L’acqua ha scolpito nei secoli il volto nascosto di Fiume. Fontane, lavatoi, ruscelli sotterranei… dietro l’asfalto e il cemento, scorre una rete viva che ha nutrito la città ben prima dell’arrivo dell’acquedotto. La città di Fiume non solo si trova in riva al mare ed è divisa in due da un fiume, la Fiumara, ma è pure ricca di corsi d’acqua. E questo tutto ancora di più facilita la costruzione di fontane ed affini. O meglio, non tanto la costruzione delle fontane, quanto la facilità con cui l’acqua vi arrivava.
Oggi forse non ci sono più molte fontane visibili, e i corsi d’acqua sono stati in gran parte interrati, nascosti sotto le strade o inglobati nell’urbanizzazione. Ma continuano a scorrere, a nutrire la città in modo invisibile. In fondo, si potrebbe dire che all’origine di tutto c’erano proprio i torrenti. Senza di loro, non ci sarebbero state né le prime fontane, né i lavatoi pubblici che per oltre un secolo hanno fatto parte della quotidianità di tanti quartieri.

Quanta abbondanza…
Procediamo con ordine: i torrenti. Dove si trovano? E soprattutto, dove si nascondono oggi? Il nostro viaggio virtuale inizia da ovest e prosegue verso est. Il primo degno di nota è il ruscello Cerovica, che scorre all’interno del cantiere navale. È ben nascosto e pressoché abbandonato..
Poco più avanti, davanti all’ingresso dell’ex stabilimento Torpedo, troviamo il torrente Pod Jelšun, uno dei più abbondanti e con flusso quasi costante. È parzialmente visibile proprio lì, nei pressi del capolinea della corriera. Ha diverse sorgenti che confluiscono in una sorta di bacino, accanto al quale si trovava anche uno dei lavatoi cittadini. Il suo corso, seppur breve, sfocia nel mare dopo un tragitto regolare.
Proseguendo si arriva in Mlaka, dove nasce il torrente omonimo, la cui sorgente si trova relativamente vicina alla costa. Passa sotto via Luki, via Zvonimir e la ferrovia. A differenza del Pod Jelšun, ha un flusso irregolare, ma in caso di forti piogge può formare un vero e proprio lago tra via Luki e viale Zvonimir.

Dai Giardini al Benčić
A seguire, guardando da ovest a est, si trova il torrente Podpinjol, che nasce dal torrente Mlačica, ed è uno dei pochi parzialmente visibili e abbondanti per lo più durante tutto l’anno. Questo ruscello ha anche altre sorgenti sotto via Krešimir, che si unisce al Mlačica, e l’acqua continua a scorrere attraverso l’area del porto. Un suo tratto scoperto si trova nell’attuale parco di Mlaka, già noto come Giardini pubblici di Fiume.
Segue il torrente di Scurigne (Škurinjski potok), uno dei più lunghi della città. Un ramo nasce nella zona di Tibljaši, l’altro – il Brajda – presso l’ex pizzeria Viktorija e sotto il complesso Benčić. Curiosamente, il ramo più lungo è stagionale e si prosciuga d’estate, mentre quello più corto ha un flusso costante. Quest’ultimo parte dall’incrocio tra via Manzoni e via Viktor Cara Emin, passa nel quartiere artistico Benčić (dove oggi è parzialmente visibile), prosegue sotto via Krešimir e arriva fino al molo Budapest nel porto. Durante le piogge intense, la sua portata può diventare considerevole.
Non lontano troviamo il ruscello Sasso Bianco, che scorre tutto l’anno e nasce sotto l’edificio del ristorante studentesco Index. Fu proprio grazie a questo ruscello che in zona fu costruito un lavatoio. Un altro ruscello perenne è l’Andrejšćica, conosciuto anche come Roda o anticamente Cloaca. Le sue sorgenti si trovano sotto l’attuale albergo Bonavia e Radio Fiume. Il nome lascia intuire il passato poco limpido del corso d’acqua, un tempo molto inquinato.

