Si è conclusa da poco la 30esima edizione della Rassegna dei teatri di figura di Fiume, una manifestazione internazionale che di anno in anno porta nel capoluogo quarnerino la magia di spettacoli che esplorano con infinita fantasia e creatività temi e storie capaci di toccare l’anima di spettatori di tutte le generazioni. Quest’anno, dal 3 all’11 novembre, al festival si sono presentati 14 teatri di figura nostrani e stranieri caratterizzati da una varietà di poetiche e tecniche, a dimostrazione della vastità dei mezzi espressivi che quest’arte è capace di esplorare. Magdalena Lupi Alvir, direttrice del Teatro dei burattini, il teatro di figura più premiato in Croazia e organizzatore della Rassegna, ci ha parlato della manifestazione e della ricchissima attività di uno dei migliori enti culturali cittadini la cui missione è stimolare la fantasia e la creatività attraverso storie emozionanti che fanno riflettere.
Una manifestazione importante
“La Rassegna è una manifestazione importante per questa città, in quanto si svolge ininterrottamente da trent’anni – ha esordito la direttrice –. Non ci eravamo fermati nemmeno durante la pandemia, quando pressoché tutti i teatri si limitavano per due anni a offrire contenuti online. La nostra Rassegna si svolgeva invece dal vivo, anche se nel pieno rispetto delle restrizioni all’epoca in voga. Nel 2020 i teatri dovevano rispettare un limite nel numero di spettatori consentito e così è stato anche durante la Rassegna di quell’anno.
La Rassegna dei teatri di figura venne avviata nel mese di febbraio 1996 come una piccola manifestazione realizzata in occasione dell’inaugurazione della sede rinnovata del Teatro dei burattini e ben presto si trasformò in un evento internazionale di notevole rilievo. Oggigiorno esso è un festival prestigioso per Fiume e per la nostra regione, ma è anche l’unica manifestazione di questo tipo nella nostra regione e nelle regioni limitrofe. Si tratta di un festival importante anche in un territorio più vasto. Quest’anno, la Rassegna ha riunito 14 teatri di figura, di cui la maggior parte proveniva dall’estero. Trattandosi del 30esimo anniversario, ci siamo impegnati a portare a Fiume un programma quanto più variegato con spettacoli di diverse poetiche e tecniche al fine di mostrare che cosa sia oggi il teatro di figura. Il nostro intento era anche quello di proporre rappresentazioni destinate a tutte le fasce d’età a dimostrazione che il teatro di figura non è un’arte destinata soltanto ai bambini.
La Rassegna è diventata internazionale molto presto nella sua storia, mentre un grande stimolo alla sua crescita è stato senza dubbio il 19esimo congresso mondiale dell’UNIMA (Union Internationale de la Marionnette) e festival dei teatri di figura tenutosi nel 2004 a Fiume, che è stata la più grande manifestazione culturale di quell’anno in Croazia. UNIMA è l’organizzazione artistica che riunisce i teatri di figura a livello internazionale. Quell’anno tutta la città respirava con i burattini e proprio di recente una collega che fino a poco tempo fa ricopriva la carica di presidente dell’UNIMA mi ha detto che per lei il congresso e il festival dell’UNIMA tenutosi a Fiume è stato il congresso meglio organizzato tra quelli ai quali ha preso parte. Si tratta di un grande complimento. Credo che questo evento abbia dato un’ulteriore spinta alla varietà di poetiche e di tecniche presentate nei programmi di tutte le successive edizioni della Rassegna, nonché nel lavoro del Teatro dei burattini.
Siamo molto soddisfatti di questa edizione della Rassegna, che è stata anticipata il 30 ottobre con l’inaugurazione della mostra della nostra burattinaia e scenografa Luči Vidanović ‘I pupazzi dalle mani che scorrono’ presso il Museo civico di Fiume. È iniziata ufficialmente il 3 novembre e si è conclusa l’11 novembre e ha proposto complessivamente 32 spettacoli e sei programmi collaterali. È stata seguita da circa 3.700 spettatori, di cui numerosi gruppi organizzati prescolari e scolastici. Quest’anno abbiamo suddiviso il programma in due sezioni – quella per i bambini di età prescolare e quella per gli scolari, i giovani e gli adulti – e mi rende molto felice il fatto che la seconda sezione sia stata seguita da un folto pubblico. Credo che questo sia il risultato del nostro impegno nello sviluppo del pubblico, in quanto anche con questa Rassegna abbiamo cercato di abbattere il pregiudizio secondo il quale il teatro di figura è un’arte esclusivamente rivolta ai bambini. Per questo motivo abbiamo portato a Fiume dei bellissimi spettacoli per adulti proposti da teatri provenienti da tutto il mondo. Il teatro di figura destinato a questa fascia d’età non è molto diffuso da noi, ma cerchiamo di proporre ogni anno alla Rassegna almeno uno spettacolo che non sia destinato soltanto ai bambini. Il riscontro è stato eccellente e sono compiaciuta di aver visto tra il pubblico tantissimi giovani e studenti. Si tratta di spettacoli che si occupano di temi attuali in maniera straordinariamente creativa e fantasiosa”.
