LA LETTURA Gli occhi spalancati sul mondo

Al contrario degli adulti, i bambini raramente abbassano gli sguardi e restano sempre sorpresi e meravigliati dalla vita. Le sorridono in qualsiasi situazione perché i loro pensieri sono leggeri, gioiosi e innocenti, in ogni parte del pianeta

0
LA LETTURA Gli occhi spalancati sul mondo
Foto Mirta Tomas

Il sole all’alba emana uno splendore particolare, irradiando luce e primo tepore sugli esseri e sulle cose del mondo. Ristabilisce l’equilibrio della vita e risveglia gli animi. I suoi raggi stuzzicano i nostri occhi e spesso ci troviamo attratti a cercarne la fonte, rimanendo improvvisamente accecati dalla sua potenza. Il troppo chiarore ci sbalordisce, creando scompenso e paura. Perciò abbassiamo subito gli occhi, per ristabilire la vista. E guardiamo in basso, vediamo il mondo e spalanchiamo lo sguardo, ritrovando le cose sulle quali la luce si riflette. Non sempre le cose del mondo riflettono la stessa luce. A volte è offuscata dai nostri pensieri adulti che rendono oscurata la realtà del mondo.
Al contrario degli adulti, i bambini raramente abbassano gli sguardi e restano sempre sorpresi e meravigliati dalla vita. Sorridono alla vita in qualsiasi situazione perché i loro pensieri sono leggeri, gioiosi e innocenti, in ogni parte del mondo. I bambini sono la luce nel mondo e riflettono quella potenza che ci viene data dal cielo. Quando a noi adulti capita di incontrare lo sguardo di un bambino, vediamo prima di tutto il desiderio di conoscere e di sapere, la forza della curiosità e la sua purezza d’animo. Gli occhi dei bambini sono occhi spalancati sul mondo che dovrebbe accoglierli a braccia aperte, cullare i loro sogni e accompagnarli tranquillamente lungo i loro percorsi di scoperte, verso nuovi orizzonti del progresso umano. Il mondo degli adulti, però, si dimentica della meraviglia dei piccoli. Sparisce la bellezza dello stupore e i sogni fanciulleschi vengono infranti e soffocati. Le cose dei bambini sono definite infantili, hanno poca importanza e la loro voce scompare nel rumore della potenza degli affari dei grandi. Invece, dovremmo inchinarci davanti a ogni bambino quando ci rivolge lo sguardo perché esige una risposta. Abbiamo il dovere di ascoltare quello che loro hanno da dirci. Le domande dei bambini sono spesso scomode e fastidiose, arrivano dirette al cuore e ci imbarazzano per la loro sincerità, caratteristiche che noi adulti spesso e volentieri evitiamo.

La magia della semplicità
Mi ricordo di una trasmissione andata in onda molto tempo fa sulle reti nazionali, dal titolo “I nani non ne hanno idea”. Era una trasmissione molto dinamica e simpatica, che alla fine ci faceva riflettere sui pensieri dei bambini. L’autore, Mladen Kušec, ha dedicato tutta la sua vita a far risaltare il mondo dei bambini, facendo domande ai piccoli e ascoltando le loro risposte, i loro ragionamenti. I genitori, gli educatori e i maestri conoscono molto bene la profondità dei loro pensieri e l’energia creativa che si cela in essi. In verità, si tratta di un potere magico che cresce con loro e si evolve se viene riconosciuto e supportato nella sua purezza e nella sua autenticità. La magia della semplicità, dimenticata spesso negli affari quotidiani degli adulti, crea meraviglia e ha la forza di superare tutti gli ostacoli della vita. Un bimbo non ragiona come l’adulto; è semplice e sincero e si preoccupa prima di tutto di essere felice, di giocare con gli amici e di provare il piacere unico in ogni scoperta. Un bimbo non sa fingere come un adulto. Impara a usare l’inganno mentre sta crescendo e perde con esso l’innocenza che lo contraddistingue e l’abbandona, accettando il tradimento.