Il torrente del Liceo
L’Andrejšćica ha origine poco sopra via Dolac, all’altezza dell’incrocio tra via Fran Kurelac ed Erazmo Barčić. Nella planimetria della città del 1776 si vedono chiaramente varie sorgenti e ruscelli che confluiscono in un unico corso. Con l’urbanizzazione della zona di via Dolac, questi ruscelli furono canalizzati e ridotti a tre corsi principali. Le sorgenti oggi si trovano sotto la Scuola media superiore italiana e il suo cortile. Il ramo più generoso scorre sotto l’ingresso principale, il secondo sotto l’ala orientale e il terzo sotto il cortile. Dopo la confluenza, il torrente scorre sotto il palazzo della banca, attraversa piazza Adria e sfocia nel mare, all’altezza tra il molo Adamić e il molo Istria.
Nel corso del tempo, con l’espansione della città e la costruzione del quartiere attorno a via Dolac, queste sorgenti e corsi d’acqua furono coperti e ridotti, a quanto pare, in tre canali regolati che si incontrano poco più in basso di via Dolac in un unico canale. Oggi, la sorgente del torrente Andrejšćica si trova sotto l’edificio della Scuola media superiore italiana e il cortile adiacente. Sembra che il più generoso tra questi corsi d’acqua sia quello più occidentale, che scorre sotto l’ingresso principale dell’edificio. Un secondo corso d’acqua scorre sotto la parte orientale dell’edificio e un terzo sotto il cortile adiacente.
Dopo la confluenza delle sue sorgenti, il torrente Andrejšćica scorre sotto l’ala orientale del palazzo della banca e prosegue sotto la piazza e la parte centrale di Palazzo Adria fino a sfociare nel mare, nel porto. La foce, tuttavia, è visibile sotto la riva del porto, circa a metà strada tra molo Adamić e molo Istria.

Dal Bonavia al Canal morto
Poi arriviamo al torrente Žudinka che nasce sotto la scalinata di via Supilo e in parte anche sotto l’albergo Bonavia. Il suo letto, oggi coperto, passa sotto il margine occidentale dell’attuale piazza e sbocca nel porto, dove si nota ancora l’emissario arcuato. Data la posizione della sorgente e del corso d’acqua nelle immediate vicinanze delle mura cittadine occidentali, è abbastanza certo che questa sorgente abbia svolto un ruolo importante nell’approvvigionamento idrico della città, in particolare della sua parte occidentale, fin dall’antichità, e questo di per sé suggerisce un paragone con l’analoga funzione della sorgente di Lešnjak all’estremità opposta della città.
Altri corsi minori si trovano tra questa zona e il Canal morto, ma il più rilevante è il Lešnjak, che dalla zona della Cattedrale di San Vito scorre fino al Canal morto. È uno dei torrenti con flusso costante tutto l’anno.

Il bucato in Scoglietto
Già nel più antico disegno conservato della città di Fiume, risalente al 1578 e opera di Ivan Klobučarić, priore dell’allora monastero agostiniano di Fiume, si può osservare chiaramente il corso del torrente Lešnjak lungo le mura cittadine, sul lato nord-orientale della città. La sua sorgente si trova nei pressi della porta cittadina superiore e, da nord, nell’area dell’odierno Scoglietto, un altro torrente vi confluisce ai piedi della collina. La sorgente del Lešnjak si trova da qualche parte sotto o accanto all’edificio della Questura della Regione litoraneo-montana. Il torrente scorre poi sotto la scuola elementare Nikola Tesla, passa accanto ai resti delle mura cittadine e prosegue lungo via Agatić fino al Canal morto.
Secondo il piano urbanistico della prima metà del XVIII secolo, a Scoglietto c’erano due corsi d’acqua. Un ruscello scorre ai piedi del Calvario e prosegue per poi sfociare nel Lešnjak. L’altro ruscello nasce un po’ più a nord e scorre per alcune centinaia di metri parallelamente al fiume, in cui sfocia.
Se i corsi d’acqua oggi sono ben nascosti, così negli anni si è persa la traccia dei lavatoi e delle vecchie fontane. Si potrebbe dire che all’inizio c’erano i lavatoi, quelli pubblici. Esistevano in svariate zone e accanto alle varie fonti d’acqua. Questi venivano usati dagli abitanti di Fiume e dei villaggi vicini per fare il bucato. E furono una fortuna fino alla costruzione dell’acquedotto e l’ampliamento delle rete idrica in città.

