Il contatto immediato è necessario come l’aria che respiriamo

La Scuola media di arti applicate e design di via Radić l'anno scorso ha compiuto i 25 anni di età. A causa dell'emergenza sanitaria e del conseguente lockdown le celebrazioni sono state limitate a una sola mostra. Sul momento attuale dell'istituzione abbiamo parlato con il preside Davor Kliman

La sede della Scuola di design e arti applicatie ai piedi di Monte Zaro un tempo villa dei Wasserman

Venticinque anni di arti applicate e design in via Radić, in una delle residenze dei Wasserman che ormai invoca una seria opera di recupero. Di fronte c’è la fu-Casa-del-pioniere, oggi sede del Centro creativo dell’infanzia, completamente ristrutturata. Certo che, a guardarla così da un relitto dell’architettura residenziale asburgica che perde pezzi a ogni pie’ sospinto (ultimamente è crollato il pavimento della biblioteca e lo hanno aggiustato approfittando del lockdown) un po’ di umana invidia è più che giustificata. Ma la priorità delle ristrutturazioni segue altre logiche, non ultima la cosiddetta giurisdizione: alle scuole primarie pensa la Città alle secondarie la Regione e ciascuno dei due enti segue scrupolosamente il proprio ordine d’importanza e necessità d’intervento. Tra l’altro le bocche da sfamare presso l’amministrazione regionale sono ben più numerose di quelle che aspettano il proprio turno davanti a piazza Foro. Si dà il caso che la Scuola di medicina e il Campus universitario, ma anche la Scuola d’alberghiera, hanno avuto la precedenza per tutta una serie di motivi, sicché la più giovane delle scuole medie superiori polesi e la più piccola in termini di studenti, è ancora in anticamera.

Il preside Davor Kliman

Lezioni a distanza
Ne parliamo con il preside Davor Kliman che come tutti i dirigenti scolastici in questo frangente sta facendo i salti mortali per organizzare le lezioni non come si deve ma come si può in condizioni di pandemia e lockdown. Non è facile per nessuno né tra chi studia né tra chi insegna, ma si dà il caso che l’apprendimento delle arti richieda la giusta quantità di esperienze tridimensionali, specie nel caso delle opere plastiche o tessili. L’acquisizione delle tecniche e delle abilità artistiche procede soprattutto per imitazione, per confronto, per discussione, per verifica e per correzione, per cui il contatto immediato è necessario come l’aria che respiriamo. Ma ormai le cose vanno come vanno e bisogna arrangiarsi. Il 2020 ha avuto le sue costrizioni. “Il timore principale – stando a quanto rammenta Kliman – era appunto quello di non poter organizzare le lezioni specialistiche dei quattro rami di studio distinti, le arti visive nella fattispecie, ma anche lo studio della tessitura, in assenza del contatto immediato. Per fortuna oggi abbiamo a disposizione una grande quantità di materiale video disponibile in Rete e gli stessi docenti ne hanno prodotto in numero sufficiente per le lezioni da remoto. Certo, non è niente di benché paragonabile all’esperienza diretta, ma in autunno siamo tornati in classe e abbiamo potuto rimediare ad alcune lacune del primo lockdown. Il secondo lockdown è entrato in vigore soltanto verso la fine del semestre e quindi c’è stato poco da recuperare. Ma queste sono sfide che hanno dovuto fronteggiare tutte le scuole di arti applicate del Paese e quindi, come si dice, mal comune mezzo gaudio. Il problema maggiore è stato riscontrato nelle prime classi che si trovano nella fase più delicata dell’avviamento allo studio, mentre i maturandi hanno dimostrato un livello di maturità ineccepibile, sia nello studio che nella finitura delle proprie opere. Il che si osserva bene alla prova dei fatti: la mostra annuale alla galleria ‘Vincenzo da Castua’ del Teatro Popolare Istriano”.

Le opzioni sono tutte sul tavolo: trasloco e restauro

Una mostra senza pubblico
A proposito della mostra e delle celebrazioni degli anniversari. Il 2020 sarebbe dovuto essere l’anno del giubileo per la Scuola di Arti Applicate e Design di Pola. La sua fondazione risale infatti all’anno scolastico 1994/95 e i festeggiamenti si sarebbero dovuti svolgere con la dovuta pompa, ma non c’è stato nulla da fare. La pandemia ha mandato a monte i primi tentativi e rinviato all’anno in corso tutte le celebrazioni. La stessa mostra alla “Vincenzo da Castua” è stata allestita e aperta senza pubblico e si può visitare soltanto in via virtuale: le fotografie e i video sono disponibili in Rete all’indirizzo http://ss-primijenjenihumjetnostiidizajna-pu.skole.hr. “Il problema è stato a lungo dibattuto, se farla o non farlo, e come farla, ma alla fine abbiamo concluso che sarebbe stato più grave penalizzare un’intera generazione e togliergli la soddisfazione di esibire i frutti di un anno di intenso lavoro, per cui abbiamo deciso di procedere anche in queste condizioni proibitive e così abbiamo mantenuto la continuità, la tradizione. In secondo luogo, la mostra si può sempre riproporre davanti al pubblico in primavera o verso la fine dell’anno scolastico, quando le condizioni epidemiologiche lo consentiranno. Prima d’ora era tradizione allestire le nostre mostre al centro multimediale Luka, che disgraziatamente ha chiuso. La Società degli artisti figurativi si è trasferita in via Zagabria e infatti ci avremmo allestito volentieri la nostra mostra annuale, ma la galleria si è trovata a sua volta costretta a fronteggiare le limitazioni imposte dal nuovo lockdown e così abbiamo optato per un piano B ottimamente riuscito: anzi, direi che la Galleria “Vincenzo da Castua” del Teatro Popolare Istriano sia un ambiente versatile e adatto alle migliori esibizioni d’arte, uno spazio che abbiamo trascurato troppo a lungo e senza giustificazioni, da riscoprire quando verrà il momento buono per tornare a vivere l’arte come merita”.