Crescenti crudeltà
Negli ultimi anni assistiamo a una crescente crudeltà che colpisce maggiormente la persona e la personalià del bambino. Le organizzazioni internazionali coinvolte nella tutela dei diritti di coloro che rappresentano il futuro del mondo ci rivelano dati che confermano la disumanità diffusa, controllata dalla “mente ottusa ottenebrata” (Rom 1, 21) che fa dimenticare, umilia e annienta i valori umani. Quante volte viene tradito un bambino? Quante volte gli vengono tolti i diritti? Ogni volta che ignoriamo i suoi bisogni. Ogni volta che trascuriamo la più grande verità della vita: i bambini rappresentano il futuro. Senza di loro non esistiamo nemmeno noi. Questa verità diventa sempre più palese nel fatto che i Paesi sviluppati stanno invecchiando rapidamente e mettono al mondo sempre meno bambini, mentre nei Paesi sottosviluppati l’età media è giovane. Si arriva alla conclusione logica, naturale e giusta: il futuro del mondo viene ereditato dai giovani e nel nostro caso si tratta dei diseredati, dei non aventi diritto, degli umiliati e maltrattati. Questa è la verità sulla quale non si può discutere: una legge naturale che esiste da quando esiste il mondo e con la quale si ristabilisce l’equilibrio della vita.
Il bambino viene tradito ogni volta che si evita di parlare di conflitti e guerre nel mondo, quelle dimenticate di proposito e qui non penso solo ai conflitti armati. Mi riferisco alle guerre economiche, a partire dal nostro Mediterraneo verso tutti gli altri continenti: un bambino su cinque vive in un Paese in guerra. Si parla di circa 500 milioni di bambini coinvolti in guerre e conflitti di ogni tipo. Aggiungo che oltre a leggere il dato tragico di circa 20.000 bambini uccisi SOLTANTO nella Striscia di Gaza in meno di due anni, esiste un altro dato molto più alto: dei 64.000 bambini di ogni età – uccisi, mutilati, sfollati. Nella stessa area. I numeri non sono precisi e cresceranno perché i conflitti non hanno alcuna intenzione di fermarsi. Atti criminali verso i bambini e verso il futuro.

Dati agghiaccianti
In questo mese di ottobre abbiamo celebrato due date importanti relative al mondo dei giovani e dei bambini: l’11 ottobre c’è stata la giornata IDG o Giornata internazionale delle giovani ragazze e il 16 ottobre abbiamo ricordato la Giornata internazionale dell’alimentazione. Si sono svolti incontri solenni con personaggi di spicco, avvenimenti importanti in cui sono stati rivelati dati agghiaccianti con numeri che incutono timore. E tutto si è fermato lì. Come al solito. Coloro che hanno a cuore (e non solo) questi aspetti della condizione umana, continuano a lavorare per migliorare la situazione catastrofica, elemosinando mezzi per creare condizioni di vita dignitosa, in primo luogo, per i bambini. Ma la gente non si rende conto della situazione perché la vede lontana, mentre ogni giorno, sempre più frequentemente, diventiamo testimoni della violenza che aumenta nei rapporti tra i bambini che vivono vicini a noi. Si tratta di molti tipi di violenza, che nasce nel mondo adulto e si realizza e trasforma nel mondo dei fragili. Non sono solo i “lontani” a soffrire. Soffrono tutti, in modi diversi. I dati ci parlano di 190 milioni di bambini nel mondo che soffrono la denutrizione. Si parla di denutrizione in diverse aree del mondo e si pensa al “terzo mondo”, mentre bisognerebbe parlare anche di malnutrizione visto il fatto che la piaga dell’obesità colpisce il “primo mondo”. E qui si espongono dati che superano i dati della denutrizione: più di 190 milioni di bambini, dall’età prescolare all’età adolescenziale. E i numeri sommati, anche se non del tutto precisi perché molte aree del mondo non sono state considerate, arrivano a circa 400 milioni di bambini.
Nel mondo di oggi i bisogni dell’umanità sono tanti, tra cui quelli dei bambini dovrebbero avere la priorità assoluta. Si tratta dei loro diritti naturali e civili. Ristabilendo le nostre azioni in spazi importantissimi della nostra umanità, disinteressati e incondizionati, restituiamo i valori al mondo. Nel frattempo le celebrazioni non finiscono: ogni giorno ne inventiamo una nuova con parole e promesse solenni, ma che poi arrivano con fatica a curare le ferite di una società globale che sembra come se avesse azionato un sistema automatico di auto-distruzione.
Siamo soliti a reagire in diversi modi, consapevoli delle conseguenze del tradimento dei valori che non vengono trasmessi alle generazioni future: siamo sconvolti e ci spaventano perché offendono la nostra vita, in certi casi superficialmente la nostra routine quotidianità, il nostro abituale modo di pensare.

