Come la droga e l’alcol, il gioco d’azzardo rappresenta una vera piaga sociale che in quest’ultimo periodo viene combattuta con nuovi strumenti. Casinò e punti per le scommesse hanno proliferato per anni in tutto il Paese, ma ora ci sono, finalmente, delle misure restrittive. Dal 1º gennaio, dopo alcuni mesi di adattamento, la nuova legge sul gioco d’azzardo dovrebbe venire applicata con più severità. Ci sono molte contraddizioni e dubbi, ma il solo fatto che si vada a intervenire contro le “vacche sacre” è un buon segnale. Come le tasse sul tabacco o sugli alcolici, quelle provenienti dalle sale da gioco e dalle scommesse alimentano il Bilancio dello Stato che, oggi come oggi, non vuole farne a meno.
Ecco le restrizioni
La nuova legge croata sui giochi d’azzardo introduce regole molto più severe in materia di pubblicità e prevede la completa eliminazione dei popolari terminali self-service per le scommesse. Il Governo aveva inviato il testo definitivo in Parlamento dopo la seduta del 7 marzo. Rispetto alla versione iniziale discussa tra luglio e settembre dello scorso anno, una delle principali novità è proprio la rimozione dei terminali automatici presenti nei locali pubblici.

Come aveva sottolineato il ministro delle Finanze Marko Primorac, l’espansione dell’offerta di gioco, la pubblicità aggressiva, la crescente partecipazione dei minori e l’aumento dei casi di dipendenza rappresentano oggi i problemi più gravi legati al settore. La legge introduce dunque una serie di misure per contrastare questi fenomeni, con un periodo di adeguamento previsto fino all’inizio del 2026. Pertanto, ci siamo quasi.
Tra le nuove restrizioni figurano il divieto di aprire punti scommesse entro 200 metri da scuole e luoghi di culto, e distanze minime ancora più rigide per casinò e sale slot, fissate a 500 metri. Queste limitazioni esistono già da anni, ma non vengono rispettate. Sul fronte della pubblicità, è vietata la promozione dei giochi d’azzardo sui media elettronici dalle ore 6 alle 23, stampa e spazi pubblici (manifesti) saranno soggetti a un divieto totale. Non sarà, inoltre, più consentito l’utilizzo di personaggi celebri nelle campagne, né la promozione da parte di creator e influencer sui social.
Secondo i dati citati dal Governo, circa il 5% degli adulti e il 6% dei giovani tra i 15 e i 34 anni presenta problemi legati al gioco. Il fenomeno riguarda anche i più giovani: il 73% degli studenti delle scuole superiori dichiara di aver giocato almeno una volta, e il 13% mostra segnali di rischio elevato. Si stima, inoltre, che i giocatori online in Croazia siano circa 450mila.
Il nuovo quadro normativo introduce anche l’obbligo di identificare tutti gli scommettitori nelle agenzie fisiche e un registro dei giocatori autoesclusi, gestito dall’Istituto croato per la sanità pubblica (HZJZ). Chi riconosce di avere sviluppato una dipendenza potrà iscriversi volontariamente, bloccando così l’accesso a ogni forma di gioco, quello legale, ovviamente, perché a quello illegale non si può fare fronte. La richiesta di esclusione può già essere avanzata anche dai servizi sociali e dalle strutture sanitarie specializzate quando il comportamento del giocatore provoca danni a sé o alla propria famiglia.
Una delle misure più incisive è la completa messa al bando dei terminali automatici per le scommesse self-service, particolarmente diffusi nei bar e in altri locali pubblici. Secondo i dati governativi, su circa 6.300 punti di gioco presenti nel Paese, quasi 3.700 (pari al 59%), sono proprio apparecchi self-service. Alle agenzie fisiche viene, inoltre, imposto un limite alle aperture domenicali, con un massimo di 16 domeniche lavorative l’anno, in linea con la normativa già in vigore nel commercio.
Cambiano anche le aliquote fiscali sulle vincite. Per le vincite fino a 100 euro si applicherà un’aliquota del 10%, mentre i premi delle lotterie fino alla stessa soglia resteranno esenti. Le fasce successive prevedono aliquote del 10% tra 100 e 1.500 euro, del 15% tra 1.500 e 4.000 euro, del 20% da 4.000 a 70.000 euro e del 30% oltre tale importo. Aumentano del 50% anche le tariffe dovute da casinò, sale slot e simili, sia online che fisici.