Gli ospiti si sono trovati benissimo
Siete riusciti quest’anno a portare a Fiume tutti gli spettacoli che avete voluto presentare alla Rassegna? I fondi che ottenete dal fondatore e da altre istituzioni sono sufficienti per finanziare questa manifestazione?
“La nostra attività è finanziata dalla Città di Fiume, dal Ministero della Cultura e dei Media e dalla Regione litoraneo-montana, nonché da fondi propri. Quest’anno abbiamo ottenuto un po’ di più da ciascuna delle istituzioni che ci finanziano, per cui siamo riusciti a organizzare una manifestazione un po’ più ricca e variegata. Per quanto riguarda la selezione degli spettacoli, ogni anno organizziamo un concorso pubblico. Quest’anno vi ha aderito una cinquantina di teatri, di cui alcuni avevano proposto più spettacoli. Il primo ‘girone’ di cernita è stato svolto dal team di selezione della Rassegna del quale hanno fatto parte tutti gli attori del Teatro dei burattini, la collaboratrice esperta Vedrana Balen Spinčić ed io, mentre è spettata a me la selezione finale delle rappresentazioni in veste di direttrice artistica del festival. Siccome abbiamo anche la possibilità di invitare direttamente i teatri i cui spettacoli ci sono piaciuti, lo abbiamo fatto. Siamo riusciti a portare a Fiume quasi tutti gli spettacoli che volevamo presentare, ovviamente nei limiti del budget che avevamo a disposizione.
Tutti i nostri ospiti si sono trovati benissimo sia al nostro festival che a Fiume. Siamo stati fortunati con il meteo, in quanto nella nostra città il bel tempo in novembre è un’eccezione, per cui siamo riusciti a mostrare loro diverse parti della città, alcuni sono andati al mare, hanno visitato l’isola di Cherso, hanno percorso la scalinata che porta al colle di Tersatto o hanno seguito uno spettacolo allo ‘Zajc’. Credo che abbiano portato a casa dei bei ricordi. Vorrei aggiungere che quest’anno abbiamo invitato diversi selettori dei festival dall’estero, direttori di teatri di figura e direttori artistici di festival. Quest’anno erano presenti anche i rappresentanti dell’UNIMA italiana, bulgara, slovena e il segretario generale dell’UNIMA internazionale, Fabrizio Montecchi. Si tratta di una grande cosa per noi. Sono stati dieci giorni molto intensi”.
Il Teatro dei burattini è senza dubbio uno degli enti culturali di maggior successo a Fiume, la cui attività è costellata da premi e partecipazioni a festival dei teatri di figura in tutto il mondo. Di conseguenza, ogni resoconto sull’attività del Teatro viene accolta quasi all’unanimità dal Consiglio cittadino. Qual è il segreto del vostro successo?
“Credo che per ogni teatro sia importante il lavoro comune del collettivo e questo vale anche per noi. Tutti i 28 dipendenti del Teatro, inclusi i dieci eccellenti attori, sono essenziali per il funzionamento del Teatro. Noi siamo un ottimo team e funzioniamo bene da molto tempo. Anche i direttori che mi hanno preceduta si impegnarono a creare un’atmosfera collegiale e stimolante all’interno del collettivo contribuendo allo status di questo teatro quale uno dei migliori in Croazia. Negli ultimi otto anni e mezzo, quanto sono a capo di quest’istituzione, cerco di lavorare per questo collettivo assieme a tutti i suoi membri, ma cerco pure di riflettere su ciò che è importante per il nostro pubblico, su quali spettacoli siano ottimali per essere presentati ai vari festival ai quali prendiamo parte, su quali siano i nostri collaboratori e su quali siano i temi che elaboriamo. Ovviamente, il percorso che va dall’idea alla sua realizzazione è lungo, per cui gli spettacoli che produciamo non sono sempre dei capolavori. Cerchiamo comunque di mantenere un alto standard di qualità e negli anni abbiamo davvero prodotto tantissimi spettacoli di successo che sono stati accolti con entusiasmo dal nostro pubblico e che hanno ottenuto numerosi premi.
