati dal sottosuolo, che riuniti in esposizione entro un unico edificio avevano ricostruito e raccontato l’immagine più viva e autentica del più lontano passato di Pola. Un passato talmente ponderoso e sovrabbondante che proprio non riesce a esaurirsi e che il Museo, disperato, continua a rincorrere con il fiatone. Sul più bello che tutto risulta pronto per tornare a casa, nell’edificio completamente recuperato a nuovo, con la “mercanzia” archeologica e assegnare una configurazione concreta al futuro allestimento museale permanente, moderno, multimediale ed interattivo, ecco che la storia continua a giocare un ulteriore tiro mancino. L’andamento della situazione è (in)descrivibile a ciclo alterno ed eterno: progetto-scoperta-riprogettazione-nuova scoperta-modifica aggiuntiva-ancora una scoperta… E si va alle calende greche, perché il sottosuolo non dà pace.

Foto Arletta Fonio Grubiša

Il Cupido dormiente

L’ultima bricconata è stata commessa dal dormiente Cupido (o Erote o Somnus o Hipnos o Putto o Amore, la scienza deve ancora dare risposta più esatta in merito…), stupenda scultura ora soggetta a restauro conservativo, talmente bella da dover progettare e riprogettare anche un podio regale tutto per questo divino essere di marmo del secolo II, svegliato dalle viscere della terra, al limitare di via Castropola. Fosse soltanto “Lui” il colpevole in assoluto, avremmo già avuto il piacere di curare la nostalgia e riappropriarci dei più storici cimeli, che da anni versano in custodia accurata, lontano dagli occhi del pubblico: la testa riccioluta di Agrippina, la situla bronzea di Nesazio con la raffigurazione della battaglia navale, lo scrigno medievale di avorio che Pola chissà come ereditò dalle officine bizantine di Costantinopoli, il lapidario dalle epigrafi dall’incommensurabile valore… Inutile scendere nell’Amarcord quando è impossibile elencare fior di reperti ai quali si aggiungerà il “bottino di guerra” rubato dal sottosuolo nell’ultimo decennio di indefessa ricerca. Chi cerca trova. E a cercare è il Museo comprese le ditte specializzate in archeologia d’intervento, che poi consegnano ulteriori requisiti all’istituzione scientifico-culturale. È il caso del Cupido, estratto dal team dei ricercatori rovignesi di “In Situ”. Ma la colpevolezza dell’impasse che ostacola il rientro alla grande dell’archeologia in mostra, va sì distribuita e condivisa da altre scoperte, come anche a pari merito da altre serie situazioni contingenti, quali infinite attività e mega progetti che il Museo si è assegnato quasi a voler eguagliare le erculee mitologiche fatiche.

Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Archeologia «vecchia» e «nuova»

L’istituzione archeologica, in questo periodo sta faticando eccome dietro le quinte. Niente spazzola per spulciare i frammenti che sbucano dalle aree imbrattate di detriti, ma come reso noto dal direttore dell’istituzione Darko Komšo, pile di incartamenti in mano nel caso della squadra ingaggiata allo scopo di finire di tracciare gli ultimi dettagli (e modifiche impreviste) del progetto esecutivo per l’allestimento permanente, altrimenti detto per pianificare al dettaglio e decidere quale oggetto posizionare in quale vetrina e in che modo, che dimensioni attribuire agli scaffali espositivi, in che maniera disporre gli strumenti multimediali e per quali contenuti, da presentare in base a quanto curato su design di Mauricio Ferlin. Tra poco, vale a dire all’inizio del 2026 partirà il concorso di fornitura pubblica al fine di procedere alla grande opera di (ri)allestimento vero e proprio. Archeologia “vecchia” (reperti appartenenti all’allestimento concepito ancora nel 1974) e archeologia “nuova” entreranno in completa concorrenza e simbiosi per regalare al pubblico di Pola e dell’Istria – dicono che per chi di casa l’entrata sarà gratuita – un’esperienza unica, l’ingresso nella macchina del tempo, un tuffo aggiornato e senza precedenti nella preistoria e storia locale. La fine dell’Anno Domini 2026 o al più tardi l’inizio del 2027, dovrebbe essere la volta buona. Tale è almeno la rinnovata previsione formulata dal civico 3 di via Carrara. Speriamo bene.