Il settore delle scommesse in Croazia impiega un numero significativo di lavoratori. SuperSport conta oltre 1.078 dipendenti, PSK impiega 883 addetti, Germania Sport ne conta 564 e Favbet 238. La Hrvatska lutrija, la lotteria nazionale, dispone di una forza lavoro di oltre 1.400 dipendenti.

Siamo messi male
In Croazia la dipendenza dal gioco d’azzardo è un fenomeno esteso e al tempo stesso difficile da riconoscere. Le stime indicano che tra 50.000 e 100.000 persone vivono un rapporto problematico con le scommesse e il gioco, mentre circa 47.000 cittadini affrontano una forma grave di dipendenza. Si tratta di una patologia silenziosa: spesso rimane nascosta fino a quando non compaiono le prime crepe nella vita quotidiana, che siano debiti crescenti, conflitti familiari o situazioni limite che interrompono gli equilibri personali ed economici.
Accesso semplice
A favorire l’espansione del fenomeno contribuiscono un accesso sempre più semplice alle piattaforme di gioco, la costante esposizione alla loro promozione e una percezione sociale che tende a minimizzare i rischi. Non stupisce quindi che il gioco d’azzardo interessi una quota significativa della popolazione adulta, più frequente tra gli uomini e nelle fasce centrali d’età. Le forme più diffuse restano le lotterie, i gratta e vinci, le scommesse sportive e i giochi a premi ad alta visibilità.
Via all’autoesclusione
Per chi cerca sostegno, oltre alle linee telefoniche dedicate e ai programmi di trattamento in reparti specializzati, si è aggiunto di recente uno strumento nuovo: un Registro nazionale degli esclusi dal gioco, pensato per impedire l’accesso a qualunque tipologia di scommessa – fisica o online – a chi riconosce di essere a rischio o già in difficoltà. Il sistema consente l’autoesclusione volontaria, ma può essere attivato anche tramite servizi sociali, strutture sanitarie e organizzazioni impegnate nella tutela della famiglia e nel trattamento delle dipendenze. Gli operatori del gioco hanno l’obbligo di verificare l’identità di ogni partecipante e di accertarne lo status nel Registro, senza tuttavia poter accedere ai suoi dati personali: il sistema fornisce solo una conferma o un diniego alla possibilità di giocare, garantendo la riservatezza degli utenti.
L’esclusione può avere durata variabile da pochi mesi a cinque anni, oppure definitiva, e l’eventuale revoca non può essere chiesta prima di un periodo minimo di tre mesi. L’esperienza internazionale indica che strumenti centralizzati di questo tipo, soprattutto quando integrati con tutte le forme di gioco disponibili, rappresentano un supporto concreto per ridurre le ricadute e creare una barriera efficace tra la persona vulnerabile e la fonte della dipendenza.

Evoluzione preoccupante
Anche i professionisti che lavorano nella cura e nell’assistenza riconoscono un’evoluzione preoccupante del fenomeno. Se un tempo le perdite economiche si mantenevano entro limiti relativamente contenuti, negli ultimi anni il quadro si è aggravato: non sono rari i casi di individui che hanno compromesso i risparmi di una vita, perso immobili o accumulato debiti ingenti. Le storie che emergono dai centri di cura restituiscono l’immagine di una dipendenza capace di sconvolgere non solo chi ne soffre, ma l’intero nucleo familiare.
Recupero difficile
Il percorso terapeutico, pur offrendo possibilità concrete di recupero, richiede spesso più tentativi. Alcune persone riescono a interrompere definitivamente la spirale distruttiva, altre alternano periodi di stabilità a ricadute, mentre una parte continua a giocare nonostante gli sforzi. Le percentuali riflettono una realtà complessa, in cui il successo dipende da molti fattori: la maturità emotiva, il grado di compromissione personale, il sostegno della famiglia, la qualità del rapporto con i professionisti che seguono il trattamento.
L’introduzione di un Registro centralizzato va letta anche come risposta a questa complessità: offre la possibilità di compiere un gesto vincolante nei momenti di lucidità, quando la volontà di sottrarsi alla dipendenza è più forte, e crea una barriera protettiva quando, inevitabilmente, riemerge la compulsione. In un Paese in cui il gioco d’azzardo continua a rappresentare una sfida sanitaria e sociale di primo piano, questo strumento segna un passo importante verso forme più efficaci di prevenzione, tutela e sostegno.
