Siamo in pieno inverno, periodo in cui si manifestano episodi di abbondanti nevicate, forti gelate, piogge insistenti, venti di scirocco che si alternano a giornate di bora, mattini timidamente soleggiati e deboli tepori che ci ricordano e in qualche modo annunciano l’arrivo della primavera. Sembrano espressioni di speranza, che sono deboli come i tempi in cui viviamo. Tempi molto deboli. Prima di continuare, vorrei descrivere che cosa significa per me la frase “tempo debole”, che è debole perché si sta allontanando sempre di più dal modo sapiente di contemplare la vita, privo di sano giudizio e svuotato dal profondo significato della ragionevolezza e della dignità umana. Sembra che l’uomo, globalmente parlando, stia andando in cerca di un qualche nuovo modo di vivere la vita, senza considerare l’evoluzione del pensiero umano, la logica e l’equilibrio personale e sociale, non dimenticando che le risposte sono già state date e si manifestano nella straordinaria ricchezza dell’evoluzione culturale dei popoli del mondo.
Viviamo in tempi così veloci e intensi, con un esagerato numero di eventi di ogni tipo, colmi di un estremo dinamismo che crea e offre immagini distorte della realtà. Non riusciamo più a seguirli e ci pare di aver perso il contatto con una realtà altamente evoluta e sofisticata. Ma dietro tutte le magnifiche facciate si nasconde la vera natura, quella debole, priva di valori e dell’energia creativa e rinnovante, addiritura carente di sostanza. Secondo me, il tempo definito debole racchiude in sé quel periodo in cui il genere umano si lascia trasportare dallo spirito di superficialità, dall’andazzo storico insignificante, in quanto mancano i veri riferimenti che dovrebbero manifestarsi come esempi di vita. Riaffiorano le debolezze umane, i difetti e i vizi che si mascherano da modelli di vita e si difondono con leggerezza attraverso la superficialità di considerare il mondo. E ribadisco, pare che all’uomo piaccia ripetere le lezioni di storia, ma in verità si tratta di un processo ripetitivo che produce una grave conseguenza: l’oblio collettivo, storico, culturale, sociale, emotivo e personale.
L’avanzare degli empi
Gravano su questo tempo stanchezza, disillusione e indifferenza, una melma morale in cui operano coloro che sono abituati a pescare nel torbido. Sono gli empi che esistono da sempre. Creano inganni e costruiscono trappole per catturare chi si arrende facilmente e si lascia trascinare da falsi idoli e false credenze. Alla fine non importa da chi si viene trascinati, importa soltanto la potenza del trascinamento che crea l’illusione di seguire una strada sicura e forte. Ma le strade sono tante e quelle veramente sicure sono impegnative da percorrere. Ecco perché è più facile per gli ingenui e i meno sapienti lasciarsi convincere da chi si impone con forza. L’illusione, però, dura poco e l’inganno si scopre da sé, grazie a coloro che rimangono fermi a difendere gli avamposti della verità contemporanea e storica. Sono i coraggiosi che non vogliono tacere davanti alla menzogna, ma si prodigano a mantenere viva la memoria storica che aiuta ad aprirsi alla verità.
Gli empi si contraddistinguono per la loro arroganza che crea l’immagine di forza. Si assomigliano tutti: è un copia-incolla che si riconosce facilmente. Dietro quell’arroganza, quella forza con cui incutono timore, si nasconde una forza diabolica che vuole distorcere la realtà e mettere sotto i suoi zoccoli malefici il pensiero globale. La sua stessa arroganza accompagnata dalla supremazia, però, la rende cieca davanti al singolo individuo che vuole mantenere la mente aperta, seguendo percorsi autentici. Non tutti si lasciano trascinare dalla menzogna. Non tutti ignorano i valori nobili. Non tutti dimenticano i fatti accaduti. Non tutti si piegano davanti al più forte. E lì che gli empi non hanno nessuna autorità, nessun potere. E lì che nascono i leader storici, del pensiero e dell’azione. E lì che la civiltà si ribella all’iniquità. La storia insegna, possiede numerose testimonianze in cui il piccolo e umile mostra il cuore impavido e vince l’avversario, solitamente armato, forte e potente. Nulla e nessuno è più forte di chi vuole e difende la verità.
