Lo sviluppo turistico dell’isola di Pago

Un’interessante carrellata su usi e costumi, tradizioni popolari, squisiti prodotti tipici e noti fin da un lontano passato, quali il pecorino, la carne d’agnello, i fichi secchi, i merletti ricamati, oggi patrimonio sotto tutela dell’UNESCO

Una splendida panoramica del capoluogo isolano

Salvo alcune opere e un canzoniere in cui vi si accenna, sono pochissime le informazioni sulla storia del turismo su quest’isola e non esiste alcun libro in cui se ne parli. Eppure è una delle attività principali sull’isola. Considerando la posizione geografica, Pago si trova tra la Dalmazia e il Quarnero. Il clima è mediterraneo con estati calde e secche e inverni miti e umidi. Nelle calde giornate estive la temperatura raggiunge circa i 30°C mentre d’inverno di solito si mantiene sui 6-8°C. Le temperature sotto zero sono molto rare e la neve lo è ancora di più. Ma la zona è assai ventosa e spesso battuta dal bora, scirocco, libeccio e tramontana. Il caldo delle giornate estive è alleviato invece dal maestrale.

A livello amministrativo sull’isola ci sono due Città, Pago e Novalja e due Comuni: Povljana e Kolan, più 21 insediamenti abitati: Mandre, Lun, Stara Novalja, Vlašići, Metajna, Zubovići, Šimuni, Dinjiška, Kustići, Stara Vasa, Gorica, Gajac, Miškovići, Smokvica, Košljun, Bošana, Vrčići, Caska, Vidalići, Kolanjski Gajac e Potočnica.

Un po’ di dati geografici

È l’unica isola croata divisa tra due Regioni. Pago Città e i Comuni di Povljana e Kolan amministrativamente appartengono alla Contea di Zara, mentre Novalja a quella della Lika e di Segna. Sebbene la popolazione dell’isola abbia sempre gravitato verso Fiume, gli abitanti vengono considerati dalmati. Il motivo è anche il ponte di Pago che collega l’isola alla terraferma della contea di Zara. Pago è la quinta isola più grande della Croazia (284,18 km²; è lunga 59 e larga da 2 a 9,5 km nella sua parte più ampia. Insieme all’Isola Lunga (Dugi otok) è una delle isole più frastagliate dell’Adriatico. La costa è lunga 302,5 km. La costa nord-orientale è alta e ripida, quella sud-occidentale è invece più bassa. La vetta più alta dell’isola è San Vito (Sveti Vid) con 349 m, su cui si trova anche un belvedere con vista su tutta l’isola e sulle altre che la circondano. La vetta è raggiungibile da due direzioni: da Kolan e da Šimuni. A ovest si apre una vista meravigliosa sul mare Adriatico con tantissime isole. Davanti a Poljana c’è Puntadura (Vir), davanti a Mandre Scherda (Skrda) e Maon (Maun), e davanti a Novalja Lussino, Cherso e tante altre isole più piccole e belle da visitare. Si dice anche che prima del tramonto, quando soffia un leggero caldo vento di scirocco, all’orizzonte si possa vedere pure la costa dell’Italia

Nel censimento del 2011, la popolazione dell’isola era di 9.059 abitanti. Novalja con 2.334 e Pago con 2.942 abitanti sono centri economici, turistici, culturali ed educativi dell’isola. La maggior parte dell’isola è terreno roccioso. Le piccole aree sono coperte da arbusti mediterranei ed erbe aromatiche. Poiché l’isola è situata sotto il massiccio del Velebit, da dove durante l’inverno soffia estremamente forte la bora, è difficile che la vegetazione attecchisca, per cui lungo la parte nord-est dell’isola è quasi del tutto spoglia di piante. Nei poresso di Novalja, Kolan e Poljana crescono olivi, la viti, fichi, mandorli ed alcuni altri tipi di piante da frutta e verdura. La vegetazione forestale è poca e predominano pini e lecci. La zona di Lun che si trova a nord-ovest è coperta da olivi. Quanto alla fauna ci sono molti conigli e fagiani. Gli animali domestici più numerosi sono le pecore e i polli. Di asini un tempo ce n’’erano molti di più ma oggi sono diventati una vera rarità e un’attrazione turistica. Pago è nota anche per i fanghi curativi di Kolan.

