Un racconto di forme, silenzi e paesaggi interiori

A colloquio con Margarita e Juriša Puratić, creatori di uno studio immerso nella natura del Castuano, che dà forma a candele scultoree, tra attenzione, pensiero, immaginazione e, soprattutto, sostenibilità

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Un racconto di forme, silenzi e paesaggi interiori
Candele ecosostenibili

C’è una casa appartata tra i rami del bosco di Castua, che sembra emersa da un racconto custodito nei ricordi dell’infanzia, uno di quelli che riaffiorano al tramonto, quando le parole si adagiano più lentamente. Lì, tra sentieri che si smarriscono nel verde e fronde che velano il cielo con grazia antica, la vita prende un ritmo inatteso, come se rispondesse a una melodia che solo chi sa fermarsi riesce a cogliere. È un piccolo mondo che invita al silenzio, dove le voci squillanti dei bambini si alternano al passo silenzioso di due gatti, Max e Luce, figure quasi simboliche di un equilibrio profondo, uno con la calma della maturità, l’altra con la vivacità spontanea della giovinezza. In quella quiete intessuta di gesti semplici, ogni azione sembra trovare il suo tempo. Margarita e Juriša Puratić ci hanno accolti con una disponibilità composta, offrendoci la sensazione di essere entrati in un luogo che esiste pienamente. Il loro laboratorio, in cui nascono le candele scultoree firmate UP Candle Design, è colmo di segni, attrezzi, aromi e colori, come un’officina incantata in cui ogni elemento porta la traccia di un’intuizione maturata nel tempo. Le opere, nei loro diversi stadi di realizzazione, sembrano appena affiorate da un pensiero lungo, divenuto forma con pazienza. Fin dai primi momenti, è apparso chiaro che il progetto non è frutto di un’idea improvvisa, ma di un percorso interiore che ha trovato ascolto quando la vita ha concesso spazio. Il marchio si è delineato a poco a poco, come certi paesaggi che si rivelano solo a chi li attraversa con attenzione. Una narrazione composta da piccoli passaggi, come accade nei percorsi narrativi in cui ogni dettaglio prepara il passo successivo.

I coniugi Margarita e Juriša Puratić

La dimora delle forme nascenti
L’ambiente in cui ci siamo trovati era immerso in una luce assorta, raccolta. La stanza possedeva una presenza nitida che incoraggiava lo sguardo a indugiare. Margarita, economista di formazione, ha iniziato a raccontare con tono pacato, scegliendo le parole con cura. Nei suoi ricordi sono affiorati gli anni successivi alla nascita dei figli, Mia e Šime, soffermandosi sul 2021, quando il tempo si frammentava in brevi parentesi che, pur nella loro esiguità, le restituivano la possibilità di tornare a un desiderio custodito da anni. In quei momenti dilatati, tra un gesto e l’altro, ha cominciato a delinearsi una strada concreta, che prima sembrava solo una possibilità lontana. Il suo sguardo si posava sui ceri con la concentrazione di chi rivede un frammento di sé. Accanto a lei, Juriša – marittimo per molti anni, poi impegnato in svariati lavori – ha aggiunto con voce calma alcuni passaggi del racconto, facendo emergere il modo in cui le loro visioni si tengono unite. Alla domanda se, all’inizio, avessero immaginato un pubblico per le loro creazioni, hanno risposto che le prime forme nacquero per sé, come risposta a un impulso personale. Soltanto in seguito è sorta la consapevolezza che quel lavoro poteva essere accolto anche da altri, da chi ne coglieva il significato. Il discorso si è poi rivolto al territorio. Castua non è sfondo, ma forza ispiratrice che alimenta costantemente la loro immaginazione. Hanno ricordato le passeggiate nel bosco, l’apparizione dei cervi tra i cespugli, le orme leggere delle volpi, il volo repentino degli uccelli. Tutti questi incontri sono confluiti nelle candele, dando forma a un processo di trasformazione silenzioso, ma continuo. Lo studio si è svelato, poco a poco, come spazio vivo del loro cammino. Contiene prove, deviazioni, intuizioni, correzioni. Margarita ha rievocato materiali che si comportavano in modo imprevedibile, superfici che sfuggivano al controllo, contorni che si alteravano all’ultimo momento. Juriša ha parlato di prototipi digitali, revisioni frequenti, forniture incerte, spese inattese. Tuttavia, nelle loro voci non abbiamo avvertito alcuna traccia di scoramento. La serenità con cui ripercorrevano ogni fase del lavoro lasciava intendere che ogni ostacolo abbia contribuito a rafforzare la direzione intrapresa. Il laboratorio custodisce un sapere che si definisce attraverso l’esperienza, come nelle botteghe degli antichi artigiani, dove ogni oggetto rappresentava una tappa di apprendimento e scoperta. È un luogo in cui la materia viene accolta, osservata, seguita nelle sue reazioni, senza forzarla. Un piccolo universo in mutamento costante, in cui ogni elemento porta con sé un frammento di attesa, fino a quando il tempo non si accorda con la forma. Ed è forse proprio questa lenta maturazione a renderlo così vicino all’immaginazione, perché ogni cosa, in quel contesto, trova modo di farsi storia.

