La storia plurimillenaria di Pisino non è fatta solo di mura e paesaggi suggestivi, ma vive soprattutto attraverso i volti di chi vi è nato o ha mantenuto con essa un legame indissolubile per nascita e origine familiare. La selezione che riportiamo di seguito – l’elenco è di gran lunga maggiore – propone figure illustri che, tra cinema, letteratura, pittura, musica e storia, hanno portato un frammento della città nel mondo.
Le dive del grande schermo
Il legame tra Pisino e il cinema passa attraverso due grandi icone femminili della cinematografia italiana. Il primo nome che ci viene in mente è quello di Francesca Neri. È stato l’amico Ugo Matijašić, connazionale di Pisino, ad accennarmelo in una serata estiva dinanzi al Castello che sovrasta la Foiba. Francesca Neri (1964), nota attrice e produttrice cinematografica, non è nata a Pisino, ma suo padre Claudio – esule in Trentino – si, ed era insegnante nella locale Scuola elementare italiana. Francesca ha debuttato sul grande schermo nel 1987 con “Il grande Blek”, di Giuseppe Piccioni. Ha collaborato con attori e registi importanti, quali Carlo Verdone, Massimo Troisi, Antonio Banderas, Pedro Almodovar (“Carne trémula”), Ridley Scott (“Hannibal”). Ha vinto il Nastro d’Argento come migliore attrice nel 1992 (“Pensavo fosse amore… invece era un calesse”), nel 1998 (“Carne trémula”) e nel 2009, come migliore attrice non protagonista (“Il papà di Giovanna”). Ha partecipato a trasmissioni televisive e altri progetti e commedie. Nel 2005 ha iniziato la carriera di produttrice (“Melissa P.”).
Un altro nome del grande schermo legato a Pisino è quello di Laura Antonelli (1941 – 2015). Nata a Pola da genitori pisinesi, con il cognome Antonaz, studiò Cultura fisica a Napoli. Dopo l’esodo della famiglia in Italia, fece le sue prime comparse in alcune scene pubblicitarie televisive per la Coca Cola, in alcuni fotoromanzi popolari eppoi nel cinema. Deve la popolarità alla pellicola “Malizia”, del 1973, in cui fu protagonista principale, con Turi Ferro e Alessandro Momo, per la regia di Salvatore Samperi. Collaborò anche con Jean-Paul Belmondo, Dino Risi, Luigi Comencini, Giuseppe Patroni Griffi, Luchino Visconti, Mauro Bolognini, Ettore Scola, Tonino Cervi.
L’avanguardia musicale
Certamente, il nome più noto della storia recente di Pisino è quello di Luigi Dallapiccola (1904 – 1975), noto compositore, scrittore, pianista e conferenziere italiano, nato a Pisino da famiglia di origini trentine. Il padre Pio fu insegnante e direttore del Ginnasio reale “Gian Rinaldo Carli”. Con l’inizio della Prima guerra mondiale, i Dallapiccola furono internati a Graz. Luigi Dallapiccola fu tra i precursori della musica dodecafonica in Italia. Mosse i primi passi musicali a Trieste, sotto la guida di Alice Andrich e di Antonio Illersberg. Nel 1922 si trasferì a Firenze dove proseguì e terminò gli studi di pianoforte al Conservatorio Cherubini, dove poi insegnò fino al pensionamento. Iniziò a comporre negli anni Trenta del secolo scorso, ricevendo riconoscimenti a concorsi internazionali. Fu direttamente colpito dall’emanazione delle leggi razziali in Italia, essendo sua moglie, Laura Cohen Luzzatto, ebraica, e perciò si oppose ad esse, particolarmente nelle sue opere. La sua notorietà internazionale aumentò verso la fine della Seconda guerra mondiale. Viaggiò quindi in America e per l’Europa, tenendo conferenze e corsi musicali. Per la sua attività conseguì numerosi riconoscimenti e fu membro di importanti accademie musicali internazionali. Le sue opere sono state eseguite in tutto il mondo. In Croazia, in modo particolare, sono state eseguite nei Teatri di Fiume e di Osijek, nonchè alla Biennale musicale di Zagabria.
Nel 2004 Pisino e l’Istria hanno ricordato con una serie di manifestazioni il centenario della sua nascita. Progettava una visita a Pisino, dove non era mai tornato, ma la morte lo colse prima che ciò potesse avvenire. Tra le sue opere ricorderemo “Dalla mia terra”, i “Cori di Michelangelo Buonarroti il Giovane”, “Volo di notte”, “Il prigioniero”, “Job, sacra rappresentazione”, “Canti di liberazione” e “Ulisse”, ultima sua fatica. Nel centenario della nascita, sulla sua casa natale a Burrai è stata inaugurata una lapide in memoria e gli è stata intitolata una via in città. Un’altra lapide a lui dedicata era stata posta alcuni anni prima sulla facciata laterale della sede del Tribunale commerciale regionale, in cui i Dallapiccola erano vissuti per un certo periodo, e che erroneamente era stata ritenuta casa natale del compositore.
