Il territorio del Comune di Torre – Abrega cela alcuni dei più significativi siti archeologici della penisola istriana, rappresentazioni tangibili della complessità storica e culturale di questa regione. Tra questi, i siti di Loron e Santa Marina sono soggetti a costanti e approfondite indagini archeologiche, avviate nel 1994.
Il promontorio delle sorprese
Il promontorio noto come Loron, o Laron per i locali, era in passato un antico possedimento boschivo del Vescovado parentino. Già nel XIX secolo Pietro Kandler e Attilio Degrassi vi avevano notato frammenti di anfore, tegole e laterizi bollati, suggerendo così la presenza di una fabbrica imperiale per la produzione di anfore. Oggi, l’area archeologica è di grande rilevanza e presenta una vasta struttura per la produzione di anfore olearie, nonché una villa marittima utilizzata dai proprietari e dai loro amministratori. Questa villa fu eretta dal senatore romano Sisenna Statilio Tauro nel I secolo d. C., per poi passare a vari proprietari, tra cui Calvia Crispinilla, amante dell’imperatore Nerone, fino a diventare bene imperiale e successivamente abbandonata.
Il sito di Loron – Santa Marina si compone di due aree distanti circa 400 metri l’una dall’altra: la fabbrica di anfore di Loron e la villa abitativa di Santa Marina. Entrambe erano di proprietà di Sisenna Statilio Tauro, console e all’epoca di Ottaviano terzo uomo dell’Impero romano d’Occidente, che aveva proprietà a Roma, Aquileia, Imola e in Grecia. Entrambi i siti, sorti intorno all’anno 10 d. C., sono opera di architetti importanti. La proprietà sfruttava le risorse agricole dell’agro di Parenzo e produceva, come detto, anfore. I resti materiali ed epigrafici indicano che, dopo la famiglia Statilia, la proprietà passò a un misterioso individuo identificato come “MESCAE”, la cui identità potrebbe collegarsi a Messalina, forse la terza moglie dell’imperatore Claudio. I successivi bolli con la scritta “AEL CRISPINIL” (Aelia Crispinilla), indicano il nome della madre di Calvia Crispinilla, magistra libidinum di Nerone, proprietaria di Loron.

La figlina di Loron
La figlina si presenta come un grande complesso di notevoli dimensioni, di 170 x 90 metri, distinta in due parti separate da una comoda rampa d’accesso. La parte occidentale era abitativa e vi si potevano trovare piccole terme, che rappresentavano un elemento di conforto e igiene, oltre a latrine che garantivano le necessarie condizioni sanitarie all’interno del complesso. La parte orientale, invece, ospitava la vera e propria fabbrica. Questo spazio era organizzato attorno a un ampio cortile, al centro del quale si trovava una vasca, probabilmente utilizzata per il raffreddamento o la lavorazione delle materie prime. I vani affacciati sul mare servivano come magazzini, dove gli artigiani conservavano le proprie materie prime e i prodotti finiti, pronti per essere spediti o venduti.
All’interno del vasto complesso, il cuore pulsante era rappresentato da un ambiente vivace e dinamico, caratterizzato da grandi fornaci. Durante la cottura, le anfore venivano marchiate con il bollo del proprietario della fabbrica, il che ha permesso di seguire la filiera produttiva e l’evoluzione della proprietà nel corso dei secoli, anche quando non si usarono più i bolli, fino alla fine del III secolo.
Dal punto di vista archeologico, il sito della fabbrica offre una pianta d’insieme ben visibile, una testimonianza dell’ingegneria e dell’architettura di epoche passate. I muri, costruiti con materiali di alta qualità, indicano chiaramente il lavoro di competenze artigianali e la presenza di un’organizzazione produttiva avanzata. Ma a rendere il sito ancora più affascinante sono i resti di una fornace per le anfore, conservatasi in modo eccezionale. In conclusione, il sito archeologico della fabbrica di anfore non è solo un luogo di scavi e reperti, ma un autentico palcoscenico della storia in cui si intrecciano cultura, economia e vita quotidiana. Attraverso le fornaci e le anfore, possiamo riscoprire le storie di chi ci ha preceduto, riflettendo su come il loro operato abbia plasmato il mondo in cui viviamo oggi. Un aspetto particolarmente interessante di questo complesso erano i grandi capannoni, progettati specificamente per l’essiccazione delle anfore e gli ambienti adibiti alla loro lavorazione.
La figlina non era soltanto un luogo di lavoro, ma anche un ambiente in cui si intrecciavano competenze artigianali, relazioni sociali e innovazioni tecnologiche, rendendola un esempio significativo della vita quotidiana e delle pratiche economiche dell’antichità. Il complesso rappresenta un importante patrimonio culturale che merita di essere studiato e valorizzato. Con il tempo, l’area fu abbandonata e divenne parte del demanio imperiale, finendo per essere ridotta a bosco nel Medioevo. Qui la gente del luogo estraeva la pietra e produceva calce nelle calchere. Tuttavia, già nella metà del XIX secolo, Kandler intuì l’importanza delle rovine rinvenute. Gli scavi sistematici iniziarono solo nel 1994, rivelando non solo la fabbrica di Loron, ma anche la villa di Santa Marina, caratterizzata dalla sua vulnerabilità all’erosione marina.