Sognare, elaborare, concretizzare
Tutto si è radicato nella vita che conducono ogni giorno, nella presenza dei figli, e nel modo in cui il lavoro si fonde con la cura della famiglia. Si percepisce quanto il loro percorso creativo sia legato a un’idea di valore cresciuta nel tempo, una visione che non riguarda soltanto l’oggetto finito, ma anche l’insieme di gesti e scelte che definiscono il loro modo di abitare la realtà. Margarita ha parlato della responsabilità che avverte quando immagina una nuova forma, alludendo soprattutto a una disposizione interiore. Il processo creativo si nutre di uno stato di attenzione, in cui ogni decisione nasce da un ascolto profondo. Per lei il lavoro manuale richiede pazienza, rispetto e una presenza continua. Ogni fase appartiene a un cammino che coinvolge mano e sguardo, un modo di interpretare ciò che la circonda trasformandolo. Juriša ha sottolineato l’importanza di una coerenza che esclude l’improvvisazione. Ogni passaggio, dal pensiero alla materia, richiede rigore e consapevolezza. È chiaro che la lentezza costituisce il tempo naturale del loro mestiere, e riflette anche una scelta quotidiana. In quel momento si è rivelata la netta convinzione secondo cui ciò che nasce da un processo attento lascia una traccia più duratura in chi lo accoglie. La conversazione si è poi orientata sul modo in cui le opere prendono corpo. Per Margarita la candela è una piccola scultura che custodisce un pensiero. L’immagine iniziale nasce spesso dal territorio: un animale, un elemento naturale, un segno del paesaggio. Prima di diventare forma, vive nel disegno, poi in un modello che deve trovare equilibrio. Juriša ne accompagna la traduzione nel reale. Una volta realizzato il prototipo, comincia la lunga fase dei calchi, in cui ogni curva deve permettere alla cera naturale di scorrere senza imperfezioni. Solo allora ha inizio la parte visibile, con la colatura, il raffreddamento, l’apertura e la rifinitura. Nel laboratorio convivono schizzi, modelli, calchi e figure appena estratte, ancora fredde e opache. Margarita ha aggiunto che alcune sculture non sono pensate per essere accese, perché perderebbero l’equilibrio visivo. Altre invece si consumano lentamente, lasciando emergere una luce che modifica la forma durante la combustione. È il materiale a suggerire il destino di ciascuna creazione.

