Un gioiello luminoso nel cuore della Puglia

Con la sua caratteristica forma ottagonale, Castel del Monte, nei pressi di Andria, riflette la visione del mondo di Federico II di Svevia e la sua aspirazione a unire culture e civiltà diverse

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Un gioiello luminoso nel cuore della Puglia
Foto Nicole Mišon

Olivi che si estendono a perdita d’occhio, susseguendosi uno accanto all’altro, chilometro dopo chilometro, dove la presenza umana sembra quasi assente, se non fosse per la regolarità anche troppo perfetta in cui sono disposti. Mentre si è immersi tra quel fogliame verde che dona ombra e un po’ di refrigerio all’arida terra durante il cocente caldo estivo della Puglia, sembra non esserci posto per nient’altro, se non per qualche fico d’India cresciuto, quasi per caso, qua e là. Invece, in mezzo a questa vasta pianura brulla, si erge una collina solitaria, vedetta e custode di storie e segreti arcani; in cima vi troneggia un castello di un bianco quasi immacolato che si staglia brillante tra l’azzurro del cielo e il verde della vegetazione. Avvicinandosi, la fortezza si delinea sempre più nitida, fino a svelare le sue otto torri, altrettante mura invalicabili e la sua inconfondibile forma ottagonale. È Castel del Monte. Un gioiello di maestria medievale, unico nel suo genere, che ricorda la corona ferrea del Sacro romano impero. L’opera voluta dall’Imperatore Federico II è costruita in pietra calcarea locale bianco-avorio, che cambia le sue sfumature in base alle ore del giorno e al passare delle stagioni. La luce, infatti, è la protagonista indiscussa di questo capolavoro.

Una scoperta graduale
Castel del Monte lo si scopre a piano a piano, prima lo si intravede in lontananza, poi avvicinandosi sembra a portata di mano, arrivati ai piedi del colle, sparisce nel folto del bosco, per poi ricomparire gradualmente percorrendo il sentiero immerso nel Parco nazionale dell’Alta Murgia. Arrivati in cima, ci si ritrova davanti a una magnifica visione che domina l’orizzonte a 360 gradi, dalla pianura sconfinata al mare immenso, dagli oliveti verdeggianti alle distese arse bruciate dal sole pugliese. Da un puntino in lontananza, il castello si trasforma in un’imponente opera che tutti possono ammirare da ogni dove: nonostante lo scorrere dei secoli, la sua presenza ricorda a tutti il potere assoluto esercitato da colui che stava a capo del Sacro romano impero. Il maniero, infatti, fa parte di una rete di castelli voluta da Federico II, per rappresentare l’esteso dominio del sovrano: re di Sicilia e imperatore del Sacro romano impero.
Castel del Monte colpisce per la sua grandezza e la sua bellezza; la sua edificazione durò decenni e coinvolse uomini che lavorarono con maestria al progetto. I lavori iniziarono attorno al 1240, dando vita a un frenetico brulicare di attività, che portarono in un unico luogo operai, falegnami, manovali, capimastri, carpentieri, scalpellini, fabbri provenienti da tutto il mondo conosciuto all’epoca. Manodopera qualificata arrivava dal centro Europa e dal Medio Oriente, così come dall’Asia e dall’Europa meridionale per costruire un edificio senza pari, adagiato su un’altura a 500 metri sul livello del mare che domina l’intera area geografica. Federico II di Svevia lottò tutta la vita per unire culture e civiltà diverse; questa sua aspirazione trovò espressione nell’architettura stessa del castello, dove convivono archi in stile arabo e bifore gotiche, fondendosi armonicamente insieme. L’entrata a est, caratteristica di tutte le sue fortezze, vuole essere una rievocazione di epoche antiche. Trovandosi di fronte all’imponente portale d’ingresso si prova una sensazione di stupore e incanto, resa ancora più sensazionale dal bagliore della luce riflessa dal bianco delle mura.