A che gioco giochiamo?
Il gioco sociale è una forma di intrattenimento culturalmente accettata, praticata senza eccessi e senza conseguenze psicologiche o sociali. Chi vi partecipa mantiene il controllo sul tempo e sul denaro impiegati e considera l’eventuale perdita come il prezzo dell’esperienza, consapevole che la probabilità di perdere è superiore a quella di vincere. In questo contesto, il gioco non crea danni né alla persona né alla sua cerchia familiare o sociale.
Diverso è il gioco problematico, in cui il comportamento inizia a interferire con la vita quotidiana pur non essendo ancora sfociato in una perdita totale di controllo. Si parla di gioco problematico quando una persona diventa sempre più assorbita dal gioco, investe quantità crescenti di tempo e denaro, continua a scommettere nonostante perdite significative o ignora le ripercussioni negative che iniziano a emergere. Senza un intervento tempestivo, questa condizione può evolvere nella vera e propria dipendenza.
La dipendenza dal gioco – definita anche gioco patologico o compulsivo – rappresenta la fase più grave. L’impulso a giocare diventa incontrollabile, anche quando comporta danni evidenti per sé e per gli altri. Il disturbo è stato riconosciuto ufficialmente come patologia già negli anni Ottanta, inizialmente classificato tra i disturbi del controllo degli impulsi.
Oggi, secondo la più recente classificazione internazionale (ICD-11), rientra tra le dipendenze comportamentali. Il decorso è tipicamente progressivo: con il tempo aumentano la frequenza delle giocate, l’intensità dell’eccitazione e l’entità delle somme puntate. La dipendenza può manifestarsi sia nel gioco online che in quello tradizionale, svolto in luoghi fisici.
Secondo le rilevazioni più recenti, il 32,8% degli adulti in Croazia ha partecipato a giochi d’azzardo nell’ultimo anno, mentre il 69,1% ritiene che il gioco non sia un’attività innocua. Due dati che confermano la diffusione del fenomeno e, al tempo stesso, una crescente consapevolezza dei suoi rischi.
Fiume, tanti cattivi esempi
Tra gli elementi di rischio c’è l’accessibilità e la visibilità. A Fiume questi contenuti sono accessibili e ben visibili, in moltissimi casi entro le distanze richieste da asili, scuole e luoghi di culto. Abbiamo chiesto, tramite l’ufficio stampa della Città di Fiume, di fare un quadro sulla situazione, con particolare riferimento ai locali che la municipalità stessa dà in affitto per casinò e scommesse.
Ecco la risposta: “È importante sottolineare che la Città di Fiume, per quanto riguarda gli spazi commerciali liberi messi a bando, non prevede più l’attività di gioco d’azzardo e scommesse tra le destinazioni d’uso consentite. Va, inoltre, precisato che l’amministrazione cittadina non ha alcuna possibilità di influire sul numero né sul funzionamento delle agenzie di scommesse e delle sale da gioco, poiché tali aspetti rientrano – secondo la Legge sui giochi d’azzardo – nella competenza dello Stato, che è anche il beneficiario delle entrate generate da queste attività. Allo stesso modo, la municipalità non può intervenire sulle scelte dei proprietari privati degli immobili in cui tali attività vengono svolte.
Gli attuali gestori degli spazi commerciali cittadini che esercitano attività di gioco e scommesse operano nelle seguenti sedi: F. Čandek 32/H (contratto in scadenza nel 2030) e F. Čandek 32/I (scadenza 2035), entrambi in affitto a Hrvatska Lutrija come i locali in Corso 27 (scadenza 2033) e in via Trpimir 6/B in affitto a Interigre d.o.o. (scadenza 2033).