La villa di Santa Marina
Dal 2015, l’attenzione si è spostata sulla villa di Santa Marina; qui l’innalzamento del mare ha portato via una porzione significativa della struttura. Si tratta di una grandiosa residenza che si estende su un’area di 130×60 metri, un meraviglioso esempio del genio architettonico romano. Posta in posizione privilegiata, scende dolcemente a terrazze verso il mare. Tra le sue caratteristiche più affascinanti si distingue una cisterna straordinariamente ben conservata, di notevoli dimensioni, tra i più imponenti reperti noti in Istria.
La villa rivela una sapiente organizzazione degli spazi. I vani quadrati, adibiti a uffici per l’amministrazione della proprietà, i vani per la lavorazione del vino e dell’olio d’oliva, sono testimonianze evidenti di una produzione agricola significativa. La monumentale scalinata che conduce al cortile interno è un elemento architettonico di grande impatto. I vani residenziali si affacciavano sul mare, con un’ampia sala di rappresentanza. La cisterna, i vani di lavoro e la scalinata sono attualmente visibili e mostrano un eccezionale grado di conservazione. La villa non era solo un luogo di soggiorno: rappresentava la residenza degli amministratori della vasta proprietà di Sisenna e, successivamente, degli imperatori romani. La sua importanza risiede anche nel fatto che rappresenta un singolare esempio di progettazione unitaria: è infatti l’unica villa conosciuta che integra una figlina all’interno della stessa proprietà, seguendo un progetto concepito in modo coerente e organico. L’architettura della villa, eseguita da architetti di alta levatura, è un notevole esempio di come l’ingegno umano possa armonizzarsi con l’ambiente naturale, rappresentando una testimonianza vivente della cultura romana, della sua architettura e del suo modo di vivere, continuando a stupire e a incantare chiunque abbia la fortuna di esplorarla.
La fabbrica di Loron e la villa di Santa Marina si contraddistinguono per l’unitarietà del progetto architettonico, rendendolo un monumento alla creatività e all’operosità dell’epoca romana, continuando a svelare segreti e storie preziose riguardanti la vita quotidiana dell’epoca. L’eredità di Loron – Santa Marina persiste, promettendo ulteriori scoperte e una comprensione sempre più profonda di questo straordinario patrimonio storico.

La campagna archeologica di quest’anno
Come ogni estate dal 1994, le campagne archeologiche nell’area di Loron – Santa Marina continuano a svelare nuovi elementi sul passato di questa affascinante zona. Di questo abbiamo parlato con Gaetano Benčić, curatore del Museo del territorio parentino.
“L’intervento di scavo si è svolto nel mese di giugno in collaborazione con l’Università di Aix-en-Provence di Marsiglia, rappresentata dalla professoressa Corinne Rousse, e il Museo archeologico dell’Istria di Pola, sotto la direzione della dottoressa Ida Končani Uhać, esperta di archeologia subacquea. Perciò abbiamo deciso di estendere l’indagine all’archeologia subacquea, invitando a partecipare la dottoressa Ida Končani Uhać, attualmente la maggiore esperta d’archeologia subacquea in Istria. Končani Uhać, Vincent Dumas – del Centro Camille Jullian – e altri suoi collaboratori, si sono immersi più volte, notando un cumulo di pietre molto grande, formante vagamente una struttura che potrebbe essere un molo a forma di L. Sono necessarie, però, ulteriori verifiche nelle prossime campagne. Questa è la prima volta, dal 2015, che il nostro team ha lavorato fianco a fianco con il Museo di Pola e la decisione di esaminare la zona subacquea davanti alla villa è stata motivata da precedenti osservazioni fotografiche aeree che suggerivano la presenza di strutture sommerse. Durante gli scavi abbiamo anche esplorato una struttura di fronte alla villa, una vasca, caratterizzata da malta idraulica tipica dell’epoca romana e da una pavimentazione in opus spicatum (opera spicata, un tipo di parametro di laterizi disposti di taglio a forma di lisca di pesce o di spiga di grano, nda). Quest’anno s’è proseguito ad aprire il muro di questa vasca verso il mare per 11 metri, che potrebbe rivelarsi collegata ad attività termali o economiche, evidenziando l’organizzazione della villa, la quale sembrerebbe possedere un porticciolo o un molo”, conferma Benčić.

