Fiume ha ancora molti segreti da svelare

A colloquio con Theo de Canziani, storico d’arte e insegnante che guida ormai da tre anni le passeggiate educative nei rioni del capoluogo quarnerino: «Fiume è come una donna con il velo, dove non riesci subito a cogliere tutti i particolari, tutte le sue virtù, ma comprendi che ha un grande valore»

Theo de Canziani durante una visita guidata. Foto Goran Žiković

La storia e il patrimonio storico-culturale di Fiume, per diversi decenni piuttosto trascurati, sono diventati negli ultimi anni un tema importante nella creazione delle politiche culturali ed economiche del capoluogo quarnerino. Sono innumerevoli i progetti incentrati sulla riscoperta di segmenti meno conosciuti del passato della città, animati dal motto “Conosciamo la nostra città per amarla di più”, mentre la municipalità si è premurata a conservare e rinnovare parte dell’antico tessuto urbano e di importanti segmenti del patrimonio storico-culturale cittadino. Uno dei progetti che ha avuto notevole riscontro tra i cittadini e che va avanti da tre anni sono le passeggiate educative organizzate dal Comitato di quartiere di Podmurvice, che attirano regolarmente un centinaio di interessati a conoscere più a fondo la città.
Ricchezza di aneddoti
Nel ruolo di Cicerone il noto storico dell’arte e insegnante nel Ginnasio di Sušak, Theo de Canziani Jakšić, curatore della Biblioteca memoriale e collezione Mažuranić- Brlić-Ružić a Villa Ružić, che con il suo fare pieno di spirito riesce a comunicare i fatti legati alla storia di Fiume, corredati da tanti aneddoti, in maniera al contempo divertente ed educativa. Cresciuto in un ambiente familiare multilingue e multiculturale, de Canziani rispecchia il vero spirito e la mentalità inclusiva di Fiume. Abbiamo voluto sapere com’è stato incluso nel progetto e come si giunge a un sapere così vasto su tanti aspetti della storia della città.

Panoramica del capoluogo quarnerino dal Molo longo. Foto Goran Žiković

Una guida un po’ particolare
“Già all’epoca del ginnasio e degli studi universitari in Italia lavoravo come guida turistica per guadagnare un po’ – ha esordito il nostro interlocutore –. E dal momento che mi piace spiegare le cose, attitudine che mi ha portato a diventare insegnante, mi viene spesso proposto di prendere parte a questo tipo di eventi. Inviti mi giungono in prevalenza da istituzioni culturali che non hanno bisogno di una guida classica, corredata da dati e informazioni che possiamo trovare in ogni libro di storia, ma desiderano offrire un’illustrazione più accattivante dei fatti. Si tratta di un approccio che è più apprezzato da coloro che già possiedono un’infarinatura di conoscenze storiche. Circa tre anni fa, durante l’inaugurazione di una mostra, mi era stato proposto di prendere parte al ciclo di passeggiate educative destinate ai cittadini per scoprire una Fiume un po’ diversa rispetto all’immagine che se ne ha generalmente. Sono stato poi contattato da Đulijana Desanti del Comitato di quartiere di Podmurvice. Tra noi c’è stata un’immediata intesa e ci siamo capiti al volo. È una persona molto capace e svelta che organizza tutto in un battibaleno. Per lei non esistono problemi che non si possano risolvere. Funzioniamo benissimo, in quanto io propongo il contenuto e l’itinerario della passeggiata e lei si premura a organizzare il tutto e a ottenere eventuali permessi di accesso”.

Fiume vista dal Castello di Tersatto. Foto Željko Jerneić

Appuntamenti sempre interessanti
“Finora abbiamo visitato due volte via dell’Acquedotto, via Milutin Barač, l’ex Giardino pubblico in Mlaka, abbiamo percorso il Mololongo, siamo stati più volte in Cittavecchia – l’anno scorso lo facemmo in occasione della festa di San Vito –, nella Sinagoga ortodossa, in via Dolac partendo dall’albergo Bonavia al Teatro Fenice… In quell’occasione abbiamo concluso la visita nella sede della Scuola media superiore italiana (SMSI), in quanto nel Teatro Fenice non si può entrare. Come noto, la storia dell’ex Liceo è davvero ricca, in quanto quel palazzo ha ospitato a suo tempo la Biblioteca civica, il Museo civico, la Scuola cittadina maschile, ed è stato anche sede dell’Unione scientifica di Fiume nel XIX secolo, fondata dal barone Vranyczany. Dall’altro capo di via Dolac, come sappiamo, c’è il palazzo che fino a pochi anni fa ospitava il Museo di Arte moderna e contemporanea (MMSU), originariamente costruito per accogliere la Scuola cittadina femminile.”
“Ma torniamo alle passeggiate. Abbiamo visitato più volte anche il Cimitero di Cosala, il rione di Sušak, il Boulevard, Pećine e il Ginnasio di Sušak, il quale vanta un archivio e una biblioteca molto ricchi di documenti di importanza storica. Credo che abbia guidato complessivamente almeno una ventina di passeggiate e di volta in volta aumenta il numero di cittadini che vi prendono parte. Per molti è ormai diventata un’abitudine. Tanti ci vengono anche più volte e prendono addirittura appunti. Uno di questi è Fred Demark, un mio lontano parente, che prende parte a ogni passeggiata, annota e fotografa tutto e poi lo pubblica in Rete. Si tratta di testimonianze molto preziose di questa bella iniziativa che mi dà molte soddisfazioni perché capisco che le persone che assistono a questi appuntamenti apprezzano ciò che faccio. È il premio più bello.”

