Torino non è una città da guardare, ma da decifrare. Il suo tessuto urbano, con le piazze misurate, i palazzi maestosi e le vie che tagliano precise, riflette l’ordine e la determinazione della Casa Savoia. Ma basta alzare lo sguardo, superando il luccichio delle vetrine, per cogliere il fermento che, tra il Settecento e l’Ottocento, la rese il nucleo incandescente del Risorgimento.
Ogni passo sui ciottoli delle sue strade ci porta più vicini al teatro degli eventi: dalle prime sedi parlamentari ai caffè storici, veri e propri salotti borghesi dove si tessevano le trame dell’Unità, in cui il fervore politico e intellettuale si mescolava al profumo dell’espresso e le idee rivoluzionarie venivano sussurrate tra i tavoli.
La visione barocca di Guarini
Il culmine di questa passeggiata nella memoria è, inevitabilmente, Palazzo Carignano. L’edificio, con la sua iconica facciata barocca, svetta nel centro del capoluogo piemontese, distinguendosi per i suoi mattoni rossi, per l’eleganza e l’imponenza della sua silhouette.
Commissionato nel 1679 da Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano, il palazzo fu progettato da Guarino Guarini, grande architetto del Barocco piemontese. La sua forma è audace e originale: la facciata, realizzata in mattone rosso, è ondulata, alternando in un gioco scenografico parti concave e convesse. Questa scelta stilistica, che ricorda i progetti visionari di Bernini per il Louvre, rappresenta un punto di rottura con le facciate uniformi degli edifici torinesi, regalando un dinamismo sorprendente alla superficie in cotto. All’interno, la teatralità continua: al centro della parte barocca si apre un atrio ellittico, da cui Guarini ricavò due scaloni curvilinei simmetrici che conducono al piano nobile.

Dalla residenza al Parlamento
Palazzo Carignano fu la storica residenza del ramo cadetto della Casa Savoia, i Principi di Carignano. E fu proprio qui che nacquero personaggi chiave del Risorgimento come Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, futuro primo re d’Italia. Tra le sue stanze e i suoi corridoi si sono intrecciate vite private e pagine di storia, vicende individuali legate indissolubilmente agli avvenimenti nazionali, creando i presupposti per l’unificazione della penisola.
Non a caso, nel pieno del Risorgimento, nel 1848, il salone ovale del palazzo fu trasformato nella Camera dei Deputati del Parlamento del Regno di Sardegna (detto anche Subalpino). Il riferimento alla Sardegna era formale, il potere era concentrato a Torino, e qui si consumarono eventi di portata storica, come la lettura del proclama con cui Carlo Alberto concedeva ai sudditi lo Statuto, e la seduta in cui Vittorio Emanuele II avrebbe poi proclamato la nascita del Regno d’Italia.
La vita parlamentare iniziò con grande entusiasmo, ma anche con complessità logistiche. Dopo le annessioni, il numero dei deputati crebbe e, tra il 1861 e il 1864, il palazzo ospitò il primo Parlamento del Regno d’Italia. L’aula, ormai troppo piccola, fu definitivamente chiusa, ma mai smantellata.

Cenni storici
Il Museo del Risorgimento, allestito all’interno dell’edificio, ripercorre pagine complesse che portarono all’unificazione della penisola, partendo dalle mire espansionistiche di Napoleone, abbracciando il periodo della restaurazione fino alle avvisaglie della Prima guerra mondiale. Per comprendere appieno l’importanza di Palazzo Carignano e del Museo Nazionale del Risorgimento italiano, è necessario ripercorrere le tappe che, a partire dal Congresso di Vienna, portarono all’Unità.
Nel 1815 nella capitale austriaca si riunirono le potenze europee per ristabilire l’ordine dopo la caduta di Napoleone. Tale incontro aveva restaurato le monarchie assolute e lasciato la penisola divisa in numerosi Stati, molti dei quali sotto l’influenza diretta o indiretta dell’Austria (come il Regno Lombardo-Veneto). Oltre al Regno di Sardegna, governato dai Savoia, gli altri Stati principali erano gli Stati Pontifici, il Regno delle Due Sicilie e diversi Ducati minori (Parma, Modena, Toscana).
Il desiderio di libertà e costituzione si manifestò nei Moti del 1820-21 e del 1830-31, iniziative promosse da società segrete come la Carboneria. Questi tentativi fallirono per la repressione austriaca, ma diedero impulso a figure come Giuseppe Mazzini che, con la sua Giovine Italia, promosse un nuovo approccio rivoluzionario per raggiungere non solo la libertà, ma l’Unità e la Repubblica.

