Ci si ammala anche per mancanza di attenzione. Non bruscamente, ma per effetto di una progressiva opacizzazione dello sguardo rivolto ai gesti che compongono la quotidianità. Il cibo consumato in modo automatico, le abitudini reiterate per inerzia, un linguaggio che riduce il benessere a un elenco di prescrizioni astratte. Tutto ciò contribuisce a scollegare la salute dalla relazione, irrigidendola in un insieme di procedure. Eppure, in alcuni ambienti educativi, permane la volontà di restituire all’educazione alla cura di sé una dimensione esperienziale e riflessiva, sottraendola a una logica meramente informativa. L’iniziativa “Manteniamoci sani” nasce proprio da questa esigenza. Attivo dal 2018 nelle scuole elementari e medie superiori della Regione litoraneo-montana, il progetto è promosso dall’associazione GAIA NOVA e guidato metodologicamente e pedagogicamente da Sandra Kolonić Konta, ideatrice e coordinatrice, che ne ha costruito nel tempo l’ossatura formativa. Lo stesso ha ottenuto l’approvazione del Ministero croato della Scienza, dell’Istruzione e dei Giovani, entrando a far parte del curriculum interdisciplinare dedicato alla salute. Nel corso dell’anno scolastico 2023/2024, l’esperienza è stata estesa anche alle istituzioni scolastiche della Comunità Nazionale Italiana di Fiume e dell’Istria, segnando l’avvio di una nuova fase di confronto, tanto culturale quanto didattico. In questi contesti, l’apprendimento si riconcilia con la cura attraverso un lavoro paziente sulle pratiche del quotidiano, in cui il sapere si fonde con la vita vissuta. L’alimentazione si trasforma così in lente interpretativa, spazio di dialogo, terreno trasversale che connette scienze, educazione motoria, riflessione etica e attenzione all’equilibrio personale.Abbiamo incontrato la responsabile insieme alle docenti Maja Mišković e Katarina Kiš Badurina, le quali hanno portato questo impianto formativo all’interno delle scuole con lingua d’insegnamento italiana, traducendolo in pratiche didattiche concrete, adattate con sensibilità alle classi, alle età, ai contesti.
La salute in foglia e la cura che insegna
Per Kolonić Konta, l’educazione alla salute è un gesto che nasce da uno sguardo approfondito, da un’attenzione che si posa sui margini minimi dell’esperienza, riportando alla luce ciò che spesso resta invisibile. Attraverso un approccio che coniuga esattezza e immaginazione, invita a esplorarla come relazione viva tra corpo, ambiente e coscienza. Con gli studenti, il cibo ritrova la sua dimensione originaria di organismo vitale, attraversato da un’intelligenza naturale. L’esperta parla di alimenti vivi, portatori di una forza biologica che interagisce con l’organismo e ne sostiene i processi. La distinzione tra crudo e cotto le consente di introdurre la soglia dei 45 gradi, temperatura oltre la quale alcuni enzimi cessano di operare. Per rendere visibile ciò che accade, li evoca come strumenti microscopici in continuo movimento, ingranaggi silenziosi che cooperano all’equilibrio corporale profondo. All’interno di questo discorso si inserisce la clorofilla, cuore verde della foglia, principio attivo e forza rigeneratrice, elemento depurativo che sostiene la qualità del sangue e accompagna il corpo nei suoi cicli di rinnovamento. L’elemento fogliare, allora, diventa centro simbolico e biologico, portatore di un sapere che il fisico riconosce. Durante le attività, questa visione prende forma concreta quando ortica, piantaggine, tarassaco, vite, bietola, spinacio e altri entrano nello spazio dell’aula. L’esperienza si fa sensoriale: i ragazzi toccano, odorano, assaggiano, e la conoscenza si radica nei gesti, nella memoria del corpo, dove sapere e vita tornano a unirsi. La salute, in questa prospettiva, è un equilibrio in movimento, tra fattori non controllabili e scelte quotidiane trasformabili. Lo stile di vita diventa spazio concreto fatto di sonno, movimento, equanimità, relazioni e consapevolezza. Ogni gesto si fa atto di lucidità, modo per vivere pienamente il proprio spazio di libertà.
