Finché profumerà il rosmarino

A Villa Ružić, tra le scogliere di Pećine a Fiume, vive ancora la storia di Nada e Viktor: un amore nato sotto lo stesso cielo, custodito da centinaia di lettere e sopravvissuto alle guerre, alle persecuzioni e alle tempeste del Novecento

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Finché profumerà il rosmarino
Villa Ružić con il suo giardino (foto Matteo Ristić)

Ci sono storie cittadine che le tempeste del Novecento non sono riuscite a spezzare, custodite non solo nei libri d’archivio, ma anche nelle radici che affondano tenacemente tra le scogliere del rione di Pećine a Fiume. Anche quest’anno, in occasione della Giornata mondiale dei giardini, Villa Ružić ha riaperto i suoi cancelli e, sotto la guida colta del custode della collezione in essa contenuta, lo storico dell’arte Theodor de Canziani, i visitatori hanno potuto riscoprire un legame indissolubile tra botanica, storia e la vicenda che, senza accenti retorici, viene ricordata come la più bella e cinematografica storia d’amore del capoluogo quarnerino: quella tra il dottor Viktor Ružić e sua moglie Nada.

Un destino nato sotto lo stesso cielo
Il loro legame sembrava guidato da un mirabile e poetico intreccio del destino. Viktor e Nada nacquero lo stesso identico giorno, il 31 gennaio 1893. Lui era un rampollo della ricca borghesia di Sušak, figlio di Juraj Ružić che, nel XIX secolo, aveva costruito un impero industriale fondando le grandi fabbriche di pellame situate in via dell’Acquedotto (Vodovodna). Il capitale accumulato dall’azienda di famiglia era imponente: le calzature prodotte in quegli stabilimenti vennero impiegate persino per equipaggiare le migliaia di operai impegnati nello scavo del Canale di Suez.
Nada era invece una giovane colta della buona società zagabrese, figlia della grande scrittrice Ivana Brlić-Mažuranić e nipote del celebre bano Ivan Mažuranić. La famiglia di lei vantava una profonda influenza culturale e una riconosciuta fama letteraria, pur disponendo all’epoca di risorse finanziarie nettamente inferiori rispetto a quelle degli industriali di Sušak.

Il terrazzo davanti al meraviglioso palazzo nel rione di Pećine a Fiume (foto Ivor Hreljanović)

Il loro primo incontro avvenne nel 1914 a Zagabria, nel salotto culturale di Biba Posilović, che fungeva da punto di ritrovo e di confronto per l’alta borghesia e il ceto civile dell’epoca. Viktor era allora un promettente studente fiumano di giurisprudenza, mentre Nada si distingueva come una giovane inserita nei circoli intellettuali della capitale. L’amore sbocciò nei turbolenti anni della Prima guerra mondiale, durante i quali furono spesso separati. Tuttavia, la loro relazione si sviluppò e si consolidò attraverso un fitto e costante scambio epistolare.
I due futuri coniugi decisero di conservare ogni singola lettera e ogni cartolina augurale all’interno di un apposito registro familiare, creando un vero e proprio archivio storico dei loro sentimenti. Si sposarono il giorno del loro venticinquesimo compleanno, il 31 gennaio 1918. Per il viaggio di nozze scelsero l’Italia. Prima della partenza, la madre di Nada, Ivana Brlić-Mažuranić, le inviò una precisa raccomandazione: non tornare in patria senza aver reso omaggio alla tomba di Francesco Petrarca ad Arquà Petrarca, ricordandole che il poeta aveva amato immensamente la sua Laura, proprio come lei amava il suo Viktor.
Presso il sepolcro, Nada raccolse un rametto di rosmarino. Quel piccolo frammento verde venne piantato nel parco della residenza di famiglia in Piramide e, successivamente, sarebbe diventato il cuore botanico e il simbolo di continuità della futura dimora di Pećine, fino ai giorni nostri.

Il tocco di Kulfanek
Viktor e Nada continuarono a scambiarsi pensieri romantici anche dopo il matrimonio, annotandoli di tanto in tanto in un quaderno, così come continuarono a scriversi lettere ogni volta che si trovavano lontani. Negli anni Trenta dello scorso secolo, la carriera pubblica di Viktor raggiunse il suo apice. Uomo di cultura rinascimentale, avvocato, giornalista e pittore, parlava correntemente quattro lingue – italiano, tedesco, francese e inglese – e venne nominato Bano della Banovina della Sava. In seguito, assunse la carica di ministro della Giustizia del Regno di Jugoslavia, dalla quale si dimise nel 1939 per manifestare la propria opposizione all’allineamento dello Stato con le potenze dell’Asse.
Con sei figli a carico, i coniugi decisero di progettare una nuova casa vicino al mare, poiché in Piramide avevano perso l’accesso esclusivo alla spiaggia. Scelsero l’ultimo lotto disponibile di Pećine, stretto tra le abitazioni delle sorelle di Viktor, Zorka e Nada, entrambe sposate con capitani della Marina imperiale austro-ungarica. Quella zona di scogliere, storicamente chiamata Grotta Mare, era abitata da ufficiali della Marina asburgica che vi avevano stabilito la loro residenza permanente, creando lungo il litorale un mosaico di lingue e culture differenti.