Le strutture della Città, in vista del rinnovo dei contratti di locazione con i suddetti conduttori, hanno richiesto al Ministero delle Finanze – Direzione centrale dell’Amministrazione fiscale – un parere in merito all’obbligo per gli attuali locatari di ottenere un nuovo nulla osta preliminare per la stipula dei nuovi contratti relativi a tali attività. La richiesta è stata formulata alla luce del Regolamento sui locali e sulle condizioni tecniche per l’organizzazione dei giochi d’azzardo nei casinò, nelle sale slot e nei punti scommesse, secondo il quale, prima di presentare domanda di apertura o trasferimento di un casinò o di una sala slot, il concessionario deve fornire al Ministero delle Finanze i dati sulla nuova ubicazione per ottenere il parere preliminare. Lo stesso Regolamento stabilisce che la distanza minima di tali attività da istituzioni educative (asili, scuole elementari, convitti) e da edifici religiosi non può essere inferiore ai 500 metri.
In data 25 gennaio 2023, il Ministero delle Finanze – Amministrazione fiscale, Direzione centrale – ha trasmesso un parere secondo il quale gli attuali conduttori che già svolgono attività di gioco e scommesse negli spazi commerciali cittadini, in caso di rinnovo del contratto di locazione per la stessa attività e nello stesso locale, non sono tenuti a richiedere un nuovo parere preliminare per quella specifica ubicazione.
I rinnovi dei contratti relativi alle sedi sopra indicate sono stati conclusi conformemente a tale parere ministeriale. Infine, si segnala che la Città di Fiume, fino al 13 novembre 2025, non ha ricevuto alcuna richiesta di risoluzione anticipata dei contratti di locazione né di restituzione degli spazi da parte dei conduttori che svolgono attività di gioco e scommesse nei locali cittadini”.

La sala da gioco in via Trpimir, ubicata al pianoterra di palazzo Ploech, uno degli edifici storici più rappresentativi di Fiume, resterà dov’è fino al 2033? È solo uno degli esempi, forse il più evidente, del modo in cui le leggi non vengono rispettate. A pochi passi c’è la chiesa dei Cappuccini che dall’altra parte si ritrova un’agenzia della lotteria nazioanle, a una cinquantina di metri. Il bello è che quei locali fanno parte del complesso della chiesa stessa, che né è proprietaria.
Rinčić: «Problema reale»
Abbiamo volute sentire la sindaca Iva Rinčić che ha commentato la situazione: “Considero l’eccessiva diffusione di sale da gioco e agenzie di scommesse, soprattutto la loro facilità di accesso per i giovani, un serio rischio sociale che non possiamo ignorare. La dipendenza dal gioco è un problema molto reale, con effetti devastanti non solo sulla persona coinvolta, ma anche sulla sua famiglia e, in ultima analisi, sull’intera comunità. La prevenzione, come per ogni altra forma di dipendenza, è estremamente importante. In questo senso, la Città di Fiume sta svolgendo attività concrete e un passo molto significativo è stato l’introduzione della materia extracurricolare ‘Educazione e istruzione alla salute’ nelle scuole elementari cittadine, che affronta anche il tema della dipendenza dal gioco attraverso il programma didattico.
Accolgo con favore anche l’introduzione del nuovo Registro degli esclusi dal gioco istituito dall’Istituto croato per la sanità pubblica, che permette alle persone che riconoscono comportamenti a rischio o l’inizio di una dipendenza di autoescludersi presso tutti i concessionari di giochi d’azzardo. È un passo positivo verso la riduzione degli effetti dannosi del gioco e il rafforzamento della tutela dei cittadini.
Un’ulteriore misura importante adottata dalla Città di Fiume è quella di non prevedere più le attività di gioco e scommessa negli spazi commerciali liberi messi a bando per la locazione. In questo modo dimostriamo chiaramente di non voler contribuire attivamente all’espansione di queste attività sul territorio cittadino.
Allo stesso tempo, dobbiamo essere consapevoli che la Città non ha la competenza per intervenire sul numero o sul funzionamento di sale da gioco e agenzie di scommesse, poiché ciò rientra interamente nella responsabilità dello Stato, che è anche il beneficiario delle entrate derivanti da tali attività. Allo stesso modo, la Città non può influire sulle decisioni dei proprietari privati dei locali in cui queste attività vengono svolte.
Nonostante tali limitazioni, continuerò a sostenere tutte le misure volte alla prevenzione delle dipendenze, alla protezione dei giovani e alla sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo. Ritengo che sia responsabilità dello Stato, delle Regioni e degli enti locali fare tutto il possibile per proteggere i più vulnerabili e costruire una comunità più sicura e più sana”.
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