Ragazzi con il cappellone e il fazzoletto al collo…

La vita breve degli scout italiani a Fiume, in Istria e in Dalmazia

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Ragazzi con il cappellone e il fazzoletto al collo…

Lo scoutismo, movimento giovanile basato su un originale metodo educativo che attualmente conta più di 40 milioni di aderenti in tutto il mondo libero, venne fondato in Gran Bretagna nel 1907. Si diffuse in breve ovunque, al di qua e al di là dell’oceano. In Italia i primi esperimenti di scoutismo risalgono al 1910. Nel 1912 venne fondato il CNGEI, Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani, laico; nel 1916, vinta la resistenza del mondo ecclesiastico, nacque l’ASCI, Associazione Scautistica Cattolica Italiana. Le due associazioni si espansero pian piano e acquistarono vigore dopo il primo conflitto mondiale. L’avvento del regime fascista comportò tra il 1927 e il ‘28 la soppressione dello scoutismo, sacrificato per garantire la sopravvivenza dell’Azione cattolica. Il disegno di Mussolini era quello di incorporare nell’Opera Nazionale Balilla tutta la gioventù italiana, operazione che però gli riuscì soltanto a metà.

La presenza dello scoutismo laico è attestata in Istria fin dal 1918, come si può desumere dal Bollettino ufficiale del CNGEI di quell’anno: “Ferve il lavoro per organizzare le Sezioni a Gorizia, Pola, Capodistria, Parenzo e in altre città italiane”. Il CNGEI mise radici in quegli anni lontani anche a Isola d’Istria, Volosca-Abbazia e a Pinguente. Dal periodico citato emergono nel 1923 notizie riguardanti la sezione di Pola: “La sezione svolge intensa attività, sia nelle sedi che all’aperto. Dal dicembre al febbraio le riunioni sono state una ventina; (…) le uscite hanno portato i reparti a Stignano e Lisignano il 24/12 (1922, n.d.a.); a Fasana il 26/12; a Dignano il 2/1; a Vitran il 28/1; al bosco Siana l’11/2; a Monte Paradiso il 18/2, ecc. Una preparazione fatta con tanto entusiasmo e rivolta al traguardo della prossima consegna delle bandiere, che mette in tutti una gran voglia di ben figurare”. (Sii preparato! N° 5-6, 1923). La consegna delle bandiere alla sezione polesana avvenne in forma solenne accanto al tempio di Augusto alla presenza del dottor Villetti, caposcout nazionale del CNGEI e di rappresentanze delle sezioni di Trieste, Vicenza, Fiume, Trento, Gorizia, Ancona e Iesi. Presero la parola il sindaco e il comandante Casano, animatore e presidente della sezione. In tale occasione gli scout pronunciarono la loro promessa che in quegli anni lontani veniva anche chiamata impropriamente giuramento.

Scout cattolici di Pola in una foto degli anni ‘20

Da Volosca a Zara

La stampa del CNGEI definì la sezione di Volosca-Abbazia “… una delle meglio organizzate” con dei reparti fiorentissimi. Capo del reparto era il maestro Ottorino Visentini. Nel 1922 venne fondata da Egidio Scala la sezione del CNGEI di Pinguente, che per i suoi meriti in campo educativo ricevette il 18 aprile 1925 la medaglia al merito da parte della sede centrale dell’associazione. Il 26 dicembre 1923, alla presenza di scout triestini guidati dal loro commissario, Risegari, venne inaugurata la sezione di Isola d’Istria, guidata allora dal signor Moscolin. Quanto alla Dalmazia, la sezione del CNGEI di Sebenico venne fondata il 7 aprile 1919. Il periodico dell’associazione, Sii preparato! Ne diede notizia così: “Il 7 aprile a Sebenico, mentre al teatro Mazzoleni si dava Romanticismo, nell’intervallo comparvero sul palcoscenico i Giovani esploratori della nuova sezione. Fu una indescrivibile dimostrazione di entusiasmo che salì ancora più alta quando i giovani cantarono gli inni della Patria”. La presenza degli scout laici a Zara è attestata dal 1921, ma lo scoutismo vi venne fondato probabilmente prima. Così la cronaca di un’uscita effettuata dai ragazzi nel maggio di quell’anno: “Il 13 maggio, con un tempo splendido, il reparto di Zara, dopo un certo periodo di inoperosità, riprese le sue escursioni avendo quale meta il boschetto di Babindub, a 9 km dalla città. La marcia procedeva allegra e, prima di giungere al bosco si fece un alt per fare cucina, non volendo accendere fuochi nel bosco. Poi, raggiunta l’ombra dei pini, si innalzò la bandiera e si diede corso al nutrito programma di attività. Dell’esistenza degli scout a Zara ebbi conferma diverso tempo fa dal signor Luigi Villini, esule a Roma, persona squisita che ricordò di aver fatto parte per un breve periodo della sezione del CNGEI degli scout zaratini.

