Natura Vs. Ignoranza

Dall’inquinamento al bracconaggio: si moltiplicano le azioni d’inciviltà pura commesse dall’uomo

Siamo giunti al terzo millennio e mai come oggigiorno vediamo il precipizio dei beni ambientali, culturali e naturalistici rotolare sempre più giù. Sono finiti in un baratro che li ha resi impermeabili ai maldestri tentativi della globalizzazione. Ghiacciai che scompaiono, mari che sommergono le loro sponde, foreste sradicate come in Indonesia per il ricavo dell’olio di palma oppure nella foresta amazzonica per ricavare pascoli e zone coltivabili. E pensare che queste ultime ci forniscono un’enorme quantità di ossigeno e assorbono altrettanta quantità di anidride carbonica.

 

Si potrebbe ampliare la discussione a non finire. Potrei elencare migliaia di punti che sono circoscritti a questi anni di folle “intellighenzia” che tutti i giorni vediamo esplodere in una vasta stupidità di azioni, di promesse, di dichiarazioni convulse e di bugie che hanno trasformato la fluidità della comprensione nella gente stessa. Elencherò perciò alcuni punti che hanno sottolineato fatti rimasti nella mia memoria e ragionando sui quali ho compreso quanto sia miserabile l’insistenza di chi dovrebbe correggerli invece che non occuparsene affatto. Vi parlerò, ad esempio, della cretineria umana nell’insistere a lordare il nostro pianeta. Ma si può essere così cretini, e scusate se mi esprimo in questo modo, e abbandonare i rifiuti senza alcun riguardo; creare isole di distruzione ambientale con i rifiuti di plastica praticamente non degradabili che stanno falcidiando centinaia di migliaia di esseri viventi negli oceani; assassinare gli elefanti per commerciare le loro zanne, che popoli indegni credono afrodisiache o quanto meno curative, oppure distruggere con una pesca assurda e ingorda milioni di specie già colpite dal dramma del petrolio riversato nei mari del pianeta.
Un dramma ignorato
Sono questi, e molti altri, dei delitti ben visibili perché ci vengono illustrati giornalmente dai media e sono purtroppo riscontrabili durante le nostre frequentazioni in moltissimi Paesi. Esiste però in tutto il pianeta un dramma che la gente sorvola e di cui non si cura più di tanto e che sta uccidendo centinaia di milioni di minuscoli esseri. Sono le api, delle quali ho già ampiamente parlato sul giornale, ma di cui dobbiamo tutti tenere conto, come del fatto che vengono sterminate dagli anticrittogamici usati nelle coltivazioni. Forse qualcuno dirà: beh fin che muoiono le api… A loro dirò che con la loro morte, moriremo tutti! Non ci saranno più insetti che impollineranno le piante e la vita finirà!

Ma passiamo a un altro argomento. Un argomento che ha scavato nel profondo del mio animo il sentimento d’affetto che alcuni uomini hanno verso gli animali mentre altri invece non ne hanno affatto. Riguarda il lupo. Saprete probabilmente che da oltre vent’anni i lupi sono tornati ad abitare le nostre montagne, ormai tutto l’arco alpino, da est ad ovest. L’Unione europea, dal 2013 ha finanziato un progetto di cooperazione che si chiama Life Wolf Alps. Ha già promosso una serie di azioni che hanno come scopo appunto la conservazione del lupo nelle Alpi.

Dal 2013 la Life Wolf Alps ha l’obiettivo di migliorare la convivenza tra l’uomo e questi predatori. È un lavoro non molto semplice perché da un lato bisogna tutelare le attività umane come la pastorizia, ma dall’altro è anche importante proteggere i lupi, in quanto la loro presenza arricchisce la biodiversità dell’arco alpino. Ma come sempre, ecco che sorge un problema. Un problema che, guarda caso, è di nostra competenza.
Bocconi avvelenati
È evidente che non tutti amano i lupi. Cercando di sterminarli, alcune persone prive di scrupoli e abbondantemente dotate di stupidità, hanno adottato un sistema di semina di cibo avvelenato. Hanno assunto l’abitudine di spargerlo nelle foreste di montagna, mirando ai lupi. Di conseguenza, i pastori hanno imparato a servirsi di appositi cani addestrati a fiutare appunto questi bocconi avvelenati. Mi ha colpito il lavoro fatto da una cagnetta di pastore belga impegnata nelle Alpi Orientali alla caccia dei bocconi: una cura attenta, a dimostrazione degli insegnamenti del suo addestratore. La chiave era condurre un lavoro con metodologia. Da tener presente che pur non avendo mai praticato l’argomento veleno la cagnetta, sfruttando l’olfatto, riusciva a percepirlo pur essendo quest’ultimo “mascherato” dall’odore molto più intenso della carne che ne “nascondeva” la presenza. Odore di carne, l’esca preferita usata per attirare i lupi. La cagnetta pur essendo dotata dell’istinto tipico dei predatori, istinto che era alla base dei suoi antenati come unico sistema per procurarsi il cibo, trovando il boccone non lo addentava dopo aver percepito l’odore del veleno inserito al suo interno. Si sedeva di fronte a questo e attendeva l’arrivo del suo addestratore. Individuava così ogni traccia di cibo avvelenato gettato in quella determinata area. Ogni ritrovamento veniva premiato con un pezzetto di würstel.
L’impiego dei cani
Alcune volte i bocconi avvelenati venivano “mascherati” dai pastori, che camuffavano le sostanze velenose all’interno di animali morti, che morivano magari per cause naturali, quali cervi, caprioli o cinghiali, assai graditi ai lupi. L’addestramento a cui viene sottoposto il cane è un processo lungo, al contrario ovviamente dei lupi che vengono così salvati da una morte orribile. La vita del cane è molto attiva, piena di giochi e divertimenti indirizzati al suo impiego. Quando è il momento di agire e percepisce i preparativi della partenza, è la fase forse per lui più emozionante. Capisce che è il momento di partire da diversi fattori: dal tono concitato delle telefonate alla preparazione della vettura con la quale verrà accompagnato nella zona di ricerca. Credo che questo sia per lui il momento più felice. Sul campo dimostrerà così ciò che sa fare.

Il rinvenimento della carcassa di un lupo morto, soprattutto se si tratta di un maschio adulto, fa pensare a un dramma in cui il capobranco, al ritrovamento del cibo si nutre sempre per primo, lasciando il rimanente agli altri, e dimostra ll’alta inciviltà degli umani che si dichiarano intelligenti.

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