È la corsa motociclistica più folle e pericolosa del mondo. Una corsa in cui i piloti in ogni istante guardano in faccia la morte sfrecciando tra case, marciapiedi, muretti, alberi, cartelli stradali, pali della luce, salti e tratti a oltre 300 km/h in un contesto ai limiti dell’umana comprensione. Una corsa che da oltre un secolo miete vittime e dispensa gloria tra i partecipanti. Oggi questa corsa ha raggiunto fama di livello mondiale richiamando ogni anno centinaia di migliaia di spettatori che si riuniscono a bordo strada per ammirare da centimetri zero questi funamboli che sfidano la sorte. Una corsa entrata nel mito, alla quale partecipano soltanto quei piloti in grado di compiere imprese al limite dell’impossibile. Chiamateli pure pazzi se volete, ma nel folle mondo delle gare in moto è proprio la follia l’ingrediente che ti serve per vincere. Questo, signore e signori, è il Tourist Trophy.
Un po’ di storia
Il Tourist Trophy comprende una serie di gare motociclistiche che si corrono sull’Isola di Man, incastonata tra l’Irlanda e la Gran Bretagna. Ogni anno a cavallo tra maggio e giugno l’isola chiude le sue strade cittadine per trasformarsi in un enorme circuito che si snoda per decine di chilometri. Il Tourist Trophy nasce ai primi del Novecento e inizialmente era riservato alle auto. La prima gara per moto si svolse nel 1907. Si trattava di una gara di 125 miglia spalmata su cinque giri e a vincere fu un tale J.S. Campbell in sella a una Ariel. Il tempo totale della gara fu 4 ore, 9 minuti e 36 secondi, che se diviso per la lunghezza del circuito viene fuori una stratosferica velocità media di… 48,2 chilometri orari! Beh, all’epoca le velocità erano un po’ quelle… Nel 1911 il layout cambiò e da allora è rimasto lo stesso prendendo il nome di Snaefel Mountain Course. Questo è il nome del circuito, mentre invece la gara venne ribattezzata Isle of Man TT Race. Il circuito è lungo 37,7 miglia, che sono 60 chilometri e 720 metri. Un tracciato che comprende qualcosa come 200 curve, che ovviamente devi imparare a memoria. E non devi imparare a memoria soltanto quelle, bensì anche le crepe nell’asfalto, i tombini, gli alberi che sono cresciuti un po’ di più rispetto all’anno prima… E poi non bisogna dimenticare che siamo in Inghilterra, il che significa correre spesso in mezzo a pioggia, umidità e nebbia, fattori che uniti tra loro rendono il Tourist Trophy l’evento sportivo più pericoloso al mondo.
Una sola edizione senza vittime
Per rendere meglio l’idea Spa, che è la pista più lunga della Formula 1, è lunga solo 7,2 chilometri, mente il Nürburgring, che è la pista più lunga del mondo, ha una lunghezza di 20,8 chilometri, ovvero solo un terzo dello Snaefel. Il record sul giro al Tourist Trophy è di 16 minuti e 36 secondi, con una velocità media di 219,44 km/h. Per darvi un paragone, il record della MotoGP al Mugello è di “soli” 179 km/h di media. Cioè questi, per strada con delle Superbike, vanno 40 km/h di media più forte di una MotoGP al Mugello! Di queste 200 curve 60 sono state intitolate o ai piloti più vincenti o ai piloti che proprio in quel punto hanno perso la vita. Sì perché dalla sua fondazione ad oggi al Tourist Trophy sono morti 265 piloti, con la terribile media di oltre due piloti per ogni edizione. Se ci aggiungiamo anche spettatori e non addetti ai lavori il bilancio sale a 281. Solamente una volta, nel 1982, non ci furono vittime, mentre l’edizione più tragica è stata quella del 2005 che ha contato ben 10 incidenti mortali. Tra l’altro c’è stato anche un tempo in cui il Tourist Trophy era ufficialmente inserito nel calendario del Motomondiale. Dal 1965 al 1972 ci corse anche Giacomo Agostini vincendo 10 gare in classi differenti. “Ago” aveva sempre criticato la scelta di inserire il TT nel Motomondiale, che di fatto obbligava i piloti che volevano vincere il Mondiale a partecipare alla corsa più pericolosa del mondo, che poi venne esclusa dal calendario a partire dal 1977.