Foto Nicole Mišon

Un numero ricorrente
Soprannominato “Stupor mundi” (meraviglia del mondo), Federico II, fu un grande intellettuale, amante dell’arte e della storia, così come delle scienze e della caccia. La fortezza, è un’immagine dei suoi smisurati interessi, dove nessun dettaglio è lasciato al caso. La forma ottagonale celebra il numero otto che si ripete in diversi aspetti all’interno della costruzione. Infatti, otto sono le facciate del corpo centrale, con altrettante torri larghe all’incirca (indovinate un po’?) otto metri. Ma non finisce qui: le stanze al pianoterra sono otto e ce ne sono altrettante al primo piano. La forma, non solo rievoca la corona del Sacro romano impero, ma è pure un riferimento alla Cappella di Aquisgrana, anch’essa un ottagono, in cui sono custodite le spoglie di Carlo Magno.
Tra le varie passioni di Federico II troviamo quella per la caccia con il falcone e Castel del Monte rappresenta il luogo ideale per l’arte venatoria, molto amata dall’imperatore, anche se a oggi non ci sono prove certe che vi abbia mai soggiornato. Il bosco che circonda la fortezza brulicava di animali selvatici, non stupisce quindi che il sovrano lo scelse nell’ottica di portare lì ospiti illustri per praticare assieme tale passatempo, godendosi la pace e la tranquillità lontano dai doveri istituzionali. Nel Medioevo il monarca si spostava assieme a tutta la sua corte: bisogna immaginare uno stuolo di 200 persone, tra servitori, cavalieri, dame di compagnia, soldati, poeti, giullari, consiglieri del re che da una reggia ne raggiungono un’altra, formando una carovana che impiegava giorni o settimane per arrivare a destinazione. A Castel del Monte gli ospiti trovavano pace e quiete, non era un palazzo istituzionale, ma piuttosto di rappresentanza, dove il re poteva dedicarsi ai piaceri e a quelli che oggi definiremmo hobby. Non sorprende quindi che Federico II abbia optato per questa posizione immersa nel vedere della Puglia per edificare uno dei suoi castelli più desiderati. La scelta appare ancora più scontata se si pensa alla sua passione per la caccia, di cui era un esperto, tanto da redigere il trattato “L’arte di cacciare con i falchi”, di cui l’esemplare più famoso, contenente 500 immagini di uccelli molto dettagliate e precise, è conservato a Roma nella Biblioteca Vaticana.

Foto Nicole Mišon

Fusione tra bellezza e armonia
Il castello, quanto possente esternamente con le sue mura e torri massicce, è altrettanto vuoto al suo interno. Nel cuore si trova il cortile spoglio, sul quale si affacciano le aperture del piano superiore, una volta collegate tra loro da un ballatoio (oggi inesistente) che permetteva di passare da una stanza all’altra. La corte ampia, delimitata anch’essa da otto pareti, riprende la simmetria esterna, sottolineando ancora una volta la genialità di chi lo ha costruito, adatta a fondere la bellezza essenziale con l’armonia. In tale costruzione attraverso il respiro dell’architettura, viene rappresento l’imperatore, considerato una figura perfetta. Quando questi arrivava, assieme a tutto il suo immenso seguito, il castello doveva fare fronte ai bisogni, innanzitutto quelli primari, come cibo e acqua. Nel Medioevo, in una regione quale la Puglia, dove nella stagione estiva il sole e il caldo torrido prosciugano torrenti e pozze, il rifornimento d’acqua poteva essere un problema. Ma la soluzione arriva dall’ingegneria! Nel cortile, convergente al centro, sono disposte delle grate, nelle quali confluisce l’acqua piovana che poi defluisce nei sotterranei per essere accumulata. Nelle viscere di Castel del Monte non troverete passaggi segreti, celle o prigioni, ma un’immensa cisterna per conservare la preziosa fonte di vita e contemporaneamente unire l’utilità alla bellezza.
Dal cortile si accede al pianoterra, proseguendo per una scala a chiocciola costituita da 44 gradini si raggiunge il primo piano, riservato ai nobili. Oggi rimane solo uno scheletro di quella magnificenza, ma bisogna immaginare le stanze ricoperte di marmi e altre lussuose decorazioni, che con il passare del tempo sono state depredate. Tutte le sale erano foderate di marmi preziosi e variopinti oggi scomparsi ma, nonostante questo vuoto, il visitatore rimane incantato di fronte alla monumentalità ancora presente in ogni dove.
Al primo piano, in corrispondenza del portale d’ingresso, si trova la cosiddetta sala del trono, anche se non abbiamo nessuna certezza che lo spazio ospitasse effettivamente un trono. Nel mezzo vi domina una nicchia che sembra potesse accogliere il seggio del monarca, ma in realtà le aperture ai lati permettono a dei congegni di alzare e abbassare la saracinesca dell’accesso principale. In assenza della totalità degli arredi, del mobilio e dei decori è difficile immaginare come apparissero questi spazi secoli addietro. Non sappiamo cosa videro i presenti il giorno dell’inaugurazione, ma passiamo immaginare che si trattasse di qualcosa di stupefacente, mai ammirato prima, capace di riunire in un solo luogo le migliori maestranze del tempo.

