Il sentiero del diavolo e la ninfa del lago

Alla scoperta del Gorski kotar più segreto: partendo da Skrad un viaggio tra miti antichi e acque smeraldine, dove la natura racconta storie dimenticate

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Il sentiero del diavolo e la ninfa del lago
Un paesaggio mistico

I Laghi di Plitvice sono il gioiello della Croazia. Se ne parla in qualsiasi momento dell’anno: sono affascinanti in primavera e in estate, quando la natura è al suo apice, sono altrettanto belli quando iniziano a cambiare colore in autunno, e diventano un luogo particolarmente magico in inverno, quando la neve imbianca la natura e le basse temperature ghiacciano le cascate e parte del lago. Plitvice è famosa in qualsiasi periodo dell’anno, ci si imbatte sempre in gruppi di turisti.

Ma non molto lontano c’è un vero e proprio piccolo paradiso che potrebbe non avere la reputazione di Plitvice, ma è altrettanto mozzafiato con la sua bellezza naturale. Si tratta del Passaggio del Diavolo (Vražji prolaz), uno dei fenomeni naturali più belli del Gorski kotar e della Croazia, e della magnifica grotta e sorgente Zeleni vir, accanto alla quale si trova l’imponente cascata del torrente Curak. La regione di Skrad vanta una lunga tradizione turistica e oggi la maggior parte degli escursionisti visita il Passaggio del Diavolo e Zeleni vir, ideali per una passeggiata rilassante e una gita in famiglia, mentre la cima di Skrad offre una sfida più impegnativa per gli escursionisti.

L’entrata dal lato dello Zeleni Vir

Un paese di passaggio…
Però dove si trova? Quando non esisteva l’autostrada Fiume-Zagabria, Skrad era uno dei tanti paesi di passaggio. Oggi il numero delle macchine che vi passano è decisamente inferiore e difficilmente qualcuno si ferma, a meno che non si tratti di escursionisti desiderosi di un caffè prima della gita in regione. Per chi parte da Fiume, le strade sono due. Quella più veloce è via strada: passa per la zona del Grobniciano e poi via Delnice (sia percorrendo l’autostrada, sia la statale), e poi si prende la vecchia strada in direzione di Vrbovsko. Strada facendo, a poco più di 15 chilometri si trova Skrad. In totale da Fiume sono appena 70 chilometri. L’alternativa, molto originale, è quella di prendere il treno. Il viaggio dura circa 90 minuti, il doppio rispetto all’auto, però si arriva dritti nel centro di Skrad.
E proprio da Skrad parte uno dei percorsi escursionistici più suggestivi e affascinanti della regione. Il sentiero che conduce a Zeleni vir e Vražji prolaz, letteralmente “la sorgente verde” e “il passaggio del diavolo”.

L’originale mappa del luogo

Tra ferrovia e foresta
Il sentiero inizia poco sotto il villaggio di Skrad, nei pressi della stazione ferroviaria. Qui, un piccolo parcheggio e un cartello in legno segnano l’ingresso al parco naturale di Zeleni vir, che comprende una rete di sentieri ben segnalati, ponticelli in legno, passerelle sospese e suggestivi punti panoramici. L’ingresso è a pagamento, però solo nel tratto del Vražji prolaz, e i fondi vengono usati per la manutenzione del percorso.
Il primo tratto è in leggera discesa e si snoda attraverso una fitta foresta di faggi, abeti e aceri, in un ambiente umido e fresco anche in piena estate. Il silenzio è rotto solo dal suono dell’acqua che scorre sotto la vegetazione: ruscelli nascosti, piccole cascate e grotte rendono questo tratto iniziale un vero invito all’esplorazione.

Nel cuore della foresta

L’incanto dell’acqua
Dopo circa 30 minuti di cammino si arriva alla zona di Zeleni vir e al primo importante incrocio. Bisogna prendere a sinistra, in quanto porta dritti a Zeleni vir, la sorgente verde. Il nome deriva dal colore intensamente smeraldo del piccolo lago che si è formato alla base della cascata. L’acqua piove da un’alta parete rocciosa di circa 70 metri, formando un velo che brilla tra le rocce scure e il muschio. Questa cascata, tra le più alte del Gorski kotar, nasce direttamente da una grotta: l’acqua sgorga letteralmente dalla montagna, creando un effetto quasi mistico.
Secondo una leggenda locale, Zeleni vir sarebbe la dimora di una ninfa delle acque che ogni notte si pettina i lunghi capelli dorati riflessi nel lago. Solo chi riesce a vedere il suo volto potrà esprimere un desiderio che verrà esaudito, ma chi la disturba rischia di perdere la via del ritorno tra i boschi nebbiosi.