Arte della tessitura e della decorazione dei tessuti nell’ambiente contemporaneo

Un anniversario senza invitati
Veniamo agli anniversari. “L’atto formale della fondazione riporta in calce la data dell’1 gennaio 1995, ma era in corso il primo anno scolastico, il 1994-95. Per comodità prendiamo come riferimento il ‘95 e quindi l’anno scorso si sarebbe dovuto festeggiare appunto il venticinquesimo anniversario dell’Istituto. Nel 1995 siamo venuti ad abitare in questa sede che in passato ha avuto un’infinità di usi: c’è stato l’asilo, il nido, un ristorante, un negozio di ferramenta, di tutto. In origine il palazzo venne costruito sul finire del Novecento dall’allora podestà Giovanni Wasserman, che ne fece una villa come regalo di nozze per la figlia. Oggi come oggi ci troviamo ad abitare una sede di 900 metri quadrati di cui è effettivamente fruibile soltanto la metà della superficie, ma in compenso c’è questo ben di Dio di cortile nel retro che si presterebbe bene all’aggiunta di una nuova ala scolastica. In realtà abbiamo bisogno solo di nuovi atelier, un paio di centinaia di metri quadri in più, nient’altro. Le opzioni aperte sono ancora tutte sul tavolo: il trasloco, il trasferimento nel Ginnasio in via Zagabria, la ristrutturazione della sede attuale con annesso. Si vedrà a tempo debito”.

l’Industrial design

Le polemiche sul nome
​Ultimamente c’è stata dell’agitazione in merito alla denominazione dell’istituto che, secondo alcuni, dovrebbe essere intitolato al pittore Ivan Obrovac, il fondatore di quel ramo di decorazione e grafica del Ginnasio di Pola da cui ebbe origine l’idea ispiratrice per la fondazione dell’attuale scuola. Ne è emersa una petizione online e poi anche una serie di articoli di giornale, una sorta di raid polemico non molto edificante a dire il vero, che ha messo la direzione e il corpo docenti dell’istituto in una situazione di difensiva, probabilmente senza bisogno. Ecco che cosa dice in merito Kliman ora che le acque si sono placate: “La petizione è comparsa in Rete e ha avuto breve vita, sì e no tre giorni. Ma non è mai stata formulata una proposta ufficiale col necessario corredo di motivazioni, né questa proposta è mai stata formalmente presentata alla Scuola. Gli ispiratori della petizione online – lo ripeto, una petizione senza nessuna forma e nessun contenuto di ufficialità – sono alcuni ex docenti di questa scuola e quindi un gruppo di cittadini come un altro. Per avere un dibattito edificante, ci vuole un progetto con le debite argomentazioni, non dico un pezzo di carta, ma almeno un documento da inoltrare ufficialmente all’indirizzo della scuola o del suo ente fondatore, la Regione. Tutto il resto non sono altro che chiacchiere o forse persino delle provocazioni. Che poi dei giornalisti infieriscano contro i nostri docenti perché non hanno aderito all’iniziativa è assurdo: quando mai è stato obbligo morale firmare una petizione online? Si possono avere idee contrarie in merito o anche solo dei dubbi, dico bene? Avremmo forse qualcosa contro Obrovac il pittore, l’educatore? Assolutamente no: per la maggior parte dei nostri docenti è stato un maestro, un esempio da seguire. Ma vediamo di mettere a fuoco la questione. E solo un anno che è venuto a mancare e forse i tempi non sono maturi. In secondo luogo nessuna delle scuole di arti applicate in Croazia porta il nome di una persona che lo rappresenti, ma tutte conservano una denominazione generica. È vero, ci sono delle gallerie d’arte scolastiche e dei premi che sono stati intitolati a un personaggio di rilievo a cui la scuola ha inteso rendere omaggio, ma non con la denominazione dell’istituto in quanto tale. Quello che sto cercando di dire è che ci sono un modo e una maniera per intitolare una scuola a un personaggio di rilievo, ma questo modo e questa maniera non sono delle petizioni che fioriscono e si consumano in Rete nel giro di un giorno e due”.

Arti plastiche: un modello in rilievo
Arti plastiche: lavorazione del legno e della pietra
Arti grafiche: il monogramma
Un plastico
Intrecci dei fili di ordito e di trama abitualmente adottati per la costruzione dei tessuti tradizionali
Tecniche di filatura
Tecniche pittoriche: prospettiva e chiaroscuro
Lavori di Industrial design
Disegno e pittura

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