Il Corso in un’immagine d’epoca

Le tue lezioni sono sempre ricche di informazioni, non soltanto di dati storici, bensì anche di aneddoti molto interessanti che pochi conoscono. Sono pure presentati in maniera molto divertente grazie al tuo senso dell’umorismo e all’abitudine di mescolare il croato, il ciacavo, il dialetto fiumano e l’italiano mentre parli. Insomma, come ti prepari per le lezioni e quali testi consulti?
“Innanzitutto, vorrei rilevare che il fatto che io combini espressioni italiane al ciacavo, al dialetto fiumano e così via è qualcosa che mi giunge naturale perché questo sono io. Sono un ‘pasdrocio’ di diverse culture e lingue, visto che a casa mia si parlava sempre in fiumano, in un dialetto austriaco, in ciacavo, anche in un dialetto sloveno parlato nella regione della Carinzia. Ho appreso la lingua standard italiana e croata appena a scuola. Da piccolo credevo che il ciacavo fosse il croato standard. Per quanto riguarda il modo in cui mi preparo, è essenziale innanzitutto documentarsi, leggere libri di storia e di storia dell’arte, mentre gli aneddoti e le storie che racconto durante le passeggiate sono un miscuglio di informazioni apprese da numerosi libri. E non solo da libri. Infatti, il 40 per cento di ciò che racconto sono storie che ho sentito quando ero bambino. In famiglia si parlava di vicende, di persone, si raccontavano pettegolezzi, si nominavano le vie di Fiume come venivano chiamate una volta, all’epoca dell’Austro-Ungheria, dell’Italia e della Jugoslavia – infatti, nemmeno ora conosco i nomi di certe calli e vie cittadine – e a me piaceva tantissimo ascoltare queste storie. Ero un bambino molto curioso e me ne stavo zitto in un angolino ad ascoltare gli adulti che conversavano. Mi piaceva sempre apprendere cose nuove. Mi piace ancora oggi. C’è sempre qualcosa da imparare”.

Il centro città in un quadro di Romolo Venucci

Il bisogno di conservare la storia
“Durante le passeggiate succede spesso che qualcuno mi avvicini per confermare qualche fatto del quale è venuto a sapere in famiglia, oppure di raccontarmi qualcosa che non sapevo. Si tratta di cose che arricchiscono molto una persona. È la nostra storia, che è necessario conservare. Oltre ai libri che ho letto, ci sono state anche diverse persone che hanno incanalato il mio interesse, tra queste mia zia Vanda Ekl (rinomata storica d’arte, nda) e Radmila Matejčić che era mia insegnante (anch’essa studiosa di storia d’arte, nda), anche se il nostro rapporto era molto più profondo. La prof. Matejčić aveva compreso il mio bisogno di conoscenza e si era impegnata ad arricchire il mio bagaglio di sapere. Si tratta di persone che mi hanno ispirato e influenzato e che mi hanno aiutato a capire il contesto in cui si sono svolte certe vicende storiche. Sono convinto che sia più importante capire il motivo e la ragione per la quale si verificano certe vicende storiche che conoscere tutte le date alla perfezione. È ciò che cerco di fare anche durante le passeggiate. Quando preparo una nuova lezione, cerco di raccogliere mentalmente tutti i dati che conosco sul rione cittadino in questione e di creare una presentazione che sia interessante. Se non piace a me, sono sicuro che non piacerà a nessuno. Allora cerco di elaborarla in maniera diversa, di creare una specie di performance che sia divertente e interessante. Anche l’autoironia aiuta. Le persone che prendono parte a questi appuntamenti dimostrano di apprezzare questo mio approccio”.
Mi sembra che negli ultimi anni ci sia una tendenza a riscoprire la città da diversi punti di vista, il che è un fatto molto positivo.
“Si tratta certamente di un fatto positivo e contribuisce ad approfondire le nozioni che già si conoscono. Sono molto felice e grato di vivere in quest’epoca perché, ad esempio, nel 1989/1990, quando al Teatro ‘Ivan de Zajc’ venne allestito per la prima volta lo spettacolo ‘Esercitazione alla vita’, ricordo che dopo decenni di torpore la città si era in un certo senso svegliata. A quei tempi la scena culturale era molto vivace proprio nell’ottica della riscoperta dell’identità della città: c’era il succitato spettacolo, numerose mostre, venne pubblicato il libro di Radmila Matejčić ‘Come leggere la città’ (Kako čitati grad), ‘Živa baština’ di Vanda Ekl, ‘Umjetnička Rijeka XIX stoljeća’ di Boris Vižintin sulla pittura fiumana dell’Ottocento e quant’altro. Dopo più di cinquant’anni si era cominciato a parlare di segmenti importanti del passato di Fiume, trascurati o sottaciuti, tra cui l’arte, l’industria e altro. Ricordo che in città si respirava un’aria diversa, Fiume pulsava di nuova energia. Purtroppo, la Guerra patriottica ha inciso in maniera negativa sul risveglio dell’interesse per la storia di Fiume, ma credo che ora si stia rinnovando questo desiderio di comprendere e conoscere. I cittadini sono gli unici che possono cambiare le cose e contribuire a rendere la città più bella e stimata. Per questo motivo mi rattrista molto scoprire che nel Cimitero di Cosala, un vero libro di storia e anche una galleria d’arte all’aperto, spariscano di volta in volta lapidi che in passato segnavano l’ultima dimora di personaggi illustri e che per motivi amministrativi vengono rimosse dalle maestranze del camposanto. Si tratta di una pratica dannosa perché i cimiteri riflettono la storia di una città, delle famiglie che vi abitavano e sono un monumento ai personaggi che ne hanno segnato lo sviluppo”.

