Nuova vita per il forte di Punta Cristo

Costruita nel 19.esimo secolo la fortezza è per lungo tempo stata solo a uso militare. A partire dagli anni Duemila una sua piccola parte è stata aperta al pubblico di alcuni Festival musicali. Ora, grazie a un’associazione di cittadini, è stata ripulita da cima a fondo

Il forte di Punta Cristo

Pola, città dalla storia millenaria, crocevia di genti e di culture, è tutta da scoprire. Una città ormai conosciuta in tutto il mondo soprattutto per i suoi preziosi e bellissimi monumenti storici e culturali. Il più famoso e visitato ogni anno da decine e decine di migliaia di turisti è senza ombra di dubbio l’Arena, una delle strutture romane meglio conservate e vero e proprio biglietto da visita della Città. Il sesto anfiteatro più grande al mondo è, però, soltanto il punto di partenza obbligato di tanti meravigliosi percorsi a piedi tra le meraviglie che si celano dietro ogni angolo del principale centro urbano dell’Istria.

L’ingresso nella struttura difensiva

Meraviglie tra le quali è impossibile non annoverare l’imponente Tempio di Augusto di piazza Foro oppure il maestoso Arco dei Sergi di piazza Port’Aurea. Come dimenticare poi il Castello, Porta Ercole, Porta Gemina, il Foro romano, il Mausoleo ottagonale, il Piccolo teatro romano, la Cappella di Santa Maria Formosa, la Cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine Marina, la Chiesa e il Convento di San Francesco e tanto, anzi tantissimo altro ancora. A Pola, infatti, non mancano le gallerie d’arte e i musei, tra i quali è impossibile non segnalare il Museo archeologico e il Museo storico e navale dell’Istria.

Il corridoio al di sotto della torre Martello

Questa è Pola, una città orgogliosa del suo lungo passato. Un passato affascinante che la più grande città della penisola istriana desidera mostrare e presentare al mondo. Un obiettivo chiaro e, certamente, raggiunto. Ora non resta che proseguire il percorso intrapreso e svelare al mondo un lato nascosto e meno conosciuto al pubblico: la suggestiva e misteriosa eredità lasciata a Pola dall’impero austro-ungarico. Un’eredità importante, tanto dal punto di vista storico, quanto da quello culturale e architettonico. Passata nel 1813 in mano agli Asburgo Pola – ridotta a soli mille abitanti – intraprese un percorso di rinascita grazie a una decisione dell’Impero, il cui governo, nel 1827, scelse il porto di Pola quale base della sua imponente Marina da guerra.

Ciò che resta della porta d’accesso a una delle casematte

Le prime strutture militari
Negli anni successivi iniziò quindi a Pola la costruzione delle prime strutture militari, poi seguite da diverse altre. Gli impianti militari, tra i quali spiccano ben 26 fortezze, 8 postazioni d’artiglieria e una sessantina di batterie, trincee e tunnel sotterranei avevano il compito di difendere la città e il suo porto dagli attacchi via mare. Le imponenti strutture militari sono ancora oggi presenti a Pola, dove i progetti per trasformarle in attrazioni turistiche e le idee finalizzate alla loro riqualificazione in chiave sociale e culturale non mancano di certo. Ne è un esempio lampante il forte di Punta Cristo, la più grande e, molto probabilmente, la più conosciuta fortificazione del Polese, che dai primi di marzo è finalmente possibile visitare, anche se – almeno per il momento – soltanto la domenica dalle ore 13 alle 18. Il merito è tutto di un gruppo di entusiasti dell’Associazione degli Amici della fortificazione costiera di Punta Cristo (Udruga Prijatelja obalne utvrde Punta Christo), che da 22 anni esatti si occupa e si prende cura dell’imponente struttura difensiva, che dall’alto dell’omonimo promontorio domina da un lato l’entrata del porto di Pola e dall’altro quello del canale di Fasana e le Isole Brioni.

La tromba del vecchio ascensore per le munizioni

La costruzione a tappe
La sua costruzione inizia ufficialmente nel 1836 con la realizzazione di una torre Martello di 10.4 metri di diametro. Il percorso di costruzione riprende poi nel 1857 e nel 1859, quando il forte inizia ad assumere l’aspetto attuale. In quegli anni, infatti, intorno alla torre preesistente fu costruito un forte circolare del diametro di circa 25,5 metri. La terza fase di costruzione risale, invece, al 1864-1865, quando intorno alla struttura esistente fu costruito un altro forte circolare, questa volta del diametro di oltre 71 metri.

