Scoperta in Adriatico una barriera corallina

Nella fascia tropicale questi organismi corrono seri pericoli, dovuti ad esempio all’acidificazione degli Oceani che provoca un abbassamento del pH naturale dell’acqua, rendendo così più difficile la loro sopravvivenza

Nessuno avrebbe immaginato che l’Adriatico, data la sua latitudine, avrebbe potuto dare vita a una barriera corallina. Il sospetto venne però alcuni anni fa, quando dei pescatori gettarono le reti su di un fondale attorno ai 50 metri, a nord della cittadina pugliese di Monopoli. Oltre al pescato, le reti portarono in superficie spugne molto simili a quelle tropicali e corallo vivo. Se ne interessarono subito i biologi dell’Università di Bari e in seguito intervennero studiosi e specialisti con dei robot subacquei e con le nuove tecniche d’immersione.

Ramificazione dei coralli duri

La sorpresa fu grande. Innanzitutto per quanto riguarda l’habitat e i colori della barriera. Infatti il fondale dei 50 metri, dove la luce filtra appena, era considerato proibitivo per la crescita di una vita corallina e dove le madrepore che costituiscono tali strutture di carbonato di calcio non avrebbero potuto vivere in assenza di un folto letto di alghe, private della luce necessaria alla loro fotosintesi. Per il momento la nuova barriera corallina sembra, e si spera, possa continuare la sua crescita che già raggiunge i 1.350 km. Tra le località pugliesi di Bari e Otranto.
Una rete comunicativa viva
Nella fascia tropicale del nostro Pianeta, però la vita delle barriere coralline è in serio pericolo. Vediamo cosa sono, come si formano e a cosa servono. Innanzitutto chiariamo che le barriere coralline sono da considerarsi un organismo vivo. Dunque non sono inanimate, ma “vive”! La barriere sono create da animali chiamati “coralli pietrosi”, così definiti perché, alla vista, potrebbero sembrare delle pietre. Un nome poco scientifico, ma tant’è. Questi coralli sono costituiti da morbidi e piccoli organismi coloniali che si chiamano “polipi”. Sono degli invertebrati che stanno all’interno di un calice di calcare dal quale fuoriescono per catturare il plancton portato dalla corrente. Da sottolineare che ciascun polipo è connesso con gli altri, tanto da formare una vera rete comunicativa vivente su uno scheletro di carbonato di calcio.

La stella “assassina” si ciba dei polipi dei coralli

I coralli presenti su di una barriera corallina sono ulteriormente assemblati ad altri organismi, come le alghe o anche ad altri processi fisici come la sabbia che si inserisce negli spazi della scogliera. Oltre a una enorme quantità di animali, nelle barriere coralline vivono anche le “zooxanthellae”, che sono importantissime per la formazione delle barriere coralline. Sono dei monocellulari che amministrano la “fotosintesi”, un po’ come avviene nel campo delle piante e degli alberi che si trovano sulle terre emerse.
Lo stress da calore

La barriera corallina tropicale è piena di vita

La più grande barriera corallina si trova in Australia. Si estende per 2.300 km a nord-est del continente, i cui coralli hanno una tolleranza allo stress da calore più basso di quanto ritenuto. Questo, secondo gli scienziati che negli anni scorsi hanno constatato l’effetto del caldo marino, è ciò che ha causato la morte di circa un terzo dei coralli della Grande Barriera Australiana. Parimenti anche le altre più importanti barriere: quella Maldiviana e le altre, più piccole, come quelle del Mar Rosso, del Belize, dei Caraibi e della Florida, tanto per fare degli esempio, sono stressate dall’acidificazione degli Oceani che provoca un abbassamento del pH naturale dell’acqua, rendendo così più difficile la sopravvivenza dei coralli e degli altri animali che hanno scheletri di carbonato di calcio.
Inquinamento e altre minacce
Ma le minacce non finiscono qui. Grave è l’inquinamento delle acque costiere, che influisce sulla salute delle barriere coralline. Lo sbiancamento dei coralli a causa del riscaldamento dei mari e anche le costruzioni abusive, nonché il turismo selvaggio. Si stanno cercando soluzioni, ma purtroppo è una storia di speranza che non si rassegna a dire: sparirà tutto e non possiamo farci nulla. Coloro che si interessano del problema riconoscono che ormai è troppo tardi per lasciarle sole, visto il ritmo con il quale stiamo perdendo il corallo. È soltanto una questione politica di tempo prima che una nuova ondata di calore ci colpisca. Siamo purtroppo diventati pessimisti a tal punto che anche se venissero mantenute le promesse dei tagli alle emissioni dei gas serra, come da “accordo sul clima” siglato a Parigi nel 2015, o anche sperando in seri accordi, sempre politici, per tagli alle emissioni ancor più netti, conosceremmo un innalzamento delle temperature oceaniche che finirà per uccidere buona parte delle restanti barriere coralline.

Una barriera corallina morta

Chissà se un giorno la razza umana si sveglierà scoprendo che avrà ereditato l’incarico permanente della manutenzione tecnica del pianeta, e questo perché i suoi sistemi naturali di auto regolarizzazione, saranno stati messi fuori uso e così, i compiti ormai toccheranno a noi. Allora, con il trascorrere del tempo l’intervento sui sistemi naturali diventerà molto più pesante e gravoso, cosicché alla fine cercheremo di regolare le temperature di tutto il pianeta, rischiando di provocare delle stragi. E allora non ci saranno più alternative.
Piccoli suggerimenti utili
Attualmente, per esperienza personale, le barriere coralline di tutto il mondo sono i maggiori sogni di conquista per la maggior parte dei subacquei e anche dei turisti. E qui mi permetto di dare qualche suggerimento. I coralli sono un dono della natura e perciò non sceglierli come regali da portare agli amici. Ci vogliono decenni e moltissimi anni per “costruire” una barriera corallina, quindi lasciateli crescere in loco. Non scaricate prodotti chimici nei corsi d’acqua. Finiscono tutti nel mare! Se provengono dai fertilizzanti, aumenteranno la crescita delle alghe le quali bloccheranno la luce del sole con la quale i coralli coltivano il processo della fotosintesi. E in ultimo, se andrete in barca, ancoratela nei fondali sabbiosi, lontani dai coralli e dalle piante marine, in modo tale che l’ancora e la relativa catena non si trascinino sui coralli vicini.

Polipo dei coralli ripreso in macro
L’imbiancamento dei coralli
La magia dei coralli delle Maldive

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