Foto Arletta Fonio Grubiša

Le tappe

Tanto per comprendere meglio come fugge il reo tempo, il dirigente dell’istituzione aveva sempre sottolineato che il nuovo concetto di allestimento era stato definito ancora nel 2013, mentre la totale ristrutturazione dell’edificio era iniziata appena nel 2017, per terminare nel 2021 in contemporanea con l’esigente recupero e la messa in funzione del retrostante teatro romano minore, poi arrivavano gli anni del Covid e anche le ricerche archeologiche sistematiche in serie tutto attorno all’area museale e teatrale e pure sparpagliate in Istria. Vedi la grotta di San Romualdo che ha lasciato scoprire le proprie incredibili pitture rupestri, la zona marittima di Zambrattia con la sua nave cucita, il litorale di Valbandon con la villa rustica e le teste degli Ermes e via scoprendo e generando studi e analisi inerenti alle visite culturali, alle nuove concezioni di espandere i reperti museali in direzioni più allargate ed esterne all’edificio, il tutto con benestare del Ministero della Cultura e dei Media, passando attraverso le recensioni del suo Consiglio museale croato, nonché accompagnando progetti edili e infrastrutturali, organizzando congressi, coordinando eventi culturali e concerti, producendo centinaia di mostre che hanno promosso il Museo di Pola in tutta Croazia e all’estero, ossia in Italia, Slovenia, Francia, Bosnia ed Erzegovina e Macedonia del Nord.

Foto Arletta Fonio Grubiša

Un racconto al dettaglio

Prima che la manovra dell’allestimento veda l’avvio a tutti gli effetti si ascolta con massimo interesse quello che Darko Komšo lascia anticipare. “L’esposizione racconterà la storia dell’archeologia d’Istria, passando dai più remoti secoli del paleolitico, dalla grotta di San Daniele di cui possediamo testimonianze del primo paleolitico per salire fino all’arrivo della monarchia austroungarica e al mutamento identitario della città, passando poi la staffetta della storia di Pola dei secoli XIX, XX e XXI al Museo storico e navale d’Istria. Narreremo pure la storia della geologia e della paleontologia del territorio, spiegando come si è formata la penisola e da quali animali ancestrali era stata abitata. Ci saranno in mostra ossa e impronte di dinosauro, tanto per citare degli esempi. Il nostro sarà un racconto al dettaglio, con dati rilevanti, però interattivo e divertente, adeguato al pubblico di oggi, non su misura di esperti archeologi, quanto di visitatori che detengono un determinato sapere in materia di storia e di archeologia. Avremo una raffigurazione multimediale e proiezioni, visioni a 360 gradi ed effetti sonori, parti adeguate ai non vedenti e anche adatte ai bambini”. Come da previsioni, negli ambienti del piano basso, nel posto dell’attuale sala polivalente ci sarà la proiezione permanente del film sulla preistoria e la storia d’Istria, una visione animata verrà offerta al pubblico più giovane, mentre l’intero allestimento avrà una propria distribuzione su due piani in complessivamente 17 stanze: sei saranno occupate dalla preistoria, cinque dalla storia antica, tre da quella medievale e due dall’era nuova.

Foto Arletta Fonio Grubiša

Oggetti dal valore inestinguibile

“Qui troveremo collocati – ha segnalato Darko Komšo – tanti nuovi e buona parte di vecchi oggetti che come tali detengono un valore inestinguibile. Arriverà da Zagabria una parte di materiale depositato nella capitale come quello paleolitico, tra cui il reperto più anziano, vecchio 70mila anni, un attrezzo di selce della Grotta di San Daniele 1. Oltre alla medesima ci sarà la storia di quella di San Romualdo, anche questa esplorata negli anni 50-60, quindi la raffigurazione completa del mesolitico, gli infiniti reperti di Carigador (Lisignano), che hanno fornito nuove informazioni inerenti al neolitico; le costruzioni su palafitta presso Umago e Zambrattia: i recenti rinvenimenti di Moncodogno con la storia degli Histri, le erme e l’Apollo di Valbandon, interpretanti la storia di Roma dislocata nel litorale istriano e via con l’arte dello storytelling, cercando di instaurare una coinvolgente ed emozionante connessione e comunicazione con il pubblico”.

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