Il bar sottorraneo in attesa dell’apertura

Tra il 1864 e il 1865 fu realizzata anche una trincea difensiva interna ed esterna al forte. La quarta e ultima fase della costruzione risale infine agli anni 1880-1883. È allora che alla struttura di Punta Cristo vennero aggiunte le due “ali” laterali, che trasformarono la costruzione militare in una fortificazione a base poligonale dotata, tra l’altro, di un’ampia cupola in acciaio sulla quale furono montati due cannoni da 28 centimetri. A lavori ultimati, la fortezza di Punta Cristo divenne una dei più grandi e meglio attrezzati forti della Kaiserlich und Königlich (Imperiale e regio) dell’Impero. Naturalmente, i due cannoni non erano gli unici armamenti del forte, che disponeva di 24 postazioni per armi. Insomma, Punta Cristo era una forte costiere decisamente e pesantemente armato. D’altronde, il suo scopo principale era quello di tenere alla larga le navi nemiche e bloccare ogni tentativo di entrata nel porto di Pola. Un compito che la fortificazione era in grado di assolvere, visto che i suoi cannoni avevano una gittata più che sufficiente a coprire l’intero tratto di mare compreso tra il promontorio di Punta Cristo e la vicina penisola di Musil.

Uno dei tanti cunicoli di collegamento del forte

Danneggiato, abbandonato e… riaperto
Il forte era ben equipaggiato anche di uomini. La guarnigione era infatti composta da una decina di ufficiali e circa 500 soldati. Il 22 febbraio 1945 il forte fu danneggiato dai bombardamenti alleati e, infine, abbandonato. Nel 1982 la fortificazione fu rimessa in funzione, ma soltanto come deposito di munizioni della139.esima Brigata di Fanteria di Marina dell’Esercito jugoslavo, che abbandonò successivamente il forte. Il quale dai primi anni Duemila è stato dato in gestione all’Associazione degli Amici della fortificazione costiera e da allora a oggi è stata sede di diversi Festival. Tra i più conosciuti a livello internazionale l’Outlook, il Dimensions e il Seasplash, tenutosi, però, soltanto in un’area ben delimitata del forte, i cui spazi erano perlopiù inaccessibili.

Il vecchio ascensore per le munizioni

Tonnellate di materiale e detriti
Oggi non è più così. Gli “Amici” di Punta Cristo hanno infatti lavorato per un intero anno, ripulendo il forte e tutte le sue oltre 270 stanze. Particolare attenzione è stata data ai sotterranei dell’imponente edificio, che per diversi decenni sono rimasti nascosti all’occhio umano.

Una veduta dall’alto del forte

A descrivere il duro lavoro portato a termine in quest’ultimo anno è stato Dalibor Dabić, presidente dell’Associazione, dettosi orgoglioso del fatto che la fortezza è finalmente accessibile al pubblico, che per la prima volta in assoluto può scendere e visitare i sotterranei dove un tempo erano custodite le munizioni, le stanze, i cunicoli e i tunnel che conducono alle due estremità sporgenti della struttura difensiva. “Finalmente, siamo riusciti a liberare tutte le aree e gli spazi del forte”, ha continuato Dabić, aggiungendo che per farlo è stato necessario rimuovere tonnellate e tonnellate di materiale e detriti. Il nostro interlocutore ha spiegato che i locali al di sotto delle casamatte anteriori (a livello della trincea) sono stati molto probabilmente riempiti tra il 1920 e il 1943, quando dal forte furono asportate e portate vie tutte le strutture in metallo. “Tutti i materiali e i rifiuti prodotti dai lavori d’estrazione del ferro vennero gettati nei sotterranei attraverso le trombe degli ascensori utilizzati per le munizioni, che oggi sono nuovamente libere e ben visibili”. Così il responsabile dell’associazione degli “Amici”di Punta Cristo, il quale ha rilevato che tra i tanti rifiuti raccolti è stata trovata la porta di una delle casamatte, l’unica oggi presente a Pola.

Dalibor Dabić e i soci dell’associazione, Maja Dabić e Amin Zegreni

I piani per il futuro
Dalibor Dabić ha infine svelato alcuni dei piani futuri dell’associazione per Punta Cristo. “Il nostro desiderio è trasformare i sotterranei del forte appena ripuliti in uno spazio dedicato alla promozione degli artisti e dei creativi locale. Insomma, il nostro obiettivo è dare loro la possibilità di esporre all’interno del forte i loro lavori e le loro creazioni”, ha dichiarato, annunciando pure l’apertura di un bar. “Il bar è pronto, ma la sua inaugurazione dipenderà dall’evolversi della situazione epidemiologica”, ha continuato Dabić stando al quale Punta Cristo potrebbe in futuro ospitare anche una pizzeria. Tra le intenzioni dell’associazione figura anche la volontà di aprire il forte al pubblico in modo permanente, tutti i giorni 24 ore su 24.

Il fossato ripulito di recente

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