Il rifugio Zeleni Vir

La vecchia centrale
Il contrasto tra l’acqua verde, le pareti scure e la vegetazione lussureggiante è così forte da sembrare quasi irreale. È un luogo che invita al silenzio, alla meditazione, alla meraviglia.
Goduto il tutto, non ci resta che continuare il cammino, ancora in discesa. Dopo un primo tratto dritto si arriva a un sentiero in discesa e a zigzag. Poco dopo si apre una radura. Qui si vede subito la vecchia centrale idroelettrica del 1921. Ancora oggi è in funzione e rappresenta uno straordinario esempio di come l’uomo possa sfruttare l’energia della natura senza deturparla. Qui accanto si trova una zona relax con tanto di rifugio in pietra dove è possibile fermarsi per una pausa, sorseggiare un caffè o rifocillarsi prima di continuare l’escursione.

Gli scalini distrutti verso la grotta

Il passaggio del diavolo
Dopo aver ammirato lo Zeleni vir e sostato al rifugio, il sentiero continua e comincia ad addentrarsi in un canyon stretto e profondissimo: è qui che si entra nel famigerato Vražji prolaz, il Passaggio del Diavolo. Già il nome mette in allerta, e con ragione.
Il canyon è lungo circa 800 metri, ma il sentiero che lo attraversa si snoda su passerelle metalliche e ponticelli sospesi aggrappati alle pareti rocciose. In alcuni tratti il canyon è talmente stretto che due persone non riuscirebbero a camminare affiancate. Il torrente Jasle scorre impetuoso sotto i piedi, spesso con un fragore che rimbomba tra le pareti alte anche 100 metri.
Si dice che nessuno avesse osato attraversarlo fino all’inizio del XX secolo, quando fu costruita la prima passerella di legno. Secondo la leggenda, il luogo era considerato maledetto e gli abitanti della zona credevano che spiriti maligni o addirittura il diavolo stesso abitassero tra le rocce. Da qui il nome: Vražji prolaz, il passaggio infernale.

La cascata dello Zeleni Vir

Una meraviglia geologica
Al di là delle superstizioni, il Vražji prolaz è un capolavoro geologico. Questo canyon è il risultato di migliaia di anni di erosione provocata dal piccolo, ma tenace torrente Jasle, che ha scavato nella roccia calcarea un solco profondo, creando un ambiente unico in Croazia.
Mentre si cammina lungo le passerelle (recentemente restaurate), si ha la sensazione di essere sospesi tra cielo e terra, completamente avvolti da una natura primordiale e potente. Le pareti umide e ricoperte di muschio gocciolano costantemente, mentre le felci pendono come tende viventi. In estate, qui la temperatura scende anche di 10°C rispetto all’ambiente circostante, creando un microclima ideale per molte specie endemiche di piante e piccoli animali.

Vertigini e claustrofobia
Il percorso, pur essendo sicuro, può non essere adatto a chi soffre di vertigini o claustrofobia. Alcuni tratti sono esposti o molto stretti, e l’umidità può rendere le passerelle scivolose. Tuttavia, per chi ama l’avventura e non teme un po’ di adrenalina, attraversare il Vražji prolaz è un’esperienza indimenticabile. È consigliabile indossare scarponi da trekking con buona aderenza e portare una giacca impermeabile, anche in estate.
Dopo aver attraversato i ponticelli e le passerelle del Vražji prolaz, il canyon comincia lentamente ad aprirsi, lasciando entrare un po’ più di luce e allargando il panorama. La vegetazione si fa più fitta, ma anche più ariosa. Troviamo grandi alberi secolari, il rumore del torrente si attenua gradualmente, sostituito dal canto degli uccelli e dal fruscio del vento tra le foglie.

La dimora dell’uomo antico
È in questo tratto più tranquillo che si arriva a uno dei punti più affascinanti dell’intero percorso: la grotta di Muževa hižica, ossia letteralmente “la casetta dell’uomo”. L’ingresso si apre alla fine del canyon, incastonato nella parete rocciosa come una bocca nera e un breve sentiero in salita conduce fino all’apertura.
Purtroppo, da diverso tempo questo tratto è chiuso al pubblico dopo che la natura ha distrutto i gradini che portano all’ingresso, ma per chi si ricorda come si presentava in passato, o a proprio rischio si arrampica (del tutto sconsigliato), sa che l’entrata all’apparenza non sembra molto grande. Ma una volta varcato l’ingresso, ci si ritrova in un ampio ambiente sotterraneo, umido e buio, dove il tempo sembra essersi fermato.
La grotta è lunga circa 200 metri, non è attrezzata per una visita speleologica approfondita, ma la prima parte è accessibile senza bisogno di equipaggiamento tecnico. All’interno, si possono osservare stalattiti, piccole formazioni calcaree e nicchie scavate dal tempo e dall’acqua.

