Medicina d’urgenza. Sfide nell’era Covid-19

A colloquio con il dott. Davor Vukobrat, direttore dell'Istituto regionale, il quale illustra l'attività, i problemi e i progetti volti a migliorare la qualità del servizio

Davor Vukobrat, direttore dell’Istituto regionale di medicina d’urgenza

L’Istituto regionale di medicina d’urgenza si occupa dell’assistenza extra ospedaliera nella Regione litoraneo-montana. Ciò significa garantire un’assistenza sanitaria adeguata in casi di malattie improvvise e lesioni fino all’arrivo in ospedale. La sede dell’Istituto si trova in via Čandek, nel rione di Podmurvice, dove oltre alla Direzione e ai team medici, c’è il “cuore” di tutto il sistema, ovvero l’unità sanitaria che riceve le richieste di aiuto, le valuta e indirizza i mezzi di soccorso. L’Istituto conta altre nove sedi dislocate: Abbazia, Crikvenica, Delnice, Vrbovsko, Čabar, Arbe, Veglia, Lussinpiccolo e Cherso. L’Istituto è guidato dal dott. Davor Vukobrat, il quale ne ha illustrato l’attività, i problemi e le sfide che s’incontrano quotidianamente.

 

“Considerati i finanziamenti insufficienti che arrivano dall’Istituto nazionale per l’assistenza sanitaria, un problema che riguarda tutte le istituzioni di questo genere del Paese, il nostro fondatore, ovvero la Regione, garantisce ogni anno importanti finanziamenti, riconoscendo le nostre necessità e i nostri progetti. Soltanto in questo modo l’Istituto riesce a sopravvivere finanziariamente, ma anche crescere sotto tutti i punti di vista. Grazie alla professionalità, all’attrezzatura, al parco macchine e al personale altamente qualificato, l’Istituto si posiziona in vetta al settore della medicina d’urgenza in Croazia. In meno di tre anni e mezzo siamo riusciti a rinnovare completamente il parco macchine e attualmente disponiamo di 42 veicoli sanitari. Siamo stati i primi ad acquistare un fuoristrada in grado di viaggiare in condizioni di tempo invernali, come pure un rimorchio per gli incidenti di massa. Inoltre, siamo stati il primo Istituto del Paese a ricevere la certificazione ISO 9001 per il Sistema di gestione della qualità”, ci ha spiegato il medico.

La sede dell’Istituto si trova in via Čandek, nel rione di Podmurvice

Che cos’è cambiato nel lavoro dell’Istituto durante la pandemia?
“Nulla è cambiato. Abbiamo continuato a lavorare come sempre. Il numero dei dipendenti è rimasto invariato in quanto definito dalla Rete nazionale della medicina d’urgenza, che prevede l’impiego di 50 medici, 85 infermieri e 65 autisti. Non abbiamo dovuto riorganizzare il lavoro, com’è successo, invece, al Centro clinico-ospedaliero e alla Casa di salute pubblica. Abbiamo introdotto il lavoro da remoto per i dipendenti dell’amministrazione. Durante la pandemia ci sono stati casi di contagio tra i dipendenti per cui è stato necessario introdurre gli straordinari per chi è rimasto in sede. Siamo ben forniti con i dispositivi di protezione personale necessari per assistere i pazienti Covid. L’acquisto degli stessi viene finanziato dal nostro Istituto, mentre in parte ci vengono forniti dalla Protezione civile nazionale. Abbiamo speso parecchio denaro per l’acquisto dei dispositivi, che non ci verrà rimborsato. A coprire questa spesa ci ha pensato la Regione assegnatoci 1,5 milioni di kune. I dispositivi di sicurezza sono fondamentali per tutelare la salute dei nostri dipendenti e dei pazienti”.

Quali sono i problemi più frequenti con cui vi confrontate?
“Sono quelli che ho elencato poc’anzi. L’assenza del personale per malattia e l’acquisto dei dispositivi di protezione per i quali è impossibile pianificare la spesa in quanto nessuno sa quanto durerà ancora la pandemia. Sicuramente continueremo ad acquistarli nel corso del 2021. Proprio per questo motivo vorrei sottolineare l’importanza della vaccinazione, soprattutto per il personale sanitario, ma anche per il resto della popolazione”.