Le attività a Fiume

Gli scout furono molto attivi in quegli anni anche a Fiume. Nel 1922 il periodico già citato, Sii preparato!, descrive così la consegna delle bandiere alla sezione degli scout del CNGEI: “(…) Nella piazza principale, presenti autorità e pubblico foltissimo, gli Esploratori fiumani erano disposti in quadrato, fraternamente uniti alle rappresentanze G.E.I. (di Trieste e Vicenza, n.d.a.). Era il 20 settembre, festa nazionale e solennemente furono consegnate alla sezione le bandiere offerte dai vicentini. Diversi oratori si alternarono per celebrare l’evento. Poi, davanti alle bandiere e su queste promisero i giovani che entravano, in quella solenne giornata, nelle file del movimento mondiale degli Esploratori”.

Le sezioni a Pola

Accanto alle sezioni del CNGEI furono attivi anche alcuni gruppi cattolici dell’ASCI. La richiesta di istituire il reparto Pola I°, intitolato allo statista ecuadoriano Garcia Moreno, venne inviata al conte Mario di Carpegna, fondatore dell’ASCI, da Giovanni Maronich il 25 novembre 1921. La sede era situata in via Castropola, 3, presso l’orfanotrofio “All’angelo”. Fra i promotori del gruppo ci fu Egidio Bullesi, o Bullesich, come preferiva essere chiamato (1905 – 1929) giovane dalla fede limpida, che per le sue virtù venne riconosciuto come venerabile dalla Chiesa nel 1997. I ragazzi di cui si chiedeva l’iscrizione erano una cinquantina. Nel 1924, stando ai dati raccolti dal Commissariato regionale dell’ASCI con sede a Trieste, l’attività del gruppo di Pola veniva definita “prosperosa”. Si sa anche dell’esistenza di altri due gruppi a Pola, denominati Pola II° e III°. Lo scioglimento dello scoutismo, tra il 1927 e il ‘28, comportò la scomparsa, con tutti gli altri, anche del gruppo di Pola. Bisogna arrivare al 1946 per vederlo risorgere in città, grazie alla presenza delle truppe alleate. Ad opera di Marino Tentor, che era stato scout fino allo scioglimento e di padre Egidio Carlotto, il 14 luglio venne rifondato il gruppo Pola I° che assunse la denominazione di Maris Stella. I ragazzi si trovavano presso la chiesetta di San Giuseppe, alla periferia sud-est della città. “Istruttore designato” venne nominato l’appena sedicenne Roberto Stanzione che dopo l’esodo continuò a praticare lo scoutismo in Italia. Un secondo gruppo, fondato l’8 settembre 1946 su iniziativa di Giulio Rella, coadiuvato da don Tarticchio, Todesco, Salvini, Zelesco e Giacchin, con sede in via Kandler, 29, venne intitolato alla medaglia d’oro della Resistenza Giuseppe Callegarini (1915 – 1944). I due gruppi ebbero purtroppo vita breve. Il Pola I° venne sciolto il 12 gennaio 1947 e analoga sorte toccò anche al Pola II°. L’esodo si abbattè su quei giovani generosi disperdendoli con le loro famiglie ovunque nel mondo. Alcuni di loro, esuli in patria, poterono continuare a praticare “il più bel gioco del mondo”, come viene definito lo scoutismo da chi l’ha intensamente vissuto, a Monfalcone.

Arrivano i tempi bui…

Nel settembre 1924 venne proposta l’immatricolazione del gruppo di Capodistria, dedicato al patriota e medaglia d’oro alla memoria Damiano Chiesa. Il tentativo di fondare un riparto dell’ASCI a Orsera nel dicembre del 1926 venne impedito dai fascisti: si avvicinavano tempi bui… Per quanto riguarda Fiume, lo scoutismo cattolico vi fu particolarmente fiorente. Dal 1923 al ‘25 vi vennero infatti fondati ben cinque gruppi. Nel 1925 una folta rappresentanza di scout fiumani raggiunse Roma per partecipare al congresso eucaristico. Il capo del Fiume II°, gruppo intitolato a San Marco, Eligio Serdoz, esule a Udine, guidò il gruppo Udine IX, attivo per un breve periodo, dal 1946 al ‘47, all’interno dell’orfanotrofio “Tomadini”.

Frammenti di storia

Credo sia superfluo precisare che lo scoutismo non venne ammesso nell’ex Jugoslavia – ciò anche dopo il 1948, anno della rottura con l’Unione Sovietica – analogamente a quanto avvenne in tutti i Paesi del blocco socialista, dove i giovani vennero inquadrati nei “pionieri”, organizzazione che peraltro aveva molto poco da spartire con metodo educativo scout, che viene considerato una strada di libertà. Raccogliere questi scarni dati non è stato semplice, dato che parecchio materiale è andato disperso a causa degli eventi drammatici che hanno interessato Fiume, l’Istria e la Dalmazia sul finire del secondo conflitto mondiale e anche perché i protagonisti di quel periodo storico non sono più tra noi. Il mio auspicio è che tramite questa testata qualche lettore possa essere in grado di aggiungere altri tasselli a questo frammento di storia: nomi, luoghi, episodi di vita vissuta da quei giovani che scelsero in anni lontani di praticare lo scoutismo che era e resta una scuola di vita intrisa di valori di indubbio spessore.

*psicologo – psicoterapeuta, già dirigente
del Servizio Sanitario Nazionale e docente
di Psicologia all’Università degli Studi di Udine

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