Geometrie dell’immaginazione
Lungi dall’imitare la natura o dall’inseguire modelli tradizionali, le candele di UP Candle Design prendono forma quindi da un’esigenza più intima. Le figure nascono da linee sobrie e volumi armonici. Ogni elemento si definisce attraverso un equilibrio composto, dove misura e intuizione si incontrano, mentre le sagome, levigate con attenzione, guidano lo sguardo verso dettagli discreti, quasi segreti, che rivelano la pazienza del gesto. Nel loro insieme compongono una collezione di geometrie mutevoli, che reagiscono alla luce e si trasformano secondo l’angolazione, l’ora, l’ambiente. Alcune si innalzano con leggerezza verticale, i profili sono precisi ma non rigidi, come se seguissero una direzione interiore. Altre si articolano in piani sovrapposti che comunicano con naturalezza, generando un ritmo visivo continuo. Vi sono silhouette che sembrano nate da un unico gesto fluido, trattenuto nel tempo, come se la mano avesse tracciato un movimento che la materia ha accolto. Le curve, morbide e continue, instaurano una relazione delicata con lo spazio, offrendo una solidità composta e raccolta. Certi modelli si organizzano attorno a cavità o fessure sottili, in cui la luce trova un varco e vi si posa. Questi vuoti creano un piccolo gioco percettivo che altera la lettura della forma secondo il punto di osservazione, suggerendo che anche ciò che manca può avere significato. In altri casi, la cera si addensa in volumi compatti, talvolta arrotondati, talvolta segnati da lievi interruzioni. In queste masse compatte si percepisce una sensibilità che lavora per sottrazione, lasciando affiorare l’essenziale nella misura atta a restituire l’idea iniziale con coerenza e nitidezza. La sostenibilità accompagna ogni fase del lavoro. Margarita e Juriša selezionano cere naturali provenienti da fornitori europei – Germania, Paesi Bassi, Belgio – scelti per la trasparenza e l’affidabilità della filiera. I fitili in cotone provengono da laboratori che impiegano soltanto materiali puri, certificati. Ogni scelta risponde al desiderio di creare oggetti che rispettino chi li accoglie e l’ambiente in cui si inseriscono. Questa attenzione si riflette anche nell’aspetto. Le superfici evitano l’effetto immediato e trovano una corrispondenza armonica con ciò che le circonda, lasciando che sia il tempo a svelarne la qualità. Le candele scultoree di UP Candle Design compongono un piccolo vocabolario di forme, dove libertà e precisione convivono con equilibrio.

La gentilezza delle fragranze
Accanto alle sculture che costituiscono la sorgente del loro lavoro, Margarita e Juriša hanno ideato una linea di candele pensata per abitare la quotidianità, in quella zona intermedia dove il gesto si fa cura e la materia incontra l’aria. In questo ambito le cerature si articolano in due forme: vasi di vetro trasparente con tappo in bambù, personalizzabili con segni, dediche, piccoli emblemi; e lattine illustrate, decorate con immagini che alludono. Frutti, cortecce, spezie, rami compongono una memoria visiva che accompagna la fragranza. Gli aromi nascono da ingredienti naturali – agrumi, resine, spezie calde, accenti erbacei – e restituiscono un’impressione composta, mai invadente. Sono profumi che attraversano lo spazio come una forma di ascolto, lasciando che l’ambiente mantenga il proprio carattere, accostandosi con discrezione. Le etichette recano brevi frasi: “Prenditi il tuo tempo”, “Giornate gentili”, “Gioisci”, “I piccoli passi sono importanti”, “Respira in gentilezza”, piccoli inviti alla pausa, sospensioni che offrono uno sguardo. Forse è proprio qui che si rivela il loro significato più profondo, in quell’intenzione che si accorda a ciò che già esiste. In questo modo, la candela smette di essere un semplice oggetto e diventa segno, un’offerta che riconosce la presenza dell’altro senza invaderla. Un modo lieve di dire “ci sei”. Queste cerature vengono spesso richieste da realtà che desiderano restituire, all’interno dei propri doni, un elemento che conservi una traccia personale – atelier, boutique, strutture ricettive, contesti in cui l’ospitalità assume una forma concreta. Le confezioni curate dai coniugi Puratić seguono una linea essenziale e attenta, costruita attorno a materiali sostenibili, pensati per durare o per essere reimpiegati. L’intenzione è quella di togliere l’eccesso per lasciare spazio, senza rinunciare a ciò che conta. All’interno, i ceri profumati possono essere accompagnati da oggetti semplici – basi in legno, spegnicandele, piantine, fiammiferi, piccoli oggetti che richiamano il gioco, la casa, la cura. Ogni composizione è ordinata con attenzione, lasciando che il nucleo mantenga la sua autonomia e che gli accessori ne amplifichino la forma senza sovrapporsi.

