Il tragico destino di una torpediniera fiumana

Esattamente 76 anni fa la nave Stella Polare urtava una mina italiana al largo di Brestova, nel canale di Faresina, inabissandosi in meno di due minuti e trascinando con sé 46 marinai tedeschi

Un cannone di 100 mm nella torre di poppa

Il Golfo del Quarnero è come un enorme scrigno. Un custode che cela nelle sue profondità storie lontane nel tempo. Storie di pace, di guerra, di scambi e traffici, di incroci di genti e di merci. Battelli, piroscafi, mercantili, navi da guerra… Imbarcazioni di vario genere, progettate per diversi scopi, ma tutte accomunate da un destino nefasto: quello di essersi trasformate in relitti. Ma forse, a ben vedere, è proprio questo a renderli molto più affascinanti di quanto non lo fossero quando ancora solcavano i mari. Per non parlare del naufragio stesso, che il più delle volte nella fantasia dell’osservatore assume connotati quasi epici. Un po’ come quello che stiamo per raccontare, avvenuto esattamente 76 anni fa. Era il 18 marzo 1944 quando la torpediniera Stella Polare si inabissò al largo di Brestova, nel canale di Faresina (Vela vrata), urtando una mina nemica. Un evento tragico, che in pochi conoscono.

La torpediniera Stella Polare ai suoi tempi d’oro

“Nel corso della Seconda guerra mondiale nei cantieri navali lungo l’Adriatico si lavorava alacremente alla costruzione di navi da guerra per la Regia marina italiana, in particolare di unità ausiliarie come torpediniere e corvette – spiega il sommozzatore Danijel Frka –. Uno dei progetti più importanti fu la costruzione di torpediniere della Classe Ariete. Ne furono varate 16, soprattutto nello Stabilimento Tecnico Triestino e nei Cantieri Navali Quarnero, ossia nell’odierno 3. maj. Tra queste troviamo Stella Polare, varata l’11 luglio 1943 a Fiume. In seguito alla capitolazione dell’Italia, tutte queste unità, a parte l’ammiraglia Ariete, che riuscì a riparare a Malta, vennero requisite dalla Kriegsmarine tedesca, ora divenuta nemica. Dopo averla ribattezzata TA 36, ovvero Torpedoboote Ausland, torpediniere straniere, il 15 gennaio 1944 entrò in servizio della Marina militare tedesca come nave di scorta di convogli operanti nell’Adriatico”.

Il relitto giace a una profondità di circa 65 metri nel canale di Faresina

Al servizio della Galeb
Venne utilizzata anche come posamine al servizio della Kiebitz, che altro non è che l’odierna Galeb, anch’essa caduta in mano nazista dopo l’armistizio di Cassibile.
Il 18 marzo – prosegue Frka – la Kiebitz salpò da Trieste in direzione del Quarnero, con il compito di stendere un campo minato. Fu scortata dalla Stella Polare, dalla torpediniera TA 21 (ex Insidioso) e dalla corvetta UJ 205 (ex Colubrina). A bordo della prima c’era il comandante del convoglio, Jürgen von Kleist. Nel pomeriggio, una volta superato Capo Promontore, l’estremità meridionale dell’Istria, Stella Polare si mise in testa al gruppo per segnalare, prima che calasse il buio, la posizione esatta da cui sarebbe iniziata la posa degli ordigni. Alle 17.10, all’altezza dell’imbocco del fiordo di Fianona, urtò una mina italiana. L’esplosione fu violentissima, la prua si spezzò di netto fino all’altezza del ponte di comando, facendo inabissare la nave molto rapidamente, in meno di due minuti, trascinando con sé 46 marinai. Il resto dell’equipaggio venne recuperato dalle altre unità, altri ancora raggiunsero la riva a nuoto”.
La responsabilità del comandante
La perdita della torpediniera fu un duro colpo per la Kriegsmarine, che nell’Adriatico contava su un numero piuttosto ridotto di navi da guerra. Dopo il naufragio fu aperta un’inchiesta che inchiodò il comandante von Kleist.
“Egli negò fermamente qualsiasi responsabilità, giurando di essere stato ligio agli ordini impartitigli. Sosteneva di avere urtato contro un ordigno distaccatosi dal campo minato, ma dalle indagini emerse il contrario. Il relitto venne infatti ritrovato molto più a nord rispetto alla posizione indicata da von Kleist, il quale voleva così coprire il suo errore. Aveva palesemente sbagliato rotta in quanto i tedeschi erano a conoscenza della posizione esatta dell’area minata. Nell’incidente riportò serie ferite e venne trasferito in Germania per le cure. Una volta ristabilitosi, venne degradato e affidato a incarichi a terra”.
Monumento di guerra

Il nostro interlocutore Danijel Frka. Foto: Željko Jerneić

Oggi TA 36 è uno dei relitti di guerra meglio conservati dell’intero Adriatico e il sito in cui giace è stato dichiarato monumento di guerra.
“Il relitto giace in assetto di navigazione su un fondale sabbioso intorno ai 65 metri di profondità. Dato che l’esplosione lo spezzò in due, la prua si trova a 150 metri dal resto della carcassa. L’albero maestro e il fumaiolo sono sorprendentemente ben conservati, mentre all’interno dei tubi si possono vedere ancora i siluri nella loro posizione di lancio. Nei serbatoi c’è ancora una significativa quantità di carburante, anche se al momento è difficile stabilire con esattezza quanta. Nell’agosto del 2001 si era verificata una grossa fuoriuscita di combustibile da una falla, poi immediatamente saldata. Oggi i centri subacquei della zona vi organizzano immersioni, catalogate come impegnative per la profondità, perché ci si trova praticamente in mare aperto e per via delle forti correnti”, racconta infine Danijel Frka.

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