Ad oggi solamente due piloti croati hanno avuto il coraggio (e la follia…) di correre il Tourist Trophy. Il primo era stato nell’ormai lontano 1997 Emil Mokrovčak. Poi una lunga pausa fino all’anno scorso quando è toccato a Loris Majcan raccoglierne il testimone. E non si è limitato soltanto a partecipare, ma è stato capace addirittura di portarsi a casa ben due premi: Best Newcomer TT e RST Star of Tomorrow. Il centauro zagabrese, classe 1996, è pronto a riprovarci anche quest’anno ed è volato nuovamente sull’Isola di Man.
Loris, la domanda che ti avranno fatto un milione di volte: ma chi te lo fa fare?
“A spingermi è il gusto di competere ai massimi livelli in questo sport. Sono una persona estremamente competitiva e un malato delle corse su strada. Il TT è l’evento motociclistico più prestigioso del mondo a cui ogni pilota sogna di partecipare. E io questo sogno l’ho realizzato”.
Quindi paura zero?
“Quando corro non ho mai paura. È tutta la vita che sono in sella a una moto. Che sia il TT, il Campionato croato a Grobnico o qualsiasi altra gara, il mio approccio è sempre lo stesso e cioè cerco di prepararmi al meglio curando ogni singolo dettaglio. Se approcci una corsa con la paura o se ti vengono dei dubbi, allora il tuo posto è da un’altra parte”.
L’anno scorso ti è capitato di assistere dal vivo a qualche incidente?
“No. Però in gara un pilota è caduto in una curva una ventina di secondi prima di me. Sono passato accanto a lui mentre veniva soccorso dai commissari e poi ho visto l’elicottero che si è alzato per andare a recuperarlo. È stato cinque mesi in ospedale, ma fortunatamente se l’è cavata ed è tornato a correre”.
Qual è il punto più pericoloso del circuito?
“La verità è che tutti i punti sono pericolosi. Quando sfrecci a 200 orari di media anche la curva più piccola rappresenta un grosso rischio. Il pericolo più grande per un pilota è secondo me una preparazione non adeguata. Se fisicamente non sei al 100% rischi di accusare un calo di concentrazione e in una corsa come il TT anche il più piccolo calo di attenzione lo puoi pagare a carissimo prezzo”.
Si corre anche in caso di pioggia?
“Fino al 2001 si correva anche con la pioggia, poi finalmente si sono resi conto che questa gara è abbastanza pericolosa anche sull’asciutto. Adesso quando piove ci si ferma. Essendo in Inghilterra il meteo è molto variabile e quindi il programma è soggetto a continui stravolgimenti e in questi casi devi essere bravo a mantenere alta la concentrazione”.
In gara non hai nemmeno il minimo margine d’errore perché anche la più piccola sbavatura può risultare fatale: come si fa a mantenere la massima concentrazione e non perdere il focus in nessun momento?
“La preparazione atletica è fondamentale. Curo tantissimo questo aspetto in modo da essere fisicamente al 100%. Sono seguito da Mario Jantolek, il quale cura la preparazione fisica di molti atleti olimpici. Mi sono preparato nove mesi per il TT iniziando il lavoro dal 1º settembre scorso. Mi sono allenato ogni singolo giorno, negli ultimi due mesi anche due volte al giorno. In gara lo stress psico-fisico è enorme perciò va fatta una preparazione mirata, cercando proprio di simulare queste condizioni di stress, il che poi ti permette di gestirlo al meglio. Non sono un pazzo come molti giornalisti mi dipingono. Io sono un pilota impavido. Sono perfettamente consapevole di quello che faccio e a quali rischi vado incontro. Cerco sempre di svolgere la miglior preparazione possibile perché se fisicamente sei al massimo, allora soltanto una causa di forza maggiore può fregarti. E quella è una variabile della quale non puoi avere il controllo”.