I segreti dell’eremita
Secondo alcuni studi, Muževa hižica fu abitata fin dalla preistoria. Frammenti di ceramica e resti di ossa testimoniano la presenza umana già in epoca neolitica. In tempi più recenti, pare sia stata utilizzata come rifugio dai pastori e come nascondiglio dai contrabbandieri che attraversavano i confini tra l’Impero austro-ungarico e il Regno d’Italia nel XIX secolo.
Ma è soprattutto la leggenda legata alla Muževa hižica che rende questo luogo misterioso e affascinante. Secondo la tradizione orale tramandata dagli abitanti di Skrad, la grotta era la dimora di un uomo saggio, una sorta di eremita o druido, che conosceva i segreti delle piante, delle rocce e del cielo. La leggenda racconta che questo uomo – chiamato “Muž iz špilje”, cioè “l’uomo della grotta” – viveva in perfetta armonia con la natura, parlava con gli animali e curava i malati che salivano fino a lui dai villaggi circostanti. Era temuto e rispettato. C’era chi lo considerava un santo, chi invece un mago.
Una notte d’estate, durante una luna piena, l’uomo della grotta sparì. Nessuno lo vide mai più. Tuttavia, alcuni giurano che nei giorni di nebbia si senta ancora la sua voce echeggiare tra le pareti del canyon, come un sussurro portato dal vento.

Vicino o lontano… ecco le distanze

Tra silenzio e memoria
Fino a quando qui esistevano i gradini, dopo essere stati ai piedi della Muževa hižica, il percorso si trasformava in un anello escursionistico che, seguendo una salita graduale, conduceva fuori dal canyon per poi ricollegarsi al sentiero iniziale che scendeva verso Zeleni vir.
Lungo il percorso di ritorno, si attraversano pendii boscosi più aperti, in un alternarsi di zone d’ombra e radure erbose, perfette per una pausa silenziosa. Qui il paesaggio cambia volto: più luminoso, più morbido, ma sempre profondamente immerso nella natura. Gli uccelli dominano la scena sonora.
Questa parte finale del tragitto è meno selvaggia rispetto a Vražji prolaz, ma non meno affascinante. È come un’uscita graduale da un sogno mitico: dalle strettoie demoniache e dalle leggende della grotta, ci si riavvicina alla realtà, ma con occhi nuovi
.
Il cuore selvaggio
Dopo circa tre ore di cammino totale, a seconda del ritmo, si ritorna al punto di partenza presso la stazione ferroviaria di Skrad, completando un’escursione circolare che rimane impressa nella mente e nel cuore. Oggi il tutto è un po’ più lungo, visto che bisogna usare lo stesso percorso attraverso lo Zeleni vir con cui si è scesi nella “valle”.
Vražji prolaz e Zeleni vir non sono solo una meta escursionistica, sono un viaggio nel cuore selvaggio della regione, dove la natura racconta storie antiche e il paesaggio incanta a ogni passo. Tra canyon infernali, grotte leggendarie e cascate smeraldine, ogni visitatore trova qualcosa di magico.

L’idrocentrale Zeleni Vir

Curiosità storiche
L’area venne esplorata e documentata per la prima volta in modo scientifico agli inizi del XX secolo da parte di naturalisti e speleologi austro-ungarici. Furono proprio loro a scoprire molte delle particolarità geologiche del sito e a proporne la tutela.
Nel 1921, venne costruita la centrale idroelettrica Zeleni Vir, una delle prime della regione, ancora oggi funzionante. È considerata un piccolo capolavoro di ingegneria ambientale, poiché sfrutta il dislivello naturale del terreno senza alterare il flusso del fiume.
Nel corso della Seconda guerra mondiale, l’intera area fu utilizzata come rifugio dai partigiani jugoslavi, che si nascondevano nelle grotte e nei boschi per sfuggire ai rastrellamenti. Alcune iscrizioni lasciate sulle rocce, incise a mano, sono ancora visibili in alcuni tratti poco frequentati del canyon.

Informazioni pratiche per il visitatore
Durata del percorso: Circa tre ore, a seconda del passo e del numero di soste fotografiche. L’intero circuito è lungo circa 6-7 km.
Difficoltà: media – adatta a famiglie con bambini abituati a camminare, ma non accessibile a passeggini o persone con mobilità ridotta. Alcuni tratti sono esposti o stretti.
Attrezzatura consigliata:
– Scarpe da trekking con buona aderenza.
– Giacca impermeabile o antivento (il canyon è umido anche in estate).
– Acqua e snack (non ci sono punti di ristoro lungo il tragitto, eccetto il rifugio vicino alla centrale).
Periodo ideale per la visita:
– Primavera e autunno sono le stagioni migliori: colori accesi, temperature miti, meno turisti.
– L’estate è perfetta per sfuggire al caldo, poiché il canyon resta fresco e ombroso.
– L’nverno è sconsigliato a causa del ghiaccio, anche se il paesaggio innevato può essere affascinante per escursionisti esperti e ben equipaggiati.
Per la stagione 2025, il prezzo del biglietto d’ingresso è di 6€ per gli adulti. I bambini sotto i 7 anni entrano gratuitamente. Le informazioni indicano che gli orari di apertura sono generalmente dalle 10:00 alle 17:00. Le biglietterie si trovano all’ingresso del sito escursionistico.

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