Foto Nicole Mišon

Lontano dagli intrighi di corte
Castel del Monte è diverso dai palazzi classici, caratterizzato da ambienti intimi, sfugge a delle rappresentazioni precise e definite. L’edificio voleva essere un luogo lontano dagli intrighi di corte, dalle congiure e dalle battaglie, al contrario aspirava a rappresentare la raffinatezza di Federico II e il trionfo della cultura e dell’integrazione, inglobando in un unico luogo il meglio dell’arte e dell’erudizione. Un rifugio dove circondarsi di esponenti di svariate provenienze, con i quali parlare le molte lingue che l’imperatore conosceva. Federico II a Palermo apprese l’arabo, studiò il latino, mentre a corte parlava in francese. In veste di poeta usava il volgare siciliano, invece i maestri orientali gli insegnarono il greco, con i nobili del Nord conversava in tedesco, infine per farsi comprendere dai sudditi del Regno utilizzava l’italiano. Una figura unica nel suo genere, volta a curare il culto della bellezza, perseguendo la grazia e il buongusto. Il castello è uno specchio della sua visione del mondo e del modo di vivere, dove il meglio della scienza, dell’arte e del sapere umano trovano il loro compimento.
Da gioiello medievale senza pari, nei secoli a venire Castel del Monte ricoprì diverse funzioni: Manfredi, figlio di Federico II, lo trasformò in prigione, fu poi un covo per i banditi e in seguito un ospedale per lebbrosi. Nel Risorgimento diventò un rifugio dei Carbonari, per poi diventare un riparo per pastori e viandanti, nonché un punto di riferimento per i naviganti. Come già accennato fu un luogo da depredare e da spogliare dalle sue ricchezze, per poi diventare un punto di osservazione durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1936 entrò nell’Elenco dei monumenti nazionali italiani, mentre nel 1996 l’Unesco lo proclamò patrimonio di tutta l’umanità. Oggi è un museo aperto al pubblico tutto l’anno e continua a lasciare senza fiato e a meravigliare chi lo osserva prima da lontano e poi più da vicino.
Castel del Monte è un capolavoro che sfida il tempo e risplende di luce propria, abbagliando i visitatori con la sua geometria perfetta e il suo simbolismo arcano. Il maniero non ha mura difensive, né fossati, si erge imponente, sospeso tra cielo e terra nella Murgia pugliese, a testimonianza della grandezza culturale di Federico II e del legame eterno tra l’uomo e la conoscenza.

Foto Nicole Mišon

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