Il vecchio bagno Ilona
Così nella zona di Scoglietto c’erano due lavatoi pubblici. Uno all’incrocio dell’attuale via Grohovac e via Scoglietto, ossia davanti l’ex caserma ungherese. Era l’unico in muratura, ma fu però di breve durata. Con l’epidemia di colera in città nel 1886 le autorità lo chiusero temporaneamente. La causa fu che sei appartenenti alle milizie territoriali furono infetti di colera e i loro panni, come di tutta la milizia veniva lavata in questo lavatoio pubblico. E visto che le acque di scolo finivano negli orti circostanti il pericolo di un epidemia era grande. Poi arriva la scarsità d’acqua e già nel 1895 si pensa alla sua chiusura definitiva. E questa alla fine arriva nel 1903.
Il secondo lavatoio di Scoglietto è una vera chicca: esiste ancora oggi, sebbene in pessimo stato e non visitabile. Si trova nell’area della rimessa Autotrolej, accanto alla ferrovia. Fa parte di un edificio che fino agli anni Settanta ospitava la piscina cittadina, il vecchio bagno Ilona. Fu costruito nel 1903 e rimase attivo fino a poco dopo la Seconda guerra mondiale. Coperto da una tettoia con pilastri, alimentato dal ruscello Scoglietto, oggi versa in stato di abbandono, con il tetto pericolante e l’umidità che lo consuma.
Un lavatoio ancora più antico si trovava in via Krešimir, nella zona di Sasso Bianco. Fu progettato da Filiberto Bazarig e costruito nel 1873. Alimentato dal ruscello omonimo, rimase in funzione fino al 1912, quando fu smantellato per esigenze di traffico e per far spazio al complesso ferroviario. Si dovette anche trovare un nuovo sbocco al mare per le acque del lavatoio.

Invece dell’acqua… la benzina
Poco più a monte, vicino all’incrocio tra via Ciotta e via Fiorello la Guardia, fu costruito un altro lavatoio a servizio dell’ospedale cittadino inaugurato nel 1823. Anche in questo caso, la sorgente era probabilmente il torrente Sasso Bianco.
Scendendo lungo via Fiorello la Guardia e arrivando all’incrocio con via Manzoni, troviamo l’ultimo lavatoio ancora oggi visibile. Con la ricostruzione del complesso Benčić, oggi uno quasi non si rende conto che si tratta di un vecchio lavatoio pubblico. Inglobato nel cemento, versava in condizioni pietose e praticamente era abbandonato da anni. Ancora oggi viene alimentato dal ruscello Braida. In passato era dotato di tettoia, rimase in funzione ufficialmente fino al 1939.
Andando ancora un più verso occidente ci fermiamo nella zona di Mlaka e nell’odierno parco cittadino. Una zona ricca d’acqua. Qui troviamo due corsi d’acqua, Mlačica e Mlaka. Questi alimentavano due lavatoi pubblici. Uno si trovava nel lato sud est del parco, alimentato dalla Mlačica. È stato ricoperto nel 1896. L’altro riceveva l’acqua dal ruscello Mlaka e da altri corsi minori nell’area dell’odierna via Luki. Si trovava nel punto in cui oggi opera il distributore dell’INA. Fu dismesso presto e i suoi resti furono riscoperti durante i lavori per la pompa di benzina.

I problemi a Sušak
Se la parte occidentale di Fiume era ricca di lavatoi, non si può dire lo stesso per Sušak. Qui la scarsità d’acqua era un problema serio. Al punto che nel 1910 un consigliere comunale presentò un’interpellanza. Le donne di Sušak, non avendo a disposizione lavatoi, erano costrette a recarsi in quelli di Fiume oppure a lavare i panni direttamente nella Fiumara: una pratica scomoda, pericolosa e spesso inefficace. Non era raro che persone o panni finissero nel fiume, recuperati solo se qualche pescatore interveniva per tempo.
Oggi di questi lavatoi rimane ben poco. Sono stati smantellati perché hanno perso la loro funzione. Dopo la loro scomparsa, la città ha iniziato a sfruttare l’abbondanza d’acqua sotterranea per costruire fontane.
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