Va bene la preparazione atletica, però la gara come tale non la puoi simulare: come fai quindi ad allenare questo aspetto?
“Attraverso sessioni del cosiddetto allenamento intervallato ad alta intensità. Si tratta di un allenamento molto intenso di un’ora e mezza, che poi è la durata della gara, in cui esegui un sacco di esercizi diversi come corsa, salti, sollevamento pesi, ecc. Il tutto senza mai fermarti. Questo ti permette di ricreare quello sforzo fisico che poi ti ritrovi in gara. Però in gara ovviamente corri in sella a una moto e quindi alterno questo tipo di allenamento con varie sessioni in pista a Novi Marof o a Grobnico. È altrettanto importante trascorrere tanto tempo sulla moto perché ciò ti permette di allenare determinati muscoli che col lavoro in palestra non riesci a fare. La mia preparazione è quindi un alternarsi di tanta palestra e di tanta moto in pista, a cui poi devi aggiungere una perfetta conoscenza del circuito, che devi studiare nei minimi dettagli perché senza quello non puoi essere ammesso al TT”.
A proposito, come si partecipa al TT?
“Per prima cosa ci si iscrive compilando un modulo online, poi dopo circa due settimane vieni contattato dall’organizzazione per farti conoscere: chi sei, da dove vieni, la tua esperienza nelle corse motociclistiche e via dicendo. Se superi questa prima selezione poi valutano se ammetterti al TT oppure dirottarti sul Manx GP, che è un evento minore che si corre in estate sullo stesso circuito del TT. Se vieni ammesso al TT poi devi prendere parte a tutta una serie di meeting tra video analisi, test fisici molto rigorosi e ovviamente uscite sul circuito per studiarne ogni curva. L’anno scorso non solo avevo superato tutti i test e tutte le selezioni, ma addirittura il responsabile del programma riservato ai piloti debuttanti mi disse di essere l’esordiente con il più alto grado di preparazione in assoluto. Sono entrato dalla porta principale senza dover passare dal Manx GP, il che è una vera rarità perché il Manx è un passaggio quasi obbligatorio per un debuttante”.
Che esperienza è stata l’anno scorso al tuo debutto nel TT?
“Un’esperienza fantastica. Mi sono portato a casa il premio Best Newcomer, riservato al miglior esordiente, e Star of Tomorrow, ovvero quel pilota da tenere d’occhio in futuro. Questo doppio riconoscimento è stato per me e il mio team una grandissima soddisfazione. Ho chiuso la gara in 34ª posizione. Che vista così può magari sembrare poca cosa, ma in realtà con il mio crono avrei vinto il Manx GP perciò quella 34ª piazza la dice lunga sulla concorrenza che c’è al TT”.
Obiettivi per quest’anno?
“Fare meglio dell’anno scorso. L’obiettivo a lungo termine è di migliorare di anno in anno fino ad arrivare un giorno a giocarmi il successo finale. Per riuscirci ho però bisogno di accumulare esperienza, di correrci anno dopo anno per imparare tutte le curve perché il TT non è una gara che puoi vincere al primo o al secondo tentativo. Puoi anche essere un fenomeno, il più forte al mondo, ma per diventare davvero competitivo in questa gara hai bisogno di tempo. Io ho appena iniziato questa sorta di processo di apprendimento puntando ogni anno a compiere un passo avanti. L’obiettivo quest’anno è entrare nella top 25. E magari anche qualcosina in più…”.
Quindi il TT non è semplicemente uno sfizio che ti volevi togliere?
“Io il TT lo voglio proprio vincere! Non so se ci vorranno 5, 10, o 15 anni, ma quello che so è che voglio arrivare fino in cima”.
Esperienza a parte, dal punto di vista tecnico dov’è che puoi ancora migliorare?
