Spalato avrà la sua metropolitana?

Miranda Cikotic/PIXSELL

Sia che si parli di traffico urbano che di diritto di circolazione dei cittadini, la mobilità è percepita al momento come uno dei maggiori problemi in tutta Europa. Tra non molto l’80 per cento dei cittadini europei vivrà nelle città e garantire l’accesso a tutti diventerà una vera e propria sfida, sia da un punto di vista del risparmio energetico e dunque della tutela dell’ambiente, che da quello del tempo e delle risorse che il singolo dovrà impiegare per andare da una parte all’altra d’Europa o semplicemente dall’altra parte della sua città.
E se nelle metropoli con milioni di abitanti questo problema è noto da tempo, in Croazia sta iniziando a spuntare ultimamente, sempre con maggior insistenza. Un caso particolare è la Dalmazia, dove ormai da anni ogni estate la costa viene invasa da una marea di turisti, che intasano la Litoranea adriatica e contribuiscono a congestionare ulteriormente il traffico nelle città. Il centro urbano in cui questo problema è percepito maggiormente è senza ombra di dubbio Spalato, dove a quasi cinquant’anni di distanza dai primi progetti si sta tornando a parlare della possibilità di costruire una metropolitana. Mentre si è in attesa che le discussioni su questo progetto indichino la via da seguire, tutta una serie di azioni volte a migliorare la mobilità vengono lentamente messe in atto.

Ritocchi infrastrutturali

Negli anni scorsi sono stati fatti dei lavori di ampliamento della rete ferroviaria, realizzata ai tempi dell’Impero austro-ungarico. Ora i binari arrivano fino al mare, ossia fino alla zona del porto, e i alcune tratti sono interrati, per agevolare il traffico stradale. Tutto questo, però, non ha fatto altro che contribuire a un ulteriore flusso turistico in pieno centro, con un aumento del numero dei veicoli in transito. Pertanto il prossimo passo da fare dovrebbe essere il trasferimento delle stazioni degli autobus e dei treni in un’altra zona della città. Il sindaco di Spalato, Andro Krstulović Opara, ha annunciato che si punterà a realizzare tre nuove stazioni dei treni, nelle zone di Dujmovača, Sveti Kraj e a Solin (Salona).

La qualità di una volta

La metropolitana, però, è un’altra cosa. Non si tratta di un progetto che può essere realizzato in poco tempo o senza un’attenta pianificazione. Spalato aveva imboccato questa direzione molto tempo fa, all’inizio degli anni 80, quando dopo la fase di interramento dei binari in occasione dei Giochi del Mediterraneo del 1979, Petar Čerina aveva preso in mano le redini dei lavori. Oggi pensionato, Čerina è stato un ingegnere di grande successo, con molti lavori portati a termine in tutta l’ex Jugoslavia, ma anche nel Medio Oriente e in Africa.
“Ero arrivato da Zara dopo avevo lavorato al marina della Tankerkomerc. Il tunnel ferroviario a Spalato era stato progettato da Igor Krstulović, della Konstruktor, il quale aveva molto a cuore la riuscita dell’opera. Per questi motivo mi trovai in una situazione privilegiata, in quanto fui messo nelle condizioni di poter lavorare proficuamente. Realizzammo il tunnel ricorrendo alle più moderne tecnologie dell’epoca, con robusti piloni di cemento armato. La struttura può rimanere salda ancora per molti anni, non c’è nulla da temere”, ha assicurato Čerina. “La seconda fase dei lavori, quella per la quale fui assunto, durò meno di un anno. Le case vicine emanavano molta umidità nella galleria costruita in periodo austroungarico. C’erano numerose falle che facevano entrare nel tunnel gli scarichi delle fogne. Inoltre bisognava porre la massima attenzione al sistema di telecomunicazioni dell’esercito, che passava sotto la zona degli scavi. Nonostante tutto in meno di un anno la struttura fu inaugurata”, ha affermato l’ingegnere. All’epoca furono fatti dei lavori anche alla rete fognaria di Spalato, con la costruzione di un collettore che permise un miglioramento della qualità delle acque del mare, con grande beneficio del turismo.

Poche alternative

Ultimamente nella città dalmata si è parlato della possibilità di costruire una strada sul tetto del tunnel. Il tratto permetterebbe un collegamento diretto fra via Vukovar e via della Guerra patriottica. Čerina si è espresso anche su quest’eventualità. “No. Credo che non si possa fare una cosa del genere, perché il tetto del tunnel non è stato progettato per subire degli stress di tipo dinamico, i quali si andrebbero a produrre se il traffico urbano dovesse scorrervi sopra. I tempi stanno cambiando e le necessità legate alla circolazione a Spalato non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelle degli anni ’80. Tuttavia bisogna cercare di sfruttare quello che si ha a disposizione. All’epoca furono costruiti dei grandi parcheggi in prossimità delle stazioni della futura metropolitana, il che significa che grazie alla lungimiranza di allora oggi si ha a disposizione un’ottima base di partenza per nuovi progetti. Dobbiamo attenerci a quelle iniziative, ovviamente con un trasferimento delle stazioni degli autobus e dei treni” fuori dal centro urbano, ha concluso Čerina.

Un progetto colossale

Davvero è possibile che si vada verso la realizzazione della metropolitana? L’interramento della ferrovia negli anni Ottanta fa ben sperare. “Progetti di questo tipo si fanno una volta ogni cento anni. Molte città anche più grandi di Spalato non si sono mai decise a compiere un passo del genere”, ha sottolineato Ivo Šatara, ingegnere edilizio, che all’epoca dei lavori d’interramento era uno studente universitario. Šatara ha seguito il progetto molto da vicino, nel senso che viveva proprio a ridosso della zona dove venivano eseguiti i lavori. “Da bambino vivevo nei grattacieli blu, con il treno che passava sotto le mie finestre. Oggi sarebbe impensabile, ma all’epoca l’unico tratto sotterraneo era quello fra la sede dell’Ente elettroenergetico e il centro città. Tutto il resto è venuto dopo. Ho scattato varie fotografie dei lavori, che sono oggi un documento storico. Adesso mi accorgo che avrei voluto scattarne tante altre, perché il progetto era davvero colossale. È un peccato che si siano dovuti aspettare così tanti anni affinché un’infrastruttura del genere venisse sfruttata in tutto il suo reale potenziale. Meglio tardi che mai comunque”, ha affermato Šatara.

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