Nel 2024, i nostri spettacoli sono stati seguiti da 31mila spettatori e noi cerchiamo di mantenere questo numero di anno in anno, in quanto il nostro fondatore, la Città di Fiume, richiede che in un anno vengano realizzati almeno 250 programmi. L’anno scorso il nostro Teatro ne ha invece realizzati ben 381. Il numero di programmi che produciamo è di gran lunga superiore alla quota richiesta perché il nostro pubblico lo esige. Si tratta di un lavoro molto impegnativo perché il collettivo è piccolo e in alcuni posti di lavoro è impiegato soltanto un dipendente. Vorrei sottolineare che il numero di spettatori non è soltanto una questione di quantità, in quanto abbiamo introdotto anche i format pensati per un pubblico molto ridotto. Siamo uno dei primi teatri in Croazia ad aver introdotto il teatro interattivo destinato ai bebè, con lo spettacolo ‘Gdje su nestale čarapice?’ (Dove sono spariti i calzini?). Qui il pubblico è limitato a quindici bebè e ai rispettivi quindici genitori, per cui in questo caso non ha senso parlare di numeri, ma di qualità dell’esecuzione e di un rapporto immediato con i bimbi e i genitori. Proponiamo anche il teatro di narrazione, pure questo destinato a un pubblico ridotto. Insomma, il nostro obiettivo è in primo luogo coltivare un rapporto confidenziale e caloroso con il pubblico, che è una forma di sviluppo del pubblico. Il nostro lavoro è quello di capire in che modo e con quali format approcciarsi a una determinata fascia d’età. Questo aspetto è particolarmente importante nei confronti dei ragazzi, che trascorrono troppo tempo dinanzi agli schermi: il nostro compito è trovare il modo per ‘riportarli’ nel mondo reale e allontanarli dai contenuti superficiali che consumano in Rete. Sono felice di poter constatare che l’incontro con il mondo vivente vince sempre su quello virtuale”.
Com’è essere a capo di questo ente teatrale? In che modo decide quali temi verranno elaborati nell’ambito degli spettacoli e in quale misura è coinvolta nella loro realizzazione?
“Sono drammaturga di professione e lavoro con questo teatro dalla fine degli anni Ottanta. Le mie prime collaborazioni professionali le ho realizzare proprio nel Teatro dei burattini. Ho appreso molto sul teatro di figura attraverso il mio lavoro e ho avuto la fortuna di collaborare con uno dei migliori registi di questi territori, Edi Majaron, il quale mi aveva invitato a lavorare con lui. Per 23 anni sono stata drammaturga presso lo ‘Zajc’, ma sono da sempre affascinata dal teatro di figura e conosco da decenni questo ensemble e questo teatro. Come madre di una bambina piccola, quando ho assunto la carica di direttrice del Teatro dei burattini conoscevo i bisogni dei bambini e ho cercato di intrecciare tutte le mie esperienze e il mio amore per questa arte nel mio lavoro di direttrice. Siccome in questo ente il direttore riunisce in sé sia l’aspetto di manager dell’ente e quello di direttore artistico, sono sempre coinvolta nella realizzazione degli spettacoli. Rifletto molto sui progetti che prepariamo. Ogni anno dobbiamo realizzare tre première, ma cerchiamo anche di ascoltare i desideri del pubblico, il quale può sempre esprimere la sua opinione sugli spettacoli che proponiamo. Il nostro eccellente ensemble di attori ci permette di portare in scena tutto quello che vogliamo. Un aspetto molto importante è anche la scelta di collaboratori: cerco sempre di invitare i registi più innovativi, coraggiosi e creativi nel campo del teatro di figura”.
Una parte del vostro programma viene realizzata anche nella Casa dell’infanzia.
“Nella Casa dell’infanzia non disponiamo di uno spazio adeguato per gli spettacoli, per cui vi possiamo proporre soltanto i format piccoli quali il teatro interattivo, quello di narrazione e i laboratori di realizzazione di pupazzi. Abbiamo un’ottima collaborazione con i nostri colleghi dell’Art cinema e della Biblioteca civica, anch’essi gestori di determinati programmi all’interno della Casa dell’infanzia. Cerchiamo regolarmente di ideare nuovi programmi da proporre in questi spazi del Quartiere artistico. Posso annunciare che in occasione del decimo anniversario del Festival dell’infanzia Tobogan nel 2026 stiamo preparando uno spettacolo interattivo per lo spazio del cosiddetto ‘container’ sul tetto della Casa dell’infanzia”.