“La cosa fondamentale è avere alle spalle un team competitivo. Il nostro è un ‘family team’ composto principalmente da amici e familiari. Ma non siamo in grado di competere con i migliori perché ci manca l’esperienza, ci manca la logistica, ci manca il budget. Noi partiamo con un budget di 90mila euro, che non sono noccioline, ma non possiamo competere con team che spendono 500mila. Ed è normale. Se in Formula 1 corri per la scuderia ultima in classifica, per quanto tu sia forte, non potrai mai stare davanti con i top team. Il mio obiettivo perciò è arrivare un giorno in un team molto forte, abituato a correre ai massimi livelli, che ha tanto budget, un componentistica migliore, un’infinità di gomme a disposizione e via dicendo”.
In quali classi corri al TT?
“Corro in tre classi: Supersport 600 con la Yamaha R6, Superstock 1000 con la Yamaha R1 e Superbike Senior sempre con la R1. Ogni classe prevede due gare perciò correrò un totale di sei gare”.
Quanto dura il TT?
“Due settimane. La prima è riservata alle qualificazioni per accedere alle gare vere e proprie, che invece si tengono nella seconda settimana. A seconda delle varie classi, devi essere nella top 50 o nella top 60 per essere ammesso alle gare. Naturalmente il mio primo obiettivo è la qualifica”.
C’è per caso la Dakar nel tuo futuro?
“Non ho mai corso le gare off road perciò non ho alcuna esperienza al di fuori dell’asfalto. Però non nascondo che l’idea un po’ mi stuzzica e chissà, forse un giorno ci sarà spazio anche per la Dakar. Magari dopo aver vinto il TT…”.
Quali altre gare e campionati correrai quest’anno?
“Il focus della mia stagione è incentrato tutto sul TT. Più avanti parteciperò a qualche gara del Campionato croato e del circuito Alpe Adria. Non escludo poi qualche altra gara di road racing ma, ripeto, l’unico obiettivo che mi sono posto per quest’anno è il TT. Tutte le altre gare sono soltanto un bonus”.
Come e quando è nata la passione per le corse e per le due ruote?
“È nata già nel grembo di mia mamma quando seguiva papà in giro per i circuiti dato che anche lui correva in moto. Sono nato in una famiglia di motociclisti e molto semplicemente ho ereditato anch’io il gene delle corse”.
Partecipi al TT che è la corsa motociclistica più pericolosa del mondo, eppure non hai la patente la A per correre in moto…
“Non ho mai guidato nel traffico cittadino e probabilmente non lo farò mai. La strada è ben diversa dalla pista o comunque dalle gare in generale perché lì ci sono mille fattori che possono mettere a rischio la tua incolumità e io non voglio che la mia sicurezza dipenda dagli altri. In pista la mia sicurezza dipende esclusivamente da me stesso, mentre invece nel traffico ci sono un’infinità di variabili delle quali non puoi avere il controllo. Per la mia famiglia è già molto stressante vedermi correre il TT e non intendo creargli ulteriori preoccupazioni guidando nel traffico”.
Non è un po’ paradossale?
“Assolutamente no. Nel traffico puoi rispettare tutti i limiti e prendere tutte le precauzioni del caso, ma se un ubriaco ti viene addosso sei morto. Ripeto, in strada ci sono troppi fattori che non sono sotto il tuo controllo”.
Segui il motorsport?
“Certo. In particolare la MotoGP e la Superbike. Anche la Formula 1, che però è diventata una noia mortale. Meno la WRC”.
Altri sport?
“Il calcio – sono tifosissimo della Dinamo – e la NBA”.
Alla Dinamo è andata male…
“Lasciamo perdere…”.
Loris, un grossissimo in bocca al lupo per il TT!
“Grazie mille. Speriamo vada tutto bene. E soprattutto di evitare problemi tecnici. Mi auguro di ottenere un buon risultato per rendere orgogliose tutte quelle persone che mi sostengono, oltre ovviamente a me stesso”.
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