Le rose delle madri. L’amore che resiste a ogni dolore

Da quella alpina a quella rara nera di Halfeti, un intreccio di simboli, ricordi e storie di donne provenienti da mondi diversi per raccontare la forza silenziosa delle mamme: custodi di vita, passione e resilienza anche tra le spine dell’esistenza

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Le rose delle madri. L’amore che resiste a ogni dolore
Mercy con i bimbi della Living Light Academy a Benin City in Nigeria

Viviamo il mese che per molti è il più bello dell’anno: l’estasi della stagione primaverile e delle sue espressioni più colorate e profumate. La rosa, che ne è diventata simbolo, crea esplosioni di fioriture e le regala abbondantemente al mondo. Fioriture destinate a finire tra le mani di coloro che si concedono completamente alla vita altrui per far sbocciare i boccioli del futuro. Le rose come espressione di amore, gratitudine e dignità. La regina tra tutti i fiori, simbolo della bellezza e dell’amore, di cui è diventata l’emblema più delicato e puro: la bellezza che sboccia tra le spine. Come se fosse rivelatrice della realtà in cui l’amore vero nasce, esiste e cresce proprio tra le spine della vita. L’amore incondizionato. L’amore sublime manifestato nella poesia dei petali di un fiore.

Siamo nati tutti in questo bellissimo miracolo che chiamiamo vita, grati alla persona che ci ha dato alla luce, tra le spine del dolore e dell’infinita gioia. La mamma.
Come riuscire a esprimere la bellezza della presenza e dell’amore di una mamma? È impossibile farlo solo con le parole e perciò sono partita accarezzando il mondo profumato delle rose, dedicandole a tutte le mamme del mondo.

La rosa alpina e la rosa canina
In questo periodo, quando le montagne si vestono di verde, i cespugli della rosa alpina iniziano a formare i primi boccioli che si apriranno nel loro delicato colore rosa sotto gli allegri raggi del sole. La rosa alpina la dedico alle mamme giovani, gracili, ma piene di energia e di sogni, alle mamme bambine e ai loro bimbi, insieme ai quali cresceranno e diventeranno donne coraggiose, capaci di superare le difficoltà che incontreranno lungo il cammino. La sua cugina, molto somigliante, la rosa canina, cresce spontanea in luoghi impensabili e impervi: una meraviglia del mondo botanico, un tesoro regalato all’uomo grazie alle innumerevoli proprietà benefiche delle sue foglie, dei suoi fiori e delle bacche che sviluppa in autunno. La sua natura selvaggia l’ha resa insieme resistente e, in alcuni casi, irraggiungibile, quando i suoi arbusti rimangono intatti sui versanti scoscesi delle alture. Se ne può soltanto ammirare la bellezza silenziosa e schiva. La sua semplice modestia la dedico a quelle mamme che rimangono in silenzio nei loro dolori e nelle loro sofferenze, mentre curano i propri cari con abnegazione.

La rosa damascena
Nota come la più profumata tra le sue sorelle, si presta nobilmente a tante forme e metamorfosi che donano al mondo femminile grazia e giovinezza. Possiede molte spine proprio perché deve difendere le proprietà che custodisce, come una donna, d’altronde. Una donna dai valori tradizionali, così come tradizionale è il profumo estratto dai suoi petali. La rosa di Damasco la dedico alle donne che rimangono invincibili nonostante tutte le avversità e, contemporaneamente, gentili e sorridenti grazie alla loro immensa forza di resistere e trasformare i momenti di dolore in espressioni di gioia e amore. Le loro lacrime interiori si trasformano nei profumi più duraturi nel tempo. La rosa damascena è la rosa delle mamme pazienti, dagli sguardi sofferenti, ma mai spenti, con gli occhi di chi ha ancora voglia di combattere.
Mi soffermo un attimo su una mamma che per me è simbolo di tutte le mamme che hanno perso un figlio: la zia Nina. Anche se in questa vita non la incontrerò più, la vedo ancora camminare premurosa per prendersi cura dei suoi figli e dei suoi nipoti. Ha perso il suo Boris in quella guerra maledetta, come lo sono tutte le guerre. Il ragazzo doveva sposarsi, formare una famiglia, darle dei nipotini, e invece è volato via un giorno, così improvvisamente. Lei ha alzato lo sguardo al cielo e ha continuato a dare il meglio di sé. Ci sono tante mamme come la zia Nina il cui dolore non è mai scomparso, ma si è trasformato in un’essenza rara e preziosa, un profumo che porta l’eternità tra noi, dentro di noi.

La rosa della passione
La passione è un concetto strettamente legato al modo in cui una mamma vive la propria vita. La passione è donna ed è mamma. Vive in ognuno di noi, donna o uomo che sia, e si manifesta in modi sempre nuovi e sorprendenti. Il colore legato alla passione è certamente il rosso, intenso e profondo. Colpiscono le sue numerose sfumature, così come le forme, spesso presenti nelle piante rampicanti. Sì, la passione è rampicante e avvolgente. Perché la passione, quando nasce in noi, non ci abbandona mai.
Le rose rosse, piene di passione, le dedico alle donne e alle mamme che si occupano dei deboli e dei fragili, dai bambini alle persone anziane. La passione presente nei loro cuori e nelle loro opere non conosce ritirate né sconfitte; è una forza combattente costante che sanguina dalle numerose ferite, ricreando nuove resistenze e nuove energie. La passione dell’educazione, in famiglia prima di tutto e poi nelle scuole di ogni ordine e grado, non può essere espressa soltanto con le parole. Si tratta di un insieme di passioni che comprendono attrazione, dedizione, partecipazione, trasporto, conoscenza e diligenza nell’adattarsi alle circostanze per poter prevedere e riconoscere le difficoltà, insieme al modo migliore per superarle.
Credo che la passione sia cruciale nella formazione dei giovani. Come dice un noto cantautore italiano, la passione “non deve mancare mai”, perché possiede una forza conquistatrice che nasce dall’esempio materno, sia in famiglia sia nelle scuole. Sono d’accordo sul fatto che le conoscenze vadano impartite sistematicamente e con severità. Su di esse si sviluppano poi le competenze. Ma, scusatemi, senza la passione, senza quell’ardore interiore di una mamma e di una donna, una maestra, un’insegnante o una professoressa non può e non potrà mai accendere l’entusiasmo della scoperta e il trionfo del sapere grazie ai quali una giovane donna o un giovane uomo riescono a sviluppare un pensiero critico, libero e nuovo, nel quale riconoscersi e con il quale aprire nuove strade di progresso personale e collettivo.
Sì, la passione personale si trasforma facilmente in passione comune. Ecco, ribadisco ciò che ho scritto prima: le rose rosse della passione le dedico a tutti coloro che educano il futuro. E lo infiammano.

