Gli esordi del turismo a Novalja

Dalle fontane pubbliche all’arrivo dell’acquedotto; dalle candele e dalle lanterne a petrolio alla corrente elettrica. Scandali e superstizioni. Ben presto però la popolazione del posto intuì che dall’arrivo dei vacanzieri stranieri sull’isola avrebbe potuto trarre beneficio e profitti

Il centro di Novalja nel pieno della stagione turistica

Nel 1982 Novalja ebbe finalmente un acquedotto moderno che porta tutt’oggi l’acqua sull’isola dalla catena del monte Velebit, attraverso tubature collocate in fondo al mare e lentamente l’acqua corrente arrivò nelle case. Prima per rifornirsi d’acqua si era costretti a recarsi alle fontane pubbliche. Solitamente ci andavano sempre le donne, che dovendo aspettare a lungo che l’acqua che scorreva lenta dal rubinetto riempisse i secchi, spesso si mettevano a bisticciare, litigando su chi di loro era arrivata per prima. Ma chiamarle vere baruffe sarebbe inopportuno: era più una cosa che faceva parte di uno stile di vita.

 

Agnelli allo spiedo in cambio della corrente elettrica

Alla fine della Seconda guerra mondiale, Novalja era povera, c’era fame e miseria. Non c’era l’illuminazione pubblica né gli isolani avevano la luce in casa. Quindi usavano candele e lampade a petrolio che puzzavano. Le lanterne da pescatori erano usate soltanto di rado, in alcune celebrazioni. Nel 1946 fu costruita una prima, piccola centrale elettrica alimentata da un motore diesel. Fu installata a Novalja nei pressi del vecchio mulino, dove oggi c’è un mercato. A costruirla furono alcuni soldati tedeschi fatti prigionieri che usarono un generatore elettrico provvisto di dinamo di quelli solitamente utilizzati per generare elettricità nelle automobili. Bastava ad alimentare un lampione che illuminava parte della riva. Più tardi Novalja ebbe una centrale elettrica vera e propria ma funzionava soltanto la sera dalle 19 alle 22 o 23. Nei casi in cui gli abitanti del luogo celebravano qualche festa, tipo un matrimonio, per avere la luce fino a ora tarda, a volte corrompevano i dipendenti della centrale con un agnello allo spiedo in regalo.

Il black out durante Sanremo del 1958

Salvo le famiglie più benestanti, quasi nessuno aveva ancora la radio o la televisione. Ce n’erano sì e no una per quartiere. Così quando succedeva qualcosa di veramente importante, per sentire la radio o guardare la televisione tutti i vicini si riunivano in casa di chi ce l’aveva. Tra gli eventi più seguiti dai giovani c’era anche il Festival di Sanremo e l’anno in cui a vincerlo fu Domenico Modugno, con la sua “Nel blu dipinto di blu”, la luce – racconta un aneddoto – venne a mancare proprio a metà della sua esibizione. Era il 1958. Nel 1959, comunque, l’elettricità arrivò finalmente nella città di Pago, nel 1972 anche a Novalja e in seguito su tutta l’isola, per quanto i black out fossero frequenti, a causa della bora e del sale che spesso facevano crollare i cavi degli elettrodotti, lasciando l’isola a corto di luce a volte anche per settimane. Con l’arrivo dell’acqua corrente e della luce anche il turismo prese a prosperare.

Esseri «sporchi e infernali»

I residenti all’epoca erano ancora molto arretrati rispetto alle città più grandi della terraferma e in generale rispetto ai paesi più progrediti. Erano anche molto superstiziosi. Ma grazie al turismo con il passar del tempo si progredì progressivamente. Prima dello sviluppo dell’industria dell’ospitalità molti degli abitanti isolani consideravano il turismo “šporkičina”, che varrebbe a dire “cosa molto sporca”. Non essendo abituati a ospitare in casa persone che non conoscevano, credevano che facendolo facessero entrare in casa dei “paklenjaci” (esseri infernali) e che perciò sarebbero stati puniti dalla sfortuna.

Lo scandalo delle prime naturiste

Mentre le donne isolane entravano in mare ancora tutte vestite con gli abiti di ogni giorno, le turiste indossavano già i costumi da bagno e vederle in spiaggia così era uno shock per buona parte dei residenti. Consideravano quelle donne delle maleducate e a volte le importunavano e le offendevano. Mentre altrove nel mondo le spiagge naturistiche erano già considerateuna cosa del tutto normale, quando sulla spiaggia di Caska, a Novalja, successe per la prima volta che tre donne andarono a nuotare tutte nude, la notizia si diffuse immediatamente per tutta Novalja. Gli abitanti di Caska, tra cui molti contadini che lavoravano sul campo vicino alla spiaggia, erano talmente agitati da quell’episodio che consideravano impudico, da volerle immediatamente cacciare. Soltanto un uomo, che evidentemente ragionava in maniera più progredita, intervenne in loro difesa. Una storia che ben presto divenne un aneddoto.

