Il Quarnero scopre la sua vocazione

A colloquio con Ivica Dobrinčić, produttore di vini, e Žarko Stilin, esperto di marketing per il settore enoico, sulle prospettive di un particolare vitigno, quello di Verbenico da cui si produce la Žlahtina

Sono tante le doti che attribuiamo al vino: è un lubrificante nelle relazioni sociali, un piacere per i sensi e un generatore di altri effetti benefici. Può aiutare, se buono e se non se ne abusa, a guardare con più ottimismo al futuro. L’emergenza sanitaria globale non ha risparmiato questo comparto legato indissolubilmente al settore del turismo e della ristorazione, rimasti fermi per diversi mesi nel 2020. Il nuovo anno è iniziato all’insegna di un lockdown parziale consentendo al ramo alberghiero di funzionare almeno a basso regime, mentre bar e ristoranti restano chiusi. Come ne escono i produttori, piccoli e grandi? Ivica Dobrinčić è un capofila e spesso portavoce dei produttori di Verbenico, sull’isola di Veglia, in altre parole l’interlocutore giusto per fare il punto su quello che è un settore emergente, in costante crescita.
“Dopo la vendemmia 2019, quella che ha preceduto la pandemia, tutti noi, piccoli e grandi, abbiamo riempito le nostre cantine e svolto tutte le attività per proporci sul mercato, assicurandoci gli acquirenti già per la primavera. A marzo è successo quello che tutti sappiamo, con la chiusura completa, Pasqua compresa, fino alla prima parte di giugno, periodo in cui non abbiamo venduto praticamente nulla. Con giugno e luglio c’è stata una ripresa, ma già da metà agosto i vari governi europei hanno cominciato a raccomandare ai loro cittadini di rimpatriare, con il conseguente crollo delle vendite. Il nostro mercato non è limitato al Quarnero. Personalmente – ci spiega Dobrinčić –, ho molti clienti in Dalmazia, dove la struttura dei turisti è legata prevalentemente al traffico aereo e alle navi da crociera. Come sappiamo, queste componenti sono venute meno. Come piccolo produttore, i miei vini non li posso piazzare sul mercato attraverso la grande distribuzione”.
Ci sono tre cantine con delle produzioni maggiori che, in un modo o nell’altro, qualcosa hanno venduto.
“Per tutti noi, comunque, le vie verso i consumatori si sono in buona parte interrotte. Non intendo lamentarmi, ma rispetto alle altre cantine di Verbenico, non ho un punto di vendita. Alla mia cantina non si arriva per caso, in quanto distante dal centro storico. Gli altri, chi più e chi meno, hanno avuto modo di vendere. Devo ammettere, però, che questa volta l’intervento dello Stato è stato puntuale, con gli stipendi per i dipendenti. Avendo subito un calo del fatturato superiore al 15 per cento, ci sono stati dei contributi integrativi del Ministero che mi hanno consentito di rimettere in sesto il bilancio per poter continuare a funzionare. Devo aggiungere, però, che non potremmo sostenere un altro anno come il 2020”.
Il vaccino porta un po’ d’ottimismo
Al momento la Žlahtina sta maturando in cantina ed entro pochi mesi sarà pronta, con l’annata 2020 sull’etichetta, per presentarsi sul mercato. Dobrinčić, parallelamente alla produzione di uva e vino, gestisce un vivaio in cui dalla pianta madre si ottengono le barbatelle (le piantine con le radici) predisposte all’impianto. Anche in questo caso, causa l’incertezza, gli acquirenti pianificano con molta prudenza l’ampliamento dei vigneti, anche se si guarda con un cauto ottimismo all’anno appena iniziato. Al buon vino si legano la buona cucina e la convivialità, che prima o poi torneranno. “Credo che con il vaccino contro il Covid-19 ci sarà la riapertura e sono certo che la gente dopo questo lungo periodo di isolamenti e quarantene non vedrà l’ora di tornare a godere dei piaceri della vita. Il mercato non dovrebbe metterci troppo per tornare a funzionare. Credo che tutto il mondo stia aspettando questo momento”, assicura Dobrinčić.