«Wildlight» e il richiamo della natura
Come recente espressione del loro percorso creativo, è nata “Wildlight”, una collezione dedicata alle creature che abitano i dintorni di Castua e le zone montane del Gorski kotar. L’idea è emersa durante una passeggiata con la figlia Mia. Di fronte a un cantiere aperto nella vegetazione, la bambina aveva esclamato: “Guarda, mamma, costruiscono!”. In quel momento Margarita ha percepito con chiarezza quanto il paesaggio stesse cambiando, preoccupata per la progressiva riduzione degli spazi naturali e per l’allontanamento degli animali da luoghi un tempo abitati con naturalezza. A questo si è aggiunta l’inquietudine all’idea che sua figlia potesse crescere senza conoscere da vicino quella ricchezza vivente e quel legame profondo con la natura che avevano segnato la sua infanzia. La serie accoglie otto animali – lince, lupo, cervo, volpe, lepre, gufo, orso e grifone – scelti per la forza simbolica che incarnano e rappresentati attraverso forme essenziali che ne trattengono l’impronta riconoscibile, anche quando la figura è ridotta ai suoi elementi più puri. Le teste emergono dalla base con chiarezza plastica, quasi archetipica, sostenute da una struttura conica che le ancora al piano. Le proporzioni sono studiate con cura, le superfici seguono linee essenziali e ogni figura appare nella sua integrità, senza enfatizzazioni. A ciascun modello è associato un breve testo composto da Margarita, con parole che evocano il significato simbolico dell’animale e il suo ruolo negli equilibri dell’ambiente. Sono riflessioni che restituiscono un frammento di territorio attraverso la forma e aprono uno spazio di pensiero sulla presenza selvatica che lo abita. Per Margarita e Juriša, questa collezione rappresenta un’estensione naturale del loro lavoro, contribuendo anche a sostenere idealmente le specie che l’hanno ispirata. Osservando le figure della linea “Wildlight”, disposte una accanto all’altra nel laboratorio, si coglie la coerenza che le attraversa. Ogni esemplare concentra un tratto, un gesto, un modo di essere che rimanda al suo legame con il paesaggio. Insieme compongono una narrazione fatta di foreste, creste, sentieri, una continuità silenziosa tra presenza umana e natura.

Esemplari di candele della linea “Wildlight”

Orizzonti futuri
Nella parte conclusiva del nostro incontro si è affacciata una visione, un desiderio rivolto al tempo a venire. Margarita e Juriša immaginano per il futuro dello studio uno spazio più ampio, una bottega luminosa in cui il lavoro quotidiano possa disporsi con agio, continuità e ritmo. Vorrebbero che il progetto crescesse fino a raggiungere una forma di equilibrio sostenibile, che restituisse dignità a ogni fase della produzione. È un’attività che richiede studio costante e attenzione vigile, una pratica che si rinnova ogni giorno. Guardano al futuro con speranza, desiderando un contesto che permetta al loro lavoro di esprimersi in modo più pieno senza frammentarsi tra direzioni differenti. In questo bilanciamento quotidiano entrano anche Mia e Šime, che osservano, modellano, tracciano le prime forme. I coniugi Puratić sanno di trovarsi ancora nel vivo del loro cammino, affezionati a ciò che hanno costruito e pronti a seguirne l’evoluzione. In quella casa tra gli alberi di Castua, abitata da Max, da Luce, dalle voci squillanti dei bambini, dal sole, dall’allegria, dalla bellezza e dalla cura, il lavoro continua a crescere. Vi affiorano indizi di paesaggio, memorie vegetali, visioni che arrivano da lontano e si sedimentano nella materia. In quel mondo operoso ogni giorno prende forma qualcosa che prima non c’era, portato dalla dedizione e da uno sguardo attento su ciò che resta e ciò che cambia.

La Casa del drago
Tra gli episodi più insoliti legati al loro lavoro, Margarita e Juriša ci hanno raccontato un aneddoto inatteso, nato da una richiesta giunta dalla sede americana di HBO, incaricata della promozione della serie “House of the Dragon” (La Casa del Drago), prequel di “Game of Thrones” (Il Trono di Spade). La commissione prevedeva la realizzazione di 350 candele a forma di uovo, modellate secondo un disegno fornito dal team creativo e dipinte a mano, una per una. Il lavoro richiese numerose prove di pigmentazione e verifiche sulla cera naturale, affinché le tonalità richieste mantenessero stabilità e luminosità, senza compromettere la qualità del materiale. Il risultato fu una serie scenografica, pensata per un immaginario distante da quello che orienta le loro collezioni abituali. Una parentesi che ha introdotto nel laboratorio di Castua una sfida tecnica e simbolica, offrendo un’occasione concreta di confronto con un linguaggio visivo altro, più spettacolare e comunque accolto senza contraddizioni.

Alcune delle candele commissionate per la promozione della serie “House od the Dragon”

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