L’ingresso nelle scuole della CNI
L’estensione del progetto “Manteniamoci sani” alle scuole della CNI ha segnato l’inizio di un attraversamento culturale profondo, un passaggio che ha toccato abitudini quotidiane, codici pedagogici, visioni educative e immaginari legati al cibo. Introdurre la riflessione sul benessere all’interno di queste realtà ha richiesto la costruzione di un nuovo lessico, in sintonia con una tradizione educativa diversa, in dialogo con sensibilità specifiche e con una storia identitaria articolata e composita. Questo percorso è stato reso possibile grazie al sostegno dell’Unione Italiana attraverso il Settore “Istituzioni prescolari, scolastiche e universitarie”, coordinato dalla professoressa Patrizia Pitacco, che ne ha riconosciuto il valore e lo ha fortemente sostenuto. Il cofinanziamento ha garantito continuità e ha permesso all’intervento educativo di integrarsi nella didattica ordinaria in modo stabile e coerente. Dal nostro incontro è scaturita anche la trama organizzativa che regge tutto. A partire dal 2023, Mišković e Kiš Badurina hanno preso parte a un percorso di approfondimento ideato e condotto da Sandra Kolonić Konta insieme alla dottoressa Silvija Zec Sambol, co-ideatrice dell’iniziativa, attiva nell’ambito della medicina integrata e responsabile dell’impostazione inerente alla salute in una prospettiva complessiva. Il ciclo di formazione ha fornito strumenti teorici e pratici per tradurre l’approccio progettuale in pratica didattica concreta. Katarina ha raccontato che questo lavoro ha inciso anche sul suo modo di stare in aula. Nonostante la validità dell’impostazione pedagogica e la cura nella preparazione delle lezioni, la risposta degli studenti può cambiare radicalmente, imponendo a chi conduce l’attività una capacità costante di lettura del contesto e di adattamento immediato. In questo senso, la formazione viene percepita come crescita continua, anche perché la materia della salute richiede studio costante.
Le parole che proteggono
Maja ha richiamato l’attenzione su una particolarità delle scuole italiane, dove il bilinguismo non può restare implicito e va esercitato con chiarezza. Quando si lavora con elementi del mondo naturale, come le piante spontanee, nominare correttamente in entrambe le lingue diventa un atto di precisione e responsabilità. La lingua, in questi contesti, serve anche a proteggere, a evitare fraintendimenti, a garantire la sicurezza di chi ascolta. Un episodio vissuto alla Scuola Media Superiore Italiana di Fiume ha reso evidente questa necessità. Un’allergia al piantaggine è emersa grazie alla doppia denominazione, rivelando quanto una traduzione accurata possa trasformarsi in strumento di tutela concreta. Da allora, l’uso simultaneo dell’italiano e del croato è entrato nella pratica educativa come gesto consapevole, frutto dell’esperienza. La docente ha ricordato anche un incontro a Buie, in una classe liceale, nel corso del quale una studentessa, cresciuta in una famiglia attiva nel lavoro agricolo, ha riconosciuto con immediatezza le piante presentate, portando nel gruppo un sapere già radicato. Questo ha trasformato l’attività in uno scambio vivo, dove la conoscenza ha circolato in più direzioni, arricchendo il quadro. Ha poi spiegato che anche le condizioni materiali, nel quotidiano scolastico, contribuiscono a dare continuità al lavoro. Presso la SEI “Belvedere”, in cui insegna, una donazione ha permesso alla scuola di dotarsi di un frullatore, rendendo possibile la preparazione degli estratti e inserendo stabilmente l’esperienza nella vita della classe. Con i gruppi più piccoli, il percorso ha preso forma attraverso un confronto con la collega Dolores Trošelj, insegnante della scuola. Insieme hanno costruito un linguaggio adatto, modulato sull’età e sulle possibilità di ascolto, mantenendo la precisione dei contenuti senza appesantire il registro. In questo ambito è nato anche il riferimento al Grinch, una figura che avvicina al verde senza ridurre la complessità del tema, creando familiarità e mantenendo viva l’attenzione.