Il 1848 segnò la “Primavera dei Popoli”, il primo tentativo coordinato. Dopo le Cinque Giornate di Milano, il Re Carlo Alberto di Savoia dichiarò guerra all’Austria, dando il via alla Prima Guerra d’Indipendenza, che si concluse con la sconfitta sabauda. Nacquero brevi esperienze repubblicane, ma furono stroncate dagli interventi stranieri.
Dopo i fallimenti del 1848, l’iniziativa passò definitivamente al Regno di Sardegna, l’unico Stato a mantenere la Costituzione. Il nuovo re Vittorio Emanuele II e il suo primo ministro, Camillo Benso, conte di Cavour, resero il Piemonte il centro propulsore dell’unificazione. Cavour, con la sua visione pragmatica, assicurò l’alleanza francese tramite gli Accordi di Plombières, che portarono alla Seconda Guerra d’Indipendenza e all’annessione della Lombardia e dell’Italia centrale.
Il processo subì una forte accelerazione nel 1860 con l’impresa di Giuseppe Garibaldi: alla guida de “I Mille”, sbarcò in Sicilia e conquistò rapidamente il Regno delle Due Sicilie. L’intervento dell’esercito sabaudo e l’incontro di Teano tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II sancirono la fusione dei territori e portarono, il 17 marzo 1861, alla Proclamazione del Regno d’Italia a Torino.
L’Unità fu completata con l’annessione del Veneto dopo la Terza Guerra d’Indipendenza (1866) e, infine, con la Presa di Roma (1870), avvenuta con la Breccia di Porta Pia dopo il ritiro delle truppe francesi. La Città eterna divenne capitale nel 1871.

L’Aula della Camera del Parlamento
Ancora oggi, l’Aula della Camera del Parlamento Subalpino di Palazzo Carignano rimane intatta, unica in Europa dopo i moti rivoluzionari del 1848, ed è il cuore pulsante del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Dal 1939, la parte storica dell’edificio è la sede permanente di questo importantissimo museo, il cui percorso espositivo si articola in ben trenta sale.
Questa vasta collezione copre un arco temporale che va dalle rivoluzioni del XVIII secolo fino agli albori della Prima guerra mondiale. Tra gli oggetti esposti, la raccolta è straordinariamente ricca e variegata, includendo uniformi, bandiere, armi, manoscritti, documenti e stampe, oltre a opere d’arte che raccontano l’epopea risorgimentale. Un pezzo di inestimabile valore è il manoscritto originale de “Il Canto degli Italiani” (l’Inno di Mameli) di Goffredo Mameli, datato 1847. Inoltre, per chi desidera approfondire le fonti storiche, il Museo è dotato di una biblioteca specialistica e di un archivio storico.
Il percorso museale riserva ambienti di profonda suggestione e importanza storica. Una delle parti più emozionanti è senz’altro la visita alla Camera dei Deputati del Parlamento Subalpino, conservata con gli arredi originali dell’epoca, che permette di calpestare il suolo della prima democrazia italiana. Allo stesso modo, l’Aula della Camera Italiana, con le sue grandi tele che raffigurano i momenti decisivi del Risorgimento, è parte integrante del racconto. Al pianoterra di Palazzo Carignano, ci si può immergere nel fasto della corte visitando gli Appartamenti dei Principi, che conservano le ricche decorazioni barocche originali, con affreschi e boiserie.

Un luogo vivo
Palazzo Carignano, oggi parte del sito UNESCO “Residenze della Casa Reale dei Savoia”, non è solo un custode del passato, ma un luogo vivo con una forte vocazione didattica, impegnato a trasmettere valori civili e storici. La centralità dell’edificio è inestricabilmente legata al ruolo storico dell’attuale capoluogo piemontese, vera e propria culla istituzionale della nazione. Torino, capitale del Regno di Sardegna e centro del potere sabaudo, fu la guida del processo di unificazione. Il suo primato politico culminò nel periodo cruciale della nascita dell’Italia, quando la città fu la prima capitale del Regno d’Italia unificato, dal 1861 al 1865, un segnale fortissimo della sua centralità. Il palazzo storico conferma Torino come il simbolo istituzionale che avrebbe dovuto unire gli italiani sotto leggi comuni. Questo ruolo consolidò l’idea che l’unificazione non fosse solo militare, ma soprattutto parlamentare, civica e amministrativa.
Non fu solo la politica a fiorire. La città fu una vera fucina di protagonisti e un motore del pensiero liberale. Qui operò lo stratega politico dell’unificazione, Camillo Benso, conte di Cavour. La località fu un luogo di incontro fondamentale per patrioti e intellettuali: caffè storici fungevano da punti di ritrovo per accesi dibattiti liberal-patriottici, animati anche dall’influenza delle logge massoniche che contribuirono alla diffusione degli ideali risorgimentali. L’impegno torinese andava oltre l’unificazione territoriale, mirando a costruire una nazione moderna, liberale e costituzionale.

Per questi motivi, molti luoghi della città, oltre a Palazzo e Piazza Carignano, sono diventati simboli duraturi che ricordano i protagonisti e gli eventi dell’Unità. Dopo il trasferimento della capitale (prima a Firenze e poi a Roma), Torino non si è adagiata: nel tardo Ottocento e nel Novecento ha sviluppato un forte incremento industriale e commerciale, trasformandosi in una città “che lavora e che pensa”. Questa trasformazione le ha permesso di continuare a influenzare la storia italiana, non solo come ex capitale politica, ma come motore economico e culturale del Paese. In quello che oggi è il capoluogo del Piemonte, l’eredità di quel processo di unificazione non è solo storica, ma è anche culturale e simbolica. La città ricoprì un ruolo fondamentale nella costituzione dello Stato nascente, un processo incentivato da una vivace attività culturale e dal pensiero liberale che tra le sue vie e i suoi magnifici palazzi trovò la sua massima espressione.

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