La grande ombra

Ricordo un’avventura che risale a molti anni fa. Eravamo in Kenya, nel mare di Lamu vicino a Malindi, un posto famoso per la presenza di esemplari giganteschi di Cernie. Con un operatore RAI e un biologo scesi in una grande caverna subacquea, le riprese furono irripetibili...

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La grande ombra

Nel regno animale le sorprese, le anomalie e le stranezze sono parte integrante del complesso che forma l’ambiente naturale. Non ci meravigliamo più di tanto dei mutamenti cui ci ha abituato madre natura, soprattutto di questi tempi in cui i vari ecosistemi paiono essere costretti a difendersi dalle trasformazioni ambientali dovute ai soprusi dell’uomo. Nel mare, da tempi immemorabili quando la nostra presenza era ancora in addivenire, la natura ha saputo gestire in maniera ottimale ogni problematica ambientale nel modo più coerente e logico a difesa della procreazione e dunque a difesa della vita. Così il comportamento ecosistemico, l’adattamento mimetico, il mutamento temporaneo, sono solamente alcune delle caratteristiche che regolano l’esistenza dei numerosi abitanti del mare. Sono caratteristiche che hanno sempre affascinato i ricercatori che studiano il comportamento delle creature marine e che sorprendono soprattutto per la loro eccentricità.

Il tipo mediterraneo

Eccentrica e singolare

Nella scala della singolarità, uno dei gradini più alti lo occupa certamente un serranide molto comune sia nel nostro mare sia in quelli della fascia tropicale del Pianeta. È la Cernia (Epinephelus guaza), un pesce che in Mediterraneo può pesare anche attorno ai 50 chilogrammi e raggiungere il metro e mezzo di lunghezza, mentre nei mari tropicali ho potuto osservare dei bestioni che sicuramente raggiungevano i centocinquanta chilogrammi e forse anche di più. La Cernia vive solitamente su fondali profondi e preferibilmente rocciosi, dove può scegliere la sua tana. La profondità viene scelta soprattutto a causa della predilezione di questo pesce per la tranquillità che l’uomo gli ha tolto con la presenza e il rumore in superficie, nonché con la caccia intensiva alla quale l’ha sottoposto da sempre. La Cernia è dotata di un mimetismo eccezionale. Il suo colore può assumere tonalità diversissime, a seconda dell’habitat in cui vive. Abita tane profonde, spaziose e sempre munite di diverse aperture, che il pesce usa per sfuggire ai disturbatori o per andare a caccia non visto dalle prede.

Una cernia rossa a pois

Un pesce imponente

Quale animale territoriale e sedentario, ama vivere isolato e negli antri bui, che può anche condividere con un altro esemplare, purché tutti e due possano usufruire di uno spazio sufficiente in modo da non intralciarsi a vicenda. A tale proposito ricordo un’avventura che ho vissuto molti anni fa in Kenya, nel mare di Lamu vicino a Malindi, un posto famoso per la presenza di esemplari giganteschi di Cernie. Con un operatore cinematografico della RAI, eravamo entrati in una grande caverna subacquea proprio per riprendere le Cernie giganti. L’operatore – un tipo piuttosto ben messo che pesava più di cento chili – era munito di una cinepresa professionale Arriflex da 35 mm in custodia: un aggeggio grande con due ali imponenti; io avevo appresso la macchina fotografica. Entrammo lentamente in un’enorme grotta dove avevamo visto muoversi un’ombra imponente. Il “bestione” era lì, in acqua libera e più ridossata alla parete, a fianco dell’entrata della grotta ve n’era un altro, che al momento si confondeva con il buio.

Un esemplare gigante ripreso in acque tropicali

Respirare… uno spettacolo

L’operatore mise in moto la cinepresa e lentamente si accostò alla Cernia riprendendola. Era tanto grossa che la siluette sua assieme a quella della custodia che conteneva l’Arriflex sparivano quasi nel contorno dell’animale. La Cernia non si mosse e l’operatore arrivò a pochi centimetri dal suo muso sempre riprendendo una scena irripetibile. La Cernia, per “respirare” apre la bocca aspirando dell’acqua che poi espelle dalle branchie che fissano l’ossigeno. Sostanzialmente la stessa operazione che fa anche quando preda per risucchiare pesci o molluschi, soltanto che in questo caso la fa velocemente. Non dimenticherò mai la scena: la Cernia apriva una bocca smisurata aspirando una grande quantità d’acqua per respirare e l’operatore RAI assieme alla sua cinepresa veniva risucchiato lentamente verso quei labbroni e poi, altrettanto lentamente, respinto indietro quando la Cernia richiudeva la bocca. Il movimento di andata e ritorno era lentissimo e flessuoso, tanto che il mio collega attento alla ripresa, non se ne accorse neppure. Io invece sì, ma non osavo avvertirlo per non rovinare la ripresa. Mi spaventai un po’ solamente quando mi accorsi che a fianco a me, che ero rimasto vicino all’imboccatura della grotta, si era materializzata l’altra Cernia che mi fissava con quei suoi grandi occhi “bovini”.

Una cernia tropicale

Ermafrodita protogina

Con noi c’era anche un biologo che ci illustrò alcune caratteristiche piuttosto singolari di questo pesce. La Cernia è un’ermafrodita protogina. Si, insomma, il suo sviluppo sessuale procede a fasi alterne. Nasce sempre femmina. Raggiunge la maturità sessuale verso i nove anni e si riproduce. Rimane femmina sino al dodicesimo anno e poi diventa maschio. Nel frattempo cresce e quando raggiunge una corporatura robusta, attorno agli ottanta centimetri di lunghezza, entra nella maturità sessuale maschile. A questo punto inizia la vera ricerca di una partner per avere prole. È una specie molto longeva la Cernia. Può vivere sino a cinquant’anni circa. Ha una crescita molto lenta proprio a causa dell’ermafroditismo temporale e della scarsa prolificità. È una pigrona incallita che non si smentisce neppure quando deve cacciare per sfamarsi. Solitamente s’insedia in qualche grotta. Rimane con il muso rivolto verso l’esterno e attende che passi il suo “pasto”. Non mancheranno i pesciolini o qualche polpo curioso che la Cernia aspirerà come un’idrovora con la sua enorme bocca. Proprio come avrebbe potuto fare con l’operatore RAI.

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