Dentro le classi, fuori dagli schemi
Tra gennaio e giugno 2025, il modulo “Manteniamoci sani” ha preso forma concreta all’interno delle SEI “San Nicolò”, “Gelsi”, “Dolac” e “Belvedere”, accompagnando il percorso delle classi ottave. Parallelamente, l’esperienza si è ampliata alle sezioni finali della SMSI di Fiume, dando continuità a un cammino educativo già avviato e maturato nel tempo. In tutto, otto gruppi e circa 150 studenti hanno preso parte al progetto, tessendo una trama di relazioni, riflessioni e scoperte che ha attraversato l’intero secondo quadrimestre. Gli incontri si sono alternati tra momenti di ascolto e attività pratiche, in un equilibrio dinamico tra pensiero e azione. I contenuti sono stati modulati in base all’età e al contesto, rispettando le diverse sensibilità e le caratteristiche dei destinatari. L’obiettivo non era solo trasmettere informazioni, ma fornire strumenti, sollevare domande, coltivare consapevolezza e restituire significato ai gesti del quotidiano. A conclusione del percorso, ha spiegato Kiš Badurina, un questionario anonimo elaborato dal team GAIA NOVA ha raccolto impressioni, pensieri e valutazioni. In questo passaggio, anche i numeri si sono intessuti alla narrazione. Quasi la metà dei partecipanti ha attribuito il punteggio massimo all’approfondimento delle conoscenze su alimentazione e benessere, mentre oltre un terzo ha espresso valutazioni molto positive sull’esperienza complessiva. I riscontri favorevoli hanno riguardato anche l’utilità concreta dei contenuti e il desiderio, espresso da molti, di modificare abitudini radicate. Accanto ai dati, le risposte scritte dagli studenti hanno restituito un piano più profondo, in cui emergono la curiosità per le attività manuali, la sorpresa per gusti nuovi e il riconoscimento di un approccio che unisce esposizione e sperimentazione, rendendo l’apprendimento più vivo, vicino, significativo.
Educare con gusto
All’interno dell’iniziativa, l’alimentazione si rivela come un’esperienza complessa e multisensoriale. Frutta fresca e secca, ortaggi, semi, erbe spontanee e alghe – spesso marginalizzati nelle abitudini alimentari contemporanee – entrano in aula come strumenti per riscoprire la varietà e la semplicità, restituendo al cibo il suo potenziale educativo. Si comincia dal gusto, dal profumo, dalla consistenza. Si osserva, si tocca, si sperimenta. Da questo primo contatto nasce una pratica che attraversa il corpo e il paesaggio, riattiva la memoria, mette in risonanza il gesto con il pensiero e ricuce il legame tra ciò che si mangia e ciò che si è. Prima ancora di introdurre valori nutrizionali, viene stimolata l’osservazione diretta: i colori, le consistenze, le fragranze, le risposte del corpo. Particolarmente significativa è l’attività sui frullati vegetali. Il colore verde, accolto inizialmente con esitazione, apre subito un confronto. Alcuni si incuriosiscono, altri si ritraggono. Poi arrivano il sapore, la dolcezza inattesa, la freschezza. Le domande cambiano direzione: come si prepara, quali ingredienti servono, si può rifare a casa? Mišković e Kiš Badurina hanno sottolineato che, nel momento dell’assaggio, l’aula cambia registro, la curiosità si fa più concreta e il sapere prende forma a partire dall’esperienza. Anche i numeri hanno un ruolo nel percorso. Uno degli snodi più incisivi è il confronto con gli zuccheri: viene indicata la quantità contenuta in mezzo litro di bevanda zuccherata – fino a 55 grammi – mentre il limite giornaliero raccomandato si aggira attorno ai 25 grammi. Lo stupore dei ragazzi si traduce in un’attenzione nuova, nell’interesse per le etichette, nella voglia di capire meglio ciò che si consuma. Accanto a questo, Kolonić Konta propone un esempio concreto sulle porzioni quotidiane di frutta e verdura: tre unità al giorno come limite minimo, cinque come obiettivo auspicabile. Una mela, un pomodoro, una manciata di verdura nelle mani. Una misura che cambia con l’età, la corporatura, il fisico che ascolta, rendendo il discorso concreto, vicino, aderente a chi partecipa. Gli allievi condividono abitudini familiari, rievocano sapori dell’infanzia, riscoprono gusti dimenticati e imparano a riconoscere i segnali. A seguire, l’attenzione generata in aula continua a germogliare, scivolando nelle discipline e nella quotidianità. Da quel lavoro silenzioso nascono parole nuove, gesti modificati e un modo diverso di abitare il momento del pasto.