La questione della nuova sede
Ormai da diversi anni si parla della necessità di insediare il Teatro dei burattini in uno spazio più grande e più adeguato alle sue necessità, ma finora non sono state individuate delle soluzioni in questo senso. In quale misura la nuova amministrazione cittadina dimostra di comprendere le esigenze del vostro ente e si premura di risolvere l’annosa questione?
“Il nostro Teatro ha sicuramente bisogno di uno spazio più grande e più idoneo alla sua attività, ma ha anche bisogno di un deposito più adeguato, in quanto quello attuale, nel quale custodiamo le scenografie e anche un archivio prezioso, viene spesso vandalizzato, mentre il tetto perde. La Città sta cercando di risolvere il problema dei depositi non soltanto per il nostro Teatro, ma anche per altri enti culturali cittadini, per cui qualche settimana fa abbiamo visitato alcuni spazi in via Milutin Barač che potrebbero essere adeguati alle nostre esigenze. Per quanto riguarda un nuovo edificio del Teatro dei burattini, questo progetto è molto più complesso e non si può risolvere su due piedi. La Commissione per la cultura dell’ex amministrazione cittadina aveva concluso in riguardo che il Teatro dei burattini dovrebbe avere la possibilità di sottoporre a restauro uno spazio esistente o di edificare una nuova sede. La questione del nostro Teatro è pure una delle priorità nella nuova strategia di sviluppo culturale di Fiume, per cui spero che si continuerà a cercare una soluzione a questo complesso problema. Abbiamo già parlato di alcuni potenziali spazi, ma questi non sono adeguati o non possiamo entrarci perché sono sotto tutela e non possono essere destinati ad altri scopi. Inoltre, per noi è essenziale che la nuova sede si trovi nelle vicinanze del centro città. Sono sicura che prossimamente si continuerà a parlare di questo problema perché si tratta di una questione che riguarda i nostri bambini e tutti noi.
La Città ha finanziato la realizzazione dell’impianto di ventilazione e di raffreddamento, che è in fase di completamento. Questo impianto ci permetterà di prolungare la stagione nella nostra sede. Ad ogni modo, la questione della nuova sede del Teatro non è nuova. Già nel 2004 è stata stampata una cartolina con l’immagine del padiglione del mercato in Braida ristrutturato per accogliere il Teatro dei burattini.
La soluzione migliore per il Teatro sarebbe l’edificazione di una nuova sede nelle vicinanze del centro città, anche se si potrebbero trovare degli stabilimenti industriali dismessi che soddisferebbero le sue esigenze, ma bisogna sempre tenere conto del fatto che la nuova sede dovrebbe disporre pure di uno spazio d’accesso, indispensabile per far scendere i bambini dall’autobus in sicurezza. Oltre alla sede, sarebbe bello che si pensi anche alla possibilità di creare un museo dei burattini, in quanto disponiamo di un prezioso fondo di pupazzi e scenografie che meriterebbero di essere esposti e visitati dai cittadini. Ogni tanto organizziamo qualche mostra con parte del nostro archivio, ma un museo sarebbe la cosa ideale”.
In veste di drammaturga, ha tempo di dedicarsi a progetti teatrali fuori sede, che non siano legati al Teatro dei burattini? Nel corso della sua carriera è stata anche uno dei fondatori del teatro extraistituzionale Trafik…
“Personalmente ho poco tempo. Finora ho rifiutato numerosi progetti siccome volevo dedicarmi completamente al lavoro in questo Teatro, alla sua prosperità e al suo sviluppo. Con numerosi progetti che portiamo avanti, tra cui la Rassegna e il festival Tobogan, è molto difficile per me dedicarmi a progetti fuori sede. Quando ho assunto la carica di direttrice avevo deciso di dedicarmi completamente a questo Teatro, ma non è impossibile che accetti qualche progetto teatrale se trovo il tempo per farlo. Da tanto tempo ormai non sono attiva nel Trafik, in quanto ritenevo che fosse opportuno lasciare alle giovani generazioni la possibilità di gestire la scena extraistituzionale fiumana. Il lavoro di direttrice di questo ente è molto impegnativo e non ha un orario lavorativo. Chi se ne occupa lo può fare soltanto con amore e dedizione”.
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