Il grande potenziale della ferrovia istriana

Sorta nel XIX secolo per ragioni militari la strada ferrata è in declino da decenni. Con i giusti investimenti nel terzo millennio potrebbe tornare a favorire lo sviluppo economico

La stazione ferroviaria di Pola tra treni moderni e locomotive d’epoca

Nell’ultimo secolo è cambiato il mondo. Telefoni portatili, internet e viaggi intercontinentali in aereo, impensabili agli inizi del ‘900, sono ora la normalità. C’è però qualcosa che non è mutato. La ferrovia istriana. Che dal 1876 a oggi ha visto ben pochi cambiamenti. Nemmeno questa linea ferroviaria storica, però, è immune alla necessità di evolversi e se presto non si farà qualcosa per rinnovarla, si rischia davvero di farla cadere in disuso, con il rischio d’abbandono.

Viaggiando in treno si possono scoprire scorci “inesplorati” dell’Istria

Leandro Steffè, presidente della Ferstoria, l’Associazione per la Storia Ferroviaria dell’FVG, ci ha contattati per esprimerci la sua preoccupazione per il possibile futuro abbandono della linea e per condividere con noi e con tutti i nostri lettori quella che è una sua visione sul possibile futuro della ferrovia istriana: ma partiamo dall’inizio.

“Da un punto di vista storico è stata la prima infrastruttura moderna dell’Istria. Fu costruita nel 1876 quando il territorio apparteneva all’Impero austro-ungarico, che decise come fosse necessario avere una linea ferroviaria che collegasse il porto militare di Pola con Vienna e Trieste. La linea parte dalla stazione di Divaccia, posta sulla Vienna-Trieste, allo scopo di consentire un collegamento sicuro dalle possibili incursioni via mare, con la tratta originale che arrivava anche a Rovigno”, ci racconta Steffè.
Pur essendo stata costruita per motivi militari, la ferrovia negli anni significò molto per l’industria e anche per i cittadini, che avevano la possibilità di essere collegati a tutta l’Europa centrale. “Con il tempo la diramazione per Rovigno cadde in disuso – l’ultimo viaggio risale al 1966 – ma fu costruita una corsia che collegava Lupogliano (Lupoglav) ad Arsia (Raša), perché l’ex Jugoslavia aveva interesse nelle miniere di carbone della zona. Il declino inizia però con la nascita del confine di Stato fra Croazia e Slovenia e la conseguente mancanza di un piano di ampie prospettive a lungo termine. Negli anni uomini e merci viaggiano sempre meno su quei binari e recentemente a causa di una serie di problemi tecnici riscontrati da varie locomotive, le corse sono state ridotte ulteriormente”, ci spiega un Steffè sinceramente preoccupato.

La stazione ferroviaria di Dignano in una cartolina d’epoca

Eppure, come tema, la ferrovia non è morta per nulla, tanto che anche l’europarlamentare Valter Flego, durante la sua campagna politica, l’aveva menzionata più volte come un possibile motore di rilancio per l’intera Regione. A un anno e mezzo di distanza, però, non abbiamo avuto notizia di sviluppi concreti di quelle promesse elettorali, sulle quali magari Flego sta lavorando intensamente. Nel frattempo, però, sentiamo l’idea del presidente della Ferstoria.

“Oggigiorno c’è un grande interesse per il turismo in treno e potrebbe essere ancora più interessante costruire un itinerario che sia una specie di viaggio nella storia: dotando la tratta di vagoni e locomotive d’epoca si potrebbe offrire ai turisti un percorso unico nel suo genere. Anche considerando il fatto che la ferrovia e le stazioni sono molto simili o uguali a come erano state fatte nel 1876. Il tracciato da Divaccia a Pinguente e poi Pisino, Canfanaro e infine Pola è anch’esso estremamente interessante, perché le rotaie scorrono lontano dalle strade e offrono un panorama diverso e originale, che in pochi hanno visto. Sarebbe dunque davvero molto facile ideare un viaggio, con i passeggeri che si troverebbero davanti specialità enogastronomiche a ogni fermata”, suggerisce Steffè.

Pure uno scalo traghetti nel futuro di Valpidocchio (Bršica) presso Arsia?

Un rinnovo della tratta darebbe però anche nuove possibilità all’industria e a all’economia dell’Istria in generale, visto che la penisola a quel punto godrebbe di collegamenti migliori con l’Europa centrale. L’ultimo suggerimento di Steffè riguarda la possibilità di collegare queste destinazioni ad Arsia, che il presidente della Ferstoria vede come un possibile scalo traghetti. “In tutta Europa ci sono collegamenti diretti fra treno e traghetti, non vedo perché anche in Istria non si possa pensare di far arrivare i turisti in questo modo. Direttamente dalla Germania, dall’Austria, dalla Svizzera, e ovviamente anche dall’Italia, sulle isole croate, magari con un solo biglietto di viaggio che comprende tutto”, conclude Steffè. Non sarebbe una vacanza da favola?

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