La letteratura
Nella poesia emerge il nome di Ada Sestan (1875 – 1976), poetessa e scrittrice che conseguì l’istruzione elementare nella natia Pisino. Fin dai primi anni studenteschi diede prova del suo talento poetico, collaborando con periodici locali. A Pisino prestò servizio presso la nota famiglia Mrach, venendo a contatto con le idee irredentistiche. Fondò la rivista “Femina” (più in là “Giuncata”) e collaborò con alcuni giornali regionali e nazionali.
Tra le sue pubblicazioni si ricordano i “Primi versi”. Tradusse in italiano il dramma di G. Hauptmann “Der arme Heinrrich” (“Il povero Enrico”), scrisse saggi, scenari cinematografici (“Garibaldi”, “Luigi XI”, “Il signore dello spazio” e “Terra”) e biografie (“Biografie di letterati e di storiografi istriani”, “Uomini illustri della vecchia Trieste”). Nei libri scolastici delle scuole italiane dell’Istria all’epoca dell’ex Jugoslavia erano pubblicate alcune sue poesie.
Pier Antonio Quarantotti Gambini (1910 – 1965), scrittore, giornalista, saggista e poeta, nato a Pisino, dopo aver frequentato il Ginnasio capodistriano “Carlo Combi”, studiò diritto a Torino. Si trasferì quindi a Trieste, dove fu direttore della Biblioteca civica “Attilio Hortis”. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale si trasferì a Venezia, a dirigere la Radio Venezia Giulia. Tra le sue opere letterarie vanno ricordate “I nostri simili”, (1932), “La Rosa rossa” (1937 – da cui fu tratto l’omonimo film), “L’onda dell’incrociatore”, (1947 – vincitore del prestigioso premio Bagutta), “Amor militare” (1956), “l cavallo di Tripoli” e “La calda vita” (1958).
La storia e la scienza
A Pisino nacque, visse e morì Antonio Covaz (1820 – 1898), storico e politico. Studiò a Trieste, anche se la sua fu una formazione prevalentemente autodidatta. Si dedicò allo studio della storia locale, occupandosi pure di geografia, linguistica, etnologia, geologia e paleontologia. Alla geologia e alla paleontologia istriana diede un notevole contributo, localizzando e descrivendo 18 specie di fauna fossile di mari poco profondi. Esplorò le zone intorno a Nugla, Pisino, Pedena, Cepich e Gherdosello. Il geologo italiano Antonio Stoppani lo immortalò dando il suo nome a una specie di riccio di mare fossilizzato, da lui rinvenuto nelle zone intorno a Pisino e Gherdosello, l’Hemiaster Covazii Taram. Collaborò con numerosi studiosi ed amanti di storia patria, nonché intellettuali. Le sue scoperte e ricerche scientifiche furono in gran parte pubblicate nelle riviste “La Provincia dell’Istria” e “L’Istria”.
Assieme a Carlo de Franceschi fu il primo ad ipotizzare l’esatta collocazione del castelliere di Nesazio presso Altura, poi confermata. Fu tra i primi intellettuali istriani ad attirare l’attenzione in materia dei castellieri istriani (sostenendo trattarsi di insediamenti preromani e non di epoca romana, come si pensava all’epoca) e sull’esistenza della lingua istrorumera a Susgnevizza. Scrisse delle rovine romane, degli affreschi e delle sculture nella chiesa di Madonna delle Lastre a Vermo, nella chiesa di Sant’Antonio a Corridico, nelle chiese di Gimino, San Pietro in Selve e Chersano. Stando a fonti non confermate, fu per un certo periodo amministratore del Castello di Pisino, al servizio dei Conti di Montecuccoli (suoi ultimi proprietari), il che gli consentì di studiare l’archivio della Contea di Pisino e compilare l’elenco dei prepositi di Pisino dal 1266 e quello dei proprietari della Contea dal XII secolo al 1766, quando fu acquistata dal marchese Antonio Laderchi, Marchese Montecuccoli. Durante il Regno d’Italia, una via di Pisino portava il suo nome. Fu sindaco di Pisino e deputato alla Dieta istriana.
La storica di Pisino per eccellenza fu Nerina Feresini (1912 – 2007). Terminati gli studi elementari a Pisino, proseguì la sua formazione presso la Scuola media magistrale di Trieste. Successivamente si laureò in Lettere e filosofia all’Università di Roma e iniziò la sua carriera lavorativa alla Scuola agraria di Parenzo. Fu quindi a Pisino, Rovigno e Trieste, dove si trasferì dopo l’esodo. Fu tra i fondatori dell’associazione degli esuli “Famiglia Pisinota”, di cui per un periodo fu segretaria e presidente. La sua attività pubblicistica si lega alla storia e alla cultura di Pisino. La sua opera capitale, “La foiba di Pisino”, è stata ristampata in edizione bilingue croato-italiana a Pisino nel 2012. Una sua silloge è sul muro che affianca la salita di Burrai, nei pressi del Castello, assieme a quelle di Jules Verne e del giornalista Davor Šišović.