Punta Puntizza
Un’altra area di scavo si è concentrata su Punta Puntizza, una posizione strategica tra Loron e Santa Marina, che offre una vista sulla baia circostante. Una posizione, questa, che si inserisce tra la baia di Santa Marina, con dall’altra parte Cervera e l’antica Cervaria, praticamente un punto di controllo su tutto lo spazio marino da terra, dove attraverso le immagini si conclude che c’era una struttura, un qualche cosa che si sviluppava dalla villa verso la punta. “Qui – prosegue Gaetano Benčić – abbiamo trovato un lungo accumulo di pietre che potrebbe rappresentare una sorta di cristoportico, un passaggio coperto romano, suggerendo un possibile collegamento tra la villa e Loron. Ma è soltanto un’ipotesi, poiché noi sulla terra vedevamo un lungo cumulo di pietre che si sviluppava per 200 metri e siamo andati ad aprire lo scavo, trovando tanti muri interessanti. Abbiamo rinvenuto muri databili all’età romana, d’andamento regolare in direzione nord-sud, insieme a strutture più recenti, a secco anche, molto robuste, interpretate come muri di un caricatore per la pietra, in questo caso, riutilizzando resti di mura romane utilizzate dalla Serenissima per sviluppare accessi verso la punta. In zona, come sappiamo dai documenti e dalle mappe, ci sono i resti di una cava che noi pensavamo più recente, di epoca tardoaustriaca e invece era in funziona anche in epoca veneziana. Questo suggerisce un’interazione tra diverse fasi storiche e strutturali”.
Di cosa si trattava non si sa ancora, non si sa se c’erano delle stanze o se si trattasse di un grande corridoio. Questa struttura s’incontrava a 90 gradi con i muri che arrivavano da Loron.
“Le nostre indagini hanno rivelato che il complesso di Loron non si esaurisce nei limiti attualmente noti, ma si estende oltre, confermando l’importanza di questo sito storico. Proseguiva fino a Puntizza, quindi molto a ovest, per più di 100 metri. Abbiamo intravisto diversi muri e perciò abbiamo fatto anche qui un sondaggio, dal quale sono emerse strutture seguenti lo stesso allineamento di quelle di Loron. E ciò ci ha fatto pensare, come del resto l’avevamo anche ipotizzato, che tutta la penisola, e soprattutto i due complessi, da una parte la villa di Santa Marina, dall’altra parte Loron, si incontravano o erano uniti da una struttura, con un andamento molto regolare, che aveva un culmine in qualche modo con delle stanze, degli spazi, degli ambienti, alla Puntizza”.
Ciò solleva nuove domande riguardo alla funzione degli spazi scoperti, siano essi economici o residenziali, e lascia molteplici spunti di ricerca future. Queste scoperte contribuiscono a mettere in luce l’eccezionale valore archeologico della zona, rivelando le risorse investite nella sua costruzione. Sarà fondamentale determinare se i muri emersi siano contemporanei ai due complessi esistenti, considerando che le fasi edilizie romane potrebbero aver comportato vari strati di costruzione. Insomma, ci troviamo di fronte a un panorama intrigante, che richiede un ulteriore approfondimento e conservazione, nel tentativo di preservare non solo i due siti principali, ma anche questo terzo spazio, distante solo 200 metri da Santa Marina e 100 da Loron.




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