La luce che illumina l’Africa
Scrivendo sul mondo dei fanciulli, non posso e non devo assolutamente dimenticare di enfatizzare la situazione particolare che da secoli esiste sul continente vicino. Quando diciamo Africa, pensiamo a cose e fenomeni esotici, pensiamo alla storia dei suoi popoli, alle loro culture, all’arte di cui crediamo di sapere molto e ignoriamo contemporaneamente il fatto che il 40% delle risorse naturali del mondo si trova proprio lì. Questo fatto condiziona la vita del continente più giovane del mondo. Sì, avete letto bene. Il continente più giovane, perché ha la ricchezza di avere molti bambini tra cui la maggior parte privata dei diritti di base, a partire dalla nutrizione per proseguire con l’assistenza sanitaria e l’educazione. In modo particolare, colpisce il fatto che l’abbandono scolastico è in continuo aumento. Un dato preoccupante che ci porta a pensare alle sue conseguenze: la necessità e l’urgenza di agire in questo ambito per garantire l’educazione accessibile a tutti i bambini e ragazzi. La scuola in Africa non è solo luogo di istruzione. No! È molto di più: la scuola è una famiglia in cui i bambini si trovano al sicuro, curati e nutriti: di cibo e di sapere.
La scuola è un luogo di incontro in cui le famiglie trovano sollievo, supporto e speranza nel vedere crescere in modo sano il proprio futuro. I rapporti tra culture e religioni diverse riflettono il modo di pensare e di vivere in Africa. Non ci sono conflitti tra diversi. Ognuno rappresenta una ricchezza nella diversità e quello che non è stato annientato da parte del primo colonialismo, cerca di emergere, dando al mondo l’esempio della vita vissuta in fraternità e tolleranza.
Lo spirito di tolleranza, di giustizia, di condivisione di quel poco che si possiede con altri che non possiedono niente, è sopravvissuto nelle aree dove si vive ancora esclusivamente di agricoltura, che sta alla base dell’economia di molti Paesi africani.
La materia principale che viene curata dalle elementari in poi è proprio l’Agric o l’Agricoltura. Naturalmente, insieme alla lingua, alla matematica e a tutta la serie di materie scolastiche che conosciamo molto bene anche noi, dalle nostre parti.
La scuola di base garantisce l’apprendimento e l’acquisizione di abilità e competenze che aprono le vie verso l’istruzione terziaria e lo sviluppo della società in generale.
Ritorno alla scuola che conosco molto bene e che esiste grazie al supporto di un’associazione civile europea, formatasi in un’altra scuola, con un cuore giovane di tante persone che hanno aderito all’idea di veder splendere la Luce Vivente (Living Light Academy di Benin City), che oggi conta circa mille alunni. I primi allievi che hanno terminato i loro studi superiori due anni fa, si trovano ora al primo anno di studi universitari. Non sono in molti, ma dimostrano come la generosità di pochi, l’onestà del lavorare nel campo dell’educazione e i sacrifici fatti da tutti, portano a dei fantastici risultati.
Il futuro di una città splende in questa scuola che ha il cuore internazionale, europeo-africano. Sta sorgendo come fonte di luce della sapienza, dalle ceneri della disperazione che il colonialismo di un tempo ha lasciato insieme alla minaccia del neocolonialismo di estinguere le preziose identità dei popoli, con la mentalità vincente alimentata dalla incredibile perseveranza della gente africana. Gli occhi dei suoi bambini rimangono spalancati e meravigliati perché riconoscono ancora le bellezze, sorridendo alla luce che dà la vita al mondo. Noi li abbiamo accolti e continuiamo ad alimentare questo percorso che arricchisce ambedue le comunità, ambedue i continenti e il mondo intero. Una resistenza pacifica, unica nel suo genere e forte nella sua realizzazione.

*docente del Dipartimento
di Studi Italiani
dell’Università di Zara

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display