I De Franceschi
La famiglia De Franceschi di Gologorizza fu un’importante e nota famiglia istriana, d’origine carnica, attiva a Gologorizza tra il XVII e il XIX secolo, con membri illustri che si distinsero come giuristi, storici e figure culturali.
David Ivić, che oggi vive nella loro casa a Gologorizza (o Moncalvo), anni fa ci aveva ricordato Giulio De Franceschi, che aveva sostenuto finanziariamente gli studi di suo zio, a testimonianza del buon ricordo lasciato dalla famiglia, la cui imponente biblioteca fu arsa nel rogo nella piazza del paese nel 1945.
Camillo De Franceschi (1868 – 1953), nato a Parenzo, esponente di spicco della famiglia De Franceshi di Gologorizza studiò a Pisino e a Trieste. Nel 1889 venne condannato assieme a un gruppo di irredentisti poiché preparavano un attentato al monumento in edificazione in occasione dell’anniversario di dedizione di Trieste all’Austria. Lavorò alla Biblioteca civica di Trieste, dove iniziò pure la sua attività di ricerca. Nel 1929 fu nominato segretario della Biblioteca e dell’Archivio provinciale di Pola. Sei anni dopo divenne presidente della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria. Dopo la Seconda guerra mondiale si trasferì a Venezia. Tra le sue opere più importanti ricorderemo “I castelli della Val d’Arsa” (1899), “Storia documentata della Contea di Pisino” (1963, postuma), tradotta recentemente in croato, “Chartularium piranense” (1934-35, 1938). Studiò pure la toponomastica e la toponimia, e in modo particolare la storia della cosiddetta Istria austriaca.
Carlo De Franceschi (1809 – 1893), uomo politico e storico, frequentò i ginnasi di Fiume e di Capodistria, studiando pure a Graz. Fu studioso di storia istriana. Politicamente, era antiaustriaco. Nel 1848 fu eletto al Parlamento costituente di Vienna, dove assieme agli altri deputati istriani osteggiò l’inclusione dell’Istria nella Confederazione Germanica. Nel 1861 divenne segretario della Dieta Provinciale Istriana. Si dedicò poi totalmente allo studio della storia istriana. Dei suoi lavori si ricordano “L’Istria. Note storiche”, prima rassegna completa di storia istriana, e l’opera postuma “Memorie autobiografiche”, tradotta nel 1989 in lingua croata.
Un altro Carlo De Franceschi (1900 –1972), figlio di Camillo, studiò al Liceo classico di Trieste e poi Diritto all’Università di Padova. Fu notaio pubblico a Rovigno. Dopo la Seconda guerra mondiale si trasferì a Venezia, dove ordinò e concluse la “Storia documentata della Contea di Pisino”, opera del padre. Fu autore dello studio storico-genealogico “Il ramo istriano della famiglia Bembo” (1961) e dei “Saggi e considerazioni sull’Istria nell’Alto Medio Evo” (1968, 1970, 1971).
Giulio De Franceschi (1856 – 1942) fu artista e grafico. Conseguì l’istruzione elementare a Pirano e terminò gli studi di Arte figurativa a Venezia. Fu illustratore di libri con tema artistico e storico. Dal 1896 al 1922 fu direttore della Scuola artigianale di Pirano, dove lavorò quale insegnante di disegno. Dipingeva temi figurativi, paesaggi e ritratti. Alcuni suoi schizzi sono stati riprodotti nei libri di Giulio Caprin, di suo padre Carlo e del fratello Camillo.
L’arte
Ezio Pattay (1902 – 1958), raffinato pittore e illustratore accademico italiano nacque a Pisino e visse a Firenze, dove frequentò la cerchia intellettuale di Luigi Dallapiccola. Noto per i suoi acquerelli e le illustrazioni architettoniche, tra le sue opere più note si annovera la “Pianta di Pisino”. L’opera non è una semplice mappa topografica, ma un recupero della memoria architettonica e affettiva dei luoghi natali. L’acquerello è conservato nell’Archivio Luigi Dallapiccola, presso il Gabinetto G.P. Vieusseux – Archivio contemporaneo “Alessandro Bonsanti” a Firenze. I documenti storici del Ginnasio Reale di Pisino menzionano la famiglia Pattay come contribuente e residente locale.
Oggi, camminando per le vie di Pisino, tra la salita di Burrai e il maestoso Castello, il Vrtlišćce, Dršćevica, Pristava, la Prepositura, i nomi di questi personaggi diventano frammenti di un’identità collettiva che continua a parlare di arte, coraggio e appartenenza.
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