Theodor de Canziani fa da guida in occasione della Giornata mondiale dei giardini (foto Matteo Ristić)

Il terreno sul quale sarebbe poi sorta Villa Ružić apparteneva originariamente al conte Somšić, capitano asburgico di origine ungherese che, sorpreso dallo scoppio della Prima guerra mondiale, non era mai riuscito a costruirvi la propria casa. I Ružić rintracciarono la famiglia del conte a Budapest e acquistarono il lotto roccioso. Nel 1935 iniziarono i lavori di costruzione, affidati all’architetto David Bunetta. La villa venne letteralmente progettata attorno ai mobili antichi e ai cimeli di famiglia: Nada e Viktor fornirono all’architetto le misure esatte di ogni arredo affinché la struttura della casa nascesse per custodire la memoria attraverso gli oggetti. Sulla nuda roccia della scogliera, tuttavia, non vi era terra fertile. L’intuizione di Nada coincise con i lavori pubblici avviati nello stesso anno per il prolungamento dell’allora via dell’Istria, oggi via Janko Polić Kamov. Tutta la terra di scavo prodotta dai cantieri della nuova arteria cittadina, venne trasportata a Pećine per riempire i terrazzamenti in pietra della villa.
Per il parco, Nada non cercò lo sfarzo esotico dei giardini ottocenteschi, ma un’oasi armoniosamente integrata nel paesaggio marino. Con la consulenza di Josip Kulfanek, rinomato progettista e capo giardiniere del parco di Tersatto, vennero piantate specie autoctone resistenti alla bora e alla salsedine, che non richiedevano irrigazione costante: allori, oleandri, agavi, palme e yucche. E in cima ai terrazzamenti, Nada piantò quel rosmarino storico portato da Arquà Petrarca, che ancora oggi profuma la costa.

Le tempeste della guerra
L’idillio della nuova casa si interruppe con la Seconda guerra mondiale. Le autorità fasciste arrestarono il dottor Viktor e il figlio maggiore con l’accusa di collaborazione con il movimento di resistenza. Vennero reclusi per tre mesi nel carcere fiumano di via Roma e successivamente deportati e internati in Italia fino alla capitolazione di Mussolini, nel settembre del 1943. Anche durante il periodo dell’internamento, Viktor e Nada continuarono a scriversi regolarmente. Le loro lettere portavano i segni evidenti della censura militare, con intere righe oscurate dall’inchiostro nero. Nel dopoguerra, con pazienza e determinazione, i due coniugi ripresero quei fogli censurati e annotarono a margine i testi mancanti, ricostruendo i pensieri e i messaggi che le autorità avevano cercato di sopprimere.
Nel 1943 Viktor tornò a Fiume e riaprì il proprio studio legale, ma verso la fine del conflitto si trovò esposto alle pressioni sia delle forze tedesche sia del regime ustascia. La fine delle ostilità non risolse i problemi della famiglia. Sotto il regime comunista, i Ružić vennero dichiarati “nemici di classe”. Il patrimonio familiare fu confiscato e la villa requisita in base alla legge sul surplus abitativo, venendo occupata forzatamente da undici famiglie estranee. Viktor evitò la condanna a morte soltanto perché, negli anni Trenta, aveva difeso alcuni comunisti nel noto processo di Ogulin. Gli venne, comunque, imposto il divieto di esercitare la professione.

La vista sul mare che si presta da Villa Ružić (foto Ivor Hreljanović)

Per mantenersi, la famiglia si adattò a una vita di ristrettezze economiche. Nada impartiva lezioni private di inglese, lingua appresa dalla madre Ivana e allora assai rara in Croazia. Il divieto imposto a Viktor venne revocato nel 1947, anno in cui fu assunto come bibliotecario presso la Biblioteca scientifica di Fiume. Anche da questo incarico venne però allontanato dopo essersi opposto alla distruzione di preziosi libri religiosi del XVII e XVIII secolo, che la polizia intendeva eliminare. Viktor riuscì a salvare i volumi, ma perse il posto di lavoro, trovando successivamente impiego come referente legale presso il registro dell’approvvigionamento cittadino.
Nonostante le difficoltà, non accettò mai alcuna forma di sottomissione ideologica. Ancora negli anni Sessanta, inviando il proprio curriculum alla Facoltà di Ingegneria, elencò con assoluta trasparenza tutte le cariche ricoperte prima della guerra e i processi subiti, vedendosi nuovamente rifiutare l’assunzione. In questa condizione di indigenza, la villa si trasformò in un laboratorio di solidarietà umana. L’ex Bano coltivava il giardino e allevava pecore, galline e maiali tra le aiuole progettate da Kulfanek per garantire il sostentamento della famiglia.

Odore di mare e futuro
Nada morì nel 1964. Viktor risentì profondamente della perdita, dichiarando che con la fine della vita di lei si era conclusa anche la sua. Sopravvisse fino al 1976 all’interno della villa, ricordato dagli inquilini come un uomo giusto, colto e generoso, sempre disposto a mettere la sua biblioteca a disposizione dei giovani insegnanti.
Oggi, a distanza di decenni, l’eco di quel cammino condiviso risuona ancora tra le pietre e i terrazzamenti di Pećine, dove il mare e la roccia continuano a sussurrare l’affascinante storia di due anime affini. Custodita dal rosmarino di Arquà Petrarca, ancora fiero e rigoglioso, Villa Ružić rimane testimone di un’intatta dignità umana e di un amore che ha attraversato indenne tutte le tempeste del Novecento.

Patrimonio protetto (foto Goran Žiković)

 

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