Bisogno di amore
Mi allontano un attimo dagli eroi contemporanei per fare un salto nel passato, quando andavo in cerca dei miei eroi personali, nelle mie prime letture, quelle delle fiabe e dei suoi protagonisti. Se pensate a Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Pollicino, i vari principi e principesse, vi state sbagliando. Li ho trovati, i miei eroi, nei personaggi delle fiabe di Andersen. Il brutto anatroccolo, la piccola fiammiferaia e in particolare, una piccola eroina nella Regina delle nevi. La coraggiosa Gerda, che era riuscita a raggiungere il suo migliore amico Kay e liberarlo dall’incantesimo, sciogliendo le due schegge del grande specchio diabolico che erano entrate, una nell’occhio e l’altra nel cuore del ragazzo. Con le sue lacrime, con il suo coraggio e con la forza dell’amore. Oggi ci vorrebbe una nuova Gerda per poter sciogliere quelle schegge che sembrano essere ancora conficcate negli occhi e nei cuori dei responsabili. Ci vorrebbero le lacrime sincere, innocenti e immacolate dei bambini del mondo per far capire ai grandi che il mondo ha bisogno solo di una cosa: di amore. Lo ripeto e continuerò a ripeterlo: il mondo oggi ha bisogno di amore come portatore dei valori assoluti dell’umanità. L’amore possiede l’energia creativa e ha il potere di ridare al mondo la forza a ritrovare la propria identità. Se partiamo dall’amore per il prossimo, dobbiamo avere il coraggio di rimuovere gli ostacoli che creano disuguaglianze tra i popoli. Tolti i primi ostacoli delle disuguaglianze, continuiamo a testimoniare le storie e le culture dei popoli del mondo, con dignità e rispetto verso le differenze, cercando di enfatizzare i tratti comuni. Nelle parti comuni tra le più diverse culture, troveremo e confermeremo la propria identità. Allora si potrebbe immaginare un mondo e i suoi protagonisti con visioni del futuro limpide e chiare, dopo aver sciolto quelle schegge dello specchio diabolico e malefico che si riflettono l’uno nell’altro, cercando di distruggere le risorse civili, culturali e morali della società contemporanea. Una ribellione vera e propria che porterebbe nel mondo la pace, prima di ogni altra cosa. È un sogno di un mondo equilibrato in cui esistono davvero visioni comuni e valori condivisi. Sparirebbero tutti i muri di divisione fra i popoli, le nazioni e gli Stati, ostacoli che impediscono la pacifica convivenza tra simili e diversi e tra vicini e lontani.
La difficile convivenza tra diversi
Ultimamente siamo testimoni di episodi ripetitivi di intolleranza e odio tra simili che conducono verso un vicolo cieco. Non è la prima volta che succede perché la storia ci ricorda che ancora negli antichi tempi esisteva il principio del “divide et impera” per controllare e manipolare le masse. Esiste un’altra espressione: “panem et circenses” coniata dal poeta antico Giovenale, nel periodo di decadenza morale, simile a quello che stiamo attraversando oggi. L’espressione è frutto di un tempo debole antico e ha acquistato un valore universale per descrivere tempi simili che si sono ripetuti nella storia. L’ha menzionata anche il noto astronomo Korado Korlević, qualche giorno fa, parlando agli studenti fiumani: dare “pane e divertimento” al popolo quando si vuole distogliere l’attenzione dall’essenziale. Mantenere il tempo debole per ricavarne profitti di ogni genere mentre le persone vengono distratte, rapite e bloccate da sotterfugi più o meno trasparenti e riconoscibili. Nulla di nuovo. Ci si domanda: come ribellarsi a tali processi? Di solito ci si sente deboli e inermi, specialmente noi delle generazioni mature, che oramai non riusciamo a combinare un bel niente in una società caotica, che minaccia di dissolversi nel vuoto. La risposta sta nelle mani dei giovani promettenti e autentici, senza pregiudizi e con la forza di appropriarsi del futuro con le loro conoscenze e la loro energia. Il futuro parte da loro, dice Korlević e cita Gandhi e la sua frase “siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo”. Da questa civiltà “sterile” bisogna passare a una nuova che cambierà drammaticamente tutto ciò di cui siamo oggi a conoscenza. Il mondo va cambiato anche attraverso l’atteggiamento verso lo studio, che dovrebbe tener conto dei talenti individuali, dell’educazione permanente e del fatto che bisogna tutelare e preservare quello spirito fanciullesco in ognuno di noi, che ci permette di scoprire le virtù donateci dal buon Dio. Riprendendo il discorso di Korado Korlević, confermo che la strada del futuro è rappresentata dalla propria autenticita personale, dal fatto di rimanere sempre fedeli ai propri principi, quindi non credere a nessuno. Alla fine ci vuole tanta passione perché stiamo entrando nella parte piu folle della storia civile. In altre parole, l’identità comunitaria parte da ogni singolo membro della comunità, ma non è ascrivibile al singolo, perché i valori vanno presentati, adottati e realizzati. Non sono valori nuovi, ma valori che derivano da diverse esperienze storiche di vari popoli e di varie culture, per costruire una nuova società basata su principi comuni condivisi. Per terminare il pensiero, riprendo l’immagine all’inizio dell’articolo in cui, dopo un lungo inverno, stiamo pronti ad affrontare una nuova primavera sociale e civile, la primavera di un mondo migliore.
*docente del Dipartimento
di Studi Italiani
dell’Università di Zara
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