Dopo il trasporto di un paziente Covid il veicolo viene disinfettato immediatamente

Il personale è stato vaccinato?
“Negli ultimi giorni del 2020 si sono sottoposti alla vaccinazione 53 dipendenti, mentre in settimana il siero verrà somministrato ad altre 60 persone. Tutto dipende dal quantitativo di vaccini che arriverà in Regione. I cittadini devono rendersi conto che il coronavirus è molto pericoloso e il farmaco può salvare la vita. Gli effetti collaterali non sono letali, ma il virus molto spesso lo è, non soltanto per le categorie a rischio, ma anche per i giovani senza comorbidità”.

Ci descriva il protocollo per il trasporto di un paziente positivo al virus?
“In questi casi il ruolo fondamentale lo hanno gli addetti all’unità sanitaria che riceve le richieste di soccorso. Viene chiesto di misurare la temperatura corporea al paziente, i sintomi che accusa e una completa anamnesi epidemiologica per potere stabilire se il team che andrà a visitarlo debba indossare i dispositivi di protezione personale. Per metterseli addosso serve del tempo. Dopo che il paziente viene trasportato in ospedale, l’ambulanza deve venire disinfettata nell’autorimessa che si trova nell’area ospedaliera. Soltanto allora i membri del team medico possono togliere le tute protettive e depositarle in dei contenitori specifici. Terminate queste operazioni, il veicolo e il team medico sono pronti per un nuovo intervento”.

L’eliporto in Delta

I servizi dell’Istituto coprono tutta la Regione? Come funziona l’eliporto?
“L’istituto fornisce assistenza su tutto il territorio della Regione litoraneo-montana. Con l’arrivo della pandemia non sono scomparse le altre malattie. Noi continuiamo a occuparci di tutte le persone che necessitano di interventi urgenti. L’eliporto in Delta è in funzione. Gli elicotteri del Ministero della Difesa trasportano le persone in pericolo di vita dalle isole quarnerine, le quali vengono quindi trasferite in ospedale. La base di questi elicotteri si trova nell’aeroporto di Veglia, mentre il personale medico viene assicurato dal servizio sanitario dell’Esercito croato”.

Parliamo di numeri. Quanti interventi avete avuto nel 2020?
“L’anno scorso ci sono stati complessivamente 24.132 interventi sul campo, il 14,66 p.c. in meno rispetto al 2019. Contemporaneamente sono state effettuate 12.592 visite in ambulatorio, il 32,15 p.c. in meno in rapporto all’anno precedente. Il calo del numero degli interventi era prevedibile. Quello delle visite in ambulatorio è la conseguenza di una stagione turistica sottotono. Infatti, i turisti nostrani e stranieri usufruiscono soprattutto dei nostri servizi negli ambulatori che si trovano nelle località turistiche. Il calo del numero degli interventi sul campo è dovuto, invece, all’insorgere della pandemia e al conseguente lockdown, quando le persone soggiornavano di meno all’aperto. Pertanto il pericolo di lesioni e incidenti stradali era ridotto”.

L’unità sanitaria dove arrivano le richieste di soccorso

I progetti per il 2021?
“Innanzitutto sarà necessario assicurare fondi ingenti per l’acquisto dei dispositivi di sicurezza, nella speranza che l’emergenza sanitaria rientri al più presto possibile. Ciò nonostante abbiamo in piano l’acquisto di nuove attrezzature mediche e veicoli sanitari. Intendiamo acquistare quattro veicoli per la medicina d’urgenza, favorendo in questo modo il prosieguo della realizzazione del progetto di rinnovo del parco macchine. Per quanto riguarda l’attrezzatura medica, contiamo di rinnovarla con due ventilatori meccanici, altrettanti defibrillatori e un dispositivo per il massaggio cardiaco esterno”.

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