I primi fedelissimi ospiti

I primi ospiti iniziarono comunque a venire in vacanza a Novalja già prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale. A quel tempo non era ancora una destinazione turistica progredita, ma alcuni abitanti del posto intuirono che quella era un’opportunità per lo sviluppo del luogo. I primi ospiti singoli giunsero a Novalja nel 1939 ed erano turisti tedeschi. Uno di costoro fu il signor Scherbauer e non appena si sistemò tutti si accorsero di lui. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale tornò con sua moglie e ben presto la coppia divenne famosa in tutta Novalja. Erano entrambi innamorati delle bellezze dell’isola di Pago, della sua natura incontaminata, delle spiagge bellissime, del mare limpido e della gente, che alla fine si affezionò loro tanto da considerarli quasi come se fossero abitanti del luogo. Rientrando in Germania gli Scherbauer ben presto diffusero tanto il loro entusiasmo per le bellezze di Pago che immortalavano su foto, da finire sui giornali tedeschi. Immagini che venivano esposte e che hanno fatto il giro di mondo. La più famosa era la foto di una bambina di sei anni che indossava il costume popolare di Novalja. Un altro dei primi turisti tedeschi diventato con il passar del tempo grande amico degli abitanti del posto era il signor Manfred Moller, che era di Solingen. Non c’era estate che non giungesse a Novalja e vi si trattenesse per un mese o due e continuò a farlo anche per più volte all’anno fino a qualche tempo fa. Fu l’unico straniero a non scordarsi di Novalja nemmeno durante la guerra degli anni ‘90. Tutti lo ricordano come un uomo di un grande cuore. Tra i primi ospiti del luogo c’erano anche Leo e Siegrid Lechner, una coppia da Monaco di Baviera che ha continuato a venire in vacanza ogni estate per trent’anni di seguito. Avrebbero voluto tanto stabilirsi a Novalja ma purtroppo lui nel frattempo morì.

Da cosa nasce cosa

Lo sviluppo economico di Novalja inizia con l’istituzione di una Cooperativa agricola, nel 1946. Questa aveva 425 dipendenti e sviluppò alcuni settori dell’agricoltura, in particolare la viticoltura e l’allevamento. Due o tre anni dopo si stabilisce a Novalja Emil Dabo, che risulterà una persona chiave in tutte le ulteriori attività nel luogo. Egli assume la gestione della Cooperativa e inizia a svilupparla in tutta una serie di settori: assume muratori, imbianchini, falegnami, sarti, calzolai, meccanici, abilita il settore dei trasporti via mare e via terra, apre negozi e ristoranti. Intorno alla metà degli anni ‘50 del secolo scorso dal nucleo iniziale nascono una società commerciale (“Caska”), una società di servizi (“Zrće”) e una società chiave che si dedica a turismo e ristorazione (“Turist”), istituita nel 1960. Gli inizi furono estremamente difficile in quanto mancavano infrastrutture, personale e finanziamenti. Ma il desiderio di progredire era tanto e fu questo uno dei principali motori dello sviluppo turistico locale.

Le prime comitive di bagnanti

Nel febbraio del 1953, con l’istituzione della Comunità turistica, il cui il primo presidente è stato Teofil Smojver, inizia lo sviluppo del turismo organizzato. Grazie alle prime campagne pubblicitarie sui giornali croati e sloveni a Novalja iniziano ad arrivare i primi gruppi di ospiti. Sono perlopiù sloveni e vengono accolti in case private con i tipici prodotti locali: formaggio pecorino, dolci frittelle, fichi secchi, grappa, prosecco e vini fatti in casa. Mangiano nella locanda della Cooperativa dove lavoravano tre cuochi, due camerieri e un economista. Sono attratti soprattutto dalle bellezze naturali di Novalja, in particolare le spiagge, Lokunje, Straško e Zrće, che ben presto vengono arricchite di verde e di locali di ristoro. Qualche anno dopo si provvede ad attrezzarle di docce e cabine spogliatoio. Nel 1960 viene fondata l’azienda turistica e di ristorazione chiamata “Turist”, alla quale si deve un ulteriore sviluppo di Novalja. Sempre più persone iniziano a costruire nuove case da affittare e forniscono un servizio completo o di mezza pensione. Il numero di turisti cresce di anno in anno e Novalja diventata una destinazione turistica sempre più nota per quanto ancora con problemi d’infrastruttura. Ma negli anni ‘60 migliorano la rete idrica e quella dell’elettricità. Nel 1968 viene costruito anche il ponte che collega l’isola alla terraferma e raggiungere Pago diventa molto più facile.

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