La rosa nera, da Halfeti al cuore dell’Africa
Esiste un colore che rappresenta l’essenza dell’eleganza: il nero. Nell’universo delle rose esiste anche la rosa nera, nota con il nome di rosa di Halfeti. Dobbiamo spostarci in Turchia, su un terreno particolare che, a causa della sua composizione e del fiume Eufrate che lo bagna, ha reso neri i petali delle sue rose. Misteriosa è la sua natura, così come il suo colore, interpretabile in molti modi. Io voglio usarlo come ponte verso un mondo un po’ distante, dal colore della pelle più scuro e dalle storie di donne e di mamme che, a mio parere, sono tra le più forti del mondo.
Sì, vado nel cuore del mio mondo: l’Africa. Anche se l’Africa esiste tra noi, perché non c’è differenza tra le mamme del mondo: le mamme sono mamme, invincibili e sempre sorridenti, specialmente quando portano un grande magone nel cuore. Le mamme non si arrendono mai. Sono a rischio di estinzione e per questo resilienti come la rosa nera di Halfeti. Rinascono sempre dalle proprie ceneri, come la mitologica araba fenice.
C’è una storia che voglio raccontarvi: la storia di Mercy, una mamma che è anche maestra, segretaria, cuoca, contadina, sarta e molto altro. Mercy rappresenta le mamme che ho incontrato nei miei viaggi e soggiorni in Africa. Mercy significa “misericordia” ed è proprio la parola che meglio descrive il carattere di una mamma africana.
Nasce in un villaggio senza luce né acqua, una bambina vivace e curiosa. Perde i genitori quando ha un anno e viene affidata a una zia che non le vuole bene. Da piccola si ammala spesso e non ci sono medicinali né ospedali in grado di curarla. Una donna anziana la guarisce con erbe medicinali amare della foresta: pratica piccole incisioni sulla pancia nelle quali inserisce l’estratto delle erbe. Mercy guarisce, ma rimane segnata e, da bambina, nasconde le ferite e la vergogna della malattia.
Cresce circondata dalla violenza di una famiglia che non l’ha mai accolta, ma non si arrende e va a scuola. Finisce le elementari, trova il sostegno della chiesa e della comunità e riesce a completare gli studi secondari. Per una ragazza africana è una vera conquista. Lascia il villaggio per la città, che in realtà rappresenta un grande villaggio dove acqua e luce sono beni di lusso, e si fa strada lavorando al mercato, preparando cibo di strada e studiando per diventare infermiera.
Mercy ha formato un carattere forte: non si arrende mai, neppure quando viene mandata via di casa perché non ha abbastanza soldi per pagare l’affitto. La comunità della chiesa locale le offre rifugio presso una donna anziana. Impara il mestiere di guaritrice, aiuta la donna a preparare il cibo di strada e insieme riescono a migliorare le vendite, grazie alle quali costruiscono una casa in cemento e un forno fisso dove continuare l’attività.
Da quel momento la vita si apre davanti a lei. Mercy trova l’amore, si sposa in chiesa e arriva il primo figlio, Prince, tutto il suo orgoglio. Cambia lavoro, entra nella scuola vicina chiamata Living Light Academy (la conoscete già) e finalmente può tirare un sospiro di sollievo: la vita continua a regalarle nuove soddisfazioni e nuove vittorie. Da orfana è diventata una donna forte e realizzata, una mamma felice e un’insegnante amorevole, che si prende cura sia dei bambini sia delle loro mamme in difficoltà. Anche se non ricorda la propria madre, è diventata la mamma di tutti i bambini della scuola.
A Mercy e a tutte le mamme come lei, specialmente alle ragazze madri che dedicano la loro vita ai propri figli, vorrei regalare la rosa nera, la preziosa e rarissima rosa di Halfeti.

Esco con la rosa di Maggio
Alla fine desidero abbracciare tutti i lettori con il profumo avvolgente della Rosa centifolia, o rosa di Maggio, come viene spesso chiamata. Anche se non faccio distinzioni tra le varie specie di rose, ho voluto tenere la rosa di Maggio per la conclusione di questo articolo. Il suo colore rosa è delicato, nonostante le numerose sfumature che possiede, e le dona una fragranza regale nel mondo floreale.
La rosa di Maggio la dedico a tutte noi: ragazze, donne, mamme e nonne che continuano a creare momenti e ambienti di bellezza nel mondo. La dedico a tutte le mamme passate, presenti e future: alla loro invincibile vitalità, al loro fascino delicato, alla loro meravigliosa e costante bontà e alla gioiosa armonia con cui guariscono il mondo.
Viva le mamme!

*docente del Dipartimento
di Studi Italiani
dell’Università di Zara

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