La maggior parte dell’isola è attraversata da una strada statale. A sud si collega al ponte di Pago, lungo 340 m, costruito nel 1968 e dunque a Zara e alla Dalmazia. Se invece si arriva da nord, l’isola si raggiunge con il traghetto che dal porto di Prizna porta a Žigljen. La traversata dura appena 15 minuti. Dal 30 maggio al 30 settembre, durante la stagione turistica, i traghetti operano tutto il giorno, mentre durante l’inverno sonop più rari. C’è anche il catamarano che parte ogni giorno alle 6 per Fiume, tranne la domenica quando parte alle 9. Poi riparte da Fiume alle 15 (durante l’estate alle 17). Fa scalo soltanto nella città di Arbe e il viaggio dura tre ore.

Gli uomini fanno a gara nella velocità di tosatura delle pecore

Il primo parco eolico croato

Il primo parco eolico croato (Vjetroelektrana Ravna 1) è stato costruito a 3 km dalla Città di di Pago. È composto da 7 turbine eoliche ed è in funzione dal’estate del 2004. In questa zona si trovano anche le saline di Pago, il più grande produttore di sale marino in Croazia. I primi documenti storici in cui si fa menzione della produzione di sale sull’isola risalgono al 999. Fino a 1409 sull’isola c’erano anche altre saline, a Dinjiška, Poljana, Vlašići e Stara Novalja.

Più indietro nel tempo

Pago era abitata fin dal Neolitico, come testimoniano i numerosi insediamenti di fortezze collinari dei Liburni illirici. Il centro dell’isola era Cissa che si trovava sulla spiaggia di Caska nella parte occidentale della baia di Pago. La più grande percentuale della popolazione isolana abitava proprio in questa zona perché era la più fertile, ricca di fonti d’acqua potabile e le baie erano protette dai venti e dagli attacchi dal mare. Cissa esisteva fino a IV. secolo, quando fu distrutta da un fortissimo terremoto. Sul sito dell’odierna Novalja, a quei tempi c’era un importante porto marittimo chiamato Navalia. La vita in questi insediamenti è testimoniata da tracce di cultura materiale e spirituale. Risalgono al I secolo i resti di un acquedotto romano lungo oltre un chilometro. Oggi è un’attrazione turistica. Nel centro di Novalja ci sono anche i resti di una basilica paleocristiana risalente al IV secolo. All’interno della chiesa della Madonna del Rosario (Mala crikva), ricostruita nel XVII secolo, è possibile ammirare i resti del mosaico pavimentale della precedente basilica. Numerosi sono i resti di mura di piccole fortificazioni romane, di alcune ville rustiche, di numerose chiese e cappelle.

Le usanze popolari

Sono tipici dell’isola di Pago i canti a doppia voce detti “nakanat”, quelli delle “klape” che sono tipici di tutta la Dalmazia e la danza popolare che a Novalja chiamano “po naški” e a Pago “po paški”. Si tratta di tradizioni tramandate di generazione in generazione mantenute vive fino ad oggi e reinterpretate ogni anno nel giorno della ricorrenza patronale di Novalja, Santa Caterina, che ricorre il 25 novembre. Canti che un tempo era comuni in campagna, alle feste di paese, la sera quando i giovani corteggiavano così le loro future spose. A Novalja è ancora consueto udire dei ricchi canti liturgici soprattutto nei riti ecclesiastici della Settimana Santa, dalla Domenica delle Palme alla Pasqua. Esistono anche dei canti arcaici scritti dalla confraternite di quei tempi. Oggi diversi gruppi folcloristici sull’isola coltivano la danza tradizionale indossando costumi popolari riccamente decorati con lavori fatti a mano. L’unico accompagnamento strumentale alla danza è il “mih”, una specie di zampogna tipica in Dalmazia e nel Quarnero. Il costume tradizionale degli uomini consiste in una camicia bianca, un cappello con nappine, un gilet che in passato potevano permettersi solo i benestanti e delle giacche leggere. Le donne indossano invece lunghe camicie bianche decorate da merletti tipici, gonne verdi, arancioni, gialle o blu coperte da una traversa, su cui è attaccata una sciarpa di seta. Anche l’acconciatura è particolare: i capelli sono intrecciati e coperti da un telo ricamanto di lino bianco detto “pokrivača”. Uniche le collane, gli orecchini e le fibbie.