Ricomporre l’armonia
A detta della coordinatrice, il progetto nasce dall’evidenza che le pratiche alimentari contemporanee privilegiano prodotti trattati, standardizzati e manipolati, ormai distanti dai cicli naturali. Diete esasperate, cariche di additivi e povere di acqua, fibre e sali minerali generano effetti che si riflettono anche sulla percezione, sull’equilibrio e sulla memoria del gusto. Agire in ambito educativo significa intercettare questo punto cieco e restituire al nutrimento profondità di senso, riportandolo al centro del pensiero. In questo gesto convergono saperi diversi, dalla biologia alla tradizione, dalla scienza alla filosofia del sentire corporeo. Il quadro teorico che sostiene “Manteniamoci sani” si fonda, quindi, su una visione ampia del benessere, che rifiuta semplificazioni e separazioni rigide. Kolonić Konta rileva che l’alimentazione non può essere trattata come un ambito isolato né ridotta a un elenco di cibi consigliati o da evitare. L’organismo risponde a condizioni che si influenzano reciprocamente, e ogni approccio educativo che ignori questa complessità rischia di restare in superficie. Perciò, durante le sessioni si chiarisce che l’assetto psicofisico è il risultato di più fattori in interazione. Esplicitare questa interdipendenza ha un valore formativo preciso perché restituisce ai ragazzi la percezione di uno spazio reale di scelta e una possibilità concreta di orientamento consapevole che cresce con loro. In questa prospettiva si inserisce anche il tema dell’obesità, affrontato come possibile esito di una relazione fragile con il cibo e con il proprio corpo. A tale riguardo, Mišković ricorda che intervenire in età scolare significa agire prima che certi automatismi si consolidino, offrendo riferimenti in grado di orientare nel tempo. Il progetto insiste sull’importanza di riconoscere i segnali: fame, sazietà, energia e stanchezza sono percezioni da ascoltare, spesso offuscate da ritmi accelerati e abitudini ripetitive. Anche quando si affrontano temi come le combinazioni alimentari o i frullati verdi, viene ribadito che non esistono soluzioni universali. Ogni corpo risponde in modo diverso e la formazione passa anche dalla capacità di osservare queste differenze. La prevenzione, in questo ambito, diventa un punto chiave. Lavorare sull’ascolto, sulla conoscenza di sé e sulle pratiche quotidiane permette di agire prima che emergano squilibri più gravi. In tale senso, l’educazione alla salute assume anche una valenza sociale, contribuendo a ridurre nel tempo il carico di patologie croniche e a migliorare la qualità di vita collettiva.
“Manteniamoci sani” dà forma concreta all’indirizzo ministeriale, che riconosce la salute come tema trasversale, affrontandola in modo integrato, continuo e aderente alla realtà dei giovani.
Continuare, nonostante tutto
Ogni anno il programma coinvolge circa 1.800 studenti, di cui 1.300 nelle scuole primarie della Regione e 500 negli istituti della Comunità Nazionale Italiana. Durante l’anno scolastico vengono raggiunti almeno trenta plessi, distribuiti tra area montana, città e isole. Dietro questi numeri si muove un impegno organizzativo notevole, fatto di preparazione, spostamenti, approvvigionamento dei materiali e coordinamento costante con i docenti. Rileggendo l’intero percorso di “Manteniamoci sani”, emerge con chiarezza una pratica educativa fondata sul tempo lungo, un processo che richiede continuità, adattamento e visione comune. Sandra Kolonić Konta ha più volte ricordato come ogni incontro in aula rappresenti solo un frammento di un lavoro più ampio, che comincia prima e continua dopo, nel dialogo con gli insegnanti e nella rielaborazione delle esperienze. Ha espresso anche preoccupazione per la tenuta dell’iniziativa nelle scuole con lingua d’insegnamento italiana, qualora venisse meno un sostegno strutturato, finora garantito grazie all’intervento della professoressa Pitacco. Un percorso costruito negli anni rischierebbe così di interrompersi per quella fragilità che spesso accompagna i progetti educativi più articolati, ancora troppo esposti alle oscillazioni istituzionali e alle contingenze politiche. In questo quadro, “Manteniamoci sani” si conferma come un’esperienza che rinnova il modo in cui la scuola si prende cura delle nuove generazioni, chiedendo riconoscimento, responsabilità congiunta e linearità. Pur senza un adeguato sostegno da parte delle amministrazioni cittadine e regionali, a cui spetterebbe valorizzarne l’unicità, l’impianto continua a camminare con la forza silenziosa delle idee che mettono radici.
Kolonić Konta e le sue collaboratrici portano avanti un’educazione che sollecita consapevolezza, coinvolgimento e trasformazione. Prendersi cura della salute oggi significa assumere una responsabilità civile verso chi cresce, restituendo al benessere senso, corpo e futuro. E mantenerci sani. Ma davvero.


Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.







