Il vino tipico, l’unico che possiamo considerare tale e che viene prodotto su vasta scala, quando ci riferiamo alla Regione litoraneo-montana, è la Žlahtina, fresca e amabile, senza grandi pretese, ma con un pubblico che l’apprezza proprio per quello che è. A seconda dalla vendemmia, può variare da un anno all’altro. Le bottiglie con l’etichetta della vendemmia dell’anno della pandemia qualcuno potrebbe conservarle per ricordare un periodo storico molto particolare, anche se questo vino, invecchiando, finisce per deteriorarsi. Da un punto di vista “tecnico”, cosa ci possiamo aspettare dall’ultima vendemmia? “È stata, direi, normale, nella media. Ne ho più di venti alle mie spalle. Quest’ultima è stata fortunata perché all’indomani – racconta Dobrinčić – è sopraggiunto un mese con oltre 600 litri di pioggia per metro quadrato. Io ho sbrigato tutto in tempo portando in cantina uva di ottima qualità. Ora siamo pronti per confrontarci sul mercato”.
Il nostro posto è nei campi e nelle cantine
Da dieci anni i produttori della Žlahtina sono riuniti in un’associazione che porta il nome del vitigno locale, un modo per presentarsi insieme, con l’idea di lasciare ai viticoltori e produttori di vino fare ciò che meglio sanno fare, rispettivamente nel vigneto e nella cantina. “Io mi preoccupo di piantare le viti, di curarle e potarle, organizzare la vendemmia, gestire il lavoro in cantina, ma non credo sia compito mio occuparmi di marketing, pubblicità, di andare a cercare chi acquisterà il mio vino. È un trend globale quello di mettersi insieme per presentarsi sul mercato, ma anche verso le istituzioni, facilitando la comunicazione. In questo modo si possono ridurre i costi e, allo stesso tempo, accedere agli incentivi riservati alla nostra attività. Nei primi anni della nostra associazione c’è stato un grande dinamismo, calato d’intensità nelle ultime stagioni. Ci siamo saputi presentare uniti a tante rassegne. Circa un anno fa ne abbiamo parlato tra di noi – spiega ancora Dobrinčić –, giungendo alla conclusione che sarebbe stato il caso di ingaggiare un professionista e di non limitare le nostre attività al solo vitigno più noto, bensì accettando anche gli altri, allargando il discorso alla gastronomia e agli altri prodotti tipici della nostra regione. Per farla breve, noi ci occuperemo del lavoro nei campi e nelle cantine, ma non di ciò che non possiamo saper fare come gli esperti del settore. Tutti gli altri servizi vanno affidati a gente del mestiere. Oltre a non saper fare certe cose, non ne abbiamo neppure il tempo”.
Teoria del complotto
Ma come si fa a produrne tanta? È una di quelle domande che si fanno, fin troppo spesso, in riferimento alla Žlahtina. Si ritiene, infatti, che di vino prodotto ve ne sia troppo in rapporto alla superficie dei vigneti nella piana di Verbenico. Una parte, effettivamente, viene prodotta sulla terraferma, dalle cantine Pavlomir (Vinodol). Il resto? “È soltanto cattiveria. Inviterei chiunque, e sono disposto a guidarlo attraverso i vigneti, per accertarsi di quanto sia vasta l’area in cui coltiviamo questo vitigno. Inoltre, ho parlato recentemente con Marinko Vladić, responsabile della cooperativa PZ Vrbnik. Quando vi arrivò, credo sia stato nel ‘93, alla cooperativa venivano portati 25 vagoni d’uva, mentre oggi ne arrivano 100. C’è semplicemente una grande espansione, la stessa che ho avuto io, proporzionalmente, nel mio piccolo. Tra l’altro, ho venduto personalmente centinaia di migliaia di piantine ai produttori locali”, precisa Dobrinčić, di cui possiamo testimoniare la crescita avendolo seguito fin dai primi anni della sua attività.