San Vito e la Torre civica. Foto: Goran Kovacic/PIXSELL

Fiume è stata per molto tempo considerata una città brutta, dove non c’è niente da vedere se non gli stabilimenti industriali, quasi una città senza storia. Qual è la tua opinione?
“Certo che non è brutta. Questa percezione credo che provenga dal fatto che la città era per decenni considerata soltanto di passaggio, dove non vale la pena trattenersi più dello stretto necessario. Per ragioni anche politiche, la Cittavecchia era stata quasi completamente distrutta dopo la Seconda guerra mondiale. In quel periodo c’è stato anche l’esodo degli italiani, ma bisogna sapere che questo non è stato l’unico esodo nella storia di Fiume. Ce ne sono stati anche prima dell’avvento della Grande guerra: l’esodo economico, quello politico dopo la Prima guerra mondiale che ha visto tanti ungheresi e austriaci, croati e anche italiani lasciare la città. Tra le due guerre, poi, e dopo il 1943, a Fiume è quasi cessata di esistere la Comunità ebraica. Quindi, la continuità della cultura e dell’identità che il capoluogo quarnerino vantava fino al secondo dopoguerra era stata intaccata. Ma non è vero che Fiume sia brutta e senza identità”.

Lo storico d’arte Theo de Canziani

C’è tanto da riscoprire
La città ha ancora tantissime cose sul suo passato da riscoprire e mettere in mostra. Ha un’architettura e un tessuto urbanistico molto interessanti e ha pure una natura meravigliosa: un esempio è il canyon della Rječina, che si raggiunge in venti minuti dal centro città; c’è il mare, ci sono le montagne alle sue spalle, le piccole cittadine come Volosca, Apriano, Castua e altre che la circondano e creano una collana con la gemma centrale che è Fiume. Una conferma del fascino di Fiume sono gli stranieri, ma anche i cittadini di altri centri urbani in Croazia che decidono di venire a vivere nella nostra città. Non vi giungono soltanto per il mare e la natura, ma anche perché qui si respira un’aria di libertà. Credo che Fiume abbia sempre avuto questo spirito libero. È come una donna con il velo, dove non riesci subito a cogliere tutti i particolari, tutte le sue virtù, ma comprendi che ha un grande valore. Sotto il velo c’è qualcosa di attraente e affascinante e per scoprirlo devi impegnarti un po’. Fiume è così, ma servirà ancora tanto impegno e amore per svelare tutto ciò che questa città nasconde. Mi piacerebbe se in alcuni punti della città, come per esempio sul Mololongo, venissero affisse delle targhe in cui si spiegherebbe in poche righe la storia di questo posto. Non serve andare nei dettagli, ma accennare con poche frasi la storia di diversi punti della città. È un modo di conservare la memoria. Ad ogni modo, sono contento per il fatto che la Città di Fiume si sia data da fare per mettere in mostra e abbellire diverse parti del capoluogo quarnerino. Spero che si procederà di questo passo”.

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