I merletti di Pago sono patrimonio sotto tutela dell’UNESCO

Prima del turismo

Il turismo sull’isola di Pago ha iniziato a svilupparsi nella seconda metà del XX secolo. Prima Novalja era un tipico villaggio di agricoltori e pastori come tutti gli altri. Di pescatori non ce n’erano tanti il che appare piuttosto strano, visto che si tratta di un luogo di mare. Ma la prova che ce n’erano è la spiaggia di Caska dove c’è tutt’oggi una torre, costruita dalla famiglia Palčić nel 1880 che tutti chiamano “Tunera” ma che in effetti si chiama “Turan” e che in passato era punto di avvistamento per la pesca dei banchi di tonno. A quel tempo e per molti anni dopo questa era l’attività principale degli abitanti della zona di Caska. Si sa che l’ultima volta che se ne servirono fu nel 1958. Gli abitanti dell’isola tenevano comunque più ai campi e alla coltivazione della terra. La vita per chi risiede sull’isola era ed è ancora oggi piuttosto difficile. A parte la produzione del sale, su Pago in passato, non c’era altra industria.

Pecorino, ricotta, carne d’agnello…

Lavorare i campi aridi carsici era difficile. Ciò nonostante molti si dedicavano alla coltivazione della vite. Uno dei vitigni più tipici ad esempio è il cosiddetto “Sansigot”, portato su Pago dall’isola di Sansego (Susak). Vini che un tempo gli isolani vendevano insieme ad altri prodotti tipici a Fiume, che raggiungevano via mare, per offrirli ai mercati o bussando di porta in porta, ma anche sulle altre isole quarnerine vicine, come Arbe, Cherso e Lussino. Oltre al vino vendevano anche il tipico formaggio pecorino e altri latticini che producevano in casa dal latte di pecora, come ad esempio la ricotta, detta “skuta”. Pago è da sempre molto nota per l’allevamento degli ovini le cui carni hanno un sapore del tutto specifico che si deve al sale che il vento di bora porta sui rari pascoli spesso costituiti da erbe aromatiche. Alcuni allevavano in passato anche gli asini il cui latte era considerato quasi un medicinale e veniva venduto a peso d’oro. Le famiglie che ne avevano lo vendevano soltanto in situazioni di crisi. Per il resto, ma soltanto nella parte settentrionale dell’isola, si coltivavano olivi e fichi. Questi ultimi sono tutt’oggi un prodotto isolano tipico.

Il tipico formaggio pecorino dell’isola di Pago

Il mercatino col primo rubinetto

Con l’arrivo del turismo crebbe sull’isola l’interesse per i prodotti tipici per cui gli abitanti cessarono vieppiù di recarsi a Fiume per venderli preferendo offrirli d’estate agli acquirenti sempre più numerosi nelle località di villeggiatura come Novalja dove ben presto si sviluppò un mercatino locale detto dalla gente dell’isola “Novaljska pjaca”. Risale al 1958 e si trova nel centro di Novalja, davanti alla chiesa, sulla piazza oggi chiamata della Basilica (Trg Bazilike) che è provvista anche del più antico rubinetto pubblico, dove le donne un tempo lavavano la biancheria. All’epoca infatti sull’isola non c’era un acquedotto e coloro che non disponevano di un pozzo si recavano qui per prelevare acqua potabile e lavare i tessuti. C’erano cinque rubinetti in tutta Novalja. Uno era situato nell’odierna via Re Tomislav, dove oggi c’è il mercato Marko, il secondo accanto alla piazza, il terzo è sul lungomare nei pressi del vecchio mercato del pesce, il quarto in via Dalmatinska nei pressi di Villa Rosa e l’ultimo, rinnovato di recente e che esiste tutt’oggi, in Piazza Alojzije Stepinac. L’acqua arrivava dall’antico acquedotto di epoca romana detto “Talijanova buža”, risalente al I secolo. Una costruzione dimenticata e poi riscoperta dagli abitanti dell’isola nel 1910, quando un ragazzo del luogo precipitò in una buca del terreno che in seguito si dimostro essere una galleria dell’antico acquedotto romano.

Il mulino a vento

Nei campi di Novalja fino al 1918 l’acqua arrivava da un mulino a vento fatto di legno, alto circa 28 metri. Ma ogni volta che si levava la bora si guastava e finchè non veniva riparato i contadini erano costretti a portare l’acqua fino ai campi o in groppa agli asini o a mano. Nel 1929 fu costruito un impianto idraulico a motore, ma anche questo non funzionava in modo ottimale e riusciva a malapena a soddisfare le esigenze della popolazione d’inverno, mentre in estate quasi prosciugava.

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