Non soltanto Žlahtina…
Tra una settimana, il 16 gennaio, è in programma un incontro tra tutti i soggetti che hanno manifestato interesse ad aderire a un nuovo progetto. Per ora è certo l’ingaggio di Žarko Stilin, laurea in giornalismo alla Facoltà di Scienze politiche a Zagabria, master conseguito presso quella fiumana d’Economia e dottorato a Osijek, esperto di marketing, anche quello politico, di gestione di eventi e docente alla business school PAR di Fiume. “Mi presenterei come esperto di marketing, in particolare quello legato al vino e all’organizzazione di eventi enoici”, chiarisce Stilin, spiegandoci quindi il contesto, quello geografico, che comprende l’Istria, il Quarnero, all’interno della quale c’è una subregione che include Abbazia, Fiume, Vinodol, Veglia, Arbe, Cherso, Lussini e Pago. “Attraverso gli incontri con i produttori si è compreso che occorre unirsi con forza nella promozione del brand Vini del Quarnero/Kvarner wine e in questo spirito ci muoveremo a livello organizzativo e di promozione. Accanto ai membri dell’Associazione Žlahtina il Kvarner wine includerà altri produttori di vino in questa subregione”. Alle cantine Pavlomir del Vinodol e a quelle di Verbenico che aderiranno, cioè le cooperative PZ Vrbnik e Gospoja, Šipun, Ivan Katunar, Nada e Katunar Estate Winery, si dovrebbero aggiungere Vina Jarbola di Zvoneće, Plovanić di Castua, OPG Dolčina che produce lo spumante Bakarska vodica, Eko selo Selce con il brand Grand Village e, per concludere, almeno per ora, Boškinac a Pago.
Oltre il Monte Maggiore c’è l’Istria, una regione con la stessa vocazione, ma capace, a livello croato, di anticipare tutti nella promozione del vino in simbiosi con il turismo. C’è Vinistra, una mostra che ha esordito nel 1994 e che è cresciuta fino a diventare una delle più importanti nel Paese. Malvasia e Terrano/Teran sono le locomotive, forza trainante per l’intero settore eno-gastronomico. La Žlahtina potrebbe assumere questo ruolo nel Quarnero?
Žarko Stilin non ha dubbi e ritiene – non cerca di nasconderlo – che quella intrapresa dall’Istria sia assolutamente la via giusta. “Stanno facendo grandi cose e posso ammettere che Vinistra è per noi il modello da imitare e da cui imparare. Abbiamo l’opportunità di promuovere non soltanto i nostri vini, ma il Quarnero come destinazione turistica, motivo per cui cerchiamo anche di gestire le nostre attività in collaborazione con l’Ente regionale per il turismo. Sulla mappa mondiale, è vero, siamo piccoli, ma ciò non deve scoraggiarci nella volontà di migliorare i vini del Quarnero, di promuoverli e di agire uniti. Ho contattato anche il Ministero dell’Agricoltura che, qualora dovesse venire riconosciuta la nostra organizzazione, potrebbe metterci a disposizione dei mezzi considerevoli per lo sviluppo e la promozione. Ritengo che si debba costruire quella del Quarnero come un destinazione vinicola, attraverso una forma specifica di offerta turistica, l’eno-turismo. In questo modo si promuove la destinazione stessa, ma tutto ciò è impossibile se non si fa fronte comune. L’obiettivo è che l’ospite che arriva sappia dell’esistenza di vitigni autoctoni e che possa apprezzarli. In questo senso, è di fondamentale importanza che tutti i ristoratori della regione, che si tratti di grandi case alberghiere oppure di piccoli bar, possano offrire almeno un tipo di Žlahtina e, possibilmente, qualche altro vino del Quarnero. Quando saremo riusciti in quest’impresa potremo dire di aver portato a termine un buon lavoro”.
… e non soltanto vino
Non si beve a stomaco vuoto. La buona cucina e il buon vino vanno a braccetto e non possono fare a meno l’uno dell’altro. Žarko Stilin, tra le altre cose che troviamo nel suo ricco curriculum vitae, ha organizzato il WineRi, rassegna eno-gastronomica internazionale fiumana, con il vino in primo piano, ma proponendo i prodotti tipici locali. “Istituiremo un’organizzazione non governativa che si occuperà proprio di questo, dal formaggio di Grobnico, all’olio d’oliva di Cherso fino al prosciutto di Veglia… Vogliamo diventare un punto di riferimento”.

Žarko Stilin, esperto di marketing, in particolare quello legato al vino e agli eventi enoici
Ivica Dobrinčić, uno dei piccoli produttori di Verbenico
La pittoresca Verbenico
I vigneti di Verbenico

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